Carocci editore - Ripensare Marx e i marxismi

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Ripensare Marx e i marxismi

Marcello Musto

Ripensare Marx e i marxismi

Studi e saggi

Edizione: 2011

Ristampa: 1^, 2012

Collana: Biblioteca di testi e studi (680)

ISBN: 9788843053087

  • Pagine: 376
  • Prezzo:33,00 28,05
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In breve

Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, Marx venne considerato un pensatore da destinare all’oblio e sul quale si era già detto e scritto tutto. La crisi economica internazionale del 2008 ha riportato, invece, nuovamente alla ribalta la sua analisi del capitalismo e le recenti acquisizioni filologiche della Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA²), la nuova edizione storico-critica delle sue opere, hanno offerto agli studiosi nuovi testi che dimostrano la distanza tra la teoria critica di Marx e il dogmatismo dei marxismi dominanti nel Novecento. Il volume, in un periodo in cui si ritorna a interrogare l’autore frettolosamente messo da parte dopo il 1989, ricostruisce, con rigore testuale e storiografico, tappe ancora poco note, o misconosciute, della biografia intellettuale di Marx, quali la formazione culturale giovanile, la redazione dei manoscritti parigini del 1844, gli studi di economia politica degli anni Cinquanta, la stesura delle prime bozze preparatorie di Il capitale e la genesi di Il signor Vogt; nonché la storia della diffusione e della recezione di alcuni dei suoi scritti principali, in particolare i Manoscritti economico-filosofici del 1844, il Manifesto del partito comunista e i Grundrisse. Dalla disamina critica e innovativa, realizzata in queste pagine, dei dibattiti su filosofia post-hegeliana, concezione materialistica della storia,metodo di ricerca, lavoro e alienazione, emerge un "altro Marx", un pensatore molto diverso da quello raffigurato, per lungo tempo, da tanti suoi critici e presunti seguaci.

