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Filosofia della medicina

Filosofia della medicina

Epistemologia, ontologia, etica, diritto

a cura di: Alessandro Pagnini

Edizione: 2010

Collana: Frecce (95)

ISBN: 9788843054039

In breve

La medicina è oggi considerata una disciplina che cerca una sua specifica collocazione tra spiegazione della malattia e comprensione del malato, leggi di natura e fenomenologia del caso singolo, scienza e "arte". Dietro le molteplici posizioni che animano la discussione attuale intorno a questi temi, vi sono annosi dibattiti sui problemi ontologici, logici, metodologici ed epistemologici che riguardano le scienze della natura e le scienze dell’uomo. Il volume raccoglie contributi specialistici di alcuni tra i più autorevoli studiosi in materia, nell’intenzione di aggiornare le posizioni filosofiche relative a quei dibattiti, di proporre nuove analisi concettuali e ricostruzioni razionali della teoria e delle pratiche mediche, di mettere a disposizione il vocabolario essenziale di diritto ed etica per discutere le implicazioni valoriali della medicina e della cura. Insomma, un vero e proprio "trattato" sistematico, unico nel panorama editoriale internazionale, che offre "tutto quello che avreste voluto sapere di filosofia per discutere correttamente dei problemi filosofici della medicina".

Indice

Premessa di Alessandro Pagnini
Introduzione. Prolegomeni a una medicina come scienza di Alessandro Pagnini
Corpi e persone
"Noi spieghiamo la natura e comprendiamo la vita psichica"
La spiegazione nella filosofia della scienza postpositivista
Sul comprendere, sulle cause e sulle narrazioni
La scienza come forma mentis
Conclusioni
Note
Parte prima
Scienze mediche: metodo e fondamenti
1. Salute e malattia di Giovanni Federspil, Pierdaniele Giaretta e Nadia
Oprandi
Le concezioni della salute e della malattia
Prospettiva analitica e prospettiva olistica / Approccio naturalista e critiche normativiste / Entro e oltre la prospettiva evoluzionista / Concezioni normativiste: soggettivismo vs oggettivismo / Le prospettive sociologiche
La classificazione delle malattie
L’origine della classificazione delle malattie / Realismo e strumentalismo nell’idea delle malattie / Concezione delle malattie e questione degli universali
Note
2. La medicina scientifica di Stefano Canali
Medicina scientifica: un’analisi introduttiva del concetto
L’idea della medicina scientifica nel Flexner Report: debolezze e contraddizioni / L’idea di medicina scientifica e il vizio del presentismo / Naturalismo e razionalismo / Il determinismo
Le origini della medicina scientifica
L’affermazione dello sguardo anatomico / L’ordine quantitativo e meccanico / La sintesi anatomo-clinica / Teoria cellulare, fisiologia sperimentale e fisiopatologia
Le caratteristiche della medicina scientifica
Il presupposto metafisico del monismo materialistico / Il meccanicismo / Meccanicismo e causalità medica / Meccanicismo, tecnica e tecnologie biomediche / Tecnologia, medicina e idea di progresso / Riduzionismo
Medicina scientifica, medicina clinica e prassi medica
Dalla medicina scientifica alla medicina evoluzionistica e genetica / Life-history theory / Pensiero tipologico e pensiero popolazionale: dalla biologia alla medicina
Dalla medicina evoluzionistica alla medicina genomica. Verso una nuova logica della malattia
Una stessa logica per le malattie somatiche e i disturbi psichiatrici
Note
3. Forme di ragionamento e valutazione delle ipotesi nelle scienze mediche di Roberto Festa, Vincenzo Crupi e Pierdaniele Giaretta
Forme fondamentali di inferenza
Deduzione e induzione / Plausibilità e conferma induttiva
Inferenze abduttive nelle scienze mediche
L’abduzione / Inferenze abduttive nelle scienze mediche: due esempi
Il metodo ipotetico-deduttivo nelle scienze mediche
Il metodo ipotetico-deduttivo / Il metodo ipotetico-deduttivo nelle
scienze mediche: due esempi
Le ipotesi causali e i metodi di Mill nelle scienze mediche
Le ipotesi causali / Il metodo della concordanza / Il metodo della differenza
Conclusioni
Note
4. Generalizzazioni scientifiche e trial clinici di Raffaella Campaner e Andrea Cavanna
Leggi, generalizzazioni, regolarità
Il dibattito sulle leggi di natura / Le leggi nelle scienze biomediche
Il trial clinico controllato
L’effetto placebo
Note
5. Spiegazioni e cause in medicina di Margherita Benzi e Raffaella Campaner
Le spiegazioni in medicina
Causalità e criteri causali
Cause e probabilità
I meccanismi delle malattie
Cause e controfattuali
Cause e condizioni / La teoria di Lewis / Controfattuali e inferenza statistica
Cause e interventi
Modelli grafici causali
Note
6. Funzioni, meccanismi e livelli di Massimo Marraffa
Funzioni biologiche
La teoria eziologica / La teoria del ruolo causale
Funzioni psicologiche
Funzioni e livelli di meccanismi
Una rapida visione d’insieme
Note
Parte seconda
La clinica e il metodo
7. La metodologia in medicina di Cesare Scandellari
Linee evolutive della metodologia clinica
L’EBM: una nuova metodologia?
