Carocci editore - Il film blockbuster

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Il film blockbuster

Marco Cucco

Il film blockbuster

Storia e caratteristiche delle grandi produzioni hollywoodianePresentazione di G. Richeri

Edizione: 2010

Ristampa: 1^, 2015

Collana: Biblioteca di testi e studi (557)

ISBN: 9788843053803

In breve

Ogni anno gli incassi del mercato cinematografico internazionale ruotano attorno a pochi grandi titoli in grado di raccogliere uno straordinario successo di pubblico. Film generalmente poco amati dalla critica, maltrattati nei discorsi quotidiani, ritenuti superficiali e semplicisti nella rappresentazione della realtà. Qual è allora il segreto del loro successo? A partire da un’analisi storica che affonda le radici nel contesto statunitense postbellico e neotelevisivo, il testo indaga su come Hollywood abbia progressivamente incentrato la propria attività attorno a pochi "blockbuster", caratterizzati da un ingente costo di produzione e da una spiccata vocazione commerciale. Il loro successo è riconducibile a una vasta gamma di fattori, come il costante superamento di nuove frontiere sul piano della spettacolarità, l’offerta di un’esperienza cinematografica immediatamente gratificante a livello sensoriale, la capacità di intercettare i gusti, le tendenze e le opinioni più diffuse nella società. Portando alla luce le caratteristiche produttive di queste pellicole, il relativo schema promozionale e distributivo e l’articolata rete di rapporti che li lega ad altri mercati e ad altri media, si invita il lettore ad accostarsi ai blockbuster con uno sguardo rinnovato. Studiarli significa infatti indagare un tipo di film in grado di riflettere la complessità della propria epoca parlando in maniera semplice a una platea universale di spettatori e riscoprendo quell’antico legame tra cinema e pubblico basato sulla gioia infantile per l’attesa, la scoperta e la meraviglia.

Indice

Ringraziamenti
Presentazione di Giuseppe Richeri
Introduzione
1. Che cos’è un blockbuster?
Il termine "blockbuster": problemi di definizione
2. Le origini
La crisi dell’industria cinematografica/L’affermazione della “mentalità del blockbuster"/La svolta: Lo squalo
3. Le caratteristiche
Esperienza di frontiera/Accesso universale/Identità semplice/Narrazione e spettacolo
4. La distribuzione e l’esercizio
Il roadshowing/La strategia di saturazione/Blockbuster e cinema multisala
5. Il blockbuster al di là della sala
Blockbuster e televisione/Blockbuster, politica e istituzioni/Blockbuster, mercati ancillari e conglomerate
6. Il blockbuster europeo
I blockbuster sono solo statunitensi?/L’Europa e le produzioni ad alto costo
Conclusione
Bibliografia

