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Per Lino Marini storico dell’età moderna

A cura di Luciano Casali, Giovanni Ivan Tocci

In breve

Lino Marini (Cuneo 1924-Bologna 2005) appartenne a quella generazione di storici e di intellettuali usciti ancora giovanissimi dalla drammatica esperienza della Seconda guerra mondiale, ma anche nutriti di "lezioni" di grandi maestri che avevano variamente attraversato il Ventennio. Allievo dell’Istituto italiano per gli studi storici, Marini si formò al magistero di Croce e soprattutto di Federico Chabod. In quel contesto ebbero origine due lavori fondamentali: Pietro Giannone e il giannonismo a Napoli nel Settecento. Lo svolgimento della coscienza politica del ceto intellettuale del Regno (Bari 1950) e Savoiardi e Piemontesi nello stato sabaudo (Roma 1962), destinati, il primo, a promuovere e rinnovare gli studi sul giurisdizionalismo nel Mezzogiorno d’Italia; il secondo, a proporre un modo nuovo di intendere la storia dello Stato sabaudo, al di fuori di una tradizione politico-dinastica e orientato piuttosto a individuare modi e forme della variegata vita politica tra 1418 e 1536. Una linea interpretativa giunta a più compiuta maturazione in Lo stato estense (nel vol. XVII della Storia d’Italia diretta da Giuseppe Galasso, Torino 1979), dove lo Stato non è visto come ente monolitico ma come «una rete di relazioni ambientali economiche sociali politiche giuridiche» fra soggetti diversi, caratterizzata da una diversificata pluralità di poteri.

Lino Marini (Cuneo 1924-Bologna 2005) appartenne a quella generazione di storici e di intellettuali usciti ancora giovanissimi dalla drammatica esperienza della Seconda guerra mondiale, ma anche nutriti di "lezioni" di grandi maestri che avevano variamente attraversato il Ventennio. Allievo dell’Istituto italiano per gli studi storici, Marini si formò al magistero di Croce e soprattutto di Federico Chabod. In quel contesto ebbero origine due lavori fondamentali: Pietro Giannone e il giannonismo a Napoli nel Settecento. Lo svolgimento della coscienza politica del ceto intellettuale del Regno (Bari 1950) e Savoiardi e Piemontesi nello stato sabaudo (Roma 1962), destinati, il primo, a promuovere e rinnovare gli studi sul giurisdizionalismo nel Mezzogiorno d’Italia; il secondo, a proporre un modo nuovo di intendere la storia dello Stato sabaudo, al di fuori di una tradizione politico-dinastica e orientato piuttosto a individuare modi e forme della variegata vita politica tra 1418 e 1536. Una linea interpretativa giunta a più compiuta maturazione in Lo stato estense (nel vol. XVII della Storia d’Italia diretta da Giuseppe Galasso, Torino 1979), dove lo Stato non è visto come ente monolitico ma come «una rete di relazioni ambientali economiche sociali politiche giuridiche» fra soggetti diversi, caratterizzata da una diversificata pluralità di poteri.

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Luciano Casali

È ordinario di Storia contemporanea all’Università di Bologna. Ha studiato il movimento operaio, i partiti politici e i fascismi in Italia e in analisi comparate europee. Fra le pubblicazioni degli ultimi anni: Società di massa, giovani, rivoluzione. Il fascismo di Ramiro Ledesma Ramos (Bologna 2002), Sobreviure. La dictadura franquista l’any 1943 (Barcelona 2007), La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna (con D. Gagliani, Napoli 2008).

Giovanni Ivan Tocci

Ordinario di Storia moderna in pensione, ha insegnato nelle università di Bologna, Chieti, Urbino, Modena. Tra i suoi lavori: Il ducato di Parma e Piacenza (nel vol. XVII della Storia d’Italia diretta da Giuseppe Galasso, Torino 1979); Le terre traverse. Poteri e territori nei ducati di Parma e Piacenza tra Sei e Settecento (Bologna 1985); Le comunità in età moderna. Problemi storiografici e prospettive di ricerca (Roma 1999).