Rapporti tra metodologia e diagnosi
L’acquisizione dei rilievi clinici
La raccolta dell’anamnesi e dei rilievi obiettivi
Gli esami diagnostici
Normalità e patologia: valori normali e valori patologici
Le indicazioni di normalità in clinica e gli intervalli di riferimento
Positività e negatività dei risultati
Il problema della completezza dell’esame del malato
Note
8. La questione del singolo caso clinico di Carlo Gabbani
L’indagine sul singolo caso clinico nelle dinamiche della conoscenza medica
Caso clinico e nuove patologie / Caso clinico, nuove teorie e/o nuove cure
L’indagine sul singolo caso clinico tra individualità e generalizzazione
L’indagine sul singolo caso clinico e le sue funzioni peculiari in medicina
Note
9. Diagnosi di Giovanni Federspil
Storia e problemi della diagnosi in medicina
I tipi fondamentali della diagnosi clinica
La genesi delle ipotesi e la diagnosi differenziale
Gli aspetti "storici" della diagnosi clinica
Il fenomeno dello shift diagnostico
10. La decisione nella medicina clinica di Vincenzo Crupi e Roberto Festa
La teoria della scelta razionale: dal gioco d’azzardo alla medicina clinica
Decisioni terapeutiche
Scelte in condizioni di certezza: ponderare costi e benefici / Scelte in condizioni di incertezza: l’utilità attesa / Le determinanti dell’utilità attesa e la loro quantificazione
Decisioni diagnostiche
L’utilità della ricerca di informazioni cliniche / Sequenze di esami e trabocchetti decisionali
Conclusioni
Note
11. L’errore in medicina di Giacomo Delvecchio e Paolo Cherubini
L’errore medico
Epistemologia dell’errore medico / L’errore del medico / Teorie dell’errore / Tassonomia dell’errore
La componente cognitiva nell’errore medico
Errori diagnostici, prognostici e terapeutici / Componenti cognitive degli errori medici / Giudizi basati sulla somiglianza / Correlazioni illusorie e pseudodiagnosticità / Persistenza delle convinzioni ed eccessiva fiducia / Effetti del “senno di poi? e dell’esito / Osservazioni
consuntive
I costi dell’errore
I costi materiali e immateriali dell’errore / La curva degli errori / Il costo della diagnosi / I costi tra economia ed etica
Note
Parte terza
La malattia mentale: epistemologia e ontologia
12. Il concetto di malattia mentale di Alfredo Civita
Carattere e specificità della malattia mentale
Normale e patologico nei disturbi mentali
Tipologia dei disturbi
Psicosomatica
Note
13. Storia e criteri dei paradigmi nosografici di Massimiliano Aragona
Alcune influenti classificazioni di patologie mentali
Quali paradigmi nosografici?
Criteri diagnostici e filosofie di base
Conclusioni e scenari futuri
Note
14. Patologie della coscienza e identità personale di Cristina Meini e Michele Di Francesco
Il problema filosofico
Criteri di identità personale
Patologie della coscienza e identità personale
Teorie dell’io e patologie dell’identità
Conclusioni
Note
Parte quarta
Medicina, diritto ed etica
15. La deontologia professionale del medico di Mario Ricciardi
Pratiche e giustificazioni
Medicina, società e istituzioni
La natura della deontologia professionale
Obbligazioni, doveri naturali e virtù
Note
16. La responsabilità del medico di Luca Pelliccioli e Maddalena Rabitti
La responsabilità: una mappa concettuale
Responsabilità-soggezione / Responsabilità per posizione / Responsabilità causale / Responsabilità-capacità
Un problema: uccidere e lasciar morire
La responsabilità medica tra "contratto" e "contatto sociale"
La diligenza professionale tra obbligazioni di mezzi e di risultato
La colpa medica: negligenza, imprudenza e imperizia
Nesso causale e danno risarcibile: la perdita di chance
Il consenso informato
Note
17. Etica ed esercizio della medicina di Sergio Filippo Magni e Armando Massarenti
Problemi etici
L’etica e la bioetica / Conflitti morali / Le questioni di inizio vita: l’aborto e la fecondazione assistita / Le questioni della biotecnologia umana: l’ingegneria genetica e la clonazione / Le questioni di fine vita: l’eutanasia e il trapianto d’organi
Quando si comincia a vivere?
