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Filologia della letteratura italiana

Pasquale Stoppelli

Filologia della letteratura italiana

Nuova edizione

Edizione: 2019

Collana: Manuali universitari (197)

ISBN: 9788843094332

  • Pagine: 236
  • Prezzo:23,00 19,55
  • Acquista

In breve

Compito primario della filologia è restituire i testi alla loro forma originaria dopo averli liberati dai guasti della trasmissione. Sui testi moderni la filologia si esercita invece nella ricostruzione delle fasi attraverso cui essi pervengono alla forma definitiva. Questo manuale, in una nuova edizione riveduta e ampliata, introduce anzitutto ai metodi e alle tecniche di base del lavoro filologico con riferimento alle opere della letteratura italiana. Ma spetta alla filologia anche far luce sulle vicende che hanno portato i testi ad attraversare i secoli, descrivere i manufatti che li hanno veicolati. È per questa ragione che i nostri maggiori capolavori sono qui raccontati nelle loro storie testuali. Storie che hanno radice nella creatività degli autori, ma hanno preso corpo e vivono in manoscritti e stampe. Ne consegue che lo studio della letteratura fa anzitutto i conti con la materialità dei documenti, poi con le teorie e le ideologie. Ma l’educazione filologica non ha solo un rilievo storico, ha anche un risvolto etico: è esercizio che induce alla valutazione critica di tutto ciò che cicirconda, che aiuta a smascherare dogmatismi e false opinioni.

Indice

Premessa
1. Concetti generali

La scrittura/Il testo/L’edizione/Per approfondire
2. Filologia dei manoscritti
Il manoscritto/L’originale/La copia/Per approfondire
3. L’edizione unitestimoniale
Il censimento dei testimoni/Un solo testimone/Il problema della grafia/Per approfondire
4. Il metodo di Lachmann
La recensio/L’examinatio e l’emendatio/ Un esempio di edizione critica/Per approfondire
5. Limiti del metodo di Lachmann
Oggettività vs soggettività/Dopo Lachmann/Per approfondire
6. Filologia dei testi a stampa
Il testo in tipografia/Ecdotica dei testi a stampa/L’autore in tipografia: il Furioso del 1532/L’autore distratto: il caso della Locandiera/Correzioni senza fine: I promessi sposi del 1840/Il testo in casa editrice oggi/Per approfondire
7. Filologia d’autore
L’autore e le sue carte/Costruire il libro: il Canzoniere di Petrarca/Racconto di un’anima: i Canti di Leopardi/Per approfondire
8. Altri aspetti testuali
Linguistica e filologia/Metrica e filologia/Intertestualità e filologia/Per approfondire
Questioni
Q1. La tradizione della Commedia
1. La prima storia del testo
2. La moderna filologia dantesca
Per approfondire
Q2. L’edizione dei testi non-finiti
1. Problemi generali
2. Le Grazie di Foscolo
3. Lo Zibaldone di Leopardi
Per approfondire
Q3. Ecdotica di generi particolari
1. I testi folclorici
2. I cantari
3. La poesia per musica
4. Il testo teatrale
5. Le lettere
Per approfondire
Q4. La filologia attributiva
1. Alla ricerca dell’autore
2. La questione del Fiore
Per approfondire
Q5. La filologia e il digitale
1. Il testo elettronico
2. La filologia assistita dal computer
3. Una nuova ecdotica?
Per approfondire
Conclusioni
Bibliografia
Indice di termini ed espressioni tecniche
Indice dei nomi

