Carocci editore - La qualità della democrazia in Italia

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La qualità della democrazia in Italia

Marco Almagisti

La qualità della democrazia in Italia

Capitale sociale e politica. Nuova edizione

Edizione: 2011

Ristampa: 1^, 2014

Collana: Studi Superiori (730)

ISBN: 9788843061488

  • Pagine: 380
  • Prezzo:33,00 28,05
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In breve

Che cosa impedisce all’Italia di superare una crisi politica ormai ventennale? La lunga transizione cominciata negli anni novanta ha trovato un approdo? La scomparsa dei partiti di massa che hanno costruito la Repubblica ha lacerato il rapporto tra istituzioni e società locali? Quale legame esiste tra capitale sociale e qualità democratica di un paese? Il libro, in una nuova edizione aggiornata, risponde a questi interrogativi soffermandosi sui rapporti fra il sistema politico nazionale e due società locali emblematiche, quali il Veneto "bianco" e la Toscana "rossa". Nel ripercorrere le vicende di leader e partiti, il testo ricostruisce valori e prassi condivisi da milioni di cittadini, nella consapevolezza che soltanto ripristinando un tessuto connettivo fra istituzioni, partiti e cittadini sarà possibile concludere una transizione che dura da troppo tempo.

Indice

Premessa
1. Qualità della democrazia e capitale sociale
Procedure e cultura politica/Il capitale sociale/L’analisi della qualità democratica
2. Capitale sociale e corpi intermedi
Corpi intermedi e modernità/Capitale sociale e regolazione politica/I partiti e il capitale sociale
3. Capitale sociale e sistema politico. Subculture locali e basi territoriali dei partiti italiani
Quante Italie?/I retaggi del passato nel processo di unificazione italiana/Tipi di capitale sociale nell’Italia preunitaria/L’integrazione nello Stato nazionale/La difficile realizzazione del progetto liberale italiano/Un capitale sociale fuori dello Stato/Dal fascismo all’Italia repubblicana
4. Politica e territorio. Prodromi alla "lunga transizione" italiana
L’ancoraggio partitico in Italia. Elementi di forza e di debolezza/I partiti "disancorati". Dal compromesso storico a Tangentopoli
5. L’Italia in bilico. I territori nella "lunga transizione"
Partiti, leader e contesti locali nella "lunga transizione"/Cosa si muove nel locale: prove di riavvicinamento
6. Oltre la “lunga transizione". Rischi e opportunità per la qualità democratica
La ricerca dell’accountability/I partiti e le radici/Decentramento e civic divide
Bibliografia
Indice dei nomi