Indice

Premessa
Avvertenza
Parte prima
Per una nuova biografia intellettuale di Marx (1818-60)
1. Infanzia, adolescenza e studi di formazione
Il rabbino mancato/Al liceo di Treviri/Lo studiosus juris a Bonn/Tra le braccia del nemico/Un giovane hegeliano a Berlino
2. Manoscritti e quaderni di estratti del 1844
Parigi, capitale del XIX secolo/L’approdo all’economia politica/Manoscritti e quaderni di estratti: le carte del 1844/Critica della filosofia e critica della politica/Dalla filosofia alla prassi rivoluzionaria/Appendice. Tabella cronologica dei quaderni di estratti e dei manoscritti parigini
3. Gli studi di economia politica dal 1845 ai [Grundrisse]
Il proseguimento degli studi di economia politica/Il 1848 e lo scoppio della rivoluzione/A Londra aspettando la crisi/Gli appunti di studio del 1850-53/Il processo contro i comunisti e gli stenti personali/Gli articoli sulla crisi per il "New-York Tribune"/La crisi finanziaria del 1857 e i [Grundrisse]/Appendice. Tabella cronologica dei quaderni di estratti, dei manoscritti, degli articoli e delle opere di economia politica del periodo 1843-58
4. Storia, produzione e metodo nella [Introduzione] del 1857
Da dove cominciare?/Note critiche sulla storia e sull’individuo sociale/La produzione come totalità/Alla ricerca del metodo/Il rapporto ineguale tra la produzione materiale e quella intellettuale/Oltre l’[Introduzione] del 1857
5. Al tempo dei [Grundrisse]
L’appuntamento con la rivoluzione/Nella povertà a Londra/Durante la stesura dei [Grundrisse]/In lotta con la società borghese
6. La polemica del 1860 contro Carl Vogt
Il signor Vogt/ Contro la miseria e la malattia/E intanto l’“Economia" attende... /Giornalismo e politica internazionale
Parte seconda
Sulla diffusione e sulla recezione dell’opera di Marx
7. L’odissea della pubblicazione degli scritti di Marx
L’incompiutezza di Marx e la sistematizzazione del marxismo/Vicissitudini della pubblicazione delle opere di
Marx ed Engels/Riviste di studi marxiani/Recenti acquisizioni filologiche della MEGA2/Quel "cane morto" di Marx/Appendice. Tabella cronologica degli scritti di Marx
8. Il mito del "giovane Marx" nelle interpretazioni dei [Manoscritti economico-filosofici del 1844]
Le due edizioni del 1932/Traduzioni e ristampe successive/ Uno o due Marx? La disputa sulla "continuità" del pensiero di Marx/La nascita del mito del "giovane Marx" nelle prime interpretazioni dei [Manoscritti economico-filosofici del 1844] in Germania/La moda del “giovane Marx" in Francia dopo la Seconda guerra mondiale/I [Manoscritti economico-filosofici del 1844] nel “campo socialista" e nel marxismo anglosassone/Superiorità, cesura, continuità/Appendice. Principali edizioni dei [Manoscritti economico-filosofici del 1844] dal 1927 al 1998
9. Il Manifesto del partito comunista in Italia. Dalle origini al 1945
Il misconoscimento italiano/Gli anni Ottanta e il marxismo senza Marx/Le prime pubblicazioni del Manifesto del partito comunista in Italia/Il Manifesto del partito comunista tra la fine dell’Ottocento e il fascismo/L’attualità del Manifesto del partito comunista/Appendice. Tabella cronologica delle edizioni italiane del Manifesto del partito comunista dal 1889 al 1945
10. Diffusione e recezione dei [Grundrisse] nel mondo
1858-1953: cent’anni di solitudine/500.000 copie in giro per il mondo/Lettori e interpreti/Appendice. Tabella cronologica delle traduzioni dei [Grundrisse]
11. Rivisitando la concezione dell’alienazione in Marx
Le origini del concetto di alienazione/La riscoperta dell’alienazione/Le concezioni non marxiste dell’alienazione/Il dibattito sul concetto di alienazione negli scritti giovanili di Marx/Il fascino irresistibile della teoria dell’alienazione/La teoria dell’alienazione nella sociologia nord-americana/Il concetto di alienazione in Il capitale e nei suoi manoscritti preparatori/Feticismo delle merci e disalienazione
Bibliografia
Indice dei nomi

Recensioni

Eduardo Scotit, la Repubblica, 17-12-2011

MARCELLO Musto insegna Teoria politica alla York University di Toronto. È uno dei quei giovani cervelli napoletani in fuga e accolti come risorsa all' estero. Curatore o co-autore di volumi quali "Sulle tracce di un fantasma. L' opera di Karl Marx tra filologia e filosofia", "Karl Marx' s Grundrisse: foundations of the Critique of political economy 150 years later", e "Karl Marx. L' alienazione", oltre a "Introduzione alla critica dell' economia politica", nonostante la giovane età è entrato nel nutrito esercito di intellettuali e accademici nordamericani che non solo non ha liquidato frettolosamente (come è avvenuto solo negli atenei italiani) il tracciato del pensiero marxista dopo la caduta del muro nel 1989, ma ne ha riletto i contenuti in chiave scientifica sottolineandone la grande contemporaneità. Una rilettura che Musto ripropone nel saggio di recente pubblicazione "Ripensare Marx e i marxismi" (Carocci) anche alla luce della crisi finanziaria ed economica che ha investito Usa e Europa dal 2008 partendo dall' analisi dei testi sacri del marxismo, a iniziare da "I Grundrisse" sulla bancarotta del 1857. Quella tempesta economica fu dovuta alle banche di New York che aumentarono il volume dei prestiti nonostante la diminuzione dei depositi. Musto nota come l' incremento delle attività speculative peggiorò le condizioni economiche generali e dopo la chiusura per bancarotta della filiale di New York della Ohio Life Insurance and Trust company, il panico prese il sopravvento causando fallimenti, riduzioni del credito, estinzione dei depositi e sospensione dei pagamenti in moneta. Condizioni che Marx ed Engels individuarono come ideali per la loro rivoluzione.