Note
Bibliografia
Indice dei nomi

Recensioni

, Panorama della sanità moderna, 06-09-2010
La medicina è, indubbiamente, una disciplina affascinante e complessa. Che cerca, oggi più che mai, una collocazione adeguata e specifica tra la dimensione della "spiegazione della malattia"  e la "comprensione del malato". In costante oscillazione tra le leggi della natura e la fenomenologia del singolo caso, scienza ad "arte". Tematiche di ampio respiro che animano, costantemente, intere platee di esperti, luminari, studiosi e “profani". E a cui il testo “Filosofia della medicina", a cura di Alessandro Pagnini, (edito da Carocci editore), dedica riflessioni e considerazioni ma anche e, soprattutto, risposte esaurienti e concrete. Dalle problematiche strettamente ontologiche a quelle logiche, metodologiche ed epistemologiche, che abbracciano le scienze della natura e dell’uomo. Il volume raccoglie tra i più interessanti contributi specialisitici, messi nero su bianco da autorevoli addetti ai lavori, nell’intento di "rispolverare" quelle posizioni filosofiche insite nei più accesi dibattiti in materia di Medicina. Nel desiderio di cercare, trovare e proporre, nuovi percorsi, nuove analisi concettuali e ricostruzioni razionali della teoria e delle pratiche mediche. Così da mettere a disposizione del lettore il vocabolario essenziale di diritto ed etica, ovvero quel binomio basialre e indispensabile per discutere le implicazioni valoraili della Medicina e della cura. In sintesi, il testo di Alessandro Pagnini, è un vero e proprio "trattato" sistematico che desta non poco interesse e curiosità, considerando che apre nuovi e interessanti scenari che spaziano dai fondamentali delle scienze mediche, alla clinica e al metodo. Dalla malattia mentale (epistemologia e ontologia), alla medicina, diritto ed etica. Un prodotto editoriale innovativo, unico nel panorama internazionale, che offre "tutto quello che avreste voluto sapere di filosofia per discutere correttamente dei problemi filosofici della medicina". Le provenienze dei partecipanti all’impresa, spiega Alessandro Pagnini nella premessa del libro, sono varie: medicina, filosofia del diritto, giurisprudenza, psicologia, scienze umane. Di cui, molti, con una doppia formazione. La maggior parte si riconoscerebbe nella medicina data dal grande filosofo Georges Canguilhem:" La medicina è una scienza applicata o una somma di scienze applicate", che si occupa del singolo malato o di una popolazione umana e che, al fine di conseguire al meglio lo scopo, cerca nell’osservazione sistematica, nel metodo sperimentale e nelle conoscenze di base che ne sono la linfa vitale, di accrescere il proprio livello di scientificità. Questo testo, scrive ancora Pagnini, "nasce con l’intento di offrire il supporto tecnico e bibliografico critico, necessario per affrontare i problemi filosofici della medicina così intesa, cercando anche di di dar conto degli aspetti più problematici di tale accezione, con l’auspicio di farsi leggere soprattuto dai non filosofi. Nella convizione che l’interesse per i problemi filosofici (non solo bioetici) della medicina è crescente, anche da parte di soggetti non specialistici, abbiamo costituito un gruppo di lavoro, mettendo insieme la professionalità italiane che, al momento fanno parte del meglio che la nostra Accademica ha formato. Ogni autore è stato libero di impostare e svolgere i vari temi a partire da competenze specifiche comprovate, in un personale stile di comunicazione scientifica e talora assumendo posizioni nient’affatto che allineate".
Pasquale Rotunno, Avanti, 11-09-2010
La medicina è scienza o arte? Qualcuno nega che la medicina sia una scienza naturale. L’autorevole filosofo Dietrich von Engelhardt afferma che “la medicina è una scienza della natura e allo stesso tempo una scienza antropologica". È davvero necessario che la medicina diventi qualcosa di diverso da una scienza naturale? Sono in molti a rivendicare l’ineffabilità scientifica di tutto quello che riguarda "essenzialmente" l’uomo. E a ripetere la formula a effetto che il "soggetto" non può essere “oggetto? di studio con gli strumenti della pura razionalità scientifica. Deciso a sostenere i fondamenti naturali e scientifici della medicina Alessandro Pagnini, filosofo della scienza all’Università di Firenze, ha curato un ampio trattato di Filosofia della medicina (Carocci, 584 pagine, 42,50 euro). Il volume, con il contributo