Carocci editore - Il Libano contemporaneo

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Il Libano contemporaneo

Rosita Di Peri

Il Libano contemporaneo

Storia, politica, società. Nuova edizione

Edizione: 2017

Collana: Quality paperbacks (504)

ISBN: 9788843088799

In breve

Il volume traccia una storia politica del Libano contemporaneo evidenziando lo stretto legame fra la struttura confessionale del paese e le sue complesse vicende interne e internazionali. Le istituzioni democratiche libanesi hanno sempre convissuto con  il sistema comunitario, che le ha profondamente permeate secondo le proprie esigenze istituzionali, politiche e religiose. Il  comunitarismo di stampo confessionale è stato in grado di influenzare le dinamiche socio-politiche, prevenendo, tramite un  continuo processo di mediazione e contrattazione, le spinte autoritarie oppure contribuendo a esacerbare le tensioni e portando allo scontro e al conflitto.  In questa nuova edizione, rivista e aggiornata, un nuovo capitolo illustra le sfide che il Libano si è trovato ad affrontare dopo il 2011, data di avvio delle proteste nel mondo arabo e della guerra in Siria.

Indice

Prefazione alla nuova edizione
Introduzione

1. Dall’emirato del Monte Libano alla vigilia dell’indipendenza (1586-1943)
La prima trasformazione: la nascita dell’emirato del Monte Libano (1586-1635) / La seconda e la terza trasformazione. L’intermezzo egiziano (1832-1840) e il ritorno ottomano (1842-1860) / La quarta trasformazione: l’era della muta?arrifiyya e del Piccolo Libano (1861-1915) / La quinta trasformazione: colpo di coda dell’Impero ottomano e sua disgregazione (1914-1920) / La sesta trasformazione: l’epoca del mandato francese e del Grande Libano (1920-1943)

2. Il Libano indipendente (1943-1970)
Il Patto nazionale / Bechara al-Khoury (1943-1952) / Camille Chamoun (1952-1958) / Fouad Chehab (1958-1964) / Charles Helou (1964-1970)

3. La marginalizzazione e la guerra civile (1970-1990)
Debolezza e crisi del “sistema Libano”: i fattori interni / Verso la guerra civile / La prima fase della guerra civile: la guerra dei due anni (1975-1976) / Intermezzo / L’avvio della seconda fase della guerra: l’invasione israeliana del 1978 e le sue conseguenze / Verso la seconda invasione israeliana del 1982 / La via verso Ta’if / La guerra civile: dinamiche e strategie tra fattori interni e internazionali

4. La ricostruzione: sfide e prospettive degli anni novanta
Gli accordi di Ta’if e la nascita della Seconda Repubblica libanese / Le elezioni del 1992 e l’ascesa di Rafiq Hariri / Rafiq Hariri e il processo di ricostruzione / L’influenza dei piani di ricostruzione sullo stato dell’economia: il paese reale e il paese virtuale / La troika del post Ta’if: un nuovo compromesso confessionale?

5. Verso il nuovo millennio
Il Libano all’alba del nuovo millennio tra fattori interni e internazionali / Febbraio 2005: l’assassinio di Rafiq Hariri e la “rivoluzione dei cedri” / Una nuova era di assassinii mirati: alla vigilia di un’ennesima guerra civile? / La terza invasione israeliana del luglio del 2006: cause e conseguenze / Tra nuova frammentazione e antichi patti

6. Le rivolte arabe del 2011 e il Libano: tra politiche
nazionali e strategie regionali / Una difficile eredità politica / Il “sistema Libano” e le rivolte arabe / La tenuta del sistema confessionale dopo il 2011

7. Conclusioni: il Libano tra storia e confessionalismo

Appendici
Le comunità / I partiti politici / La struttura amministrativa

Note
Cronologia
Bibliografia
Indice dei nomi e dei luoghi

Recensioni

Filippo La Porta, Left, 18-12-2009

Stato arabo atipico, il Libano vive di una molteplicità di culture. Di pieri ne offre ficcante panoramica, dal 1920 a oggi, con focus sulla guerra civile e l'invasione israeliana ma anche analizzando la forte presenza cristiana.