Antonino Infranca, Critica marxista, 01-01-2012Alfonso Gianni, Gli Altri, 01-01-2012F.P., Il Pensiero Politico, 01-01-2012Francesca Izzo, l'Unità, 16-01-2012

Sull’inserto domenicale della Repubblica dell’8 gennaio ben tre pagine sono state dedicate a Karl Marx, al suo pensiero di nuovo al centro di un crescente interesse mondiale e all’enorme mole di inediti che stanno progressivamente vedendo la luce.

Per i lettori italiani che ne volessero sapere di più è appena giunto in libreria un volume (Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi, Carocci, novembre 2011) che dà un importante contributo all’inconsueto profilo teorico ed umano del pensatore di Treviri offerta dalla nuova edizione critica dei suoi scritti editi ed inediti.

“Nonostante l’affermazione delle sue teorie, trasformate nel XX secolo in ideologia dominante e dottrina di Stato per una gran parte del genere umano, e l’enorme diffusione dei suoi scritti, egli rimane, ancor oggi, privo di un’edizione integrale e scientifica delle proprie opere” (p.189).

L’autore, attualmente docente presso la  York University di Toronto (data la ormai ben nota incapacità della nostra università di dare prospettive a valenti studiosi pur formatisi al suo interno) ha seguito il lavoro dell’équipe di studiosi che sta approntando a Berlino la Mega2, ovvero la prima vera edizione critica della sterminata produzione di Marx, formata sia dagli inediti che dagli scritti ordinati e pubblicati postumi da Engels, a cominciare dal secondo e dal terzo libro del Capitale.

Unendo alle competenze filologiche solide conoscenze teoriche e della storia delle interpretazioni, Musto in questo lavoro illumina un’immagine di Marx lontana sia dalla monumentalità irrigidita del fondatore di un’ortodossia che dal frammentarismo accademico. Quella che emerge dalle pagine di Musto è la figura del pensatore geniale che ha svelato le radici storiche,  quindi modificabili, del suo e del nostro presente spiegando i meccanismi di sviluppo a scala mondiale del modo di produzione capitalistico; ma anche del ricercatore frenetico, mai pago dei risultati del proprio lavoro, sempre pronto a seguire nuove piste di studio, ad aprire nuovi orizzonti di ricerca, lasciando di fatto incompiuto il progetto della sua vita.

Attraverso alcune analisi esemplari, come quella condotta sui cosiddetti Manoscritti economico- filosofici -scritto giovanile dove compare per la prima volta il concetto di lavoro alienato che ha tanto animato le polemiche tra gli interpreti- Musto ci introduce in quel laboratorio, ribollente di idee originali, riassunti o commenti di opere altrui, che sono gli scritti marxiani. Il lettore può verificare lo scarto che si apre tra la presunta opera compiuta, come le precedenti edizioni ce l’avevano consegnata e l’effettivo stato dello scritto che così ci consente di penetrare nel processo del lavoro creativo di Marx, nella sua officina di pensiero.

Ai saggi di impianto biografico e filologico, accompagnati da appendici di utilissime tabelle cronologiche , si intrecciano nel volume studi dedicati alla “odissea della pubblicazione” degli scritti marxiani e alla storia delle interpretazione, in particolare dei Manoscritti, dei Grundisse e del Manifesto del Partito comunista. Mentre è di rilievo teorico il saggio sull’Introduzione del 1857. Si tratta di un testo assai noto, di carattere metodologico nel quale sono delineati i tratti generali del metodo di esposizione e della concezione materialistica della storia, che ha attirato l’attenzione di innumerevoli interpreti e critici. Musto lo analizza con grande puntualità mettendone in luce la complessa architettura, la struttura aperta e il suo straordinario valore teorico.

