
Tutte le poesie
Albino PierroA cura di Pasquale Stoppelli
- Edizione: Maggio 2026
- Collana: Lingue e Letterature Carocci
- ISBN: 9788829035649
- Pagine: 892
- Prezzo:
89,00 €84,55 € - Rassegna stampa
Opera divisa in due volumi
In breve
Albino Pierro (Tursi 1916-Roma 1995) esordisce trentenne con la raccolta Liriche (1946) e continua per circa un quindicennio come poeta in lingua, pubblicando varie sillogi in un linguaggio tra il post-ermetico e il simbolista. Nel 1959 la svolta, improvvisa: il poeta adotta infatti il dialetto arcaico del suo paese, nella Basilicata meridionale, come strumento di espressione lirica. La novità si rivela linguisticamente e letterariamente sorprendente, richiamando l’attenzione non solo dei lettori di poesia, ma anche dei più illustri filologi italiani, che riconoscono nell’“invenzione” di Pierro la nascita dell’ultima lingua poetica romanza. L’interesse critico travalica ben presto i confini nazionali per dar luogo a traduzioni nelle più importanti lingue europee. I temi della sua poesia sono quelli della grande poesia di sempre: l’amore, la pena di vivere, la presenza del male nel mondo, il senso della vita e della morte; ma il poeta li filtra attraverso la lingua, e dunque il mondo, di un appartato paese lucano degli anni Quaranta-Cinquanta del Novecento, al quale, vivendo egli altrove, ritorna con la memoria. Nel ricordo la realtà di Tursi si trasforma in un paesaggio interiore in grado di rappresentare l’intera gamma dei moti di un animo sempre altalenante tra stati euforici e disforici. Per questa via Pierro riesce a costruire con le “cose” di Tursi una sua personale mitografia, rendendole universali nel dialetto di un’area periferica estrema. La presente edizione, curata criticamente da Pasquale Stoppelli sul fondamento delle stampe d’autore, rende disponibile per la prima volta l’intera opera poetica di Pierro, sia in lingua sia in dialetto, da Liriche del 1946 a Nun c’è pizze di munne del 1992.
Albino Pierro (Tursi 1916-Roma 1995) esordisce trentenne con la raccolta Liriche (1946) e continua per circa un quindicennio come poeta in lingua, pubblicando varie sillogi in un linguaggio tra il post-ermetico e il simbolista. Nel 1959 la svolta, improvvisa: il poeta adotta infatti il dialetto arcaico del suo paese, nella Basilicata meridionale, come strumento di espressione lirica. La novità si rivela linguisticamente e letterariamente sorprendente, richiamando l’attenzione non solo dei lettori di poesia, ma anche dei più illustri filologi italiani, che riconoscono nell’“invenzione” [...]
Albino Pierro
Pasquale Stoppelli
Ha insegnato Filologia italiana alla Sapienza Università di Roma. Editore critico di testi letterari di area quattro-cinquecentesca, ha coltivato come principali interessi della sua ricerca la filologia attributiva, la filologia dei testi a stampa e le applicazioni informatiche agli studi filologici.
