Impronte divine

Impronte divine

Il corpo femminile tra maternità e santità
Fiorella Giacalone

In breve

Il testo affronta il complesso rapporto tra il divino e il femminile all’interno della religione cattolica, a partire dalla figura di Maria di Nazareth. La lettura antropologica della figura di Maria qui proposta ripercorre il suo percorso umano e corporeo attraverso i vangeli sinottici ed apocrifi, cogliendone contraddizioni e nuove letture al femminile, per approdare ad alcune forme devozionali popolari. Nella seconda parte del volume si affronta il tema della santità femminile, nelle sue diverse espressioni di vergini o di madri, in quanto “spose di Cristo”, come donne che hanno dovuto percorrere un modello cristiano complementare a quello maschile ma mai autonomo. Persino nella concezione del corpo la donna era considerata il lato oscuro e concavo del maschio, e allontanata dal rapporto con il sacro, a causa dell’impurità mestruale. La relazione che diverse sante medioevali hanno con il Crocifisso e con il sangue di Gesù (ferite, stigmate, lustrazioni) indica il bisogno di purificare il corpo femminile, di cancellare le tracce del mestruo attraverso l’anoressia per annullare la femminilità. Rimane aperta la questione della condivisione della divinità, affrontata da una teologia al femminile che rivendica il diritto all’ermeneutica e al superamento di una visione androcentrica della Bibbia e del cristianesimo.

Il testo affronta il complesso rapporto tra il divino e il femminile all’interno della religione cattolica, a partire dalla figura di Maria di Nazareth. La lettura antropologica della figura di Maria qui proposta ripercorre il suo percorso umano e corporeo attraverso i vangeli sinottici ed apocrifi, cogliendone contraddizioni e nuove letture al femminile, per approdare ad alcune forme devozionali popolari. Nella seconda parte del volume si affronta il tema della santità femminile, nelle sue diverse espressioni di vergini o di madri, in quanto “spose di Cristo”, come donne che hanno dovuto percorrere un modello cristiano complementare a quello maschile ma mai autonomo. Persino nella concezione del corpo la donna era considerata il lato oscuro e concavo del maschio, e allontanata dal rapporto con il sacro, a causa dell’impurità mestruale. La relazione che diverse sante medioevali hanno con il Crocifisso e con il sangue di Gesù (ferite, stigmate, lustrazioni) indica il bisogno di purificare il corpo femminile, di cancellare le tracce del mestruo attraverso l’anoressia per annullare la femminilità. Rimane aperta la questione della condivisione della divinità, affrontata da una teologia al femminile che rivendica il diritto all’ermeneutica e al superamento di una visione androcentrica della Bibbia e del cristianesimo.

indice  
Fiorella Giacalone

È professore associato di Antropologia socioculturale presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università degli studi di Perugia. Si interessa dell’influenza del pensiero religioso sulla concezione del corpo femminile e sulla maternità nel cristianesimo e nell’islam, svolgendo ricerche su alcuni santuari mariani, sulle dinamiche relative al culto di santa Rita in Italia e in Francia, sull’islam popolare in Marocco. Tra le sue pubblicazioni: Il corpo e la roccia. Storia e simboli nel culto di S. Rita (1996); Bismillah. Saperi e pratiche del corpo nella tradizione marocchina (2007); Les savoirs du corps entre islam et services (2008).