“Nelle opere successive all’[Introduzione]…Marx scrisse delle questioni di metodo non più nella forma aperta e problematica che aveva caratterizzato lo scritto del 1857, bensì in modo compiuto e senza lasciar trasparire la complessa genesi della sua elaborazione. Anche per questa ragione, le pagine dell’[Introduzione] sono straordinariamente rilevanti” (p.149).

Sostenuta dalla rete di queste robuste conoscenze c’è una forte passione che guida la ricerca di Musto, la passione per il suo autore, per Marx che ciclicamente si vuole trattare come un “cane morto”, al pari del suo amato Spinoza e che ciclicamente viene riscoperto come indispensabile a comprendere i fenomeni del mondo globalizzato.

“Si è aperta una stagione contraddistinta dai molti Marx. Dopo il tempo dei dogmatismi, non sarebbe potuto accadere altrimenti … Tra i  molti Marx che continuano ad essere indispensabili, se ne segnalano almeno due… quello critico del modo di produzione capitalistico. L’analitico, perspicace e instancabile ricercatore che ne intuì e analizzò lo sviluppo su scala mondiale e, meglio di ogni altro, ha descritto la società borghese…L’altro Marx…è il teorico del socialismo. L'autore che ripudiò l’idea di “socialismo di Stato”, al tempo già propugnata da Lassalle e Rodbertus” (pp.218-9).

Roberto Ciccarelli, il Manifesto, 22-01-2012Vera Bessone, Corriere di Romagna, 16-05-2012Rita Felerico, Il Denaro, 12-07-2012Alfonso M. Iacono, Il Tirreno, 22-09-2012Cesare Pianciola, L'Indice dei libri del mese, 01-10-2012Giovanni Russo Spena, Contro la crisi, 25-11-2012Alfio Neri, www.carmillaonline.com, 26-01-2013

Il modo di leggere Marx è cambiato negli ultimi anni. Gli scritti sono (quasi) sempre quelli ma sono intervenuti due fattori nuovi che hanno cambiato molte cose. Innanzitutto, i nuovi equilibri geopolitici hanno reso obsolete le letture legate agli schieramenti della guerra fredda. Inoltre siamo molto vicini alla (speriamo) definitiva edizione delle opere complete di Marx ed Engels. In questo momento, l’intricata matassa dei testi pubblicati in vita (pochi) e delle opere rimaste manoscritte (tante) è ora, finalmente, disponibile. La fine della guerra fredda e la pubblicazione integrale di tutto (o quasi) quello che Marx ha scritto ci permettono di leggere in modo nuovo l’intera sua opera. Il punto di partenza è, comunque, un paradosso: in settanta anni il paese del socialismo scientifico non ha avuto il tempo di terminare un’edizione filologicamente scientifica delle opere complete del suo massimo ispiratore.

Negli ultimi anni è stato fatto molto per sbrogliare l’intricata matassa degli scritti di Marx e il lavoro filologico di Musto è uno dei più interessanti. Sulla base delle recenti acquisizioni ottenute con la nuova edizione storico-critica delle opere complete di Marx ed Engels (Marx-Engels-Gesamtausgabe, MEGA), Musto ricostruisce con rigore e acume tutta una serie di tappe della biografia intellettuale di Marx e della sua opera. Questo lavoro di attenta lettura mette in luce l’enorme distanza tra la teoria critica di Marx e il dogmatismo dei marxismi che, dalla fine Ottocento ad oggi, sono seguiti. Si tratta di un lavoro importante che sta aprendo nuove prospettive di notevole spessore teorico.

