Vite dei filosofi all’asta – La morte di Peregrino
La morte di Peregrino
Luciano di SamosataA cura di Massimo Stella- Edizione: Luglio 2007
- Ultima ristampa: 1a 2017
- Collana: Biblioteca Medievale Testi
- ISBN: 9788843042357
- Pagine: 240
- Prezzo:
19,00 €18,05 €
In breve
Tra le Vite dei filosofi all'asta e La morte di Peregrino si apre una medesima scena e si svolge, al contempo, una medesima scena del pensiero: è un teatro a una storia della mimesi, con la giostra – un po' folle e bislacca – delle copie, delle imitazioni, dei simulacri che danzano ormai liberi e festeggianti sulla morte, inequivocabilmente definitiva, della verità.
Il grande cadavere è quello della filosofia platonica e di tutte le filosofie che, sulle orme di Platone, hanno voluto porsi sul piedistallo della virtù e della conoscenza vera. Così Luciano, il grande scrittore di Samosata (II secolo d.C.), mette in vendita, anzi in svendita, tutte le filosofie possibili sulla piazza del mercato ed erige un grande rogo su cui, simbolicamente, con l'impostura di Peregrino, sale anche tutta quella vanagloria filosofica che ha spirato con potenti soffi di alterigia per secoli e secoli. Da queste ceneri possono così rinascere la scrittura e il racconto, liberati da sequestri e dalle ipoteche della verità e della virtù, del bene e della politica. Ha l'aria della vendetta, tutto ciò, e lo è certamente. Ma è anche qualche cosa in più. Questa scena, allestita da Luciano, tra le Vite e il Peregrino, è quella delle riflessioni più profondamente filosofiche che sia dato leggere sul 'ragno implicito' di ogni filosofia: l'ipocrita recita dell'esemplarità. Se poi questa recita ha già trovato dei pericolosi eredi come i cristiani...
Tra le Vite dei filosofi all'asta e La morte di Peregrino si apre una medesima scena e si svolge, al contempo, una medesima scena del pensiero: è un teatro a una storia della mimesi, con la giostra – un po' folle e bislacca – delle copie, delle imitazioni, dei simulacri che danzano ormai liberi e festeggianti sulla morte, inequivocabilmente definitiva, della verità.
Il grande cadavere è quello della filosofia platonica e di tutte le filosofie che, sulle orme di Platone, hanno voluto porsi sul piedistallo della virtù e della conoscenza vera. Così Luciano, il grande scrittore di Samosata (II secolo d.C.), mette in vendita, anzi in svendita, tutte le filosofie possibili sulla piazza del mercato ed erige un grande rogo su cui, simbolicamente, con l'impostura di Peregrino, sale anche tutta quella vanagloria filosofica che ha spirato con potenti soffi di alterigia per secoli e secoli. Da queste ceneri possono così rinascere la scrittura e il racconto, liberati da sequestri e dalle ipoteche della verità e della virtù, del bene e della politica. Ha l'aria della vendetta, tutto ciò, e lo è certamente. Ma è anche qualche cosa in più. Questa scena, allestita da Luciano, tra le Vite e il Peregrino, è quella delle riflessioni più profondamente filosofiche che sia dato leggere sul 'ragno implicito' di ogni filosofia: l'ipocrita recita dell'esemplarità. Se poi questa recita ha già trovato dei pericolosi eredi come i cristiani...
Luciano di Samosata
Massimo Stella
Insegna Lingua e letteratura greca all’Università di Pavia.