dei maggiori studiosi, affronta i problemi logici, metodologici, etici, posti dall’attuale sviluppo delle scienze biomediche. Un capitolo, tra i più interessanti, è dedicato all’errore in medicina. Giacomo Delvecchio e Paolo Cherubini distinguono "l’errore della medicina", che sbaglia per inadeguatezza di conoscenze; dall’errore del singolo medico, il quale sbaglia nell’applicare conoscenze e precetti accolti dalla scienza medica in quel momento storico. C’è un errore della medicina, di cui il medico non ha colpa. E c’è un duplice errore colpevole del medico. Questi sbaglia di fronte alla medicina, ignorando le conoscenze mediche disponibili; e sbaglia di fronte al malato nell’applicare le conoscenze che la medicina rende disponibili. L’errore della medicina appartiene alla storia e alla scienza; l’errore del medico alla cronaca e alla pedagogia. La medicina si compone oggi di molteplici conoscenze, che nessuno può padroneggiare del tutto. Così che ogni medico ha una propria ineliminabile ignoranza. Le conoscenze cambiano in fretta. Nuovi problemi di salute richiedono soluzioni innovative. Il medico è chiamato a intervenire quando l’intero sviluppo della storia naturale della malattia non è disponibile. Gli è richiesta una diagnosi precoce, se non anticipatoria o predittiva. La tecnologia, inoltre, genera informazioni di dettaglio che richiedono di essere interpretate da ultraspecialisti. Spesso questi non sanno più ricomporre i singoli dettagli in una diagnosi unitaria. E cadono nell’errore per difetto di visione globale del malato. Cause d’errore sono: il presentarsi di malattie nuove ed inattese; l’ignoranza di conoscenze teoriche e di informazioni tratte dal contesto; i dati incompleti su cui basare le decisioni; la natura della mente umana che è tutt’altro che perfetta quando formula giudizi e processa informazioni. Il confine tra verità ed errore in medicina, avvertono Delvecchio e Cherubini, “può essere sfumato a un punto tale da risultare non sempre facile da cogliere nemmeno per i più esperti tra i medici". Statistiche recenti dicono che negli ospedali Usa tra i 44mila e i 98mila pazienti muoiono per eventi lesivi. Ma va distinto l’errore da altre condizioni: come l’incidente, l’effetto collaterale, l’effetto inintenzionale, che portano all’insuccesso senza che vi sia errore. Il mito del rischio zero “nasconde una utopia perfettistica" che ignora la vulnerabilità degli organismi biologici. Gli errori derivano dalla tendenza umana a ragionare superficialmente avvalendosi di euristiche intuitive nel valutare certi problemi. I giudizi intuitivi espressi in base a poche caratteristiche salienti di una situazione possono rivelarsi corretti. Tuttavia possono anche generare errori sistematici, ripetitivi, detti "biases". Talvolta il medico è portato a ritenere probabile una diagnosi molto improbabile, solo perché quel caso clinico somiglia a un altro che gli è rimasto impresso nella memoria. Nel valutare la forza diagnostica di sintomi e segni il pensiero intuitivo è soggetto a distorsioni, note come "correlazioni illusorie" e "giudizi pseudodiagnostici". Alcune correlazioni illusorie sono l’effetto di conoscenze precedenti, basate sul senso comune, o su teorie ormai superate, o non applicabili al contesto specifico. Altre volte è la ricerca di informazioni che può portare a giudizi diagnostici distorti. Altre correlazioni illusorie sono dovute a difetti nel campionamento. Si valutano associazioni sul campione di osservazioni in nostro possesso, che può essere viziato dalla modalità di raccolta. Ad esempio, un medico ospedaliero vede e può ricordare i pazienti ammessi nel suo reparto; ma non quelli ricoverati in un altro reparto con altre malattie. Le correlazioni illusorie e i giudizi pseudo diagnostici non sono solo dovuti alla selettività dei ricordi e dei campioni, ma anche al grado di importanza che attribuiamo alle diverse informazioni. Deontologia e responsabilità del medico, diritti dei pazienti e bioetica sono altri temi focalizzati nel volume. In particolare, Sergio Filippo Magni e Armando Massarenti discutono il tema dell’inizio della vita individuale e della tutela morale dell’embrione umano. Essi rifiutano la tesi che colloca l’inizio della vita individuale nel concepimento. E pongono il momento maggiormente indicativo nel quattordicesimo giorno di gestazione, in linea con un’impostazione etica di carattere liberale e pluralista.
