Carocci editore - Jacques Lacan

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Jacques Lacan

Fabrizio Palombi

Jacques Lacan

Nuova edizione

Edizione: 2019

Collana: Quality paperbacks (544)

ISBN: 9788843094264

  • Pagine: 324
  • Prezzo:23,00 19,55
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In breve

La fatica necessaria per interpretare i testi di Jacques Lacan è, secondo Foucault, un lavoro da compiere su sé stessi. La loro oscurità è sconcertante, ma il lettore che sappia superarla trova un pensiero capace di riflettere le sue urgenze esistenziali, filosofiche e cliniche. Lacan si confronta con alcuni grandi psicoanalisti (Freud, Klein, Dolto), filosofi (Althusser, Derrida, Heidegger, Kojève, Merleau- Ponty, Sartre), intellettuali (Bataille, Jakobson, Lévi-Strauss) e artisti (Dalì, Masson, Picasso) del XX secolo. Il volume decifra la loro influenza e ricostruisce la ricerca lacaniana, in chiave neosurrealista e antiumanistica, attraverso i temi che percorrono l’intero sviluppo del suo insegnamento: filosofia, stile, retorica, psicosi, specchi, Edipo, topologia, etica, genere, mathemi. La seconda edizione del volume, rivista e ampliata, è completata da un’ampia bibliografia.

Indice

Prefazione di Élisabeth Roudinesco
Il vasetto di senape. Premessa alla seconda edizione
Introduzione. Una lettura parziale
Confessioni preliminari
Una sistematicità surrealista
Laicità
Ringraziamenti
1. Seminari e Scritti: breve storia della ricerca di Lacan
La formazione/Psicoanalisi e surrealismo/L’insegnamento seminariale/La scuola lacaniana/Ancora
2. Lacan e la filosofia: coordinate essenziali
Fenomenologie/Il neohegelismo francese/La filosofia heideggeriana/Critica dell’esistenzialismo/Epistemologia
3. La funzione di uno stile
Il soggetto degli Scritti e l’antiumanesimo/L’eterologia/L’oggetto a/Après coup/Il tempo logico
4. Retorica ed enigmistica
Ellissi/Metafora e metonimia /Il rebus psicoanalitico/Signorelli/L’inconscio lacaniano
5. Delle psicosi
Il metodo paranoico-critico/I fenomeni della personalità/Storia di Aimée /L’Edipo e il Nome-del-Padre/Endofasie
6. Specularità
Il narcisismo/Lo stadio dello specchio/Infans/Imago/Il problema di Molyneux
7. Topologia
Lo stordito/Il nastro di Möbius/Tagli/Il toro e la sfera/Il cross-cap
8. Lo schema ottico
La località psichica/Topica dell’Immaginario/La macchina lacaniana/Riflessioni topologiche/Un dispositivo manierista
9. La legge e il soggetto
La strana coppia: Kant e Sade/Il godimento /Formalismo e universalità/I paradossi del prossimo/Il fading 10. Antigone e La donna
Tra la vita e la morte/Il soggetto: trasformazioni in corso/Anamorfosi/L’intermedio tra le due morti /Il rapporto sessuale
11. Politiche del discorso
Il plusgodere/La griglia lacaniana/Il maître e l’isterica/Lo psicoanalista e l’università/Il capitalista
12. Mathemi
Scienza senza coscienza/Lo schema L/Il fantasma/Il grafo del desiderio
Nodi
Bibliografia
Indice dei nomi e delle cose notevoli

