La tradizione del Novecento

Quinta serie

Pier Vincenzo Mengaldo

In breve

Questa “quinta” Tradizione del Novecento si riallaccia alle precedenti quattro pubblicate via via dall’autore a partire dal 1975. In particolare essa approfondisce, fra i temi svolti in precedenza, quelli della traduzione – ora non soltanto d’autore – della metrica e della poesia dialettale da sempre cara allo studioso. I saggi più specifici, che vanno da D’Annunzio, Saba, Marin a Orelli, sono ora inquadrati da due panorami complessivi della poesia e – soprattutto – della prosa del secolo passato.

 

Probabilmente gli studi contenuti in questa raccolta non hanno bisogno, come ha scritto Jorge Luis Borges per un suo libro famoso, di chiarimenti importanti. Tuttavia non sarà fuori luogo qualche chiosa, sintetica e pro­posta senza troppo indulgere alla critica di me stesso.

Questa Tradizione del Novecento è la quinta di una serie di miscellanee di ugual titolo sgranate nel tempo (la prima, che ha dato l’avvio, è del lon­tanissimo 1975), e di composizione simile. E poiché la presente sarà certa­mente l’ultima della serie, forse non è stato male dotarla, in apertura, di tre saggi generali rispettivamente sui problemi della traduzione (in italiano) e sulla poesia e la prosa del nostro secolo passato (l’ultimo poi mi è il più caro, e mi appare come il più fresco, forse perché in totale mi sono sempre occupato più di poesia che di prosa).

Del resto vedo che il contenuto restante di questa Tradizione non è in sostanza difforme da quello delle precedenti: studi stilistici e no – e se non mi illudo mai neutrali – su opere complessive, e “letture” di testi poetici singoli, parte per il tutto, cui si intrecciano, oggi come in passato, contributi che vertono su tre àmbiti specifici, e cioè: la poesia dialettale, di cui non sarà mai sopravvalutata l’importanza, a cominciare dal grande Di Giacomo; le versioni poetiche, il che permette anche qualche notazione “comparatistica”; la prosa e le idee di grandi critici, che continuo a pensare abbiano diritto ad essere studiate non meno dei prosatori “d’invenzione”, e che nel caso del terzo di essi, il sempre rimpianto Cesare Cases, conduco­no di necessità a misurarsi con aspetti del pensiero marxista, oggi dimenti­cato o quasi, in questi tempi grami.

Meno volentieri noto che gli autori stessi qui studiati sono più o meno quelli di cui mi sono sempre occupato, sia pigrizia o attaccamento alle pro­prie prede (ma la presenza in tutte e cinque le Tradizioni di Montale, oltre che prova di un interesse tutto speciale vale certo come un omaggio alla sua grandezza e centralità).

Pochi anni fa un giovane ed eccellente studioso, Luca D’Onghia, ha steso un importante panorama della critica stilistica in Italia, a cui non c’è niente da aggiungere, e mi ha fatto l’onore di collocarmi in quella schiera di maestri e colleghi ammirati. Forse per quanto mi riguarda potrei aggiungere solo questo: che a diffe­renza di buona parte di essi la mia stilistica tende a fondarsi sempre sulla storia della lingua, cioè sui metodi della disciplina che ho insegnato per molti decenni e alla quale ho dedicato buona parte del mio lavoro scien­tifico.

Pier Vincenzo Mengaldo

Questa “quinta” Tradizione del Novecento si riallaccia alle precedenti quattro pubblicate via via dall’autore a partire dal 1975. In particolare essa approfondisce, fra i temi svolti in precedenza, quelli della traduzione – ora non soltanto d’autore – della metrica e della poesia dialettale da sempre cara allo studioso. I saggi più specifici, che vanno da D’Annunzio, Saba, Marin a Orelli, sono ora inquadrati da due panorami complessivi della poesia e – soprattutto – della prosa del secolo passato.

 

Probabilmente gli studi contenuti in questa raccolta non hanno bisogno, come ha scritto Jorge Luis Borges per un suo libro famoso, di chiarimenti importanti. Tuttavia non sarà fuori luogo qualche chiosa, sintetica e pro­posta senza troppo indulgere alla critica di me stesso.

Questa Tradizione del Novecento è la quinta di una serie di miscellanee di ugual titolo sgranate nel tempo (la prima, che ha dato l’avvio, è del lon­tanissimo 1975), e di composizione simile. E poiché la presente sarà certa­mente l’ultima [...]

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Pier Vincenzo Mengaldo

È professore emerito di Storia della lingua italiana, ha insegnato nelle Università di Genova, Ferrara e Padova, e alla Sorbonne, alla Brown University e a Basilea. Ha ricevuto premi dal Centro nazionale di studi leopardiani e dalla British Academy (Serena Medal).

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