Pasquale Rotunno, Avanti, 11-09-2010
La medicina è scienza o arte? Qualcuno nega che la medicina sia una scienza naturale. L’autorevole filosofo Dietrich von Engelhardt afferma che “la medicina è una scienza della natura e allo stesso tempo una scienza antropologica". È davvero necessario che la medicina diventi qualcosa di diverso da una scienza naturale? Sono in molti a rivendicare l’ineffabilità scientifica di tutto quello che riguarda "essenzialmente" l’uomo. E a ripetere la formula a effetto che il "soggetto" non può essere “oggetto? di studio con gli strumenti della pura razionalità scientifica. Deciso a sostenere i fondamenti naturali e scientifici della medicina Alessandro Pagnini, filosofo della scienza all’Università di Firenze, ha curato un ampio trattato di Filosofia della medicina (Carocci, 584 pagine, 42,50 euro). Il volume, con il contributo dei maggiori studiosi, affronta i problemi logici, metodologici, etici, posti dall’attuale sviluppo delle scienze biomediche. Un capitolo, tra i più interessanti, è dedicato all’errore in medicina. Giacomo Delvecchio e Paolo Cherubini distinguono "l’errore della medicina", che sbaglia per inadeguatezza di conoscenze; dall’errore del singolo medico, il quale sbaglia nell’applicare conoscenze e precetti accolti dalla scienza medica in quel momento storico. C’è un errore della medicina, di cui il medico non ha colpa. E c’è un duplice errore colpevole del medico. Questi sbaglia di fronte alla medicina, ignorando le conoscenze mediche disponibili; e sbaglia di fronte al malato nell’applicare le conoscenze che la medicina rende disponibili. L’errore della medicina appartiene alla storia e alla scienza; l’errore del medico alla cronaca e alla pedagogia. La medicina si compone oggi di molteplici conoscenze, che nessuno può padroneggiare del tutto. Così che ogni medico ha una propria ineliminabile ignoranza. Le conoscenze cambiano in fretta. Nuovi problemi di salute richiedono soluzioni innovative. Il medico è chiamato a intervenire quando l’intero sviluppo della storia naturale della malattia non è disponibile. Gli è richiesta una diagnosi precoce, se non anticipatoria o predittiva. La tecnologia, inoltre, genera informazioni di dettaglio che richiedono di essere interpretate da ultraspecialisti. Spesso questi non sanno più ricomporre i singoli dettagli in una diagnosi unitaria. E cadono nell’errore per difetto di visione globale del malato. Cause d’errore sono: il presentarsi di malattie nuove ed inattese; l’ignoranza di conoscenze teoriche e di informazioni tratte dal contesto; i dati incompleti su cui basare le decisioni; la natura della mente umana che è tutt’altro che perfetta quando formula giudizi e processa informazioni. Il confine tra verità ed errore in medicina, avvertono Delvecchio e Cherubini, “può essere sfumato a un punto tale da risultare non sempre facile da cogliere nemmeno per i più esperti tra i medici". Statistiche recenti dicono che negli ospedali Usa tra i 44mila e i 98mila pazienti muoiono per eventi lesivi. Ma va distinto l’errore da altre condizioni: come l’incidente, l’effetto collaterale, l’effetto inintenzionale, che portano all’insuccesso senza che vi sia errore. Il mito del rischio zero “nasconde una utopia perfettistica" che ignora la vulnerabilità degli organismi biologici. Gli errori derivano dalla tendenza umana a ragionare superficialmente avvalendosi di euristiche intuitive nel valutare certi problemi. I giudizi intuitivi espressi in base a poche caratteristiche salienti di una situazione possono rivelarsi corretti. Tuttavia possono anche generare errori sistematici, ripetitivi, detti "biases". Talvolta il medico è portato a ritenere probabile una diagnosi molto improbabile, solo perché quel caso clinico somiglia a un altro che gli è rimasto impresso nella memoria. Nel valutare la forza diagnostica di sintomi e segni il pensiero intuitivo è soggetto a distorsioni, note come "correlazioni illusorie" e "giudizi pseudodiagnostici". Alcune correlazioni illusorie sono l’effetto di conoscenze precedenti, basate sul senso comune, o su teorie ormai superate, o non applicabili al contesto specifico. Altre volte è la ricerca di informazioni che può portare a giudizi diagnostici distorti. Altre correlazioni illusorie sono dovute a difetti nel campionamento. Si valutano associazioni sul campione di osservazioni in nostro possesso, che può essere viziato dalla modalità di raccolta. Ad esempio, un medico ospedaliero vede e può ricordare i pazienti ammessi nel suo reparto; ma non quelli ricoverati in un altro reparto con altre malattie. Le correlazioni illusorie e i giudizi pseudo diagnostici non sono solo dovuti alla selettività dei ricordi e dei campioni, ma anche al grado di importanza che attribuiamo alle diverse informazioni. Deontologia e responsabilità del medico, diritti dei pazienti e bioetica sono altri temi focalizzati nel volume. In particolare, Sergio Filippo Magni e Armando Massarenti discutono il tema dell’inizio della vita individuale e della tutela morale dell’embrione umano. Essi rifiutano la tesi che colloca l’inizio della vita individuale nel concepimento. E pongono il momento maggiormente indicativo nel quattordicesimo giorno di gestazione, in linea con un’impostazione etica di carattere liberale e pluralista.
