Carocci editore - L'asino che cura

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L'asino che cura

L'asino che cura

Prospettive di onoterapia

a cura di: Patrizia Reinger Cantiello

Edizione: 2009

Ristampa: 4^, 2014

Collana: Laboratorio (26)

ISBN: 9788874665662

  • Pagine: 160
  • Prezzo:17,30 16,44
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In breve

Il raglio dell’asino è tornato a rompere l’atmosfera con il suo vibrante richiamo e la sua simpatia. Rimanda a una dimensione di vitalità e di possibilità, colte da tanti, che in Italia e all’estero hanno dato vita a sempre più numerosi centri che praticano attività terapeutiche con l’asino. A volte anche solo la parola "asino" ha la capacità di restituire un piccolo buonumore e ha il potere di evocare qualcosa di profondamente familiare: una naturale disponibilità a "stare". Su questa disponibilità si fonda la pratica di mediazione con l’asino. Questo animale, con la sua istintiva inclinazione alla relazione, rappresenta una risorsa davvero preziosa per chi vive gli spazi e i tempi della cura. La profonda soddisfazione che in questo campo stanno vivendo tutte le figure coinvolte genera l’esigenza di un approfondimento rigoroso di una conoscenza vecchia di secoli, ma nuova di risorse impensate. Questo libro vuole essere un piccolo contributo allo sviluppo scientifico di una metodica che si propone tanto accademica quanto umana.

Indice

Prefazione. Se l’asino può più di mille medicine di Luigi Cancrini
Introduzione. L’asino: un incontro, una possibilità di Patrizia Reinger Cantiello
Parte prima. Percorsi terapeutici con l’asino: riflessioni
1. L’ambiente nello sviluppo normale e patologico di Massimo Frascarelli
2. La relazione uomo-animale come metodo per il cambiamento di Ugo Corrieri
3. Attività di mediazione con l’asino di Eugenio Milonis
4. EmotiOnos: le ragioni profonde della scelta di Gianluigi Giovagnoli
5. L’uomo e l’asino: perché funziona di Isabella Poggi e Patrizia Reinger Cantiello
6. Lavorare in rete di Alfonso Pascale
Parte seconda. Percorsi terapeutici con l’asino: esperienze
7. La ri-costruzione della storia individuale. Il video training nei percorsi terapeutici con l’asino di Silvia Pinna
8. L’asino e i disturbi alimentari: un intervento particolare al CEE Lago di Cogliandrino di Nicoletta Labanca
9. Il tetto degli asini di Daniela Palumbo e Brunella Filigonio
10. Gli asini di Villa Buon Respiro di Daniela Zoppi
11. Gli asini del Piccolo Carro dell’équipe psicoterapeutica della cooperativa sociale Piccolo Carro
12. Qui nessuno è somaro! Esperienze educative con gli asini in case di ospitalità di Monika Kinga Delmanowicz
13. L’esperienza "Asini ancora" di Stefania Deodato
14. Osservazione di un’esperienza di circolo di studio con l’asino di Daniela Traine, Rosella Odella e Marcello Villa
15. Asini perplessi… asini per entrare e asini per uscire di Michela Luise e Federica Aste
16. Un terapeuta dalle orecchie lunghe di Serena Ventrice
17. Il progetto "Prospero" di Pierluigi Riccioni
18. Onoterapia: rel-azione, comunicazione, affettività di Annalisa Alvergna
19. L’asino relazionale di Alberto Grizzo
Conclusioni. Il racconto di Federico di Patrizia Reinger Cantiello
Appendice. Dove… con gli asini!
Ringraziamenti

