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Libri e lettori nell'Italia repubblicana

Gabriele Turi

Libri e lettori nell'Italia repubblicana

Edizione: 2018

Collana: Quality paperbacks (518)

ISBN: 9788843090822

  • Pagine: 156
  • Prezzo:14,00 11,90
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In breve

Il mondo dell’editoria conosce ovunque, all’inizio del XXI secolo, un processo di concentrazione e di forte concorrenza internazionale. L’Italia non fa eccezione, come dimostra l’acquisto di RCS Libri da parte di Mondadori nel 2016, ma ha alcune caratteristiche che risalgono al periodo preunitario: marcate specificità regionali, ampia presenza di editori piccoli e medi, grande difficoltà nel creare “lettori”, il cui numero rimane molto al di sotto di quello di altri paesi europei e ancora oggi ammonta a meno della metà della popolazione rispetto ai due terzi in Francia e in Germania. Gabriele Turi racconta la storia dell’editoria nell’Italia repubblicana rifiutando modelli di tipo sociologico, spesso astratti o generalizzanti, ma considerandone tutti gli aspetti in rapporto all’evoluzione della società, e mette in dubbio che dalla concentrazione derivi una inevitabile omologazione dei linguaggi.


Il libro è stato e rimane tuttora – nella fase di sviluppo delle tecnologie informatiche – un oggetto utile: serve a fini pratici, per l’istruzione laica e religiosa, per acquisire competenze e imparare un mestiere o una professione. Ma non solo: un romanzo, una monografia o una raccolta di poesie hanno anche una rilevanza formativa per un singolo soggetto, invitandolo a riflettere ed elevando la sua cultura antropologica. Il libro e il processo che porta a produrlo e a diffonderlo – con l’apporto di autori, editori, tipografi, librai – sono i protagonisti di questo saggio dedicato all’Italia dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi: un periodo nel quale si assiste a un grande sviluppo del settore, parallelo alle trasformazioni indotte nel paese dal sistema democratico. Il nesso fra il libro e l’ambiente in cui nasce e vive è forte, anche se i suoi esiti non sono scontati: l’editoria non è un microcosmo separato, ma si connette con la società, risponde ai suoi impulsi e li condiziona. Ne è un esempio, fra i tanti, il rogo dei libri con il quale i nazisti inaugurarono, nel maggio 1933, la campagna contro gli autori non graditi, e che fu espressione di un’in- tolleranza propria di tutti i regimi totalitari. Vent’anni dopo il fuoco è il  protagonista del romanzo Fahrenheit 451, in cui lo scrittore statunitense di fantascienza Ray Bradbury rappresenta la vicenda di uno dei «militi  del fuoco» incaricati dallo Stato di bruciare i libri, ritenuti fonte di in- felicità in quanto suscitatori di dubbi; quando comprende il valore dei  pensieri che vi sono contenuti, il protagonista si aggrega a un gruppo di  persone che hanno imparato a memoria i volumi per tramandarne il messaggio prima che siano distrutti. Il libro è in questo caso il frutto di una scelta personale per mezzo della quale gli individui cercano di ottenere o rafforzare i loro diritti fondamentali.

Strumento di conoscenza e di elevazione spirituale, il libro può essere infatti, con il suo possesso o la sua lettura, non solo una fonte di informazioni ma anche il simbolo della libertà di pensiero e di una promozione individuale e collettiva. Ciò riguarda, naturalmente, chi sa leggere ed è uso leggere e quindi, in primo luogo, le élite e i ceti medi di un paese, per poi investire gradualmente strati più ampi della popolazione. L’alfabetizzazione e il suo esercizio sono dati essenziali perché esista un mercato librario. Non sono tuttavia gli unici per affrontare la storia del libro, per la quale è necessario conoscere i comportamenti di tutti gli attori del processo produttivo – ad esempio i tipografi e i librai oltre agli editori e ai lettori –, le sue regole giuridiche, la consistenza economica di un’azienda e le pressioni ideologiche o politiche esercitate per indirizzarne le scelte.

Ancora nel 1994 l’Europa mediterranea e l’America Latina apparivano a Roger Chartier dei «parenti poveri» rispetto al ricco panorama di studi di respiro nazionale fioriti nel resto d’Europa e negli Stati Uniti dopo la pubblicazione della Histoire de l’édition française curata nel 1982-86 dallo stesso Chartier e da Henri-Jean Martin. Il ritardo italiano nella ricostruzione complessiva delle vicende editoriali nel paese è innegabile, e dipende non tanto dalla sua unificazione recente, quanto dalla  mancanza, in questo come in altri campi di studio, di un’organizzazione  progettuale delle indagini e della possibilità di confrontarle in modo continuo in centri di ricerca, universitari e no.

Indice

Premessa
1. Le speranze e la realtà

Gli editori possono rinnovare l’Italia/Il sistema editoriale
2. Produzione e lettori: una geografia
Centri editoriali/Lettori e non lettori
3. Appartenenze
«La libreria è un tempio; il libraio un predicatore»/Voci di sinistra, e di destra
4. Editoria di cultura
Intellettuali e progetti/Realizzazioni
5. Da bambini a studenti
Letteratura per l’infanzia e per i ragazzi/A scuola
6. Espansione
Differenze interne/Letteratura di consumo
7. Crisi e concentrazioni
Mercato di massa/Omologazione?
Indice dei nomi