Stefano Cazzato, Conquiste del lavoro, 20-11-2010
"Tutto quello che avreste voluto sapere di filosofia per discutere correttamente dei problemi filosofici della medicina". Si potrebbe sintetizzare così, secondo il curatore Alessandro Pagnini, il contenuto di questo libro che vuole essere una riflessione sistematica e rigorosa sulla filosofia della medicina, condotta dai maggiori esperti del settore e articolata in quattro parti fondamentali: i metodi e i fondamenti delle scienze mediche; la clinica; la malattia mentale; i rapporti tra medicina, diritto ed etica. Con questa ambizione da trattato il libro affronta argomenti spinosi come ad esempio il caso dell’errore medico (per negligenza, imprudenza o imperizia) e prova a rispondere a una serie domande che incalzano gli operatori sanitari ma non solo. La medicina è una scienza naturale o una scienza umana? Un sapere teoricamente fondato o un saper fare, un saper trattare, un arte, una tecnica? Si basa sulla spiegazione oggettiva, in termini di cause e deduzioni, o sulla comprensione empatica, in termini di relazione e di significati? E’ più vicina al modello positivistico del sapere o a quello esistenziale nelle sue varianti fenomenologiche, ermeneutiche, narrative? Si occupa solo della cosa ( la malattia, il corpo, l’aspetto biologico) o anche della persona (il malato, il vissuto interiore, la totalità dell’essere)? Come si vede il dibattito filosofico sulla medicina, con il suo carico di implicazioni psicologiche, epistemologiche, ontologiche, etiche, giuridiche, viene da lontano, da una disputa antica, quella che oppone da decenni le due culture: la cultura scientifica, sbilanciata sul metodo, e la cultura umanistica, sbilanciata sull’interpretazione. Ma è proprio questo sbilanciamento, e la sterile opposizione da cui nasce, che bisogna correggere, cercando di far dialogare le diverse culture mediche tanto più che l’attuale approccio scientifico non è quello di un razionalismo astratto e impersonale o di un determinismo settario, ingenuo e sordo ai contributi di nuovi saperi. La proposta del libro, che emerge con chiarezza nell’Introduzione, è che dal conflitto delle due culture si possa uscire, anzi si debba uscire, soprattutto nell’interesse del malato. Ma non se ne esce liquidando la mentalità scientifica, con le sue pretese di rigore e di universalità, ma insistendo sul "tipo di scientificità da ascrivere alla medicina". Non è in discussione l’umanesimo del medico, le qualità valutative, la capacità di sentire e affrontare la sofferenza, il bagaglio personale di esperienza e di esistenza. Quello che è discutibile è sostituire, in nome di un generico e datato antiscientismo, l’approccio oggettivo con l’approccio soggettivo, la conoscenza con la pratica. La medicina certamente è una pratica che riguarda "il processo di interazione e di comunicazione col paziente" ma "dietro ogni pratica, anche se non dobbiamo necessariamente presupporre un algoritmo, è lecito aspettarsi ed è doveroso esplicare un pensiero teorico e inferenziale".
Emanuele Antonelli, http://www.recensionifilosofiche.it, 01-12-2010
“La medicina è “una scienza applicata o una somma di scienze applicate" che si occupa della salute del singolo malato o di una popolazione umana, e che, al fine di conseguire al meglio lo scopo, cerca, nell’osservazione sistematica, nel metodo sperimentale e nelle conoscenze di base che ne sono la linfa vitale, di accrescere il proprio livello di scientificità" (pp. 15-16). A partire da questa definizione, che è anche una dichiarazione programmatica, Alessandro Pagnini ha raccolto a convegno un gruppo di lavoro costruito sull’accostamento di giovani e autorevoli professionalità italiane le cui provenienze — medicina, filosofia della scienza, filosofia della mente, filosofia morale, filosofia del diritto, giurisprudenza, psicologia e scienze umane — mettono capo ad un lavoro polifonico e armonico. Il volume in esame va a colmare una lacuna editoriale, manifestazione di una carenza a livello progettuale e scientifico, pronta ora ad essere obliterata. In coda ad un florilegio di contributi interessanti ma sempre parziali, questo Filosofia della medicina, certo non il primo a presentarsi sotto questo titolo, offre un’introduzione tematica generale, organicamente finalizzata a costituire un campo coerente di discussione filosofica che non ha pari, né in italiano né in una lingua straniera accessibile. La struttura dell’opera, di cui ci si potrà fare un’idea più approfondita consultando l’indice in calce alla recensione, fa di questo testo un manuale sistematico, dedicato ad approfondire ed ancora prima a presentare, la variegata gamma di problemi filosofici — non solo bioetici — posti dalla medicina, in quanto scienza e in quanto pratica, ad aggiornare le posizioni filosofiche relative, a proporre nuove analisi concettuali e ricostruzioni razionali della teoria e delle pratiche mediche e a mettere a disposizione il vocabolario essenziale di diritto ed etica per discutere le implicazioni valoriali della medicina e della cura. Insomma, un vero e proprio trattato che offre “tutto quello che avreste voluto sapere di filosofia per discutere correttamente dei problemi filosofici della medicina", con il dichiarato auspicio di farsi leggere anche, se non