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Newton & Co. geni bastardi

Andrea Frova, Mariapiera Marenzana

Newton & Co. geni bastardi

Rivalità e dispute agli albori della fisica. Prefazione di Piergiorgio Odifreddi

Edizione: 2019

Collana: Quality paperbacks (558)

ISBN: 9788843095933

  • Pagine: 304
  • Prezzo:16,00 13,60
  • Acquista

In breve

Sullo sfondo dell’Inghilterra del XVII secolo si stagliano le figure dei padri fondatori della Royal Society. Ingegni sublimi, ma soggetti a umane e talora meschine passioni, che li indussero a opporsi l’un l’altro talora con sorprendente acrimonia. Dallo sconcertante “divino” Newton al poliedrico ma dispersivo Hooke, dal pio astronomo Flamsteed al mondano Halley, dal grande architetto Wren al nobile Leibniz, e poi Huygens, Hevelius e altri ancora. Il libro illustra i traguardi scientifici di quei geni e i loro difficili ma stimolanti rapporti anche con i maggiori scienziati che operavano in Francia, Germania e Olanda. Erano gli anni in cui la scienza, nata in Italia con Galileo, emigrava in quei paesi dove trovava un terreno propizio allo sviluppo di un metodo di ricerca rigoroso.

Indice

Congiunzioni astrali di Piergiorgio Odifreddi

Nota degli autori

1. Robert Hooke e l’isola incantata

2. A cena con i geni

3. Il rogo di Londra

4. Il giovane Newton

5. Disputa su luce e colore

6. Orologi in gara

7. Telescopi e guerre stellari

8. Luce e colore, ritorno di fiamma

9. La guerra di Greenwich

10. La battaglia sulla gravità

11. Newton teologo

12. Una vita a passo di corsa

13. Scontro con Leibniz

14. Newton, il lato oscuro del genio

Cronologia

Presidenti della Royal Society dalla fondazione al successore di Newton

Bibliografia

Recensioni

Paolo Mieli, Corriere della sera, 27-04-2015Massimiliano Parente, il Giornale, 05-06-2015, Il Corriere del Sud, 01-07-2015Alfonso Berardinelli, Il Foglio, 23-07-2015, Coelum, 01-08-2015Maria Arcà, www.galileonet.it, 13-08-2015

Dal 1660 la più importante delle associazioni scientifiche inglesi, la Royal Society, riuniva periodicamente a Londra i suoi membri per verificare le esperienze compiute o presentate dai soci e per renderne noti i risultati, eventualmente sottoponendoli alla discussione tra gli interessati. La società si proponeva infatti di fondare il pensiero scientifico soltanto su evidenze sperimentali, evitando di prendere in considerazione ipotesi soltanto teoriche o fondate sull’immaginazione speculativa. Curatore degli esperimenti era stato nominatoRobert Hooke, fidato collaboratore di Robert Boyle e responsabile della costruzione di delicati e precisi apparecchi di misura.

Il saggio di Andrea FrovaMariapiera Marenzana fa immergere il lettore nell’ambiente seicentesco della Royal Society, che verrà presto dominato dalla potente personalità scientifica del “divino” Isaac Newton. Qui di volta in volta gli scienziati, coadiuvati da esperti tecnici di laboratorio, affrontano vari tipi di problemi sperimentali, dalla costruzione dei primi orologi a molla alle indagini sulla natura della luce (che Newton immagina di natura corpuscolare mentre Hooke sostiene la sua natura ondulatoria), dalle teorie sulla gravitazione alla costruzione di microscopi abbastanza raffinati e di telescopi che raccolgono i dati necessari per indagare la struttura dell’Universo.

Lo sviluppo delle ricerche e le soluzioni proposte dai più noti scienziati dell’epoca diventano oggetto di comunicazioni e di scambi epistolari tra i membri della Royal Society. Inseriti nel loro contesto storico, questi documenti sono presentati dagli autori nella loro essenzialità scientifica, accompagnati tuttavia dal racconto delle controversie, delle amarezze, delle invidie e delle gelosie delle menti più eccelse che questionavano sulla priorità dei risultati sperimentali, elaborando talvolta a proprio nome dati raccolti da altri.

In questo acceso clima culturale la genialità di Hooke, unita a un carattere non facile e a una non perfetta conoscenza delle matematiche, era causa di frequenti conflitti e di veri e propri litigi, talvolta generate dall’atteggiamento ostile degli stessi membri della Royal Society e favorite, in particolare, del segretario Oldenburg che fomentava l’inimicizia tra Hooke e Newton. La ricca documentazione presentata in questo saggio rende finalmente giustizia alle misconosciute ma interessantissime ricerche di Hooke, al suo libro “Micrografia” con gli splendidi disegni delle immagini viste al microscopio, alle sue invenzioni originali, alle sofisticate apparecchiature che lui stesso costruiva a convalida delle sue teorie.

La prepotenza orgogliosa del grande Newton è presentata nella sua straordinaria competenza matematica ma anche nella incapacità di riconoscere i propri errori e, soprattutto al termine della vita, sedotto da pratiche alchemiche assai poco scientifiche. Dunque la sua immagine risulta ben diversa da quella piuttosto oleografica che appare nelle solite righe elogiative di un qualsiasi libro di testo. A fianco di questi due grandi personaggi, vivono, operano (e litigano) altri importanti scienziati: Boyle, e poi Halley,FlamsteedHeveliusLeibniz il quale, in un feroce e lungo scontro con Newton, voleva dimostrare e sostenere la sua priorità nella scoperta del calcolo differenziale.

Tutti geni, dunque, ma “bastardi”, impegnati nei tentativi di sopravanzare i colleghi e di tenere nascoste le proprie elaborazioni, pronti a spiare evitando di essere spiati, rompendo solidarietà e amicizie, cercando solidarietà tra coloro che sarebbero stati a breve considerati nemici.
In realtà, attraverso questi personaggi e le loro controversie, vengono messi a confronto due modi di fare scienza: quello inventivo, aperto alle mille problematiche a cui Hooke tentava di dare soluzione, e quello sistematico di Newton, intensamente concentrato su pochi problemi di fondo.

Non è scritto sui libri di testo, e per molti potrebbe essere una scoperta sapere che se entrambi gli scienziati avevano indipendentemente elaborato una teoria che descriveva l’attrazione gravitazionale come relazione quadratica inversa alle distanze tra le masse, era di Hooke l’idea di combinare, nella descrizione dell’orbita dei pianeti, il moto inerziale e ilmoto centripeto, soddisfacendo alle leggi enunciate da Keplero.

Giovanni Caprara, Sette de Corriere della sera, 14-08-2015Gianna Zanarini, Coelum, 09-09-2015