La trama
Giacomo Raccis
- Edizione: Gennaio 2018
- Collana: Bussole
- ISBN: 9788843090112
- Pagine: 128
- Prezzo:
12,00 €11,40 € - Rassegna stampa
In breve
In tempi di storytelling imperante e di “narratività diffusa”, questo libro offre un rapido prontuario per capire come si costruiscono, si articolano e si evolvono le trame nella storia del romanzo. Un percorso attraverso i generi e le opere che hanno fornito i modelli all’immaginario narrativo occidentale permette di vedere come nel corso dei secoli gli scrittori – da Cervantes a Sterne, da Balzac a Verga, da Joyce a De Lillo – si sono interrogati sugli espedienti da adottare per avvincere i lettori ai propri racconti. Comprendere le strategie retoriche e le istanze conoscitive attraverso cui la passione della scrittura si trasforma in passione della lettura significa capire in che modo la parola romanzesca possa continuare a marcare la propria presenza nel mondo contemporaneo.
Robinson Crusoe
Non è un caso che a caratterizzare il primo romanzo di Daniel Defoe, pubblicato nel 1719, sia un “paradigma del superlativo” evidente fin dal titolo: La vita e le straordinarie sorprendenti avventure di Robinson Crusoe di York, marinaio che visse ventotto anni tutto solo su un’isola disabitata presso le coste dell’America, vicino alla foce del grande fiume Orinoco; essendo stato gettato sulla spiaggia da un naufragio nel quale perirono tutti eccetto lui; col racconto di come fu alla fi ne liberato altrettanto straordinariamente da pirati. Scritta da lui medesimo. Per le abitudini di un lettore contemporaneo un titolo simile è inaccettabile, per la lunghezza, ma soprattutto perché svela l’esito della trama; il lettore settecentesco invece ne apprezzava il rapido sommario in quanto garanzia dell’eccezionalità delle vicende raccontate e del loro statuto di verità. Nel 1712 aveva fatto scalpore nell’opinione pubblica inglese l’intervista al marinaio scozzese Alexander Selkirk che, a seguito di un naufragio, aveva vissuto per più di quattro anni su un’isola deserta al largo del Cile, prima di essere riportato in salvo da una nave inglese: la vicenda di Robinson Crusoe non doveva quindi suonare così inverosimile.
Daniel Defoe vuole una storia “più vera del vero” e per questo pubblica il romanzo anonimamente. In realtà tutti sanno chi sia l’autore e comunque basterebbero le tante incongruenze nella costruzione dell’intreccio a smascherarne la finzione; ciononostante, questo espediente assegna un primato alla storia rispetto al suo autore e testimonia l’intenzione di respingere il discredito riservato alle opere d’invenzione e consentire al lettore una serena sospensione dell’incredulità.
Per dare sostanza all’illusione di verità, l’autore adotta una prima persona che si presenta fornendo i suoi dati anagrafi ci e, surrettiziamente, una definizione di poetica: riferire in prima battuta tempo e spazio della storia e la collocazione etico-sociale del protagonista (nato nel 1632 a York da una buona famiglia borghese) riflette l’insistenza sulla retorica empirica che caratterizza l’intero romanzo. L’esigenza di verosimiglianza obbliga Defoe a scartare ogni residuo fantastico e a concentrarsi sulla concretezza dell’esperienza; anche un’isola deserta dell’America del Sud dev’essere riportata alla dimensione normale della quotidianità borghese.
Bastano pochi accenni per capire come l’intreccio del romanzo sia tutto incardinato sul percorso ascensionale dell’eroe: partito da un’iniziale situazione di benessere, Robinson mette a rischio la sua condizione borghese disobbedendo agli inviti del padre a intraprendere la carriera legale per provare a conquistare una fortuna maggiore mettendosi per mare. L’esito è tragico: prima la prigionia, poi il naufragio in un’isola deserta al largo del Venezuela. Qui l’eroe si trova proiettato in una condizione primitiva impensabile per l’uomo moderno; sono allora l’ingegno e l’intraprendenza tipiche dell’homo oeconomicus che permettono a Robinson di fare fortuna anche in condizioni così ostili, trasformando l’isola in una terra di conquista, secondo il nuovo ordine capitalistico.![]()
In tempi di storytelling imperante e di “narratività diffusa”, questo libro offre un rapido prontuario per capire come si costruiscono, si articolano e si evolvono le trame nella storia del romanzo. Un percorso attraverso i generi e le opere che hanno fornito i modelli all’immaginario narrativo occidentale permette di vedere come nel corso dei secoli gli scrittori – da Cervantes a Sterne, da Balzac a Verga, da Joyce a De Lillo – si sono interrogati sugli espedienti da adottare per avvincere i lettori ai propri racconti. Comprendere le strategie retoriche e le istanze conoscitive attraverso cui la passione della scrittura si trasforma in passione della lettura significa capire in che modo la parola romanzesca possa continuare a marcare la propria presenza nel mondo contemporaneo.
Robinson Crusoe
Non è un caso che a caratterizzare il primo romanzo di Daniel Defoe, pubblicato nel 1719, sia un “paradigma del superlativo” evidente fin dal titolo: La vita e le straordinarie sorprendenti avventure di Robinson Crusoe di York, marinaio che visse ventotto anni tutto solo su un’isola disabitata presso le coste dell’America, vicino alla foce del grande fiume Orinoco; essendo stato gettato [...]
Giacomo Raccis
È ricercatore all’Università di Bergamo. Si occupa di racconto e interazioni tra letteratura e arti visive. Ha curato la raccolta di scritti critici di Emilio Tadini Quando l’orologio si ferma… Scritti 1958-1970 (il Mulino, 2017). È redattore di labalenabianca.com
