Carocci editore - La scuola nel Medioevo

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La scuola nel Medioevo

Paolo Rosso

La scuola nel Medioevo

Secoli VI – XV

Edizione: 2018

Collana: Quality paperbacks (511)

ISBN: 9788843090068

In breve

Gli uomini di cultura del Medioevo intendevano la schola come una formazione (institutio) condivisa, fondata su capisaldi costituiti dalle sue autorità (auctoritates) e organizzata secondo un curriculum. Il volume ripercorre, tra continuità e cambiamento, la storia della scuola dal protagonismo della Chiesa nell’istruzione altomedievale al sempre più articolato quadro di scuole nel basso Medioevo, quando, a partire dal xii secolo, nelle vivaci città dell’Occidente latino sorsero le prime università. In questi secoli la scuola non fu solo chiamata a divulgare la cultura “dotta”, quella scritta, ma assunse essa stessa il ruolo di centro propulso - re di nuova cultura, frutto della complessa mediazione tra i saperi pagani della tradizione classica e quelli cristiani. Il flusso di “intellettuali”, di modelli culturali e di libri, che trovò il suo raccordo nei centri di istruzione, concorse così in modo determinante alla formazione di un sapere omogeneo.


Nei decenni centrali del Trecento, trattando delle conoscenze ritenute indispensabili per accedere alla sapienza, Paolo da Certaldo tratteggiava un profilo del maestro molto diverso da quello moderno. La sua non è certo una posizione isolata: nella società medievale i processi di formazione intellettuale non assumono necessariamente la veste “istituzionale” di una scuola fondata su programmi e pratiche condivisi, ma possono originare nel tessuto sociale «in ogni occasione in cui una persona considerata come un maestro si trovi nella condizione di tra smettere cultura». Spazi di istruzione “altri” potevano essere quelli in cui operavano i precettori privati, la famiglia, la bottega, le diverse istituzioni ecclesiastiche, i centri scrittori e le tipografie, l’esercito. Questa pluralità di alternative è da tenere presente affrontando il tema della scuola nel Medioevo, per non proiettare nel passato un anacronistico modello di istruzione moderno.

Mi sono domandato che cosa fosse insegnato e secondo quali modalità, calando le risposte in una dimensione cronologica (quando?) e di geografia delle scuole (dove?), operazione già alla base di fondamentali studi rivolti al quadro complessivo delle scuole nel Medioevo europeo, in particolare, per i secoli più risalenti. Accanto all’aspetto istituzionale, ho considerato la scuola anche in una prospettiva di storia sociale, cioè come manifestazione di esigenze e di sensibilità della società che la ha accolta e promossa. Chiedersi a chi era rivolto l’insegnamento implica affrontare l’incidenza della formazione intellettuale nel tessuto sociale, ossia analizzare come in questo si inserivano coloro che avevano realizzato un percorso di studi più o meno approfondito e quale era il livello di mobilità sociale dei maestri e degli studenti. Ricomporre la fisionomia sociale di questi ultimi porta inevitabilmente a considerare le prospettive professionali degli uomini di cultura. La domanda perché si studiava? permette di sondare le molteplici ragioni per cui si affrontavano le diverse gradazioni di istruzione, dall’alfabetizzazione sino ai livelli superiori, cogliendo, accanto agli indirizzi di politica scolastica e, in senso più ampio, culturale, anche i concreti atteggiamenti mentali e ideologici degli uomini desiderosi di una formazione intellettuale.

Se è più semplice considerare i risvolti pratici dei processi di istruzione, indirizzati a favorire l’inserimento dello studente nelle strutture ecclesiastiche o nel mondo delle professioni laiche, sono maggiormente complesse da individuare le istanze più profonde, quelle culturali, che spingevano i giovani allo studio e i maestri a esercitare il loro ruolo di interpreti e di trasmettitori di saperi. Questo porta a un altro interrogativo: quale era la cultura creata e trasmessa nella scuola?, domanda che assume una centralità rilevante se consideriamo la storia dei centri di istruzione in età medievale. Nei secoli seguenti la dissoluzione dell’Impero romano d’Occidente persistette, pur con profondi adattamenti, una cultura laica di matrice classica, espressione delle realtà intellettuali e professionali urbane, e si sviluppò una più articolata cultura elaborata dalle istituzioni ecclesiastiche, in particolare in ambito monastico. La complessa, e talvolta contradditoria ma mai interrotta, coesistenza della nuova cultura cristiana con l’immenso deposito di saperi lasciato dalla civiltà greca e latina interessò precocemente la scuola poiché la Chiesa assunse, sin dai primi secoli dell’Alto Medioevo, compiti di alfabetizzazione e di trasmissione di cultura a tutti i gradi di scolarità, mantenendo questo ruolo per tutto il Medioevo e oltre.