Recensioni

, Rivista italiana di scienza politica, 01-12-2009
A distanza di qualche anno dalla prima l’A. ne propone un aggiornamento, un ampliamento ed una revisione concettuale. Basato sullo stesso impianto del primo, questo secondo volume estende l’analisi alle ultime vicende del sistema politico italiano ed in particolare agli eventi legati, e conseguenti, alla nascita del Partito Democratico e del Popolo della Libertà. Il libro consta, come nella versione precedente, di un corpo di sei capitoli in cui si esaminano le relazioni tra capitale sociale, partiti politici (e le subculture ad essi collegate) e qualità della democrazia. A questi si aggiunge un capitolo finale, il settimo, che porta appunto l’analisi fino alla fine del 2008 e tira le fila dell’intero lavoro. L’assunto di fondo dell’A. resta immutato: la crisi del sistema politico e partitico italiano è il punto di vista privilegiato per studiare lo stato della democrazia, e della qualità della democrazia, in Italia. Così come viene riproposta l’immagine, pur non immediata, della democrazia come insieme di cerchi concentrici in cui le procedure costituiscono il primo cerchio; la loro applicazione e il contesto il secondo; e la garanzia e la legittimazione delle norme (quindi la legittimità democratica fino ad arrivare alla qualità della democrazia), che scaturiscono dai primi due, il terzo. È però sul secondo cerchio, premessa e sostanza della democrazia e della sua qualità, che questo lavoro si concentra. In particolare su quelle dinamiche e quei fattori che riempiono e rendono effettiva la democrazia stessa: tra questi anche i valori, gli atteggiamenti, la cultura politica, il capitale sociale, che, secondo l’A., «hanno tenuto insieme il tessuto sociale dell’Italia repubblicana». Proprio l’intreccio tra cultura (e subcultura) politica e capitale sociale e, ancor più, la loro stretta relazione con il concetto di accountability orizzontale - elemento (o indicatore) importante della qualità democratica - formano il nucleo interpretativo di questo libro e diventano utili strumenti per comprendere e studiare lo stato della democrazia nel nostro paese. Il filo rosso di questo lavoro è dunque quello per cui è possibile investigare la qualità democratica attraverso lo studio del capitale sociale e della cultura politica. Questi, a loro volta, assumono caratteristiche particolarmente evidenti nel caso delle (sub)culture territoriali, quella bianca di matrice cattolica e quella rossa di matrice social-comunista. Queste subculture, i relativi territori di riferimento (rispettivamente Veneto e Toscana), così come i partiti che ne hanno incarnato l’orientamento di voto (Dc e Pci ed eredi), diventano allora luogo di osservazione privilegiata. L’analisi delle loro trasformazioni, della loro crisi e del loro mutamento diventa così un punto di partenza fondamentale per poter valutare lo stato di salute del sistema politico e della democrazia italiani. Nel primo capitolo si esaminano a fondo proprio i concetti di qualità della democrazia, di capitale sociale e di cultura politica: la loro origine, le loro definizioni e, soprattutto, le loro interrelazioni secondo l’impostazione analitica dell’A.; mentre nel secondo si indaga il ruolo dei corpi intermedi, soprattutto in rapporto al capitale sociale alla regolazione politica. Questo permette di introdurre nello schema analitico, da un lato, i partiti politici e la trasformazione del loro ancoraggio democratico e, dall’altro, il concetto di regolazione politica, entrambi funzionali alla disamina delle subculture politiche che verrà affrontato di lì a poco. Nel terzo capitolo, infatti, viene introdotto l’altro concetto chiave del lavoro ossia quello di subcultura politica territoriale, con i riferimenti alle regioni italiane (Veneto e Toscana, appunto) che più l’hanno incarnato. In questa parte l’A., dopo aver ripercorso la letteratura sul concetto, va indietro nel tempo, fino alla Serenissima e al Granducato di Toscana, alla ricerca delle origini di queste due subculture territoriali e delle origini del loro capitale sociale. Per giungere alla conclusione che nelle due aree le modalità di relazione tra istituzioni e società sono state in realtà profondamente diverse e ciò ha influito, seguendo il filo del ragionamento dell’A., sul tipo di capitale sociale - e sul secondo cerchio della democrazia - sedimentatosi nelle due regioni. Questo percorso viene portato avanti nel capitolo successivo, dove si esplicita il legame tra queste origini di capitale sociale, le subculture che lo hanno applicato e i corpi intermedi partitici che ne hanno ricevuto la delega politica, cercando di cogliere gli snodi storico-politici fondamentali (ad esempio, ma non solo, quelli dell’avvento e della fine del ventenni0 fascista) che hanno portato al Veneto bianco e alla Toscana rossa. Mantenendo costante la prospettiva della centralità del capitale sociale e della (sub)cultura politica, l’excursus storico dell’A. giunge, nel quinto capitolo, in epoche più recenti. Nei decenni tra il compromesso storico e la fine della prima repubblica si colloca la crisi dei partiti come corpi intermedi e l’A. cerca di evidenziarne le conseguenze sull’ancoraggio democratico, sulla natura e i modi del capitale sociale, e sul progressivo sgretolamento delle subculture politiche. Il sesto capitolo propone lo stesso tipo di analisi negli anni della seconda repubblica, anni in cui, dopo la transizione e il crollo del sistema partitico precedente, già delle subculture politiche e del loro capitale sociale, si cercano le tracce e le loro eventuali, nuove manifestazioni. Chiude il volume il settimo capitolo in cui, oltre a dare conto delle ultime evoluzioni del sistema politico-partitico italiano alla luce della prospettiva del capitale sociale eventualmente tesaurizzato dagli eredi più o meno diretti delle forze politiche delegate dalle subculture, l’A. giunge ad una riflessione conclusiva sui fenomeni analizzati e alla convinzione che una migliore qualità dei partiti nel loro ruolo di corpi intermedi tra istituzioni e società sarebbe uno degli elementi necessari per poter ottenere anche una migliore qualità della democrazia italiana. Nel complesso il percorso analitico seguito dall’A. è articolato e convincente, corroborato da un uso variegato e non certo parsimonioso della letteratura. Da ultimo vale la pena notare come le classiche etichette di subcultura bianca e subcultura rossa divengano, in questa rielaborazione del lavoro precedente, virgolettate (in «bianca» e «rossa»), come a renderle non più così scontate o condivise. In questa scelta dell’A. si riflettono probabilmente gli esiti delle più recenti evoluzioni nel dibattito sulle subculture politiche e sulla controversa magnitudo della loro eredità.
