Carocci editore - Stato d’innocenza

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Stato d’innocenza

Gianluca Briguglia

Stato d’innocenza

Adamo, Eva e la filosofia politica medievale

Edizione: 2017

Collana: Frecce (247)

ISBN: 9788843089390

In breve

Se pensiamo alla caduta di Adamo ed Eva ci vengono subito alla mente i grandi affreschi sul peccato originale e sulla cacciata dall’Eden e non possiamo non considerare quella storia nei termini del mito, o della favola. C’è però molto altro, perché la caduta dei progenitori è stata concepita per molti secoli, e fin dentro la modernità, come il preambolo per comprendere la natura umana, da quel momento preda di passioni antisociali. Che cosa sarebbe successo alla nostra convivenza se Adamo ed Eva non fossero caduti, se fossero rimasti nello stato di innocenza? È questa la sorprendente domanda controfattuale che filosofi, teologi, intellettuali si sono posti non per immaginare un mondo perduto, ma per poter meglio capire il nostro. Dal rigore di Agostino alle narrazioni storiche di Tolomeo da Lucca, dal sempre innovatore Tommaso d’Aquino al francescano Ockham, da Wyclif a Suárez e a molti altri, in un conflitto continuo e creativo di idee, di teorie, di immagini, di posizioni irriducibili e di aperture sempre nuove, lo stato d’innocenza è il luogo paradossale per pensare l’ambiguità della convivenza, l’ambivalenza della politica, il perimetro della natura umana. Tutt’altro che semplice favola, stato d’innocenza è uno dei nomi della realtà.


Quello che a noi interessa qui è una domanda più specifica, una questione più particolare, che scaturisce da un certo tipo di interrogazione che filosofi e teologi operarono sulle vicende raccontate su Adamo ed Eva nel libro della Genesi: che cosa sarebbe successo se i progenitori non fossero caduti, cioè se non avessero peccato, che cosa sarebbe successo se si fossero mantenuti saldi nello stato d’innocenza in cui erano stati posti? Questa interrogazione produce altre domande e problemi, a seconda della direzione che essa assume nei vari contesti di indagine: nello stato d’innocenza gli esseri umani sarebbero stati come noi? Avrebbero avuto una capacità di conoscenza libera dagli impedimenti della materia? Che relazioni avrebbero avuto con gli animali e con il creato? Come sarebbe stato il loro corpo? Come avrebbero generato i propri fi gli? E soprattutto, che differenze intercorrono tra “il prima”, cioè nello stato d’innocenza, e “il dopo” quell’evento tragico che è causato dalla caduta?

Domande per noi ancora curiose, forse, ma che già ci mostrano l’avvicinamento all’idea di una duplice antropologia, di una doppia natura umana da indagare, di una specie di strana ma concreta disamina della natura degli esseri umani. La storia che dovremo ricostruire (almeno in alcune sue linee) – che è la storia dei dibattiti che filosofi e teologi hanno condotto sulle conseguenze del peccato di Adamo ed Eva e sui limiti e le possibilità della convivenza umana, cioè della politica – è posta sotto il segno del realismo, l’abbiamo promesso, ma prima di mostrare perché è bene fare ancora qualche precisazione.

È infatti già chiaro che questo tipo di interrogazione lega insieme lo stato d’innocenza – come momento di manifestazione di una natura umana più autentica e più vera – e lo stato postlapsario, cioè conseguente alla caduta determinata dal peccato di Adamo ed Eva, ma questa visione non può essere troppo rapidamente associata o confusa con una teoria della decadenza dall’età dell’oro, come in certi miti antichi, o con una semplice forma di primitivismo. È pur vero che i miti delle origini filtrano nella comprensione dello stato edenico attraverso le teorie di un’età felice primigenia che si corrompe nella storia e che segna lo splendore di un’umanità antica ormai smarrita – e che nel pensiero moderno e contemporaneo prenderà anche la strada di un desiderio di ritorno alla natura.

La disobbedienza dei progenitori ha infatti modificato la natura dell’uomo, rendendola preda di paure, bisogni, istinti, pulsioni antisociali che assediano ogni essere umano e rendono la convivenza un progetto instabile e sempre incompleto. Il peccato originale determina dunque una cesura, un salto, che segna la distanza irrimediabile tra due stati dell’uomo, quello della natura innocente e quello della natura decaduta, lapsa, che però in questo modo vengono a implicarsi a vicenda, tanto da dover essere spesso analizzate congiuntamente. Lo stato d’innocenza presuppone infatti, nell’analisi di questi autori, la condizione umana storica, la nostra, come la conosciamo, la quale a sua volta si comprende solo in riferimento alla caduta che la separa dall’innocenza.

Indice

Introduzione
1. Il potere di Adamo

Adamo ed Eva/Un fatto realmente accaduto/Un evento che non si è mai verificato. Un controfattuale filosofico-politico
2. Il dispositivo agostiniano
La disobbedienza e il peccato originale/Le tenebre della vita sociale/Gli ambigui istituti del potere umano: famiglia, città, schiavitù
3. L’orizzonte del potere
Dominare. Esseri senza ragione e animali razionali/Obbedire acconsentendo. Perché assoggettarsi?
4. Tornare ad Adamo?
Un mondo di diversità. Adamo e la politica secondo Tommaso d’Aquino/Adamo e le forme storiche del potere. Tolomeo da Lucca e Marsilio da Padova/Tornare ad Adamo? Giovanni XXII, Bonagrazia da Bergamo e Guglielmo di Ockham/Adamo era proprietario?
5. L’eversione dell’innocenza
Indegni al possesso. Egidio Romano/Come la luce dipende dal sole. Richard Fitzralph/La critica e la riforma dell’esistente. John Wyclif
6. Adamo, padre o re?
Il gatto di Dürer /“Una materia incerta”. L’Adamo moderno di Francisco Suárez/L’Adamo re di Robert Filmer Note
Indice dei nomi