La bellezza è un’abitudine

Come si sviluppa l'estetico

Mariagrazia Portera

In breve

La bellezza è un’abitudine? Veniamo al mondo già dotati di competenza estetica, cioè della capacità di “sentire” il bello e di apprezzare esteticamente oggetti ed eventi o, piuttosto, ce ne formiamo l’abito gradualmente? Questo libro, con un approccio interdisciplinare al confine tra storia della filosofia, arti, biologia e scienze cognitive, mette a fuoco il “tempo lungo” dell’aisthesis: quello del suo sviluppo nella vita individuale, tra vincoli biologici e routine specifiche della nicchia entro cui siamo inseriti. L’autrice, indagando la complessa famiglia di concetti che fa capo a quello di “abito” (habit, hexis, ethos, habitude, coutume), mostra come, da un lato, l’essere umano – anche per ragioni biologiche – non possa prescindere dall’acquisizione di habits in grado di dare forma al suo esperire (soprattutto estetico); dall’altro lato, come la contemporaneità iperestetizzata sembri oggi esigere, anziché una paziente formazione di abiti, l’adozione di labili, incostanti e volubili “belle” abitudini. Attraverso un’esplorazione appassionante che muove dal pensiero aristotelico per spingersi sino alle scienze cognitive e alle neuroscienze contemporanee, il volume sottolinea il valore della condivisione d’esperienza, dell’educazione estetica sin dall’infanzia, della curiosità e dell’“apertura alle cose” come vie possibili per la coltivazione della hexis aisthetikè.

La bellezza è un’abitudine? Veniamo al mondo già dotati di competenza estetica, cioè della capacità di “sentire” il bello e di apprezzare esteticamente oggetti ed eventi o, piuttosto, ce ne formiamo l’abito gradualmente? Questo libro, con un approccio interdisciplinare al confine tra storia della filosofia, arti, biologia e scienze cognitive, mette a fuoco il “tempo lungo” dell’aisthesis: quello del suo sviluppo nella vita individuale, tra vincoli biologici e routine specifiche della nicchia entro cui siamo inseriti. L’autrice, indagando la complessa famiglia di concetti che fa capo a quello di “abito” (habit, hexis, ethos, habitude, coutume), mostra come, da un lato, l’essere umano – anche per ragioni biologiche – non possa prescindere dall’acquisizione di habits in grado di dare forma al suo esperire (soprattutto estetico); dall’altro lato, come la contemporaneità iperestetizzata sembri oggi esigere, anziché una paziente formazione di abiti, l’adozione di labili, incostanti e volubili “belle” abitudini. Attraverso un’esplorazione appassionante che muove dal pensiero aristotelico per spingersi sino alle scienze cognitive e alle neuroscienze contemporanee, il volume sottolinea il valore della condivisione d’esperienza, dell’educazione estetica sin dall’infanzia, della curiosità e dell’“apertura alle cose” come vie possibili per la coltivazione della hexis aisthetikè.

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Mariagrazia Portera

È ricercatrice in Estetica all’Università di Firenze. Si occupa di estetica evoluzionistica, estetica sperimentale, estetica ambientale. Ha collaborato alla nuova edizione della Storia dell’estetica occidentale. Da Omero alle neuroscienze, a cura di Fabrizio Desideri e Chiara Cantelli (Carocci, 2020) e ha pubblicato, tra l’altro, L’evoluzione della bellezza. Da Darwin al dibattito contemporaneo (Mimesis, 2015).