Carocci editore - Il valore aggiunto

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Il valore aggiunto

Il valore aggiunto

Come la sussidiarietà può salvare l'Italia

a cura di: Gregorio Arena, Giuseppe Cotturri

Edizione: 2010

Ristampa: 2^, 2011

Collana: Biblioteca di testi e studi (615)

ISBN: 9788843056729

  • Pagine: 304
  • Prezzo:26,80 22,78
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In breve

Non è utopia ritenere che i cittadini possano interagire con le amministrazioni pubbliche nella cura dei beni comuni. Non lo è perché di fatto già accade, grazie a tutti coloro che in vario modo mettono a disposizione della comunità tempo ed energie. Ma non lo è anche perché nella nostra Costituzione vige ormai un principio che legittima i cittadini a passare dal ruolo di utenti a quello di cittadini attivi, responsabili e solidali. È il principio di sussidiarietà orizzontale, che considera i cittadini come potenziali alleati delle istituzioni, disposti ad introdurre nella sfera pubblica il valore aggiunto rappresentato dalle loro competenze, idee ed esperienze. In tempi di crisi questa è una prospettiva che apre alla speranza perché non si limita, come fanno alcuni interpreti della sussidiarietà, ad ipotizzare interventi sostitutivi dei soggetti pubblici da parte di attori non-profit, bensì mobilita quantità crescenti di persone nella produzione, cura e sviluppo di beni comuni. I saggi contenuti in questo libro analizzano le idee e le esperienze pratiche che sorreggono questa prospettiva di nuova cittadinanza, fornendo ai potenziali cittadini attivi gli strumenti per mobilitarsi ed a chi opera nel sociale e nella politica una visione credibile di cambiamento basata sulla Costituzione.

Indice

Introduzione. Il "valore aggiunto" della cittadinanza attiva di Gregorio Arena, Giuseppe Cotturri
1. Due letture, due strategie
2. Per costruire il dialogo e il superamento delle divisioni
3. Il ruolo delle istituzioni. Modelli regionali
4. Un cambiamento di paradigma
5. Il valore aggiunto dei cittadini attivi
6. L’empowerment dei cittadini
7. La politica al suo posto
1. Storia del principio di sussidiarietà nella Costituzione di Giuseppe Cotturri
Processi reali e cammino delle idee/Storia del 4° comma dell’art. 118 nella revisione costituzionale del 2001/Il "cortocircuito" degli anni Settanta, decentramento-partecipazione, e i ritardi della teoria/Nota bibliografica
2. Cronache della sussidiarietà. 1997-2010 di Vittorino Ferla
Premessa/Verso la Repubblica dei cittadini?/Una stagione di sfide/Le strategie della pressione/Il confronto delle interpretazioni/La sussidiarietà fiscale/Il federalismo tra rischi e opportunità/Voci della società civile/Cittadini attivi e amministrazioni pubbliche: prove di  sussidiarietà/Sussidiarietà nascosta?
3. L’approccio della dottrina alla sussidiarietà di Silvia Vitelli
Introduzione: il lungo silenzio/La definizione di sussidiarietà/L’evoluzione interpretativa dopo la legge 59/1997 e il progetto di riforma della Commissione bicamerale/ Il fondamento costituzionale del principio di sussidiarietà/La costituzionalizzazione del principio di sussidiarietà
4. La sussidiarietà orizzontale nella giurisprudenza di Fabio Giglioni
L’importanza della giurisprudenza nell’applicazione  del principio di sussidiarietà orizzontale/La giurisprudenza che si è occupata del principio di sussidiarietà orizzontale/Il rapporto tra privati e pubbliche amministrazioni modellato dal principio di sussidiarietà orizzontale/Le connessioni tra il principio di sussidiarietà orizzontale e gli altri principi e gli istituti del diritto amministrativo/I riflessi della sussidiarietà orizzontale sulla legittimazione processuale/Il principio di sussidiarietà applicato in relazione ai rapporti economici/Le ricadute sul piano organizzativo della sussidiarietà
orizzontale/Conclusioni
5. La sussidiarietà orizzontale nell’evoluzione normativa dello Stato e delle Regioni di Daniele Donati
Premessa/L’introduzione del principio di sussidiarietà nel nostro ordinamento/La legislazione regionale di attuazione del decentramento amministrativo/La costituzionalizzazione del principio e la legislazione statale successiva/La normazione regionale successiva alla riforma del Titolo V, Parte II della Costituzione. Gli statuti/La normazione regionale successiva alla riforma del Titolo V, Parte II della Costituzione. Le leggi regionali
6. Le politiche sociali della Regione Puglia: un caso emblematico? di Piero D’Argento
La dimensione locale delle politiche sociali/La sussidiarietà nella programmazione sociale regionale/Piani sociali di zona e capitale sociale/Rinvio
7. Dal dire al fare. La sussidiarietà orizzontale in pratica di Filippo Ozzola
Per una lettura delle esperienze di sussidiarietà/I soggetti attivi della sussidiarietà/Il favor dei soggetti pubblici/Beni comuni come forme dell’interesse generale/Un bilancio, in prospettiva
8. Il servizio alla comunità in America di Christian Iaione
Premessa/La partecipazione civica alla cura dell’interesse generale negli USA/Il National and Community Service/I programmi di service learning/La partecipazione civica al tempo dell’amministrazione Obama
Gli autori

