Carocci editore - La tentazione dell'Altro

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La tentazione dell'Altro

Stefano Brugnolo

La tentazione dell'Altro

Avventure dell'identità occidentale da Conrad a Coetzee

Edizione: 2017

Collana: Lingue e Letterature Carocci (237)

ISBN: 9788843088317

In breve

Mentre l’Europa tra Otto e Novecento trasformava il mondo a sua immagine  e somiglianza, nei romanzi si moltiplicavano i casi di personaggi che  abiuravano la loro identità occidentale “inselvatichendosi”, sprofondando in  qualche alterità antropologica e ambientale. Il volume ricostruisce le trame  che autori come Melville, Conrad, Stevenson, Malraux, Flaiano, Vargas  Llosa, Coetzee e tanti altri hanno concepito per raccontarci la tentazione  di essere altri-da-sé, il sogno impossibile di perdersi oltre il confine della  cosiddetta civiltà, di sradicarsi dalle proprie origini e appartenenze. Ne  risulta il quadro multiforme ma coerente di una letteratura che, valorizzando  figure e soggetti alla deriva, si costituisce come il contro-discorso segreto  e illuminante dell’impresa coloniale di unificazione e assoggettamento  del globo. L’incontro con popolazioni e culture diverse non fu soltanto  l’occasione per venire in contatto con le ultime diversità umane prima di una  definitiva omologazione della terra, ma offrì anche la possibilità di accedere  ed esplorare un’alterità che è dentro prima ancora che fuori di “noi”.


Facciamo subito un caso speciale, un caso in cui a essere descritti come “altri” (e cioè come “primitivi”, “selvaggi”) siamo “noi”. Mi riferisco a Stendhal e a come lui considerava e rappresentava gli italiani. Siamo dalle parti del nostro topos se è vero che lo scrittore era particolarmente “tentato” dagli italiani e dall’Italia, e che li considerava meno civili e progrediti dei francesi. Niente di più essenzialista, o, se si vuole, orientalista. Ma anche in questo caso occorre chiedersi cosa rappresentava per Stendhal l’Italia. Per lo scrittore, scrive Crouzet, «L’Italia, nucleo di arcaismo nel presente, agisce come una figura del rimosso, rappresenta “l’altro lato” d’Europa», il suo lato più arretrato e superato. In altre parole, gli italiani di Stendhal sono presentati come essenzialmente passionali, istintivi, spontanei, generosi, nel bel mezzo di un mondo dove cominciavano a prevalere condotte di vita caratterizzate da calcolo e vanità. Non c’è dubbio che se dovessimo prendere alla lettera queste sue qualificazioni potremmo definirle come stereotipiche e improntate a una condiscendente superiorità. Ma chiunque legga Stendhal sente che non si tratta di facile esotismo, ma che anzi egli proietta su quei suoi italiani parti importanti di sé; proprio questo coinvolgimento rende perspicue e convincenti le immagini dell’Italia che ci ha lasciato. Sempre secondo Crouzet, infatti, «passando le Alpi» Stendhal ritorna «verso qualcosa che, là dove vive lui, è perduto o negato», ritorna a casa. E a confermare questa ipotesi Dennis Porter ha scritto che nella «geografia fantasmatica» di Stendhal l’Italia è «una terra senza padri», un luogo che svolge «la funzione della terra materna e di una pienezza di vita preedipica ». Un luogo, insomma, dove è possibile immaginare un’esistenza più piena, con sensazioni e piaceri più intensi. Per Stendhal, secondo un paradosso in cui ci imbatteremo tante volte, pur essendo «indietro, [l’Italia] sembra anche essere avanti: più vicina a un ideale di libertà di quanto lo fossero i “paesi” del Nord», anche se naturalmente si tratta di una libertà prepolitica, quasi un equivalente di spontaneità, piacere, naturalezza. Affermare che gli italiani di Stendhal non sono descritti obiettivamente mi pare scontato, più corretto sarebbe invece dire che lo scrittore seleziona ed enfatizza certi caratteri nazionali, presentando l’italianità come sineddoche o antonomasia di fenomenologie esistenziali molto più ampie. Gli italiani nella rappresentazione che lui ce ne dà sono i rappresentanti emblematici di una classe potenzialmente infinita di individui: quella di cui fanno parte gli uomini e le donne che desiderano spontaneamente, autenticamente, energicamente. Va da sé che, considerate così le cose, chiunque può sentirsi, almeno potenzialmente, simile agli italiani di Stendhal. Perfino noi italiani “veri”!