Fulvio Salimbeni, Messaggero Veneto, 03-02-2010

Non avviene di frequente leggere in anteprima, in forma sintetizzata di relazione per un esame di storia contemporanea, quello che poi uscirà come libro, ma ciò è quanto accaduto all’estensore di queste note con il saggio di Roberto Vitale, Lampi di guerra sul Libano , appena pubblicato delle triestine Edizioni Italo Svevo (176 pagine – 13,00 euro) – con prefazione del ministro degli esteri Franco Frattini, una lettera del segretario generale Onu di apprezzamento dell’operato italiano in Libano, un prologo di Gabriele Checchia, nostro ambasciatore nel Paese dei Cedri, e un epilogo del generale Claudio Graziano, comandante dell’Unifil –, che già nell’anticipazione universitaria si rivelava di grande interesse per l’equilibrio e l’accuratezza dell’esposizione, in cui si cercava di fornire un ragguaglio il più dettagliato possibile della complessa e delicata materia esposta, doti, queste, che si trovano in pieno confermate nella versione a stampa. La trattazione, articolata in otto agili capitoli, scritti con linguaggio giornalistico, e corredata di numerose fotografie e d’una cartina geopolitica dell’area, copre il periodo tra dicembre 2008 e gennaio 2009, durante il quale si svolse l’operazione israeliana di rappresaglia sulla Striscia di Gaza denominata Piombo fuso . L’autore, che non manca di ricordare per sommi capi i precedenti della crisi medio-orientale riguardanti il Libano, a partire dalla sanguinosa guerra civile scoppiata a metà degli anni Settanta, con il coinvolgimento diretto di Siria e Israele, sottobanco accordatisi, di là dall’ostilità di facciata, per una sostanziale spartizione di quel disgraziato Stato, fino al fallimentare intervento israeliano del 2006, risoltosi di fatto in uno scacco – ma di tutto ciò si trova un’esauriente ricostruzione storica nel volume di Rosita Di Peri, Il Libano contemporaneo. Storia, politica, società (Carocci, 2009), cui per i sanguinosi eventi del 1982 (massacri di Sabra e Shatila) si possono aggiungere i due bei film israeliani di denuncia Valzer con Bashir e Lebanon –; l’autore – dunque – racconta giorno per giorno, quasi ora per ora, l’azione del contingente italiano – del quale il Vitale era il portavoce –, il più numeroso e cui era affidato il comando del settore Ovest, dell’Unifil, schierato lungo quella Linea Blu che segna il confine tra Libano e Israele, per evitare l’allargamento del conflitto, pattugliando sistematicamente, insieme con le truppe libanesi, la zona assegnata, per evitare infiltrazioni di gruppi di guerriglieri arabi miranti a lanciare razzi sulla Galilea settentrionale, per alleggerire la pressione israeliana su Gaza, e la conseguente reazione dell’aviazione e delle truppe d’assalto con la Stella di Davide. Questa diuturna, defatigante e infaticabile sorveglianza, che ha portato alla scoperta di armamenti occultati, ma anche all’identificazione di bombe a frammentazione inesplose (proibite dalle convenzioni internazionali) – lanciate dai caccia israeliani nelle loro incursioni –, tempestivamente disattivate, s’accompagnava, d’altronde, a una continua e meritoria opera d’assistenza alla popolazione civile, che andava dall’apertura di campi sanitari, alla distribuzione di viveri e a consulenza scolastica, talché in questo caso si può davvero parlare di Forze Armate impegnate in una positiva azione di pacificazione e di contenimento della