Recensioni

Stefano Ceccanti, Europa, 20-05-2011
La tesi di fondo del volume, bello perché non scontato, curato da Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri (Il valore aggiunto. Come la sussidiarietà può salvare l’Italia, Carocci) è che la sussidiarietà orizzontale non è un gioco a somma zero; senza un nuovo patto tra cittadini e istituzioni nessuno è in grado di realizzare bene quelle attività di interesse generale di cui parla il quarto comma dell’articolo 118, come riscritto nel 2001 dalla riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione. «Sforzi congiunti e reciproco sostegno» è la ricetta evidenziata dai due curatori. Gli interventi pubblici di gestione diretta in generale rischiano di essere troppo invasivi, mossi da ruoli eccessivamente pedagogici e di “direzione dall’alto”, di negare “un’idea di libertà”. A partire da questa cautela di fondo verso lo Stato gestore, si aprono però strade diverse, talora alternative, nel concepire la sussidiarietà e più in generale la poliarchia, l’equilibrio più complessivo tra diverse sfere sociali. C’è una linea, per così dire, pubblico-progressiva depurata dallo statalismo ma che non rinuncia a un ruolo regolativo forte della politica (che gli autori apprezzano, anche con un certo favore per la gestione affidata soggetti no profit o comunque che abbiano forme di responsabilità sociale) e ce n’è almeno un’altra, privatistico-limitativa. In realtà le due questioni sono più distinte di quanto forse non dicano i curatori. Il nuovo 118 si iscrive comunque in una seconda parte della Costituzione, mentre la prima attribuisce finalità forti alla Repubblica. Difficile ammettere in quella cornice costituzionale un’abdicazione normativa a un ruolo regolativo forte dello Stato, altrimenti a un sistema di squilibrio statalista se ne sostituirebbe un altro di segno opposto. L’idea di poliarchia (che è sottesa, come quella di sussidiarietà, al concetto di Repubblica) evoca un equilibrio, almeno tendenziale. Diversa invece la seconda questione, quella di un favor attribuito a priori a questa o a quella categoria di soggetti gestori, che, caso mai, va giustificata come eccezione a una regola fondata sulla concorrenza. Se si deve gestire per produrre beni pubblici in cui si incarna l’“interesse generale” la regola deve essere la concorrenza tra i soggetti. È nelle aree dove è problematica la concorrenza che si può, nel caso, privilegiare una tipologia di soggetti che ha caratteristiche meritorie, magari spingendo le realtà simili a consorziarsi. Per questo, nella ricostruzione dottrinale che fa Silvia Vitielli, sembra più convincente, come lei stessa sostiene, la tesi di Pietro Rescigno: le attività di “interesse generale” non sono necessariamente collegate a un assenza di lucro, quello che conta sono i beni prodotti per i cittadini, il cui interesse è quello generale e a cui “l’autonoma iniziativa” di chi si attiva è finalizzata e che deve essere valutata dal politico regolatore rispetto a parametri di efficienza ed efficaci. Non c’è affatto un rapporto negativo tra il profitto dei privati e la produzione di un bene pubblico. Come nota poi Fabio Giglioni, in un altro dei capitoli più interessanti, la giurisprudenza ha sciolto i nodi nel senso indicato da Vitielli: si è alquanto disinteressata delle tipologie di soggetti gestori e concentrata invece sugli aspetti oggettivi della relazione instaurata. Ovviamente, come segnala Giglioni, non è poi tanto facile per un giudice distinguere gli “interessi pubblici” che hanno bisogno di una gestione pubblica diretta dagli “interessi generali” a cui è facilmente applicabile la sussidiarietà orizzontale: la scelta non può che essere spesso eminentemente politica come ha sottolineato il Tar Lombardia l’1 luglio 2008 richiamato da Giglioni. Il politico ha però il dovere di motivare bene le scelte, specie se e quando ritorna alla gestione diretta. L’ottimismo degli autori sul nuovo articolo 118 della Costituzione è condivisibile, specie se si usa l’argomento del recente contributo di Francesco Clementi sul valore della sperimentazione legislativa: che, dentro i confini della Costituzione, ci possano essere declinazioni diverse della sussidiarietà, i cui frutti si possano comparare e sperimentare prima in ambiti ristretti anche grazie al federalismo, è una risorsa, non un limite, a patto di essersi emancipati da quella classica cultura statalista omogeneizzante per cui ci si accontenta di standard formali uguali di partenza come se essi si traducessero miracolosamente in reale uguaglianza di trattamento. È vero che la sussidiarietà apre a rischi diversi e non è un pranzo di gala, ma è comunque una risorsa in più di cui non possiamo privarci in una logica di cittadinanza attiva.
, Rivista trimestrale di diritto pubblico, 01-07-2011

Il principio di sussidiarietà orizzontale considera i cittadini disposti a introdurre nella sfera pubblica il valore aggiunto rappresentato dalle loro competenze, idee ed esperienze, come potenziali alleati delle istituzioni. Si tratta, osservano i curatori del volume, del nuovo modo di essere della cittadinanza che mira a fornire ai potenziali cittadini attivi gli strumenti per mobilitarsi e, a chi opera nel sociale e nella politica, una visione credibile di cambiamento basata sulla Costituzione. Su queste idee si svolge la ricerca curata da Arena e Cotturri, articolata in otto capitoli che, partendo dal principio di sussidiarietà nella Costituzione, ripercorre gli approcci dei diversi studiosi che si sono interessati al tema, esaminando anche le politiche sociali in Puglia e il National and Community Service negli Usa.