Recensioni

Lino Leonardi, Medioevo Romanzo, 01-07-2009
Ai numerosi manuali d’uso per la filologia italiana (Ageno, Stussi, Balduino, Bessi-Martelli, Bentivogli-Vecchi Galli, Inglese) viene ora ad aggiungersi questo di Stoppelli, che nel titolo adotta la formulazione innovativa che è quella ufficiale nell’ordinamento universitario italiano (ma nel volume non si affrontano testi che non siano in lingua italiana, come quella formula lascerebbe presupporre, inglobando in teoria anche i testi in altre lingue – in primis latini – che di fatto fanno parte della letteratura nazionale). La presentazione della materia è ben organizzata in modo tradizionale in sette capitoli: Concetti generali (pp. 17-36: scrittura, testo, edizione), Filologia del manoscritto (pp. 37-52: manoscritto, originale, copia), L’edizione unitestimoniale (pp. 53-64: censimento delle tesimonianze, un solo testimone, problema grafia), Il metodo di Lachmann (pp. 65-86: recensio, examinatio e emendatio, un esempio di edizione critica: Meravigliosamente del Notaio), Limiti del metodo di Lachmann (pp. 87-96: oggettività vs soggettività, dopo Lachmann), Filologia dei testi a stampa (pp. 97-115: il testo in tipografia, Orlando furioso, Locandiera, Promessi sposi), Filologia d’autore (pp. 117-39: Petrarca, Leopardi). A livello generale, si potrà osservare il mantenimento dell’attribuzione a Lachmann
del metodo stemmatico, senza un accenno all’ormai assodata infondatezza di tale paternità. Piú sostanziale è il parziale fraintendimento della posizione di Bédier, là dove gli si attribuisce l’ammissione che il metodo di Lachmann sia «praticabile fino al momento della costituzione dello stemma» (p. 93); e a partire da Bédier sarebbe stato utile dedicare qualche spazio in piú (oltre all’accenno di p. 66) alla frequente indecidibilità tra errore e variante, vero punto critico del metodo genealogico. Ne sarebbe conseguita probabilmente una maggiore considerazione per l’istituto della diffrazione, definito in modo tanto rapido da risultare improprio (si avrebbe diffrazione quando si ipotizza «che le lezioni attestate siano tutte corruzioni a partire da una forma non attestata», p. 73), e per la dinamica linguistica connessa con ogni tradizione volgare, cui non è dedicata una trattazione specifica, che avrebbe opportunamente affiancato l’esauriente paragrafo sul problema dell’ammodernamento grafico (pp. 58-64). A parte queste considerazioni di fondo, l’esposizione è ben articolata e didatticamente efficace, e nella brevità dell’insieme riesce a inserire un buon numero di esempi concreti, toccando i problemi filologici posti da molti dei classici della tradizione italiana. Utile supplemento è offerto in questo senso dall’appendice di Questioni (pp. 141-90), nella quale si affrontano la tradizione della Commedia (fa specie però che l’ed. Sanguineti sia assimilata tout court per il metodo all’ed. Lanza: p. 151), l’edizione dei testi non-finiti (con esempi dalle Grazie e dallo Zibaldone), altre tipologie testuali (tra cui i cantari e i laudari), la filologia attributiva (con una scheda sul Fiore), la filologia nell’era del computer. Bibliografia ragionata (pp. 185-90) e indici (pp. 191-201) chiudono il volume. Qualche svista potrà essere facilmente rimediata in edizioni successive, come per le abbreviazioni (a p. 25 il segno che sta per pro è sciolto con per; a p. 34 la R tagliata in corrispondenza delle terzine del sonetto non sta per «Rubrica», risalendo alle pratica liturgica dove indica il Responsum, qui semmai sovrapposto a Retornellus, come indica la formula piú estesa Ritor attestata per i sonetti caudati; anche V tagliata per Versus è omessa nella trascrizione diplomatica di p. 76), o per la parafrasi di Almo sol (p. 123 ch’io sola amo v. 1 reso con «che io solo amo»). Piú problematico il caso dell’edizione di Meravigliosamente, la canzone del Notaio scelta come esempio di edizione critica su base stemmatca (pp. 74-86), replicando una scelta fatta già dal manuale della Ageno. La giustificazione dello stemma (Laurenziano e Vaticano congiunti contro Palatino) sintetizza le risultanze di quanto già dimostrato da Contini per i Poeti del Duecento e consolidato da Ageno e poi da Antonelli nell’edizione del 1979, ma non tiene conto della rivisitazione operata da Antonelli stesso nella pur citata nuova edizione del corpus siciliano (Mondadori 2008), dove i loci critici vengono messi sistematicamente in dubbio, rivalutando la plausibilità delle lezioni LV, e anzi indicando spesso in L, piuttosto che in P, le soluzioni da preferire: tanto che questo sarebbe stato un buon esempio, piú che di solidità stemmatica, di problematicità nella valutazione degli errori (si deve inoltre rilevare che nell’analisi delle varianti in sede di constitutio textus, condotta su tutti i versi per le prime due stanze, si giudicano in base allo stemma anche fatti di forma: v. 1 meravigliosamente vs mara-, v. 4 omo/ommo vs on interpretato impropriamente come ‘uno’).
Gianfranco Crupi, L'indice dei libri del mese, 01-12-2009