Indice

Introduzione
Parte prima
L’età delle scuole cristiane (secoli VI-XI)
1. Il quadro generale: la scuola nell’Alto Medioevo

Adattamenti e trasformazioni: dall’educazione antica alle scuole cristiane (secoli VI-VIII)/Il rinnovamento culturale carolingio (secoli VIII-IX)/Interventi legislativi del potere pubblico e della Chiesa a favore delle scuole/La scuola nell’Europa postcarolingia (metà X-metà XI secolo)/L’istruzione nel nuovo modello monastico e nel movimento di riforma della Chiesa
2. La geografia scolastica altomedievale
Cultura cristiana e cultura classica/I monasteri come centri di studio/Le principali scuole monastiche/Nei centri urbani: le scuole capitolari/L’insegnamento nelle pievi e nelle parrocchie
3. L’organizzazione dell’insegnamento
I nuovi luoghi della produzione e della conservazione libraria/L’insegnamento elementare/La disciplina di “accesso” all’intero sistema delle artes: la grammatica/Le altre artes liberales e l’esegesi biblica/La formazione nei saperi specifici
4. Maestri e studenti
Cultura e prestigio sociale dei magistri/La mobilità del sapere/Fisionomia sociale degli studenti: monaci, chierici, laici e presenze femminili
Parte seconda
Il rinnovamento culturale nel XII secolo
5. Il quadro generale: il risveglio della scuola

Le “quinte” della ripresa culturale/Gli elementi costitutivi della nuova cultura/Declini e consolidamenti: la scuola monastica e la scuola cattedrale/Interventi della Chiesa sulla scuola capitolare
6. La diffusione delle scholae
Una geografia scolastica sempre più articolat/Le scuole di Parigi e della Francia settentrional/Le scuole in Italia: l’affermazione di Bologna
7. L’assetto didattico
Il rinnovamento del metodo didattico: la “scolastica”/La lettura degli auctores classici/La scienza teologica/Il diritto/La cultura medico-scientifica
8. Insegnare e apprendere in un mondo in movimento
La specializzazione della docenza/L’età della grande mobilità: al seguito dei maestri famosi/Le prime societates scholarium
Parte terza
Le scuole nella società urbana (secoli XII-XV)
9. Il quadro generale: una rete di realtà scolastiche laiche ed ecclesiastiche

La rilevanza assunta dall’istruzione nella società comunale/Iniziative private e politiche scolastiche del potere pubblico/Il riposizionamento del sistema di scuole ecclesiastiche/Una nuova realtà scolastica urbana: gli studia degli ordini mendicanti
10. Forme e gradi di insegnamento
L’istruzione di base/L’insegnamento secondario: la retorica e la lettura degli autori latini classici/ La ricezione del progetto umanistico nei programmi e nelle pratiche scolastiche/I “ferri del mestiere”: i libri scolastici
11. Scolarizzazione e professioni intellettuali
L’istruzione degli uomini di Chiesa/L’accesso alla “parola politica”/Teoria e prassi: la formazione alle professioni intellettuali/I saperi del mercante
12. L’evoluzione della figura del maestro
Il maestro nelle realtà cittadine/L’associazionismo professionale: i collegi dei maestri di grammatica/Il maestro nei centri minori e nei villaggi/Il maestro dei potenti: la scuola nelle corti signorili
Parte quarta
La “novità” scolastica. Le università degli studenti e dei maestri (fine XII-XV secolo)
13. Il quadro generale: da schola a studium

Le origini delle università/Caratteri di originalità e persistenze istituzionali/Le relazioni con il potere: la politica universitaria del papato e dei principi/Un’autonomia dimezzata
14. L’organizzazione degli studi
L’articolazione dei saperi: vecchie e nuove discipline/L’insegnamento del diritto/Le facoltà di arti e di medicina/La teologia e gli ordini mendicanti/ Il bisogno di libri: sviluppo e forme dell’editoria universitaria
15. I motivi per studiare: non solo l’amor scientiae
La carriera degli universitari nella Chiesa/La richiesta di doctores nella società urbana e nei quadri amministrativi dei poteri laici/L’affermazione sociale del doctor
16. L’incidenza sociale del sistema universitario
L’università e la città: una convivenza difficile ma necessaria/Rappresentazione e autorappresentazione dello Studio/La peregrinatio accademica/I collegi studenteschi: tra accoglienza e didattica
Conclusioni
Bibliografia
Indice dei nomi e dei luoghi