Recensioni

Isabella Mattazzi, il Manifesto, 29-04-2010
Il pensiero di Jacques Lacan è costellato di oggetti. Oggetti concreti, perfettamente definiti e riconoscibili nel loro uso quotidiano, come uno specchio, un vaso di fiori, bottoni, un ago ricurvo da materassaio. Oggetti teorici, pure costruzioni del pensiero, come il cross-cap o il nastro di Möbius in cui non esistono recto e verso e che possono essere interamente dipinti senza che il pennello si stacchi mai dalla loro superficie. Oggetti linguistici, vere e proprie macchine da calembours, come gli infiniti giochi di parole che contraddistinguono il linguaggio dei Seminari. Perfino «oggetti araldici», come il nodo Borromeo, simbolo di dignità nobiliare che il marchese di Ferrara avrebbe conferito a Francesco Sforza in segno di gratitudine e oggi enigma matematico tra i più noti della teoria dei nodi. Che Lacan abbia costruito il suo discorso psicoanalitico con materiali eterogenei, del resto, è cosa nota. Già a partire dai suoi primi scritti è più che evidente la sua attenzione nei confronti di un modello teorico che non si limiti soltanto a un ambito psichiatrico della terapia, ma che estenda la ricerca psicoanalitica verso i diversi orizzonti di scienze e saperi del tutto lontani e differenti tra loro. Gli «oggetti» lacanani infatti non rappresentano soltanto un escamotage narrativo per illustrare e sciogliere punti particolarmente complessi del discorso, ma sono veri e propri congegni di strutturazione e formazione di un pensiero intimamente «contaminato», reticolato, frammisto, costruito su una costante inserzione di elementi eterocliti all'interno del suo corpo metodologico. Crocevia di stili e di modelli teorici, la ricerca psicoanalitica lacaniana si pone come vero e proprio punto di tangenza delle correnti più significative del Novecento. Dal surrealismo di Breton all'incontro con Heidegger, mediato dalla lettura di Kojève, dalla linguistica di Jakobson alla topologia, ogni elemento, ogni pratica discorsiva viene inglobata da Lacan, assorbita, messa in contraddizione e riutilizzata in un gioco di continua tensione tra sapere teorico e ambito terapeutico. La dialettica servo-padrone di Hegel e la sua idea di una «costituzione intersoggettiva del soggetto desiderante» dinamizzate da Lacan nella triangolazione edipica («Il desiderio si curva su sé stesso e il soggetto desidera di essere desiderato, desidera lo stesso desiderio. Il bambino in tale prospettiva non desidera la madre, ma il desiderio della madre»), la riflessione su alcune figure topologiche che possiedono una sola faccia e un solo bordo per spiegare la struttura problematica del soggetto, fino al celebre «l'inconscio è strutturato come un linguaggio» sono soltanto alcuni degli elementi più evidenti di «riutilizzo» lacaniano, di «prestiti» fecondi e quanto mai essenziali per la costruzione e la sistematizzazione del suo pensiero. Ma è possibile allora tentare di spiegare Lacan attraverso l'eterogeneità palese dei suoi materiali? È possibile descrivere la pratica lacaniana senza ricorrere per forza a un atteggiamento mimetico, senza parlare il linguaggio tecnico della psicoanalisi, ma partendo dalla prospettiva «altra» dei saperi che di questo linguaggio sono stati i compagni e, il più delle volte, i diretti ispiratori?  Sembra essere questa la sfida di Fabrizio Palombi nel suo ultimo libro, Jacques Lacan, che verrà presentato oggi alla École française de Rome (alle 17.30, Piazza Navona, 62). Opera monografica con una precisa volontà di apertura verso un pubblico di non-specialisti, Jacques Lacan si propone, come punto di partenza, l'individuazione delle citazioni, delle allusioni e dei riferimenti teorici che sono andati via via costituendo il tessuto discorsivo lacaniano, attuando una sorta di spostamento prospettico da un orientamento strettamente psicoanalitico a uno scientifico o comunque più generalmente «eterodosso» del suo insegnamento e della sua pratica terapeutica. Tolti dalle pagine dei Seminari o degli Scritti e posti sul tavolo della riflessione epistemologica, ripuliti dalle incrostazioni di un linguaggio tecnico spesso ellittico e di difficile interpretazione, gli «oggetti» di Lacan vengono esaminati uno a uno, smontati, mostrati nelle dinamiche del loro funzionamento e poi reinseriti all'interno della disciplina psicoanalitica improvvisamente e inaspettatamente puri, rilucenti nella linearità complessa del loro discorso logico.  