soprattutto, da non filosofi. Le quattro parti di cui si compone il volume sono dedicate rispettivamente ad un’analisi dei metodi e dei fondamenti delle scienze mediche, alle metodologie cliniche, all’epistemologia ed all’ontologia della malattia mentale ed ai dibattiti di ordine giuridico ed etico con cui una comunità consapevole deve fare i conti al fine di determinare correttamente deontologia e responsabilità, limiti e condizioni della scienza medica e delle sue applicazioni cliniche. Pagnini fornisce, nell’introduzione, una premessa di carattere generale che è bene riportare per liberare sin da subito il campo da una delle domande classiche a cui ogni filosofia della scienza deve fornire una risposta. Specialmente in un momento che l’autore definisce di crisi paradigmatica, in cui la medicina pare affrontare una perdita, sia pure costruttiva, di identità, “il compito della riflessione filosofica non è indicare alla scienza una “retta via" per la ricerca e per la pratica, quanto semmai cercare di sondarne le implicazioni e gli impliciti e di vagliare criticamente le vie effettivamente prese da quella scienza e dalla comunità dei suoi praticanti? (p. 20). Il contributo di Pagnini, le cui intenzioni introduttive puntano a definire lo spazio e i confini all’interno del quale possano animarsi i dibattiti proposti dai convenuti, si richiama alla classica “disputa sui metodi", accesasi nell’ambito della distinzione tra le Naturwissenschaften e le Geisteswissensshaften, rintracciandone per altro l’origine nell’articolazione di due tradizioni differenti circa il modo di intendere le condizioni che una spiegazione deve soddisfare per essere scientificamente accettabile; una tradizione galileana di matrice platonica ed una tradizione aristotelica, fondate su spiegazione causale (meccanicistica) e spiegazione teleologica (finalistica). Ripercorrendo le fasi evolutive dell’articolazione di queste due prospettive, Pagnini sostiene che nel caso della medicina le ragioni di contrasto tra le due tradizioni, a partire dalla nota distinzione tra il comprendere (verstehen) e lo spiegare (erklären), non siano in grado di fornire una precisa classificazione.  La premessa che sostiene il volume punta a superare questa distinzione datata e inservibile ravvisando nella nozione di forma mentis scientifica un’utile strumento per condurre l’operazione di chiarificazione concettuale ricercata. Sperando di cogliere correttamente le intenzioni degli autori, si potrebbe sostenere che i contributi della Parte prima, la più ampia del volume, siano dedicati a chiarire quali siano i tratti caratteristici di una forma mentis scientifica, ovvero di un atteggiamento che non rinunci mai a fare uso dei procedimenti e degli utensili dell’intelligenza. Federspil, Giaretta e Oprandi si dedicano nel primo intervento a rispondere a domande fondamentali in merito al chiarimento della relazione di priorità epistemologica tra i concetti di salute o di malattia e allo statuto ontologico delle malattie. Si chiedono poi se sia possibile evitare il soggettivismo individualistico e il costruzionismo sociale e difendere una concezione che consideri la salute un valore e sia nello stesso tempo fondata su basi oggettive. Rispondono a queste domande sondando le prospettive analitica e olistica, l’approccio naturalista e le critiche normativiste, la prospettiva evoluzionista e quelle sociologiche. Stefano Canali fornisce un’analisi introduttiva del concetto di “medicina scientifica", offrendo gli strumenti epistemologici per comprendere gli enjeux dei dibattiti che investono la pedagogia medica. Affronta i presupposti metafisici della medicina scientifica valutandone le ricadute tanto sulla ricerca quanto sulla pratica clinica, generalmente ignote e, ancora più grave: inaccessibili, a chi non disponga delle competenze analitiche per affrontare la questione con un approccio filosofico. Di natura più esplicitamente logica l’intervento di Festa, Crupi e Giaretta, dedicato alle forme fondamentali del ragionamento e della valutazione delle ipotesi nelle scienze mediche. Vengono affrontate in queste pagine le forme fondamentali dell’inferenza, deduzione induzione e abduzione e chiarito il ruolo e le modalità del metodo ipotetico-deduttivo nelle scienze mediche. Il contributo di Campaner e Cavanna affronta la determinazione dei concetti di legge scientifica, offrendo al lettore un’ampia panoramica sul dibattito filosofico generale in merito alle leggi di natura e, nello specifico, in merito alle leggi biomediche, introducendo le prospettive principali sul tema. All’interno della sezione dedicata al ruolo del trial clinico nella ricerca scientifica, interessanti le pagine dedicate all’effetto placebo. A chiusura della sezione epistemologica dedicata alla medicina del corpo, un intervento di Benzi e Campaner sui modelli di spiegazione e previsione più comuni — ovvero su quali siano le caratteristiche logiche necessarie perché una spiegazione possa essere ritenuta valida e quali i criteri causali ammissibili — e un intervento di Marraffa sul ruolo della teoria delle funzioni nel contesto delle scienze mediche (per lo più prive della possibilità di ambire alla generalità delle spiegazioni che contraddistingue le leggi universali, meta che viene infatti