Ciro D'Amore, Rivista italiana di Scienza politica, 01-12-2011
Come leggere la lunga transizione italiana? Quali cambiamenti sono intervenuti nella democrazia della “Seconda repubblica? e dove le istituzioni e le culture sono riuscite a trasmettere maggiori continuità con il passato? Qual è lo stato della democrazia nel nostro paese? Sono queste alcune linee di indagine che Le parole chiave della politica italiana consegna al lettore, fornendogli al contempo un prezioso insieme di strumenti che lo aiutano a comprendere gli sviluppi della crisi italiana. L’obiettivo del volume è difatti quello di proporre un ventaglio di concetti con cui costruire una mappa del lessico politico utile a capire le vicende politiche del paese. A tal fine, tutti i contributi sviluppano una efficace ricostruzione delle categorie concettuali e del dibattito politologico sull’argomento per poi analizzare il fenomeno in esame nel contesto italiano. La scelta dei temi rinvia alla griglia analitica multidimensionale sottesa all’analisi empirica della qualità della democrazia. Il volume aderisce pertanto a una visione non lineare e ineguale nei risultati del processo di cambiamento in corso; mentre rinvia a una concezione della democrazia come un sistema complesso che si compone di regole, dei contenuti delle politiche pubbliche e di risultati (i beni e valori che vengono offerti ai cittadini).
Agli inizi del volume, ma al suo centro simbolico, stanno i contributi dei curatori. Daniela Piana tratta della Giustizia intesa innanzitutto come rule of law di cuiesamina le evoluzioni, e talvolta le involuzioni, nel sistema politico italiano. Il saggio da il meglio di se sul piano concettuale, in specie nella difesa dell’irriducibilità della rule of law al concetto di Stato costituzionale, con cui pure intrattiene una relazione di inclusività semantica, che ne consente l’utilizzo in contesti, quali i regimi ibridi, dove l’amministrazione del territorio è priva delle caratteristiche fondamentali dello Stato di diritto.
Marco Almagisti affronta con Giorgia Iazzetta il tema dell’ Accountability, semplicemente centrale nella teoria democratica, per esaminarlo nel quadro del problema più ampio della rappresentanza politica. Il tema viene dispiegato in tutta la sua complessità, osservandone le relazioni con rule of law, responsiveness e partecipazione; mettendo in luce le molte criticità del concetto ed esaminando le occasioni di approfondimento e le sfide con cui si cimentano le nostre democrazie. La ricostruzione del concetto consente poi interessanti messe a punto, come il suggerimento di affiancare alle tradizionali dimensioni di accountability verticale e orizzontale – ovvero elettorale e interistituzionale nei termini degli AA.– quella di accountability sociale con cui gli studi sulla qualità della democrazia si ricongiungono alle ricerche sul capitale sociale.
Alla rule of law e all’ accountability, centrali in qual si voglia accezione di democrazia, rinviano anche gli altri temi trattati nel volume. Così, le questioni affrontate dal capitolo sulla Giustizia hanno una continuazione pressoché naturale nel contributi di Francesco Raniolo – che materialmente lo precede per affrontare estensivamente il tema della Legalità – e in quello di Antonio La Spina che esamina il tema della Sicurezza. D’altro lato, la misura in cui i governati riescono effettivamente a valutare e sanzionare l’operato dei governanti rinvia al ruolo svolto dalle Opposizioni (Elisabetta de Giorgi); all’operato dei Think tanks (Mattia Diletti), i quali producono idee e proposte di policy con cui associazioni, leaders politici e gruppi possono influenzare l’azione di governo; e al coinvolgimento dei cittadini nei meccanismi di formazione della classe dirigente come avviene con le Primarie (Marco Valbruzzi). In termini più generali, rimanda alla dotazione di Capitale sociale – che nel contributo di Roberto Cartocci trova una interessante messa a punto analitica e empirica – e all’intervento dei cittadini nel ciclo delle politiche pubbliche sia per mezzo del voto e della protesta sia attraverso una pluralità di forme di associazione che fanno dell’Attivismo civico “una piccola? ma significativa “regione del grande territorio della partecipazione politica? (Giovanni Moro).
Al tema dell’accountability è ugualmente riconducibile un ultimo insieme di contributi che vengono però meglio inquadrati tra le opportunità e le sfide poste alla qualità della democrazia nel nostro paese. Tra le prime figurano certamente le questioni connesse alla Governance (Stefania Profeti) e al Decentramento (Maria Stella Righettini) ma soprattutto quelle relative all’Immigrazione molto bene illustrate da Tiziana Caponio. Riguardo invece alle sfide, a quelle più palesi e riconoscibili, come il neo-populismo (Giorgia Bulli), vanno affiancate altre più sottili e insidiose quali la crescita dell’uso personalizzato del discorso politico e dei mezzi di comunicazione di massa (Corpo mediale di Giuliana Parotto); quelle che scaturiscono dalla tensione ricorrente tra il controllo dell’azione dei governanti e la “domanda di leadership? che promana dalle nostre democrazie su cui getta luce Luca Verzichelli in Leader – ma che appaiono fortunatamente ancora contenute per alcune cariche come mostra Presidenti di Selena Grimaldi; e infine i Poteri forti tra cui va annoverata, ancora una volta, la partitocrazia (Gianfranco Pasquino).
Le parole chiave della politica italiana aiuta molto a colmare lacuna presente negli studi sulla transizione italiana, dovuta al fatto che raramente si ricorre al bagaglio accumulato dalle ricerche sulla qualità della democrazia. Adottando questa prospettiva, il volume pone invece con successo il caso italiano al centro di una duplice transizione: quella politico-istituzionale e quella relativa alla qualità della sua democrazia. A ciò si unisce una intelligente architettura del testo che lo rende per il suo spessore un’opera di consultazione e, per l’apparato bibliografico posto a corredo dei singoli capitoli e una esposizione sempre chiara e scorrevole, una guida dettagliata alla transizione ad uso del lettore meno esperto.