Dante oscuro e barbaro

Commenti e dispute (secoli XVII e XVIII)

A cura di Bruno Capaci
Saggio introduttivo di Andrea Battistini

  • Edizione:   Gennaio 2010
  • Collana:   Biblioteca Medievale Testi
  • ISBN:   9788843052912
  • Pagine:   248
  • Prezzo:   27,50 € 26,13 €
In breve

Cittadino di una patria posta all’Inferno, fiorentino ma non di costumi, Dante è il più autorevole e il più irregolare dei nostri poeti, un poeta senza epigoni ma che ha nutrito l’ispirazione e lo sdegno di tutti coloro che hanno scritto dopo o che semplicemente lo hanno mandato a mente, anche nei lager nazisti, alla soglia dell’annientamento. Questo libro intende raccontare una parte delle fatiche del più grande tra i nostri classici sul sentiero della sua ricezione, tra Sei e Settecento. Il tutto a partire dalla definizione "oscuro e barbaro" che muove da un pregiudizio di letterati e diventa, alla fine del Settecento, del tutto positiva. Ma il percorso è, come dire, da illustrare a tappe. Con ragioni grammaticali, di decoro, di perspicuità retorica, Bembo, Machiavelli, Villani, Tassoni e Muratori, per non parlare di Bettinelli, considerarono Dante emendabile, da leggere solo antologizzato. Più complessa la posizione di Voltaire, che non sapeva minimizzare il genio e il coraggio intellettuale di chi aveva messo Bonifacio VIII all’Inferno. Così, tra Sei e Settecento, scienziati e letterati non cortigiani come Magalotti, Campanella, Gravina, Vico e Alfieri lo introdussero a gran forza nel canone della nostra letteratura. Il "Nilo della poesia", secondo un’altra voce settecentesca di questo volume, poté riprendere il suo percorso, dopo aver arricchito del suo fertile limo anche le pagine di chi si è opposto alla sua fortuna.

Cittadino di una patria posta all’Inferno, fiorentino ma non di costumi, Dante è il più autorevole e il più irregolare dei nostri poeti, un poeta senza epigoni ma che ha nutrito l’ispirazione e lo sdegno di tutti coloro che hanno scritto dopo o che semplicemente lo hanno mandato a mente, anche nei lager nazisti, alla soglia dell’annientamento. Questo libro intende raccontare una parte delle fatiche del più grande tra i nostri classici sul sentiero della sua ricezione, tra Sei e Settecento. Il tutto a partire dalla definizione "oscuro e barbaro" che muove da un pregiudizio di letterati e diventa, alla fine del Settecento, del tutto positiva. Ma il percorso è, come dire, da illustrare a tappe. Con ragioni grammaticali, di decoro, di perspicuità retorica, Bembo, Machiavelli, Villani, Tassoni e Muratori, per non parlare di Bettinelli, considerarono Dante emendabile, da leggere solo antologizzato. Più complessa la posizione di Voltaire, che non sapeva minimizzare il genio e il coraggio intellettuale di chi aveva messo Bonifacio VIII all’Inferno. Così, tra Sei e Settecento, scienziati e letterati non cortigiani come Magalotti, Campanella, Gravina, Vico e Alfieri lo introdussero a gran forza nel canone della nostra letteratura. Il "Nilo della poesia", secondo un’altra voce settecentesca di questo volume, poté riprendere il suo percorso, dopo aver arricchito del suo fertile limo anche le pagine di chi si è opposto alla sua fortuna.

Bruno Capaci

È ricercatore confermato, insegna Metrica e retorica e Dialettologia italiana presso l’Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni: Le nuove stelle, Selva 1997; Annotazioni all’Iliade di Omero, Novecento 1999 (con Gilberto Pizzamiglio); Il giudicee l’oratore, il Mulino 2000; Gli onesti ed imperterriti piaceri (a cura di), Carocci 2002; Le impressioni delle cose meravigliose, Marsilio 2002; La festa del mondo rovesciato (in collaborazione con Elide Casali), il Mulino 2002; Presi dalle parole, Pardes 2006. Ha curato la pubblicazione di romanzi e autobiografie del Settecento in Prosatori e narratori del Settecento, a cura di Andrea Battistini, Poligrafico dello Stato 2006. Ha scritto Casanova, Liguori 2009 (con Gianluca Simeoni).