La chiave di volta della vicenda sta, probabilmente, nella straordinaria vicenda della pubblicazione dei suoi scritti. La storia edizione dell’opera omnia di Marx, su adeguati criteri filologici, è sconcertante. Il primo tentativo, assolutamente prometeico, si ebbe dopo la Rivoluzione Russa e terminò con la deportazione e la morte di Rjazanov, il suo principale curatore. Ripeto, nel paese della dittatura del proletariato, il filologo che curava la pubblicazione del suo massimo teorico, scomparve in un campo di concentramento verso la fine degli anni Trenta, dopo avere iniziato il suo lavoro. La pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels fu ritentata con l’apporto della Germania dell’Est negli anni Sessanta. Dopo una breve interruzione legata al crollo del sistema sovietico, l’edizione delle opere complete sta chiudendosi ora con la pubblicazione degli ultimissimi inediti (sulle vicissitudini della pubblicazione cfr. pp. 189-202, sulle ultime acquisizioni cfr. pp. 205-216).

Qualche problema era sorto fin dall’inizio. La contingenza storica è sicuramente presente. Chiaramente hanno influito lo stalinismo, il crollo dell’Urss ma anche le lotte ai vertici della socialdemocrazia tedesca. Però una parte importante di questo ritardo risiede, anche, nella profonda incompiutezza dell’opera. Marx aveva una prospettiva teorica titanica. Rispetto al lavoro svolto, le opere pubblicate in vita furono poche. Alla sua morte, gli scritti incompiuti erano molti, ma molti di più, di quelli pubblicati in vita. Vista nel suo insieme l’opera è immensa ma soprattutto è drammaticamente incompiuta, frammentaria e talvolta contraddittoria. Lo sforzo di comprensione di Marx terminò per la scomparsa dell’uomo empirico, non perché il suo pensiero avesse trovato la quiete.

Ripetiamolo, Marx aveva in mente un piano di ricerca colossale. Di questo progetto ne fu portata a termine solo un’esigua parte. Dopo la sua morte, Engels cercò di costruire, in modo redazionale, un’opera quanto più possibile organica. Per farlo provò a legare fra loro un’ampia serie di redazioni non definitive scritte in tempi diversi. Engels era in buona fede e anche per questo i suoi contemporanei diedero credito a questa lettura unitaria. Inoltre questi materiali erano in genere dei frammenti molto voluminosi con un elevato livello d’elaborazione teorica a cui mancava un’intelaiatura generale. Insomma quello che Engels diceva di Marx sembrava ragionevole.

Engels aveva in mente un approccio dialettico e positivista. Attorno a questa impostazione presentava e organizzava le opere del suo grande amico. Questo modello teorico, una forma non banale di materialismo dialettico, aveva il grande vantaggio di essere molto vicino alle scienze naturali dell’epoca. Aveva però anche il difetto di legare in un insieme falsamente omogeneo frammenti di epoche diverse fra loro in parziale contrasto. Di fatto il suo lavoro redazionale (e anche lo spirito della sua epoca) fecero leggere l’opera del suo amico dentro un’ottica positivista abbastanza lontana da molta parte della sua produzione.

Negli anni seguenti, il pensiero di Marx venne diffuso sulla base di opuscoli, sintesi e compendi che erano a loro volta il prodotto di riassunti di edizioni ampiamente rimaneggiate e censurate. Banalizzata per ottenere un effetto propagandistico, la forma manualistica utilizzata si traduceva in un grave impoverimento del patrimonio teorico originario. Il risultato fu una teoria schematica ed elementare, un evoluzionismo intriso di determinismo economico che, già ai primi del Novecento, era incapace di comprendere la propria epoca. Dopo molte vicende, il paradosso assoluto fu raggiunto in epoca staliniana. Le trasformazioni politiche e sociali e la lotta ai vertici del partito stabilizzarono una teoria dogmatica, assolutamente inflessibile. Questo monolite diceva di ispirarsi all’opera di un autore i cui scritti erano non pubblicati e che il regime, che a lui si ispirava in modo ferreo e indiscutibile, prudentemente non rendeva pubblici per evitare spiacevoli discussioni. In questi anni Marx cessò di essere una proficua guida per l’azione per diventare una sistematica giustificazione a posteriori dei satrapi di turno.