Secondo una suggestiva e paradossale aporia di Borges, "il concetto di testo definitivo appartiene unicamente alla religione o alla stanchezza" (Versioni omeriche). In verità, solo in rari casi il rapporto tra lo scrittore e il testo si chiude in maniera definitiva. La filologia, com'è noto, si colloca nello spazio aperto di questo rapporto, cercando di riportare il testo alla forma che si presume possa essere la più vicina alla volontà dell'autore, con la consapevolezza tuttavia che, nella cronologia creativa, l'"ultima volontà" dell'autore (la forma in cui egli ha voluto che il suo testo fosse licenziato) può non corrispondere ai nostri parametri estetici e di giudizio. Un caso esemplare: l'unica forma approvata da Tasso per il suo poema è quella della Gerusalemme conquistata (1593) e non quella della Liberata che, a partire dal 1581, conobbe una tradizione a stampa non autorizzata dal poeta, e che tuttavia ha sancito la fortuna del poema, anzi il suo destino di "classico" della letteratura non solo italiana. In ogni caso, l'accertamento dell'"ultima volontà" dell'autore diventa un complesso processo investigativo quando la tradizione testimoniale di un'opera debba essere esaminata e ricostruita nei suoi interni rapporti genetici e relazionali, secondo procedure rigorose, in parte riconducibili al metodo elaborato dal filologo tedesco Karl Lachmann (1793-1851), e che sono appannaggio della critica del testo e dell'ecdotica. L'esito editoriale di tale attività di restauro testuale è l'edizione critica. Nell'ultimo secolo e mezzo, una consolidata trattazione specialistica ha posto le fondamenta teoriche e metodologiche delle diverse specializzazioni della disciplina, a seconda delle tipologie testuali, delle epoche, delle lingue e dei supporti di trasmissione esaminati (filologia testamentaria, classica, romanza, dei testi a stampa ecc.). La filologia italiana, che studia i testi in lingua italiana o in uno dei dialetti parlati in Italia, è disciplina che, solo in tempi recenti, si è affrancata negli ordinamenti didattici dall'insegnamento della letteratura italiana e della filologia romanza, e ha prodotto una qualificata manualistica, a cui va aggiunto il recente volume di Pasquale Stoppelli, la cui novità non è solo editoriale. Innanzitutto, perché le finalità didattiche del volume sono confortate da una ricca e argomentata esemplificazione e dalla scelta di un registro linguistico e stilistico non riservato agli iniziati, che non indulge deliberatamente a gratuiti tecnicismi. Quindi, perché il libro accoglie, in due specifici capitoli, alcune tematiche di frontiera per il filologo tradizionale: vale a dire la filologia dei testi a stampa e lafilologia nell'era dei computer, per la cui teorizzazione e divulgazione in Italia molto si deve a Stoppelli. La prima, che riprende in un'accezione più ampia la formula di textual bibliography, elaborata e messa a punto dalla filologia volgare inglese negli studi sulla tradizione a stampa shakespeariana, indica la "specificità del metodo filologico quando i testi sono trasmessi da stampe o da stampe e manoscritti indipendenti" e studia le alterazioni (interventi correttori, varianti ecc.) che essi subiscono nel corso della tiratura. Proprio a Stoppelli si deve la raccolta dei più significativi saggi teorici e metodologici della critica filologica anglo-americana, che uscì nel 1987 con il titolo per l'appunto di Filologia dei testi a stampa, e che oggi viene peraltro riproposta in una nuova edizione aggiornata (Cuec, 2008). Forte poi dell'esperienza sul campo, maturata con la direzione della Liz (Letteratura Italiana Zanichelli, una base dati, com'è noto, che raccoglie in cd-rom mille opere della letteratura italiana, affiancate da un motore di ricerca finalizzato a indagini e operazioni di linguistica computazionale), Stoppelli prende posizione netta nel dibattito (in verità più su base teorica che applicativa) circa l'impiego delle nuove tecnologie alla pratica filologica, di cui l'autore non nega l'utilità strumentale. Le tecnologie informatiche e quelle ipertestuali consentono di sfruttare le potenzialità della lettura non sequenziale e la rappresentazione del testo nella sua evoluzione diacronica e sincronica (genesi, redazioni, revisioni, varianti ecc.): il testo viene così proiettato nella sua naturale pluralità e il computer, superando