Facciamo subito un caso speciale, un caso in cui a essere descritti come “altri” (e cioè come “primitivi”, “selvaggi”) siamo “noi”. Mi riferisco a Stendhal e a come lui considerava e rappresentava gli italiani. Siamo dalle parti del nostro topos se è vero che lo scrittore era particolarmente “tentato” dagli italiani e dall’Italia, e che li considerava meno civili e progrediti dei francesi. Niente di più essenzialista, o, se si vuole, orientalista. Ma anche in questo caso occorre chiedersi cosa rappresentava per Stendhal l’Italia. Per lo scrittore, scrive Crouzet, «L’Italia, nucleo di arcaismo nel presente, agisce come una figura del rimosso, rappresenta “l’altro lato” d’Europa», il suo lato più arretrato e superato. In altre parole, gli italiani di Stendhal sono presentati come essenzialmente passionali, istintivi, spontanei, generosi, nel bel mezzo di un mondo dove cominciavano a prevalere condotte di vita caratterizzate da calcolo e vanità. Non c’è dubbio che se dovessimo prendere alla lettera queste sue qualificazioni potremmo definirle come stereotipiche e improntate a una condiscendente superiorità. Ma chiunque legga Stendhal sente che non si tratta di facile esotismo, ma che anzi egli proietta su quei suoi italiani parti importanti di sé; proprio questo coinvolgimento rende perspicue e convincenti le immagini dell’Italia che ci ha lasciato. Sempre secondo Crouzet, infatti, «passando le Alpi» Stendhal ritorna «verso qualcosa che, là dove vive lui, è perduto o negato», ritorna a casa. E a confermare questa ipotesi Dennis Porter ha scritto che nella «geografia fantasmatica» di Stendhal l’Italia è «una terra senza padri», un luogo che svolge «la funzione della terra materna e di una pienezza di vita preedipica ». Un luogo, insomma, dove è possibile immaginare un’esistenza più piena, con sensazioni e piaceri più intensi. Per Stendhal, secondo un paradosso in cui ci imbatteremo tante volte, pur essendo «indietro, [l’Italia] sembra anche essere avanti: più vicina a un ideale di libertà di quanto lo fossero i “paesi” del Nord», anche se naturalmente si tratta di una libertà prepolitica, quasi un equivalente di spontaneità, piacere, naturalezza. Affermare che gli italiani di Stendhal non sono descritti obiettivamente mi pare scontato, più corretto sarebbe invece dire che lo scrittore seleziona ed enfatizza certi caratteri nazionali, presentando l’italianità come sineddoche o antonomasia di fenomenologie esistenziali molto più ampie. Gli italiani nella rappresentazione che lui ce ne dà sono i rappresentanti emblematici di una classe potenzialmente infinita di individui: quella di cui fanno parte gli uomini e le donne che desiderano spontaneamente, autenticamente, energicamente. Va da sé che, considerate così le cose, chiunque può sentirsi, almeno potenzialmente, simile agli italiani di Stendhal. Perfino noi italiani “veri”!

