Carocci editore - Come lavorava Manzoni

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Come lavorava Manzoni

Giulia Raboni

Come lavorava Manzoni

Edizione: 2017

Collana: Bussole (545)

ISBN: 9788843086351

In breve

Manzoni non è autore che proceda per schemi o scalette: la storia nasce con la scrittura. Da qui una fenomenologia dei manoscritti che restituisce perfettamente il crescere progressivo dei testi, con acquisizioni in corso, pentimenti, rielaborazioni a ritroso, e spesso un intreccio tra fasi e supporti diversi; e ancora l’intersezione nella composizione di opere distinte, che si evolvono l’una nell’altra, e il dialogo costante con gli amici e soprattutto con i libri, anche questo in continuo aggiornamento. Seguire lo sviluppo del pensiero e dello stile di Manzoni richiede perciò una ricostruzione analitica e quasi quotidiana del suo lavoro, esercitata sull’insieme delle opere, comprese le lettere e le postille ai volumi della sua biblioteca, e dunque una conoscenza globale dei materiali e della loro storia.


Il volume è pubblicato in Filologia d’autore serie diretta da Simone Albonico, Paola Italia, Giulia Raboni, che intende orientare gli studiosi e gli studenti nello studio  delle opere letterarie a partire dai materiali elaborativi superstiti, presentati insieme  a una ricostruzione delle abitudini e degli strumenti di lavoro. Filologia d’autore offre un modello descrittivo-interpretativo e un arricchimento di  prospettiva critica, che aiutano a intendere come i singoli autori abbiano costruito la propria immagine e l’abbiano proiettata, prima che in pubblico nell’opera  conclusa, sulle proprie carte: luogo che li rispecchia e dal quale oggi la loro figura  si trasmette alla posterità. A partire da quei documenti diventa allora possibile illuminare la genesi delle opere letterarie in quanto organismi vivi e mobili nel tempo.


La situazione delle carte manzoniane si può definire particolarmente fortunata rispetto alla media degli autori ottocenteschi. L’enorme fama dell’autore, il suo ruolo fondamentale lungo tutto il Risorgimento nella definizione di una lingua nazionale e il valore esemplare che il suo romanzo ha assunto come portavoce di una nuova letteratura, hanno suscitato un interesse puntuale non soltanto, come è ovvio, verso le opere pubblicate, ma anche verso la gestione del suo lascito documentario.

Questa eccezionale attenzione nei confronti dell’elaborazione delle sue opere nasce negli anni della lunga gestazione del romanzo, quando dalla cerchia degli amici ammessi alla frequentazione dell’autore comincia a diffondersi, raggiungendo presto l’intera comunità letteraria, l’indiscrezione che Manzoni ha deciso di cimentarsi in un genere, come lo definisce lo stesso autore nella prima introduzione al Fermo e Lucia, «proscritto nella letteratura italiana moderna».

Nei sei anni che separano l’effettivo avvio dell’opera (aprile 1821) e la pubblicazione nel giugno 1827 della princeps presso l’editore milanese Ferrario, mentre escono a stampa o circolano in forma manoscritta testi che ulteriormente ne evidenziano il ruolo di autore di punta della letteratura romantica e risorgimentale, le anticipazioni continuano a girare, in parte filtrate dallo stesso autore, in parte diffuse appunto dagli amici e dalla circolazione presso i più fidati, prima delle carte autografe, poi via via dei volumi stampati (nel 1824 e nel 1825). Né questa particolare curiosità per le fasi di progettazione del testo si placa con l’edizione Ferrario, che naturalmente assorbe, con l’enorme immediato successo di vendite e stampe pirata, la maggiore attenzione, non cancellando, anche per gli accenni che compaiono in alcune delle recensioni (come quella del Tommaseo), l’interesse verso le carte cadute e gli episodi cassati (in qualche caso, come per i capitoli eliminati della Monaca di Monza, mostrate e lasciate copiare dallo stesso autore), alimentando anche leggende e ricostruzioni favolose sulla prima genesi dell’opera. C’è insomma, nella gestione della propria immagine, ancora una volta l’impronta di quell’aspetto dialogico tipico della personalità manzoniana, e che accompagna al lavoro e alla meditazione individuale, l’esibizione di un percorso accidentato e in continuo rinnovamento. Un processo in qualche modo condiviso, come se Manzoni assumesse, in parte inconsciamente, in parte forse «a caso pensato», il ruolo di testimone di una vicenda intellettuale che vuole offrirsi come stimolo alla riflessione non tanto del valore, quanto degli scopi e dei metodi dell’attività letteraria.

Indice

1. Come lavorava: il primato della dialettica

2. L’autore e le sue carte
Indiscrezioni / Prime descrizioni / Il fuoco di Vesta dei testi giovanili / L’intervento di Pietro Brambilla / Le Opere inedite o rare / Prove di filologia d’autore / Fondi, collezioni e materiali dispersi / Catalogazione e riproduzione

3. La biblioteca

4. Sulla scrivania
Le opere e i giorni / «Penser le mieux qu’on peut, et écrire»

5. I promessi sposi
I “punti di crisi” / Aprile 1821: l’avvio del lavoro / Il Fermo e Lucia e la sua rappresentazione / Tra le due minute: i fogli trasposti / Revisione e “seconda introduzione scritta da ultimo” / Gli Sposi promessi: un testo in movimento / Il libro sulla lingua / La fixité della lingua e i “baratti” / Ancora su realtà e finzione / La Colonna Infame / Il copista, il tipografo e gli errori della Ventisettana / La revisione della Quarantana: i tempi / Per l’edizione critica della Quarantana

Bibliografia
Ringraziamenti