Satta, il capolavoro infinito

Satta, il capolavoro infinito

Memoria e misteri nel Giorno del giudizio

Bruno Pischedda

In breve

Il 25 luglio 1970, alle sei del pomeriggio, il giurista Salvatore Satta sale le scale della sua villetta a Fregene e avvia la stesura di un romanzo tra i più formidabili e angosciosi del nostro secondo Novecento. Si ambienta a Nuoro e, come fosse un racconto gotico o del terrore, contempla una lunga processione di defunti. A richiamarli in vita provvede una voce potente, e uno stile sublime che ha davvero pochi confronti nel secolo. Dell’autore e delle sue opere a carattere letterario si parlava da anni positivamente, in Italia e all’estero, anche se mancava ancora una definitiva consacrazione. Proprio questo è l’obiettivo conseguito da Pischedda, che di Satta ci restituisce d’altronde due diversi e convergenti profili: l’uomo di parte, lo studioso del diritto, il polemista, in lotta accanita contro il proprio tempo, e il narratore che in vecchiaia è capace di ricordare a ciascuno il misteroinevaso della condizione umana.

Il 25 luglio 1970, alle sei del pomeriggio, il giurista Salvatore Satta sale le scale della sua villetta a Fregene e avvia la stesura di un romanzo tra i più formidabili e angosciosi del nostro secondo Novecento. Si ambienta a Nuoro e, come fosse un racconto gotico o del terrore, contempla una lunga processione di [...]

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Bruno Pischedda

Insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi di Milano. Con L’idioma molesto. Cecchi e la letteratura novecentesca a sfondo razziale (Aragno, 2015) ha vinto nel 2017 il Premio Viareggio per la saggistica.

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