Riesce così il miracolo di rendere del tutto comprensibili i procedimenti e le pagine più difficili di Lacan (un esempio tra tutti, «l'illeggibile» Kant con Sade). Oggetto tra gli oggetti, infatti, il linguaggio stesso di Jacques Lacan, il suo stile notoriamente oscuro fin quasi a toccare la soglia della inintelligibilità, diventa per Fabrizio Palombi uno dei tanti elementi del tavolo. «Lo stile di Lacan è così difficile perché intende riprodurre la logica propria dell'inconscio e delle sue formazioni». Del tutto mimetica nei confronti di un universo psichico lacerato e manchevole per sua stessa natura, la parola di Lacan ne ricalca le zoppie facendosi essa stessa precaria nel descrivere la precarietà strutturale da cui siamo abitati. Il lapsus o il motto di spirito, così come le allitterazioni, le lacune, le lunghe digressioni, ma anche le stesse allusioni erudite, l'accumulo di materiale eterogeneo che contraddistinguono gli Scritti e i Seminari non sono che la rappresentazione, la messa in intreccio, di quel «buco», di quella concatenazione di atti mancati e di quel continuo accumulo di «scarti» che, di fatto, costituiscono la struttura del soggetto. Discorso eterodosso, quindi, continua opera di riciclaggio e di inserzione di materiale composito («discorso spazzatura», poubellication, come avrebbe detto lo stesso Lacan), ma anche opera di frammentarietà e di perdita, il linguaggio lacaniano sembra ruotare intorno al problema di una continua irrappresentabilità, di una mancanza costitutiva non solo del soggetto, ma della parola stessa. Basti pensare infatti all'«oggetto» forse più importante del discorso psicoanalitico lacaniano che si trova a coincidere con la natura più profonda e radicale del desiderio umano. L'objet petit a, oggetto intessuto, costituito dalla sua stessa perdita, «mancanza che non potrà mai essere ridotta ad alcuna forma di presenza», desiderio mai estinguibile, è un elemento non rappresentabile, non dicibile se non attraverso il continuo ricorso alla metafora, a una parola indiretta, sempre mediata. Se la dottrina psicoanalitica di Lacan quindi è di fatto «spiegabile», smontabile come una vera e propria macchina logica, come mostra molto bene Fabrizio Palombi, ciononostante presenta sempre al suo interno una «zona di scarto» del tutto inassimilabile, irriducibile alla linearità del linguaggio. Se il pensiero di Lacan è un tavolo ingombro di oggetti, il centro del tavolo rimane di fatto uno spazio vuoto.
, Orientamenti pedagogici, 01-06-2010

Il testo vuole offrire una lettura introduttiva di Lacan, nella consapevolezza che si tratta di un lavoro parziale. Analizzare i suoi contributi teorici equivale a dipanare la complessità stilistica, per mostrare la sua ragion d'essere nella struttura dell'inconscio psicoanalitico. La ricerca di Lacan attinge alla sua cultura enciclopedica, prendendo in prestito la conoscenza degli intellettuali e degli artisti che frequentava, smontando la teoria e la pratica degli psicoanalisti che lo hanno preceduto e mimando i filosofi che studiava. Il testo vuole leggere i contributi di Lacan seguendo alcuni capitali fili rossi che attraversano tutta la sua riflessione per fissarli nella cornice storica proposta nel primo capitolo. Il libro viene completato da un'ampia bibliografia contenente i principali testi di Lacan, la sua letteratura critica e d'approfondimento.

Rosario Salamone, Corriere della sera, 17-09-2012Davide D'Alessandro, Il Foglio, 31-01-2019Silvia Vizzardelli, Alias de il Manifesto, 22-07-2019