Oggi, l’edizione su adeguati criteri scientifici delle opere complete di Marx ci permette di rileggere tutta la storia del marxismo con occhi diversi. La distanza rende possibile vedere le stesse cose con un diverso punto di vista e formulare nuove questioni a vecchi problemi. Inoltre oggi, finalmente, abbiamo sotto gli occhi (quasi) tutto quello che Marx aveva scritto; gli scritti troppo rivoluzionari che i vertici della socialdemocrazia tedesca avevano occultato e quelli poco marxisti che l’URSS staliniano non aveva mai avuto il coraggio di pubblicare.

La tesi di fondo di Musto è che Marx non è un autore monolitico. Ci sono molti temi ricorrenti ma non c’è un’intuizione straordinaria molto precoce che si sviluppa in modo lineare nel corso del tempo. Al contrario, Marx è un autore plurale, dominato da vari interessi che si evolvono nel corso del tempo; un autore non dogmatico che in momenti diversi ha opinioni differenti su importanti questioni teoriche. Come studioso incontra l’economia politica dopo avere studiato la filosofia, la storia, il diritto. Come rivoluzionario vive vicende personali drammatiche fino a che si trova in esilio a Londra, nel punto nevralgico del capitalismo. Pensa di tornare appena possibile alle lotte, poi esaurito il ciclo del quarantotto, inizia a studiare il mondo nuovo che si sta formando. Marx nella disgrazia ha anche fortuna perché il caso lo ha portato nel centro del capitalismo mondiale. Poteva finire ucciso sulle barricate, prigioniero in carcere, dimenticato in un qualche lavoro impiegatizio negli Stati Uniti e invece diventa uno dei più importanti pensatori di tutti i tempi.

Anche teoricamente molte cose sono ancora da studiare. Fino a pochi decenni fa, il gigantesco lavoro di scavo fatto nei lunghi anni che precedono la pubblicazione del primo libro de Il Capitale era ancora ignoto. In quegli anni oscuri Marx affrontava questioni e problemi e offriva soluzioni provvisorie in seguito ampiamente rielaborate. In questo senso, tutta l’opera è da considerarsi come una rete di riflessioni fra loro inter-comunicanti. L’idea di Engels, quella di una via a senso unico che termina in un’unica teoria monolitica, è in contrasto con storia del testo che mostra invece un’enorme varietà di analisi.

Sono importanti anche le acquisizioni filologiche che si sono accumulate negli ultimi decenni. I Manoscritti economico-filosofici del 1844 non sono un’opera a sé stante ma solo una serie di quaderni di appunti parzialmente incompleta (ne manca uno). Questi scritti furono pubblicati congiuntamente nello stesso volume dando l’impressione di essere le bozze di un libro destinato alla pubblicazione dallo stesso Marx (cfr 45-77). L’edizione venne fatta all’inizio dell’era staliniana e precedette di qualche anno l’eliminazione fisica di Rjazanov, il curatore. Questo testo fittizio ebbe una storia molto importante perché la sua fortuna fu essenzialmente politica. Per decenni fu l’arma teorica usata dalla sinistra antistalinista per contrapporsi, in un’ottica rivoluzionaria, al Marx de Il Capitale, all’epoca egemonizzato da una lettura determinista e sostanzialmente staliniana (cfr. pp. 225-272).

Qualcosa di simile si può dire anche de L’ideologia tedesca. Per prima cosa va detto che non è un testo unitario. Diede questa impressione perché fu pubblicato in un unico volume. In realtà si trattava di saggi separati che avevano delle importanti connessioni interne. Inoltre l’assenza di altre rielaborazioni filologiche contribuì molto a dare questa falsa impressione di unitarietà. Al contrario, il lavoro degli ultimi decenni ha evidenziato una serie di seri problemi testuali, ad esempio, come la presenza di alcuni brani che, probabilmente, non sono di Marx. Si tratta di fogli volanti inseriti nel manoscritto (potevano sembrare degli incisi) la cui provenienza era assolutamente incerta.