la bidimensionalità della pagina a stampa, offre la possibilità di visualizzare e mettere in relazione i diversi sedimenti e le stratigrafie che lo compongono e lo raccontano. Basti ricordare la pregevole iniziativa editoriale, curata e diretta da Jerome McGann, il Rossetti Archive (www.rossettiarchive.org), un archivio ipermediale che raccoglie il corpus delle opere del preraffaellita Dante Gabriel Rossetti (testi, quadri, disegni ecc.) in un fitto reticolo di relazioni intertestuali e contestuali. Ciò di cui invece dubita Stoppelli è che le nuove tecnologie possano modificare in certo qual modo lo statuto originario della filologia: "Finalizzare il far filologia a un'operazione formale di restauro, senza riconoscere contemporaneamente il ruolo fondamentale che la ricerca storica e l'ermeneutica hanno in questo processo, è riduttivo". Insomma, per quanto le nuove tecnologie possano sviluppare sofisticati sistemi di inferenza semantica, esse non potranno sostituire il filologo nell'attività critica che è al centro di quella filologica, e la cui qualità si misura dalla capacità persuasiva delle argomentazioni che la sostengono. Attività soggettiva e non oggettiva: "Facendo salvi alcuni (pochi) principi di ordine generale, l'operare filologico consisterà nel trovare empiricamente e con la maggiore coerenza possibile la soluzione più logica, argomentando le proprie ipotesi sulla base dei dati disponibili, nella consapevolezza dell'incertezza e provvisorietà dei risultati". L'"economicità" e la "probabilità" delle soluzioni adottate sono criteri metodologici non altrimenti delegabili, perché mettono in corto circuito differenti e complessi codici culturali, quello dell'autore e quello del filologo. E siamo così giunti al nucleo del libro. "Al concetto di filologia è strettamente legato quello di critica" scrive Stoppelli: la novità non è nell'affermazione in sé, ma nel fatto che essa sia il cuore palpitante del suo libro. Il "restauro" di un testo antico è (al di là delle operazioni meccaniche necessarie a tal fine) un atto interpretativo, che attiva molteplici competenze (letterarie, linguistiche, bibliografiche, paleografiche, storiche ecc.). I saperi della filologia e quelli della critica sono vasi comunicanti, che chiedono al suo cultore il respiro lungo del pensiero. "Che cosa è leggere?" si chiedeva Friedrich Schlegel nelle sue note Zur Philologie. "Manifestamente un atto filologico". Alla sua lapidaria risposta sembra far eco il magnifico frammento "aurorale" di Nietzsche, posto da Stoppelli in esergo al suo manuale: "Filologia è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un'arte e una perizia da orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge lento"; la sua necessità risulta tanto più evidente – dice Nietzsche con sconcertante modernità – in epoche segnate dalla "fretta" e dalla superficialità, a contrastare le quali la filologia offre un esemplare modello etico e didattico: insegnare "a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non senza secondi fini lasciando porte aperte, con dita ed occhi delicati". Attenzione, lentezza, delicatezza, silenzio: in questa sequenza è la cifra dell'attività intellettuale. La filologia diviene in questa accezione ampia un habitus mentale, un modo d'essere, un esprit (per dirla con il grande filologo francese Joseph Bédier). L'ascolto lento è condizione per cogliere la discontinuità della vita (redazioni, correzioni, ripensamenti ecc.) e il tempo plurale (copisti, correttori, revisori ecc.) che è dietro ogni testo. "La distanza cronologica è sempre distanza culturale. Ma paradossalmente possono anche esserci dei vantaggi a guardare da lontano: la distanza potrebbe essere rivelatrice di significati nuovi mai prima percepiti": dietro questa affermazione di Stoppelli sembra emergere un duplice, e solo apparentemente contraddittorio, modello storiografico: quello "eucronico", che interpreta il passato con le categorie del passato, e quello "anacronistico" (come direbbe Georges Didi-Huberman), che fa emergere lo spessore delle memorie multiple e dei tempi eterogenei, che è nella storia di ogni opera letteraria. In un'epoca di deriva del sistema formativo e di critica dei valori del sapere, questo libro introduce "semplicemente" all'esercizio filologico del pensiero.

Gualberto Alvino, www.treccani.it, 09-07-2019