Recensioni

Lucilla Vazza, il Sole 24 ore Sanità , 07-12-2009
Se tutti avessimo un asino per amico, probabilmente cu sarebbero meno esaurimenti nervosi e depressioni. E molti bambini con difficoltà motorie o di socializzazione potrebbero avere un compagno di giochi davvero insolito. Altro che "somari", insomma. Gli asini - animali docili e intelligenti - negli ultimi anni sono stati riscoperti per uso terapeutico perché la loro compagnia sortisce numerosi effetti benefici. Che sia usato per agevolare la rieducazione motoria o per risolvere traumi: l’asinello si presta al contatto con ,adulti e bambini in modo empatico. È quello che sostengono i teorici della onoterapia, la pet-therapy che prevede appunto l’uso degli asinelli. Una metodologia che si poggia sulle caratteristiche che fanno dell’asino un animale unico: lentezza, docilità, empatia. Ben diverso dalle caratteristiche del cavallo, anch’esso usato per fini terapeutici (ippoterapia). Così spiega Patrizia Reinger Cantiello, educatrice in forza all’ospedale Fatebenefratelli di Genzano, che in virtù di anni di approfondimento sull’onoterapia ha scritto un libro («L’asino che cura», Carocci editore), proprio sulle virtù terapeutiche di questi animali così "ancestrali" rievocatori di ricordi contadini e di una cultura arcaica e vicinissima allo stesso tempo. L’asino con il suo modo di essere statico, con il suo raglio potente e unico, è in grado di «rompere gli schemi». Non si pone in modo aggressivo e anzi offre al paziente portatore di fragilità, un diverso modo di «esistere», mostrando appunto una «fragilità possibile», che è il contrario dell’essere arrendevole. L’asino si ribella, non è un animale passivo: punta i «piedi» e dice «no». È questo stare che diventa veicolo formativo e di dialogo con le persone, che attraverso l’aiuto di operatori specializzati e sotto la guida di un medico, riescono a ritrovare o a trovare la capacità di stare insieme agli altri. Superare il trauma relazionale attraverso la docilità di un animale. «L’attività è graduale - spiega Reinger Cantielio - i percorsi sono individuali o di gruppo a seconda delle esigenze: si può iniziare con i giochi per passare poi al contatto diretto con coccole e carezze, fino ad arrivare alle passeggiate». In sostanza, il paziente riesce a fidarsi dell’animale e quindi a cominciare un percorso di apertura verso l’altro da sé. Non trascurando i benefici che il contatto con l’asino porta alle persone con problematiche motorie o psicomotorie, che riescono a sentire i propri movimenti, il proprio corpo, grazie alla mediazione dell’operatore che può aiutare il paziente a uscire dalla gabbia dei limiti che imprigiona molti disabili di questo tipo. Si riesce a creare una relazione terapeutica che porta ad aprirsi al mondo esterno. «Il contatto con l’asino, che al contrario di quanto affermano i luoghi comuni, è un animale molto duttile e intelligente, investe ogni aspetto relazionale del paziente che riesce a proiettarsi sull’asino e a lavorare sui codici della comunicazione, spesso gravemente compromessi nei pazienti che ricorrono all’onoterapia», conclude la specialista. Ma chi sono i pazienti-tipo di questa suggestiva forma di pet-therapy? Incredibilmente, può aiutare un’ampia varietà di persone, in maniera differente: si va dai cardiopatici ai tossicodipendenti; dai disabili motori ai malati psichiatrici; dai bambini con problemi di apprendimento a quelli che hanno difficoltà a socializzare. Giovani e vecchi, donne e uomini: l’onoterapia in modo personalizzato può far bene a tutte quelle persone che hanno difficoltà comportamentali, disturbi affettivo-relazionali e bisogno di superare delle paure nella riabilitazione motoria. Il segreto dell’asino. Ma perché scegliere un asino al posto di un comune cagnolino? Il segreto sembra essere quel mix fatto di mansuetudine, di prudenza e di lentezza. E forse proprio la sua lentezza è in grado di richiamare le nostre società arcaiche e i nostri ritmi più ancestrali, a riuscire a determinare un percorso di fiducia e di immedesimazione. Insomma, nella lentezza dell’asino si può ritrovare la concezione del tempo degli avi e quell’antica simbiosi uomo-animale che per secoli ha caratterizzato la cultura mediterranea e non solo. E che oggi può curare, con buona pace degli amanti di ben più nobili destrieri.