Nella Premessa (pp. 9-1 1) a questa raccolta di contributi sul tema del passaggio dalla tradizione orale alla cultura scritta, la curatrice annota che, come noi ben sappiamo «le biblioteche … mantengono nel nostro immaginario un’identità evanescente fino a quando non occupano uno spazio riservato in seno alle scuole filosofiche (Accademia, Peripato)» (p. 9). Questo volume si propone d’indagare la graduale evoluzione dell’oralità dell’età omerica in cui la "biblioteca" dell’aedo ha sede esclusivamente nella sua memoria. Si veda il contributo di F. Condello, Riordinare una biblioteca orale: Omero ciclico, Omero girovago e il problema delle "doppie attribuzioni" (pp. 13-35), il quale, tra le altre osservazioni che ricostruiscono il quadro della tarda arcaicità, annota come l’attività degli Omeridi avrebbe via via «contribuito alla canonizzazione di Omero, a sua volta facendosi forte di tale canonizzazione» (p. 29). Nell’ampio intervento di L. Perilli, Conservazione dei testi e circolazione della conoscenza in Grecia (pp. 36-71), si esaminano alcune tappe della diffusione del libro e del sapere scritto nell’età prealessandrina, sia per quanto concerne la situazione della comunicazione filosofica, sia per quanto riguarda la comunicazione medica. Opinione dell’autore è che, infatti, il medico non potesse prescindere dall’esistenza di supporti scritti per l’insegnamento del suo sapere, come dimostrano le iscrizioni con gli inventari del santuario ateniese di Ascelepio. E. Pavini, Una ripresa semonidea nella Lisistrata di Aristofane: il modello della "donna cavalla " (pp. 72-82), sembra poter a partire da una citazione del poeta comico, che egli non alludesse banalmente a un modello memorizzato, ma che possedesse libri della produzione poetica coeva e «recuperasse, invece, dal proprio bagaglio mnemonico quella di un più lontano passato» (p. 82). Alla diffusione scritta dei poeti giambici e lirici sono dedicati i due interventi successivi di M.P. Funaioli, I banchetti di Temistocle (pp.83-100) e della stessa curatrice A.M. Andrisano, Alceo, poeta giambico, nella biblioteca di Luciano (Adv. ind. 11-12) (PP. lo1-26). Il primo discute problema della presenza del poeta simposiaco Timocreonte nella biblioteca di Fania di Lesbo, e a sua volta, della presenza di Fania fra i libri di Plutarco che, nella Vita di Temistocle, cita appunto il più antico Poeta (P. 85). La curatrice, da parte sua, discute un’analoga operazione letteraria attuata da Luciano, a cui può essere fondatamente attribuito il possesso di una copia scritta delle liriche alcaiche. Con l’intervento di L. Fiorentini, Lirici greci nella biblioteca di Virgilio: qualche appunto sulla presenza di Saffo, Alceo e Stesicoro nell’Eneide (pp.127-45), ci si sposta in ambito romano, rilevando come la grande lirica greca sia presente, non solo in forma di memorizzazione astratta, nella biblioteca virgiliana. S. Querzoli, Giuristi ed esperti di diritto nele Notti Attiche di Aulo Gellio (pp. 146- 62), esamina dettagliatamente tutti i luoghi testuali in cui l’erudito nomina giuristi ed esperti di diritto, citazioni che «si addensano in particolare nei primi otto libri della raccolta» (p. 149), arrivando a rappresentare un settimo (cioè quaranta su circa duecentottanta) degli autori citati. L’ultimo intervento di F. Longoni, Le Biblioteche dei volgarizzatori (pp. 163-73), ci porta alle soglie del mondo moderno, cioè getta uno sguardo su opere immani come la Bibliotheca Graeca e le opere di J.A. Fabricius, indispensabili punti di partenza per i lavori filologici, di taglio strettamente scientifico, del XIX secolo. Il volume, concluso da una ricca Bibliografia (pp. 175- 96) e da indici (pp. 197-206) rappresenta una tappa significativa nella progressiva acquisizione di uno sguardo completo, non solo sulla letteratura in senso stretto, ma anche e soprattutto sulle forme comunicative del mondo classico greco e romano, nella convinzione che la tecnica scrittoria e libraria, nei suoi molteplici aspetti, rappresenti una variabile importante per la diffusione del sapere.