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Medioevo sensibile

Damien Boquet, Piroska Nagy

Medioevo sensibile

Una storia delle emozioni (secoli III-XV)

Edizione: 2018

Collana: Frecce (254)

ISBN: 9788843092192

  • Pagine: 388
  • Prezzo:32,00 27,20
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In breve

Che cosa sappiamo della vita affettiva nel Medioevo? Si tratta di un tema a lungo trascurato, eppure documentato da numerose fonti: la letteratura profana e quella religiosa, l’iconografia, le cronache, ma anche la teologia e la medicina ci offrono mille indizi sul ruolo delle emozioni nella vita sociale. Dall’ira di un signore all’indignazione del popolino, dall’entusiasmo dei crociati alla paura dei cittadini di fronte alla guerra o alla peste che si avvicina, l’emozione non è l’espressione di una confusione degli spiriti né di uno sconvolgimento delle regole sociali. Le varie manifestazioni di gioia e di dolore, vergogna e amicizia, per quanto proprie di tutta l’umanità, esprimono significati comprensibili solo nel loro contesto. È nel corso del Medioevo che un modello cristiano d’affettività, elaborato su piccola scala negli ambienti monastici, si espande e penetra nella società interagendo con altri modelli preesistenti o in formazione, come quello della cultura cortese.


Che cosa resta delle gioie e delle pene degli uomini e delle donne del Medioevo? Se è vero che con le loro risa, gemiti e grida non si sono eretti monumenti, è altrettanto vero che i monumenti sono abitati dai loro echi. Gli storici che studiano i testi e interrogano le immagini che costellano il lungo millennio medievale, se proprio non hanno un cuore di pietra, non possono essere insensibili alla vita – una vita fatta non soltanto di gerarchie, ritmi di produzione o tassi d’imposta, ma anche di desideri e fremiti, fiati sospesi e sospiri senza fine.

Le società umane rimangono impenetrabili all’osservatore che non si sforzi di auscultarne le palpitazioni emozionali, dalle più spettacolari alle più sottili. Per troppo tempo gli storici hanno trascurato questa verità elementare, forse per miopia, ma principalmente perché appartengono ciascuno al proprio tempo. Così la storia, che si è costituita come disciplina nel XIX secolo, ha stentato a prendere sul serio le emozioni e ancor più a non relegarle alla dimensione intima, riconoscendole invece come un fattore essenziale dei meccanismi culturali e sociali. Nel Medioevo le emozioni sono ovunque, non solo nel segreto dei cuori: sono nelle chiese, nei palazzi, nelle catapecchie, nelle piazze del mercato e nei campi di battaglia. […]

Ormai la storia delle emozioni sembra essersi imposta come una necessità, cosa che nessuno avrebbe creduto possibile una ventina d’anni fa. Senza dubbio in ciò bisogna vedere l’esito della tenacia di alcuni storici, francesi ma non solo, che si sono issati essi stessi sulle spalle dei grandi pionieri del settore, anzitutto Johan Huizinga, Lucien Febvre, Robert Mandrou, Georges Duby e Jacques Le Goff . In questo avvento tardivo si può cogliere un segno dei tempi, un’evoluzione nel modo in cui le società occidentali si rapportano alle emozioni. Mal viste almeno fino alla metà del secolo scorso, considerate sempre con diffidenza al di fuori dello spazio catartico delle arti e della sfera privata, oggi le emozioni sembrano essere riconosciute come una componente centrale della vita sociale. Questa centralità dipende da molti fattori: dal crollo delle ideologie totalizzanti e dalla crisi delle democrazie liberali, che hanno messo l’individuo e l’interiorità in primo piano; dalla moltiplicazione di forme di discorso che sottolineano la razionalità delle emozioni (neuroscienze, psicologia cognitiva); dalla reazione a un’economia onnipotente che fa degli esseri umani un oggetto da gestire; e dal successo multiforme della cultura della terapia. I segni della trasformazione sono forti; lo si vede non solo dalla messa in discussione ma anche dall’estraneità di fondo alla dicotomia ragione/emozione, che per lungo tempo ha strutturato la concezione dell’uomo in Occidente. Integrare le emozioni nella visione della società, di oggi non meno che di ieri, è diventato indispensabile: qui passato e presente procedono mano nella mano. […]

Nei decenni del dopoguerra l’appello a una storia della vita affettiva non fu molto seguìto. La storia delle mentalità e delle sensibilità che si afferma a partire dagli anni Settanta riconosce senz’altro uno spazio ai sentimenti, talvolta mettendo questa o quella emozione al centro dell’indagine, ma sempre senza affrontare davvero la questione della storicità degli affetti e, soprattutto, senza mettere in discussione la certezza della loro immutabilità. Ora, la vera sfida non è tanto quella di riconoscere che le emozioni hanno un ruolo nella storia, ma che esse stesse hanno una storia, non meno complessa e varia dei contesti sociali e culturali in cui vengono a esprimersi.

Interrogarsi sulle emozioni medievali, prenderle sul serio per la loro capacità di disegnare una visione dell’uomo e del mondo: questa “deviazione” storica ci aiuta a comprendere meglio le nostre rappresentazioni e i nostri usi sociali – come apprendiamo e modelliamo le nostre vite affettive, ma anche come talvolta non sappiamo (o non osiamo) più coltivare questa parte d’umanità. Inoltre, la critica della modernità emozionale ci permette di prendere coscienza delle distorsioni attraverso cui consideriamo il passato, rischiando così di alimentare un approccio viziato dal senso di superiorità.

Indice

Introduzione
1. La cristianizzazione degli affetti (secoli III-V)

Teologia delle emozioni/Antropologia delle emozioni
2. La città del desiderio: il laboratorio monastico (secoli V-VIII)
Il deserto: dalle cure del corpo alle cure dell’anima/La conversione affettiva del monachesimo occidentale
3. Emozioni per una società cristiana: il regno dei Franchi (secoli V-X)
L’altissimo Medioevo: un’epoca di lacerazioni?/La promozione delle emozioni celesti/Il progetto di società carolingia: l’unità nell’amore
4. L’apogeo dell’affetto monastico (secoli XI-XII)
Alle origini del rinnovamento affettivo/Estensione del dominio dell’amore
5. Etica ed estetica delle emozioni aristocratiche nell’età feudale (secoli XI-XIII)
L’ordine affettivo del feudalesimo/La coppia amorosa e il suo doppio/Emozioni letterarie e valori aristocratici
6. La natura emotiva dell’uomo (secoli XI-XIII)
Ouverture: la controversia sui primi moti della sensibilità/Degli accidenti dell’anima e del cuore: la scienza medica delle emozioni/L’antropologia monastica nel XII secolo: le sfide di una psicologia spiritualista/Verso una scienza universitaria delle passioni dell’anima nel XIII secolo
7. Politiche delle emozioni principesche (secoli XII-XV)
L’emozione sovrana/Regalità sensibile: ritratto emozionale di san Luigi/Governare attraverso le emozioni/Negoziare le emozioni
8. La conquista mistica dell’emozione (secoli XIII-XV)
Il radicamento culturale della “mistica affettiva”/L’esperienza delle donne devote/L’incarnazione emotiva del sacro: generi e società/Epilogo: la devotio moderna, una pietà affettiva addolcita
9. L’emozione comune (secoli XIII-XV)
Condivisione pubblica delle emozioni performative/Emozioni e identità sociali/La pastorale delle emozioni
Conclusione
Note
Bibliografia
Referenze iconografiche
Ringraziamenti
Indice dei nomi biblici, antichi, medievali