Buovo d’Antona

Cantari in ottava rima (1480)

A cura di Daniela Delcorno Branca

  • Edizione:   Marzo 2008
  • Collana:   Biblioteca Medievale Testi
  • ISBN:   9788843044412
  • Pagine:   224
  • Prezzo:   19,50 € 18,53 €
  • Rassegna stampa  
In breve

La romanzesca vicenda di Buovo d’Antona (inizialmente autonoma, in seguito collegata al ciclo genealogico dei "Reali di Francia") conobbe — a partire dal Duecento e fino all’Ottocento — uno straordinario successo non solo nell’originaria area francese, ma anche in Italia e in vari paesi europei. Si tratta di un vero concentrato di "topoi" narrativi di ascendenza sia colta sia popolare e fiabesca: da quello oresteo (immortalato dall’Amleto di Shakespeare) del figlio che deve vendicare il padre sulla madre adultera e sull’amante usurpatore, a quelli dell’infanzia perseguitata, dell’aiutante con caratteristiche magiche, dell’amata perduta e riconquistata, della disperazione e ricomposizione del nucleo familiare. Fra le varie versioni italiane (franco — italiane, toscane, venete), l’unica finora diffusa era quella tardotrecentesca in prosa del IV libro dei Reali di Francia di Andrea da Barberino. Si presenta qui per la prima volta una diversa redazione, padano — veneta, secondo il testo in ottave della più antica edizione a stampa (Bologna 1480). È un poema cavalleresco dove i colpi di spada sono bilanciati dalle tinte domestiche e fiabesche, dall’efficace ritmo narrativo ricco di effusioni patetiche come di elementi comico — grotteschi.

La romanzesca vicenda di Buovo d’Antona (inizialmente autonoma, in seguito collegata al ciclo genealogico dei "Reali di Francia") conobbe — a partire dal Duecento e fino all’Ottocento — uno straordinario successo non solo nell’originaria area francese, ma anche in Italia e in vari paesi europei. Si tratta di un vero concentrato di "topoi" narrativi di ascendenza sia colta sia popolare e fiabesca: da quello oresteo (immortalato dall’Amleto di Shakespeare) del figlio che deve vendicare il padre sulla madre adultera e sull’amante usurpatore, a quelli dell’infanzia perseguitata, dell’aiutante con caratteristiche magiche, dell’amata perduta e riconquistata, della disperazione e ricomposizione del nucleo familiare. Fra le varie versioni italiane (franco — italiane, toscane, venete), l’unica finora diffusa era quella tardotrecentesca in prosa del IV libro dei Reali di Francia di Andrea da Barberino. Si presenta qui per la prima volta una diversa redazione, padano — veneta, secondo il testo in ottave della più antica edizione a stampa (Bologna 1480). È un poema cavalleresco dove i colpi di spada sono bilanciati dalle tinte domestiche e fiabesche, dall’efficace ritmo narrativo ricco di effusioni patetiche come di elementi comico — grotteschi.

indice  
Daniela Delcorno Branca

Insegna Letteratura italiana nell’Università di Bologna. Ha pubblicato vari studi sulla tradizione romanza e sulla letteratura cavalleresca in Italia tra Medioevo e Rinascimento: I romanzi italiani di Tristano e la ‘Tavola Ritonda’, Firenze 1968; L”Orlando Furioso’ e il romanzo cavalleresco medievale, Firenze 1973; Boccaccio e le storie di re Artù, Bologna 1991; Tristano e Lancillotto in Italia. Studi di letteratura arturiana, Ravenna 1998.