violenza, contrariamente alla concezione americana, alla Bush, d’esportazione e imposizione armata della pace. A ulteriore merito dell’intervento italiano in quell’area calda, non si manca di sottolineare l’adeguata e approfondita preparazione culturale dei quadri operativi militari, per renderli capaci di muoversi con sicurezza nell’aggrovigliata matassa etnica, religiosa, diplomatica e politica del complicatissimo contesto libanese, punto di scontro, competizione e confronto di molteplici, ramificate tensioni, non risolvibili con l’uso cieco della forza, sia pure ammantato da nobili ideali. A questo riguardo si ricordi che docenti delle sedi distaccate goriziane degli atenei di Udine e Trieste a suo tempo furono invitati a tenere varie conferenze al Circolo ufficiali del Reggimento Piemonte Cavalleria prima del suo impiego operativo colà, fornendo un’adeguata copertura storica, complementare a quella che ovviamente potevano fornire i servizi d’informazione militari. Tutto ciò ha portato a eccellenti risultati sul campo, attestati, ex contrario , anche dalle continue critiche e accuse di partigianeria nei riguardi di coloro che vengono sempre e soltanto definiti terroristi arabi da parte di quell’esempio di faziosità che è il sito filoisraeliano che si denomina Informazione corretta ! Sullo sfondo di questo drammatico scenario, punteggiato dalle notizie sul procedere dell’operazione Piombo fuso e sullo spaventoso, crescente numero di vittime civili, in particolare bambini, da essa provocato, cui si contrappongono i pochissimi caduti, alcuni dei quali per fuoco amico, tra gli attaccanti – l’autore non esprime giudizi, solo racconta e fornisce dati, ma è la loro incontestata eloquenza la denuncia più spietata dell’inconcepibile, tremenda rappresaglia, come essa è stata presentata dalle fonti ufficiali israeliane, attuata anche con l’uso di bombe al fosforo, esse pure proibite –, si susseguono le iniziative diplomatiche delle principali potenze interessate, tra cui l’Italia, e le risoluzioni dell’Onu, che troveranno finalmente ascolto dopo tre settimane di operazioni belliche, di cui nelle pagine del Vitale si richiamano i momenti nodali e le svolte cruciali, non mancando di dare adeguato rilievo anche alla guerra mediatica combattuta su entrambi i fronti e alla fitta trama di incontri dei responsabili militari e diplomatici italiani con le autorità libanesi per evitare l’ampliamento del conflitto, che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti per i precari equilibri della regione, complicati pure dalla compresenza di vari movimenti palestinesi di resistenza, spesso in concorrenza tra loro e divisi da rivalità confessionali e ideologiche, le cui distinzioni e diversità sono sempre correttamente messe in risalto nell’esposizione, senza fare di tutte le erbe un fascio, come assai di frequente capita, arbitrariamente semplificando ciò che è tutt’altro che semplice. Merito di libri come questo è far conoscere aspetti poco noti della nostra presenza internazionale e del ruolo che le nostre Forze Armate, se debitamente motivate e addestrate, sono in grado di svolgere a fin di bene, tramutando le “armi in aratri?, laddove troppi tendono tuttora a condursi al contrario, trovando sempre nobili ragioni per giustificare l’uso insensato della violenza, rifiutando la via del dialogo, della conoscenza e della comprensione dell’Altro, aprioristicamente bollato come terrorista.

