Carocci editore - Che cos'è la gestualità

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Che cos'è la gestualità

Emanuela Campisi

Che cos'è la gestualità

Edizione: 2018

Collana: Bussole (565)

ISBN: 9788843090860

In breve

Quando la gente parla, fa gesti. Nonostante questo semplice fatto sia stato spesso ignorato negli studi sul linguaggio, oggi sappiamo che i gesti non sono solo un paralinguaggio utile a veicolare emozioni o ad “abbellire” l’esecuzione verbale, ma svolgono un ruolo fondamentale sia a livello linguistico sia a livello cognitivo. A partire dagli anni Ottanta del Novecento, infatti, gli studi sul gesto si sono moltiplicati fino ad assumere una dimensione interdisciplinare, che spazia dalla psicolinguistica all'antropologia, dalle neuroscienze alla semiotica e alla psicologia dello sviluppo. Tuttavia, i non specialisti ancora faticano a riconoscere uno status alla disciplina, continuando a considerare i gesti un fenomeno esotico o curiosità aneddotiche. Il volume fornisce un’introduzione all'argomento agile e allo stesso tempo dettagliata, per andare oltre gli stereotipi sui gesti e per aiutare chiunque voglia accostarsi all'argomento in modo scientifico.


Quando la gente parla, fa gesti. Questo semplice fatto, quotidianamente sotto gli occhi di tutti, nel corso della storia degli studi sul linguaggio è stato spesso del tutto ignorato. Eppure, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, grazie a una serie di eventi favorevoli che hanno rivoluzionato il modo di studiare le lingue, le ricerche sul gesto, note in ambito internazionale come Gesture Studies, si sono moltiplicate fino a costituire una disciplina consolidata, con una propria società (International Society for Gesture Studies) e un congresso che ogni due anni attrae centinaia di studiosi da tutto il mondo.

Che cosa ha portato a questo cambiamento? Su un piano teorico, a partire dalla prima metà del Novecento, si è assistito a quella che in filosofia viene definita “svolta linguistica”, termine che sottolinea come lo studio del linguaggio ordinario abbia assunto in quegli anni un ruolo centrale nella riflessione filosofica. Allo stesso tempo, l’avanzare delle conoscenze tecnologiche e informatiche ha permesso di studiare i fenomeni linguistici non soltanto nella loro forma scritta, come si era fatto per secoli, ma anche nel contesto primario in cui emergono: la conversazione.

Gli studi sul gesto, infatti, sono effettuati oggi con le metodologie più diversificate – dall’analisi della conversazione (conversation analysis) al motion capture (cioè lo strumento di cattura del movimento tramite marcatori posizionati sulla parte del corpo oggetto di interesse), dalla risonanza magnetica funzionale (fMRI) agli studi longitudinali sullo sviluppo del linguaggio nei bambini, dall’eye tracking all’analisi comparata di parlanti di lingue e culture diverse, solo per citarne alcuni – e hanno avuto il merito di mostrare come, lungi dall’essere soltanto un paralinguaggio utile a veicolare emozioni o ad “abbellire” l’esecuzione verbale, i gesti svolgano un ruolo essenziale sia a livello linguistico sia a livello cognitivo. Nonostante l’ampiezza di queste evidenze, tuttavia, i non specialisti del settore ancora faticano a riconoscere un proprio status alla disciplina, continuando a considerare i gesti un fenomeno esotico o curiosità aneddotiche. Ad esempio, pochissimi corsi di linguistica, di semiotica o di teoria del linguaggio in generale dedicano alla gestualità più di qualche accenno, e pochissimi manuali più di qualche pagina. Lo scopo di questo volume, quindi, è fornire un’introduzione all’argomento che sia agile e allo stesso tempo dettagliata, capace di andare oltre gli stereotipi sui gesti (come, ad esempio, l’idea diffusa nel mondo secondo cui gli italiani gesticolano più di ogni altro popolo, oppure quella comune in Italia secondo cui gli italiani del Sud gesticolano di più di quelli del Nord) e di aiutare chiunque voglia accostarsi all’argomento in modo rigoroso. È convinzione di chi scrive, infatti, che i gesti occupino una posizione privilegiata, nell’insieme dei fenomeni erroneamente considerati “non verbali”, a causa della loro complessità cinetica e del loro ruolo pervasivo all’interno del linguaggio (a livello semantico, sintattico, pragmatico) e del suo sviluppo (sia in lingua madre sia in una seconda lingua) e, come tali, necessitino di una trattazione dedicata.

Indice

Introduzione
1. Perché il gesto?

Breve storia dello studio della gestualità/La natura interdisciplinare degli studi sul gesto/La retorica: il gesto da controllare/L’etnografia: il gesto documentato/La psicologia e la comunicazione non verbale/Gli studi sul gesto oggi
2. Che cos'è un gesto: componenti cinetiche e semantiche
Le unità minime della gesticolazione/Parametri per l’analisi del gesto/Tipi o funzioni? Come classificare i gesti/I gesti deittici/I gesti rappresentativi/I gesti con funzione pragmatica
3. Il ruolo del gesto nella cognizione
Gesti e linguaggio o gesti nel linguaggio?/Le origini del dibattito: le prime critiche a McNeill/Gesto e azione: un binomio imprescindibile/Da dove vengono i gesti? Due ipotesi cognitive/Gesti e cognizione: alcune evidenze sperimentali
4. Gesto e linguaggio
Gesti, comunicazione, linguaggio/Gesti efficaci: i benefici della presenza di un gesto/Gesti, visibilità e dialogo/Gesti e common ground/Gesti e lingue diverse/Gesti e cultura
5. Gesti e sviluppo del linguaggio, tra ontogenesi e filogenesi
Come si impara a gesticolare?/I gesti dei primati/In principio era il gesto? Evoluzione e gestualità
Conclusioni e prospettive future
Bibliografia
Indice analitico