Complessivamente il lavoro filologico è andato molto avanti ma non è terminato. Anche quando i testi sono adeguatamente ricostruiti lo sforzo di interpretazione non è detto che abbia già dato tutti i risultati possibili. Per esempio è già venuto il momento di procedere ad una nuova edizione dei Grundrisse (un punto di partenza lo offre lo stesso Musto alle pp. 76-105 ma anche alle pp. 151-186). Un'altra questione da riprendere in mano è quella delle crisi periodiche del capitalismo visto che Marx non scrive mai esplicitamente che il capitalismo è destinato a crollare. La questione è importante perché la teoria del crollo, la tesi della fine incombente della società capitalistico-borghese, fu proclamata dalla seconda internazionale l’essenza più intima del socialismo scientifico. «Le affermazioni di Marx volte a delineare i principi dinamici del capitalismo e, più in generale, a descriverne la tendenza di sviluppo, furono trasformate in leggi storiche universalmente valide, dalle quali fare discendere, sin nei minimi particolari, il corso stesso degli eventi» (p.193). Di fatto la fine del capitalismo, che per Marx era desiderabile, per i marxisti, diventa "scientificamente inevitabile". Rimanendo sempre sul terreno de Il Capitale, occorre ancora esaminare nel dettaglio i cinquemila (5.000!) interventi che il vecchio Engels opera sul secondo libro del capitale. Molti interventi sono semplici correzioni ma la quantità è assolutamente enorme. Non voglio tediare. Dico solo che, altre volte, il lavoro di individuazione del testo ha permesso di mettere in evidenza che certe cose che sembravano scontate in realtà non lo erano.

Un capitolo interessante riguarda le traduzioni italiane del Manifesto del partito comunista. Per tutti gli anni Ottanta dell’Ottocento, Marx fu un autore quasi ignoto in Italia (in ogni caso il leader anarchico Carlo Cafiero pubblicò nel 1879 il Compendio del Capitale di Marx come strumento teorico di formazione politica). La prima traduzione fu de il Manifesto è del 1889. Si trattava di un lavoro di bassa qualità di Leonida Bissolati, una specie di popolarizzazione del testo di Marx con alcuni brani tradotti letteralmente. Nel 1891 l’importante leader anarchico Pietro Gori pubblicò presso Flaminio Fantuzzi, un editore anarchico, una traduzione in italiano di un’edizione francese del 1885. Solo l’anno dopo uscì la traduzione del Manifesto del partito comunista di Pompeo Bettini fatta su un edizione tedesca del 1883. Questa traduzione, più volte ristampata nei decenni seguenti, fu l’edizione di riferimento del marxismo italiano tanto da dare avvio al processo di formazione della terminologia marxista italiana. La vicinanza di queste date indica che fino alla fine dell’Ottocento la contrapposizione anarchici/marxisti era molto meno marcata di quanto non si creda oggi. Pietro Gori, uno dei massimi leader anarchici dell’epoca, traduceva il Manifesto per usarlo come strumento di propaganda anarchica. Anche qui non vorrei insistere troppo. Mi sembra evidente che lo stereotipo della contrapposizione frontale sia palesemente da abbandonare.

Di quel Marx a cui molti fra noi erano abituati, rimane molto. Il testo (meglio, i testi) sono ancora quasi tutti lì. La vera novità è che hanno preso la forma enigmatica del frammento. Gli spunti si moltiplicano. Le ipotesi di lavoro e le soluzioni prendono nuove forme. Non si è più di fronte al barbuto granitico personaggio delle piazze sovietiche che presidiava alla purezza di una dottrina inattaccabile, scientifica e assolutamente certa. Finito il dogmatismo rimane il Marx insuperato critico del capitalismo e anche, paradossalmente, il teorico del socialismo che ripudia anche l’idea di un "socialismo di Stato". La mia netta impressione è che il meglio delle prossime letture debba ancora venire. Il lavoro di Musto è un concreto passo in avanti in questa direzione.

Umberto Curi, Corriere della sera, 04-01-2019