Recensioni

Martino Cervo, Libero, 25-03-2010
I blockbuster sono come i bagni pubblici: tutti li disprezzano, ma li frequentano e, alla fine, sono quelli che reggono la baracca. È la tesi, documentata quanto originale, del libro di Marco Cucco, in libreria da oggi per Carocci (“Il film blockbuster", pp. 114, euro 13). Frutto delle ricerche postlauream all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, il testo di Cucco è la vivisezione di un fenomeno, quello dei film di largo consumo, di imponente costo e (atteso) enorme ricavo, sotto gli occhi di tutti ma proprio per questo sottratto finora a uno sguardo scientifico, o quanto meno analitico. I blockbuster (il temine deriva dall’industria bellica: bomba in grado di devastare un intero complesso di edifici, il block) sono definiti alla stregua di “macro-genere?, intreccio post-moderno tra complessità e semplicità. La prima è quella di un meccanismo economico delicatissimo, vasto e rischioso, che sostiene l’intero impianto industriale del cinema, coprendo con ricavi a otto zeri i mancanti introiti dei progetti sfortunati. La seconda è quella dell'high concept, termine che i sociologi hanno scovato per descrivere l'atmosfera ricreata dai blockbuster: storie facili eppure eroiche, clima da frontiera capace di fondere quotidianità e fantasia, cultura popolare e star da sognare e riprodurre in film per dvd, fotografie, gadget. Figlio di una lunga evoluzione che passa dalla sentenza Paramount del 1948 (divieto per le major di possedere sale) alla crisi degli anni Sessanta, fino al boom del cosiddetto rinascimento hollywoodiano di Scorsese, Altman, Coppola e tanti altri, il blockbuster ha i1 pioniere "moderno" in "Lo squalo" di Spielberg (1975) soprattutto per la strategia di distribuzione, che punta sull'invasione immediata di numerosissime sale cinematografiche, unita a un massiccio bombardamento pubblicitario televisivo sulla scorta del successo del romanzo cui si ispirava. Da lì in poi la strada è tracciata: i blockbuster oggi sono mastodonti da 70 milioni di dollari di produzione, pensati per fare, da subito, massa, precedendo e scavalcando critiche negative sui contenuti. Grease , Guerre Stellari, Superman, Harry Potter, Shrek, Avatar, prima che buone o cattive pellicole sono film "da vedere". Macchine da soldi nate per funzionare, competitive nella distribuzione ma cooperative nell'indotto mediatico. In tutto questo, il blockbuster ha un'ideologia? Non direttamente: pur avendo beneficiato della deregulation reaganiana, spesso alcune opere, specie nel genere catastrofico, paiono più orientate a istanze progressiste. Destra o sinistra, belli o brutti, i blockbuster - come spiega Cucco – tengono in piedi tutta l'industria cinematografica, coi loro fatturati da 10 miliardi di dollari l'anno. Cominciano a farlo m che in Europa, dove le coproduzioni per sfruttare le economie di scala stanno diventando regola.
Laura Borselli, Tempi, 31-03-2010
C'e il cinema d'essai a cui si va con aria sofisticata e senza timore di tirare fuori un taccuino per gli appunti. Poi ci sono le pellicole da pop corn e occhialini 3D, collocate, come i multisala che generalmenteli ospitano alle periferiedelle grandi città, ai confinidel perimetro che definisce il cinema più "nobile" e culturalmente significativo. Se alla prima categoria appartengono generalmente film d'autore, la seconda e il regno dei blockbuster, vale a dire quei prodotti pensati appositamente per sbarcare il botteghino e in cui Hollywood è maestra. È a quei film spesso snobbati dalla critica che si dedica Marco Cucco nel libro Il film blockbuster. Storia e caratteristiche delle grandi produzioni hollywoodiane ( Carocci, 13 euro), in libreria dal 26 marzo. La convinzione di Cucco, ricercatore presso I'Istituto Media e Giornalismo dell'Università della Svizzera italiana, è che queste pellicole facilmente etichettate come "la solita americanata" non siano inevitabilmente sinonimo di povertà culturale, bensì prodotti che nelle proprie caratteristiche (dalla struttura narrativa a quella distributiva) rispecchiano con straordinario acume tensioni, tendenze e gusti della nostra società. Cucco ripercorre allora la storia del cinema dal Dopoguerra ad oggi, soffermandosi in particolar modo su quello che la critica definisce il primo blockbuster in senso moderno Lo squalo. Nel 1975 la famosa pellicola di Steven Spielberg rappresento un punto di svolta nell'economia in crisi dell'industria hollywoodiana, realizzando la convergenza di una serie di strategie e accorgimenti che avrebbero definito la formula magica del blockbuster, dall’essere trasposizione di libro di successo alla predilezione per un pubblico giovane che chiede al cinema una gratificazione immediata. Come accadde per Lo squalo, così anche oggi sulle spalle dei tanto vituperati blockbuster grava il peso del resto della produzione delle grandi major: un  film dall'incasso sicuro permette l'esistenza nel carnet delle case di produzione di pellicole magari più sofisticate, ma di certo meno redditizie. Ecco perché un blockbuster che non può permettersi di fallire deve contare anche su una distribuzione particolare; per questo punta a uscire contemporaneamente nel maggior numero di sale nei primi weekend di programmazione prima ancora che l'effetto passaparola informi il pubblico, il blockbuster deve incassare tanto da coprire i costi di realizzazione. Dura la vita per chi deve portare a casa la pagnotta per tenere in piedi l’industria hollywoodiana.