Indice

Ringraziamenti
Introduzione. Il tema del going native coloniale e il disagio della civiltà occidentale

1. Di cosa parliamo quando parliamo di alterità

2. The Tempest e Robinson Crusoe: la reinvenzione dell’Altro nella letteratura moderna
Cedere la parola al selvaggio: The Tempest / Impronte nella sabbia: fascinazione e paura dell’Altro in Robinson Crusoe

3. Più selvaggi dei selvaggi: gli strani casi di Kurtz e Hyde

4. Contagi, degenerazioni, declassamenti oltre il confine
Trovarsi al posto del colonizzato: To Be Filed for Reference, The Mark of the Beast e The Strange Ride of Morrowbie Jukes di Kipling / Una savagery all’insegna della mediocrità: An Outpost of Progress di Conrad / Desiderio e miscegenation in An Outcast of the Islands di Conrad / Un contagio che viene dall’Oriente: malattia fisica e morale in Der Tod in Venedig di Mann / Der Amokläufer di Zweig: furori erotici covati in Europa ed esplosi ai tropici / Lo spazio coloniale come sito di confusione delle identità: P.&O. di Maugham / Una parodia di Heart of Darkness in Voyage au bout de la nuit di Céline / Senso di colpa e degradazione morale in Tempo di uccidere di Flaiano / Waiting for the Barbarians di Coetzee: diventare nativi attraverso il dolore / Più reiette dei nativi: Magda di In The Heart of the Country e Lucy in Disgrace di Coetzee

5. Deliri di onnipotenza e tirannidi: da missionari a sovrani selvaggi
Un Prospero gone mad in The Ebb-Tide di Stevenson / Simpatiche canaglie al potere: The Man Who Would Be King di Kipling / Reverse colonization e contagio nel Dracula di Stoker / Avventura esotica contro assurdo metropolitano in La voie royale di Malraux / “Coloni che si accettano” e “coloni che si dissociano” in Mackintosh di Maugham / Bravi bambini inglesi come selvaggi cannibali in The Lord of Flies di Golding / Un Io grande come l’Universo: The Narrative of Jacobus Coetzee di Coetzee / L’ammirazione per il barbaro da Tacito ad Apocalypse Now di Coppola

6. Stanchezza d’Occidente e sogno di impossibili paradisi
Una fuga dall’Eden in Typee di Melville / Un’alleanza tra coloni dissidenti e nativi: The Beach of Falesá di Stevenson / Pathos nostalgico e utopico nell’opera di Gauguin / Desiderio irresponsabile e gioco con le identità in Aziyadé di Loti / Svestirsi e rivestirsi delle identità razziali in Kim di Kipling / Andare oltre il confine per liberarsi dalla morale: L’immoraliste di Gide / Travestitismo culturale ed esplorazione creativa delle identità in Seven Pillars of Wisdom di T. E. Lawrence / Tahiti come terra al di qua del bene e del male in The Fall of Edward Barnard di Maugham / Spogliarsi della proprietà maledetta: The Bear di Faulkner e altri racconti / Una Madame Bovary coloniale: The Woman Who Rode Away di D. H. Lawrence / Facce di una stessa medaglia: civiltà e barbarie in Historia del guerrero y de la cautiva di Borges / Della desiderabilità e dell’impossibilità di vivere come un nativo in Los pasos perdidos di Carpentier / Vendredi ou les limbes du Pacifique di Tournier, ovvero il mito di Robinson rovesciato / Going native attraverso le storie in El hablador di Vargas Llosa / Quando tutta una nazione goes native: Soumission di Houellebecq

7. Going native again: da nativo a occidentale e ritorno
Illusioni e disillusioni d’amore coloniale in Beyond the Pale e Lispeth di Kipling e nella Madama Butterfly di Puccini / Identità imposte e rifiutate in The Island of Dr Moreau di Wells / Da cane rispettabile a lupo omicida: The Call of the Wild di London / The Pool di Maugham ovvero quando il bianco striscia davanti alla meticcia / «Uno sforzo senza uguali sulla terra»: da scimmia a europeo in Ein Bericht für eine Akademie di Kafka / Un Calibano alla rovescia in Brave New World di Huxley / El reino de este mundo di Carpentier, ovvero una rivolta anticoloniale sotto il segno della mimicry / Un Kurtz africano: A Bend in the River di Naipaul / Il ritorno al velo e il bisogno di appartenenza in Minaret di Aboulela

Conclusione. Echi e silenzi indecifrabili in Passage to India di Forster e altrove
Bibliografia
Indice dei nomi