definita “ideale euclideo?). La Parte seconda affronta il contesto della pratica medica, mettendo in campo i fondamenti della metodologia clinica, nel primo contributo di Scandellari; e le problematiche legate alla relazione tra generalizzazione e singolo caso clinico — e i singoli individui coinvolti, che rendono evidente il peso maggiore del confronto con il particolare rispetto al generale nel campo delle scienze mediche — nel contributo di Gabbani. Il contributo di Federspil affronta nello specifico il tema della diagnosi, fornendo una prospettiva che, come per altro quasi tutti i saggi del volume, si giova di un ampio respiro storico oltre che epistemologico. Interessante il contributo di Crupi e Festa, dedicato alla presentazione e discussione dello studio delle decisioni in ambito medico. Si discutono le origini, il significato e i limiti dell’analisi decisionale applicata alla medicina clinica. Ad una necessaria introduzione alla teoria della scelta razionale — ormai sempre più diffusa in un’ampia gamma di discipline, a partire dall’economia —, segue la presentazione delle particolari condizioni di esercizio che il medico può fare di questo strumento. Chiude la sezione un saggio di grande attualità pratica di Delvecchio e Cherubini sul tema dell’errore in medicina. Un intervento che fornisce strumenti teorici ed ermeneutici fondamentali per capire cosa sia l’errore medico — distinguendo innanzitutto tra errore del medico e errore della medicina —, quali siano le incidenze, quali le responsabilità e quali le conseguenze sociali ed economiche. La Parte terza, forse quella con risvolti più ampiamente filosofici e logici, è dedicata all’epistemologia e ontologia della malattia mentale. I tre saggi che la compongono affrontano tematiche molto complesse e stratificate. Il saggio di Civita mira a discutere il concetto di malattia mentale e i limiti insuperabili che questo oppone ad una caratterizzazione filosoficamente e scientificamente inoppugnabile, affrontando di petto il problema dello statuto ontologico della mente e dei paradigmi che nel corso della storia hanno cercato di fornire spiegazioni alla malattia mentale. La seconda parte del saggio si cimenta con il concetto di malattia mentale su un piano pragmatico, cercando di fornire gli strumenti per discutere l’adozione, comunque necessaria, di una prospettiva in grado da un lato di ordinare razionalmente le conoscenze disponibili, dall’altro di fornire risposte utilizzabili sotto il profilo operativo. Il contributo di Aragona affronta il tema della storia e dei criteri dei paradigmi nosografici, considerando la relazione tra i presupposti filosofici, empiristi, piuttosto che illuministi o sensisti, e i criteri diagnostici. Il saggio di Meini e Di Francesco, dedicato alle patologie della coscienza e all’identità personale, cerca di fornire delle considerazioni fondamentali sulle filosofie di base nella definizione dell’identità personale, ripercorrendo la storia delle teoria dell’individuazione — ovvero cosa sono io, cosa fa di me un io e cosa fa di me sempre lo stesso io — e aprendo uno scorcio sul ruolo delle patologie della coscienza come “esperimenti della natura", in risposta alla metodologia discussa ma ampiamente diffusa degli esperimenti mentali inaugurata da Locke. La Parte quarta del volume affronta temi di più immediata utilità dialettica, fornendo gli strumenti per comprendere, innanzitutto, e valutare i dibattiti sulla deontologia professionale del medico, a partire dal giuramento di Ippocrate di Kos, nel saggio di Ricciardi. Gli ultimi due saggi rispondono ai dibattiti biopolitici più recenti, offrendo una prospettiva sugli argomenti più consolidati e gli strumenti ermeneutici più diffusi, per farsi un’idea meno ingenua e teleguidata sui delicati temi della responsabilità del medico, specialmente in contesti come quello dei trattamenti di fine vita — questo uno dei casi specifici trattati da Pelliccioli e Rabitti — e sui problemi etici legati all’inizio della vita dell’individuo e alla tutela morale dell’embrione — nell’ultimo saggio, di ispirazione liberale e pluralista, di Magni e Massarenti. In linea generale, il volume affronta un florilegio di temi e problemi che mira ad offrire “tutto quello che avreste voluto sapere di filosofia per discutere correttamente dei problemi filosofici della medicina" (p. 15); un lettore filosofo potrebbe, in modo forse estemporaneo, lamentare l’assenza di considerazioni sull’immunologia, impegnativa branca della scienza medica, dai risvolti filosofici di eccezionale complessità e profondità. L’operazione editoriale di Carocci e scientifica dell’équipe raccolta da Pagnini è lodevole e, oltre a fornire una preziosa introduzione alla disciplina, risponde — specialmente laddove indirizzata, negli auspici del curatore, ad un pubblico di non filosofi — all’esigenza di contribuire ad un miglioramento della qualità del dibattito pubblico su temi di bruciante attualità, generalmente abbandonati nelle mani del più retrivo dogmatismo o del più volgare populismo mediatico. Purtroppo il prezzo e la ponderosa consistenza del libro in questione si intromettono con una certa evidenza rischiando di ostacolare in qualche misura l’iniziativa.

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