Il banchetto e le sue rappresentazioni
Il banchetto e le sue rappresentazioni
Barbara Troise Rioda- Edizione: Marzo 2017
- Collana: Lingue e Letterature Carocci
- ISBN: 9788843086054
- Pagine: 112
- Prezzo:
13,00 €12,35 €
In breve
La letteratura, i movimenti letterari, gli scrittori ci danno una “interpretazione gastronomica” diversa rispetto a quella meramente documentaria e storica. Negli anni Trenta Il Manifesto della cucina futurista per esempio si servì del cibo come strumento di rottura per inaugurare «una vita sempre più aerea e veloce». La spettacolarizzazione o vetrinizzazione della cucina ha raggiunto il suo culmine nell’ultimo decennio, nutrendo l’immaginario del nostro gusto, sempre avido di nuove metafore, immagini e segni. Compito della comunicazione è svelare i segni nascosti nelle cose stesse, anche sui cibi e gli alimenti, servendosi dell’arte (dai fiamminghi a Andy Warhol) per edulcorare il reale con la seduzione dell’immagine pittorica o pubblicitaria. Malgrado tutto, il segno, come valore cosmetico, fatica a prescindere non solo dalla materia prima, ma anche dagli aspetti umani e relazionali che esso veicola. Termini di straordinaria ricchezza semantica, come “banchetto” e “convivialità”, assumono pertanto in letteratura e nelle arti significati e funzioni molteplici e diventano, per dirla con Camporesi: «sensibile strumento per l’esportazione concreta non solo del reale, ma anche del profondo: uno dei molti occhi che la meditazione degli uomini ha inventato per spiare nel cuore della “scienza del vissuto”, dentro le funzioni non visibili della vera natura umana».
La letteratura, i movimenti letterari, gli scrittori ci danno una “interpretazione gastronomica” diversa rispetto a quella meramente documentaria e storica. Negli anni Trenta Il Manifesto della cucina futurista per esempio si servì del cibo come strumento di rottura per inaugurare «una vita sempre più aerea e veloce». La spettacolarizzazione o vetrinizzazione della cucina ha raggiunto il suo culmine nell’ultimo decennio, nutrendo l’immaginario del nostro gusto, sempre avido di nuove metafore, immagini e segni. Compito della comunicazione è svelare i segni nascosti nelle cose stesse, anche sui cibi e gli alimenti, servendosi dell’arte (dai fiamminghi a Andy Warhol) per edulcorare il reale con la seduzione dell’immagine pittorica o pubblicitaria. Malgrado tutto, il segno, come valore cosmetico, fatica a prescindere non solo dalla materia prima, ma anche dagli aspetti umani e relazionali che esso veicola. Termini di straordinaria ricchezza semantica, come “banchetto” e “convivialità”, assumono pertanto in letteratura e nelle arti significati e funzioni molteplici e diventano, per dirla con Camporesi: «sensibile strumento per l’esportazione concreta non solo del reale, ma anche del profondo: uno dei molti occhi che la meditazione degli uomini ha inventato per spiare nel cuore della “scienza del vissuto”, dentro le funzioni non visibili della vera natura umana».
Barbara Troise Rioda
Dopo gli studi di marketing e scienze della comunicazione scritta e ipertestuale, ha approfondito il tema della rappresentazione del cibo (in particolare l’aspetto conviviale) in occasione del dottorato di ricerca in collaborazione con la Brown University