Luca Rolandi, Conquiste del lavoro, 08-05-2010
La professoressa Rosita Di Peri, docente di storia dei paesi islamici all'Università di Torino è autrice di saggi e ricerche sul Medioriente. Da anni attraverso la sua attività accademica e quella presso l'istituto culturale Paralleli-Istituto Euromediterraneo del NordOvest e il SeSaMo (Società per gli studi sul Medio Oriente), analizza in profondità le trasformazioni in atto in quell'area. Nel recente "Il Libano contemporaneo". Storia, politica, società, pubblicato per i tipi di Carocci, Di Peri traccia una storia politica del Libano contemporaneo, partendo per comprendere meglio l'oggi, dall'età moderna. Un itinerario che si dipana dal mandato francese ai giorni nostri evidenziando lo stretto legame fra la struttura confessionale del paese e le sue complesse vicende interne e internazionali. Le istituzioni democratiche libanesi hanno sempre convissuto con il sistema comunitario, che le ha profondamente permeate secondo le proprie esigenze istituzionali, politiche e religiose. Il comunitarismo di stampo confessionale è stato il minimo comune denominatore che ha influenzato le dinamiche socio-politiche, potendo prevenire, tramite un continuo processo di mediazione e contrattazione, le spinte autoritarie o contribuire a esacerbare le tensioni portando allo scontro e al conflitto. Ancora oggi al centro di complesse dinamiche internazionali e regionali, il Libano dovrà tenere conto, come in passato, delle spinte comunitarie e della loro interazione con il sistema politico. Il Libano, nella sua travagliata vicenda contemporanea, nato dopo la guerra, e dopo essere stato un possedimento francese, si regge di fatto su un patto nazionale per il quale il potere è suddiviso religiosamente. E' una cosa che vista alla luce della laicità occidentale fa un po' impressione. Il Presidente deve essere cristiano maronita e il Presidente del Consiglio deve essere a sua volta musulmano sunnita. Lo speeker del Parlamento, musulmano sciita, e così via. Le cariche sono suddivise secondo la religione a cui si appartiene. La variazione della popolazione porterebbe a variare anche il vertice perché questa ripartizione è stata fatta sul presupposto che metà della popolazione libanese è cristiana e metà musulmana. Secondo molti oggi non è più così. I musulmani sono più dei cristiani, quindi bisognerebbe ritoccare la ripartizione delle cariche, ma questo significherebbe ritoccare questa particolarissima situazione geopolitica e giuridica. La guerra tocca anche questa questione. E' una situazione molto complessa e non è un Paese che si può giudicare con le nostre categorie. Secondo te, Adnane, dopo la guerra civile, sono cambiate le carte in tavola?. Quando siamo andati in Siria ci dicevano che gli Hezbollah, questi guerriglieri sciiti filo iraniani, hanno attirato l'attenzione ed anche la simpatia dei Maroniti che dovrebbero stare dall'altra parte. Ma c'è di più il Libano è parte del Medio Oriente, ma soprattutto sponda storica di traffici e scambi nel mediterraneo. E proprio il "Mare nostrum" Mediterraneo nell'ultimo quindicennio è stato teatro di conflitti feroci (da quelli della ex- Jugoslavia a quelli mediorientali), ha dimostrato i limiti di una chiusura (economica e politica) che ha prodotto esodi di massa cui, più di recente, si sono contrapposte connessioni profonde tra popoli e culture. Gli attentati di Madrid dell'11 marzo 2004 hanno solo sanzionato ulteriormente una frattura antica, fatta di differenze religiose, culturali, storiche, ecc. per la quale gli abitanti della "sponda nord" sentono sovente il Mediterraneo come un confine ideale tra mondo moderno (positivo) e mondo tradizionale (negativo). Proprio questo è uno dei nodi centrali della riflessione odierna, il dilemma tra sviluppo e barbarie, appunto tra nord e sud, che Huntington ha addirittura promosso a"scontro di civiltà". Sì, ma quali civiltà? Nel caso del Mediterraneo le "civiltà", o per meglio dire i popoli, si sono incrociati per secoli, dando vita ad un insieme variegato fatto di scambi e di dialoghi, ma anche di sopraffazioni, di colonialismo, di guerre. I confini di questo mare sono stati spesso confini ideali e lo sono ancor oggi: i flussi migratori da sud a nord, e da est verso ovest, hanno mostrato le difficoltà di portare avanti uno sviluppo integrato di uomini e risorse. Per dirlo con Predrag Matvejevic "il Mediterraneo ha affrontato la modernità in ritardo (…). Ciascuna delle sue coste conosce le proprie contraddizioni, che non cessano di riflettersi sul resto del bacino (…). Ai nostri giorni le rive del Mediterraneo non hanno forse che in comune la loro insoddisfazione". Molto interessante e documentata la ricostruzione delle tre invasioni di Israele, la tragica fine di Rafiq Hariri e la Rivoluzione del Cedri del 2005. Il Libano come metafora del Medio Oriente nel cuore del Mediterraneo, alla costante ricerca di una stabilità in cui il progetto siano fissati i giusti equilibri di uno Stato stretto tra frammentazioni e antichi patti, al centro di un'area martoriata dal conflitto arabo-israeliano e alla ricerca di un suo ruolo autonomo.
Elena Terragni, Mondo e missione, 01-11-2010
Il Libano, Paese-chiave all’interno delle complesse dinamiche del Medio Oriente, ne ha spesso incarnato le tensioni incrociate, guadagnando periodicamente - come avviene anche in questi giorni - le prime pagine dei giornali. Il volume, agile e dettagliato al tempo stesso, legge la storia del Libano contemporaneo - dal mandato francese ai giorni nostri - alla luce dello stretto legame tra la struttura confessionale del Paese e le sue vicende politiche e sociali. L’autrice, docente di Storia dei Paesi islamici all’Università di Torino, descrive il «sistema comunitario» che caratterizza le istituzioni e l’intera società del Libano mostrando come le spinte confessionali rappresentino ancora oggi un elemento decisivo con cui il Paese - e l’intera comunità internazionale - non potranno fare a meno di fare i conti.