Democrazie negate

Dalla Costituzione repubblicana della Rivoluzione francese alle istituzioni non costituenti della Resistenza italiana

Ettore RotelliA cura di Davide Cadeddu

In breve

Nei sette saggi di storia europea continentale (secoli XVIII, XIX, XX) qui raccolti sono “democrazie negate” quelle rifiutate in via di principio o di fatto. La Costituzione di Condorcet per la Repubblica francese (1793), pur coerente con la Déclaration des droits de l’homme et du citoyen (1789) circa il concorso di tutti i cittadini alla formazione della legge «personalmente o attraverso i loro rappresentanti» (art. 6), viene rifiutata dall’autocrazia dei “giacobini” e dei loro successori. Per contro, le monarchie ereditarie dinastiche, restaurate nell’Ottocento, subordinano le collettività territoriali allo Stato e restringono o manipolano lo stesso voto elettivo. La sostituzione della monarchia sabauda e del regime fascista con la Repubblica rende universale l’elettività, ma, a dispetto della Costituzione (1948), conserva l’accentramento amministrativo, raddoppiato dai partiti. Non è assurta a “costituente”, infatti, la Resistenza armata, che aveva respinto il prefetto (Firenze, ctln, agosto 1944) e preso in cosiderazione una forma di Stato davvero democratica (Partito d’azione Alta Italia agli altri quattro partiti del CLNAI, novembre 1944).

Nei sette saggi di storia europea continentale (secoli XVIII, XIX, XX) qui raccolti sono “democrazie negate” quelle rifiutate in via di principio o di fatto. La Costituzione di Condorcet per la Repubblica francese (1793), pur coerente con la Déclaration des droits de l’homme et du citoyen (1789) circa il concorso di tutti i cittadini alla formazione della legge «personalmente o attraverso i loro rappresentanti» (art. 6), viene rifiutata dall’autocrazia dei “giacobini” e dei loro successori. Per contro, le monarchie ereditarie dinastiche, restaurate nell’Ottocento, subordinano le collettività territoriali allo Stato e restringono o manipolano lo stesso voto elettivo. La sostituzione della monarchia sabauda e del regime fascista con la Repubblica rende universale l’elettività, ma, a dispetto della Costituzione (1948), conserva l’accentramento amministrativo, raddoppiato dai partiti. Non è assurta a “costituente”, infatti, la Resistenza armata, che aveva respinto il prefetto (Firenze, ctln, agosto 1944) e preso in cosiderazione una forma di Stato davvero democratica (Partito d’azione Alta Italia agli altri quattro partiti del CLNAI, novembre 1944).

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Ettore Rotelli

È professore emerito dell’Università di Bologna in Storia delle istituzioni politiche, insegnata, con libera docenza, dal 1968. Prima cattedra italiana di Storia dell’amministrazione pubblica (Trento, 1976); direttore scientifico dell’ISAP (Milano, 1980-2018), di “Amministrare” (terza serie, dal 1986) e “Storia Amministrazione Costituzione” (dal 1993). Senatore per elezione uninominale diretta (XIII legislatura), ha dettato in Costituzione che «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni e dallo Stato». Come attestato dagli “Annales. Sciences sociales” (2016), il suo L’insulto del silenzio. Stato moderno come amministrazione «offre une vision large et complète de la situation» e «propose une approche vraiment interessante». Di recente ha pubblicato: La stampa studentesca imolese anni ’50 (La Mandragora, 2022) ed «Epidemia» all’improvviso. Lorenzo Viani a Parigi (2019-1910) (ETS, 2023).

Davide Cadeddu

È professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università degli Studi di Milano.

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