Carocci editore - L’impronta digitale

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L’impronta digitale

Lorenzo Tomasin

L’impronta digitale

Cultura umanistica e tecnologia

Edizione: 2017

Collana: Sfere extra

ISBN: 9788843089376

  • Pagine: 144
  • Prezzo:12,00 10,20
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In breve

L’informatica è davvero il latino del XXI secolo, come afferma oggi chi propone la cultura tecnologica quale nuovo cardine di istruzione, ricerca e politica culturale? La tecnologia sta influendo profondamente sulla cultura umanistica: dalla formazione di base alla ricerca avanzata, essa non offre solo preziosi strumenti al servizio delle scienze, e delle scienze umane in particolare, ma in molti casi tende a riscriverne obiettivi e linguaggi, ponendone in discussione il ruolo nella società e nel sistema dei saperi. Anziché come proficuo mezzo a disposizione di tutte le discipline, la tecnologia si pone spesso come fine o centro del discorso culturale. Il rimedio a questa deriva non è la tecnofobia, ma un’alternativa ragionevole all'oltranza digitale. Nel volume l’autore propone una risposta graffiante ai pericoli di una diffusa idea ingegneristica di lingue, storia e cultura.


Su tutti i saperi umani, anche su quelli umanistici, si è oggi stampata un’impronta digitale destinata forse a essere indelebile, e comunque a mutare per sempre, come molti pensano, alcune abitudini e alcune forme della conoscenza. Forse anche alcuni nostri modi di apprendere. Questa impronta avrà, a parer di molti, un effetto positivo su quello che, un po’ genericamente, potremmo chiamare il progresso umano. Per rendersi conto di quante e quali siano queste salutari ricadute basta guardarsi intorno con sguardo fiducioso e benevolo. E anche quando lo spettatore del mondo sia pigro o diffidente nel cogliere sfide e opportunità dei nuovi paradigmi, il cosiddetto mainstream culturale provvede a ricordargliene le potenzialità ogni giorno, attraverso una comunicazione pubblica insistente, che risuona ovunque e proprio nella sua ampiezza e varietà offre un segno tangibile della nostra libertà. Tale panorama richiede tuttavia una lettura disincantata e non puramente celebrativa, da cui emergono contraddizioni e, forse, qualche pericolo di cui è bene essere avvisati. Su questi aspetti, che mi paiono spesso trascurati nel comune sentire dei nostri giorni, cercherò di soffermarmi, nel tentativo di esercitare e di estendere i confini di quella stessa libertà.

Mi concentrerò, in particolare, su tre ambiti.

Il primo è l’istruzione. Constatare che la tecnologia si è fatta spazio in ogni aspetto della nostra vita ha indotto molti a pensare che essa dovesse averne uno – e magari uno centrale, come si conviene a una realtà di prima importanza – anche nella formazione delle nuove generazioni, dalla scuola fino all’istruzione più avanzata. L’idea ha una sua logica intuitivamente chiara, ma credo sia fallace, o almeno che contenga varie incongruenze.

Il secondo ambito su cui mi concentrerò è la ricerca scientifica, e in particolare quella umanistica. Anche qui la tecnologia ha portato negli ultimi anni aria nuova, schiudendo vie inesplorate alla conoscenza e offrendo metodi e strumenti innovativi. Il rischio, tuttavia, in questo campo è che i mezzi – cioè in concreto gli strumenti di lavoro – siano scambiati per i fini, cioè per gli oggetti precipui di una ricerca che non verte sulle macchine, ma appunto sull’uomo e sulla sua cultura, di cui le macchine sono solo uno dei molti prodotti secondari. In troppi casi, al giorno d’oggi, una ricerca umanistica che stenta a credere all’autonoma dignità e alla vitale importanza dei suoi contenuti si attacca al carro della tecnologia tentando così di affermare la propria attualità e spendibilità.

Il terzo ambito, ben legato ai due precedenti, è quello ancor più generale delle politiche e delle strategie culturali dei paesi cosiddetti avanzati, che sembrano attraversate negli ultimi anni da tendenze di analoga ispirazione. A un declinante prestigio della cultura intesa nel senso tradizionale – tanto umanistica, quanto logico-matematica e delle scienze naturali – si accompagnano, sempre più, il crescente prestigio di discipline tecniche e l’influenza di una classe dirigente culturalmente depauperata e sempre più suggestionata dai miti della tecnologia trionfante. Un passaggio fondamentale verso questa situazione è consistito in uno scivolamento nel quale la cultura umanistica e alcuni suoi ispiratori e teorici novecenteschi hanno gravi responsabilità. A loro si deve, in larga parte, la convalida di un modello binario in cui alle scienze umane si è contrapposto un blocco, a lungo guardato con altezzosa superiorità, composto da una confusa ammucchiata tecnico-scientifica, che ha finito per essere sempre più tecnica e sempre meno scientifica, almeno nella percezione e nella banalizzazione che ne ha fatto una parte della società. Così si è assistito con un misto di distrazione e di dissimulata complicità al soffocamento trasversale della ricerca di base, cioè di tutto ciò che alle tecniche o alle applica zioni pratiche non sia direttamente utile, in nome di un concetto dell’educazione che dell’utilità concreta fa un feticcio.

Indice

Preambolo
1. Prova di verifica su un ritaglio di giornale
2. Nuotare e navigare
3. Roghi di libri
4. Il potere degli acronimi
5. Il genio delle lingue
6. Stoltezza dei letterati
7. Dell’obsolescenza
Quasi una conclusione
Opere di riferimento