Carocci editore - Luciano Bianciardi, la protesta dello stile

Password dimenticata?

Registrazione

Luciano Bianciardi, la protesta dello stile

Carlo Varotti

Luciano Bianciardi, la protesta dello stile

Edizione: 2017

Collana: Quality paperbacks (491)

ISBN: 9788843085514

In breve

Luciano Bianciardi (1922-1971), scrittore, giornalista e traduttore fra i più prolifici del Novecento, ha attraversato stili e generi diversi: dal romanzo sperimentale all’inchiesta sociale, dalla  divulgazione storica all’articolo di costume.  Testimone attento dei radicali cambiamenti del paese, affidò a una  naturale vocazione satirico-parodica la rappresentazione della società di massa negli anni del boom, con i suoi nuovi miti e nuovi  modelli comportamentali e linguistici.  Tuttavia non deve essere relegato al ruolo “minore” del ritrattista di costume. La sua è una scrittura spesso sperimentale, che  ha saputo combinare la fruizione apparentemente facile di un  linguaggio limpido e referenziale con una sensibilità acutissima per le sfumature stilistiche e per la profondità storica e ideologica della parola.


Bianciardi è scrittore di migliaia di pagine: romanzi, libri di divulgazione storica, centinaia e centinaia di articoli scritti per decine di testate diverse, decine e decine di libri tradotti. Anche questo è un aspetto che andava in qualche modo riconsiderato, di contro alla tendenza a vedere Bianciardi come l’autore della sola Vita agra (o tutt’al più di tre libri, aggiungendo al primo Il lavoro culturale e L’integrazione).

Si è cercato – per quanto si è potuto – di tenere insieme tutte queste cose, inseguendo i tanti travasi che passano tra scrittura giornalistica, romanzi e racconti. Si sono anche considerate alcune delle esperienze traduttorie più significative, laddove esse hanno lasciato tracce individuabili (fatte di temi o modelli di stile) nei romanzi: da Miller e Norman Mailer agli “arrabbiati” inglesi; da Donleavy a Behan, a Barth. Senza tralasciare, in alcuni casi, le traduzioni puramente “alimentari” di manuali ormai completamente dimenticati, che pure gli fornirono, scrittore così straordinariamente ricettivo quale fu, alcune delle voci dissonanti di un presente che stava esplodendo nella Babele delle lingue settoriali, pronte a confluire in un nuovo italiano standard, e a confondersi con le emergenze dialettali e le tanti varianti diastratiche.

E si è cercato, soprattutto, di guardare alla sua produzione – fatta salva la sua discontinuità e le diverse altezze dei risultati – come a qualcosa di complessivo. E non poteva essere altrimenti. Il lettore che entri nel vasto universo di Bianciardi scopre presto che la sua scrittura è attraversata da percorsi coerenti; da ritorni di temi, elementi stilistici e strutturali che, da un’opera all’altra, vengono continuamente rimodulati e ripensati, in un processo di scrittura che fu tutt’altro che inconsapevole e ingenuo. Del resto, come in pochi altri scrittori, in Bianciardi la seconde main è tratto costitutivo della sua scrittura. Rimodulare il già detto, attraverso un sistematico riuso che fa della parodia e del travestimento un’opzione stilistica radicale nella sua sistematicità. Il suo “oltranzismo” stilistico consiste proprio in una vocazione parodica che diventa il principale strumento per dare vita a uno sguardo straniato e deformante della vita, capace di metterne in luce le dissonanze, le deformazioni grottesche e i bagliori tragici.

Questo ci interessava. Non certo il facile entusiasmo di chi ha voluto farne il testimone incorrotto e sventurato di una generazione e di una crisi epocale, l’acuto sociologo che ha capito per primo (anche questo capita di leggere) le dinamiche occultamente persuasive e pericolosamente omologanti del neocapitalismo. Meno che meno si voleva appiattire la sua lettura alla dimensione puramente biografica dell’“anarchico”, dell’antagonista permanente, del profeta delle nuove condizioni sociali proprie della postmodernità (dal precariato sistematico allo spaesamento esistenziale di nuovi soggetti sociali, alle numerose insorgenti forme di marginalità e sfruttamento). O, addirittura, esaltare in lui il rivoluzionario permanente, vittima della sua stessa incapacità a scendere a patti con il sistema.

Null’altro che la parola di Luciano Bianciardi ci interessava mettere in risalto. Ed è una voce che ci parla attraverso l’esercizio di una scrittura straordinaria, distillata dalla fatica quotidiana di chi scriveva per vivere, e viveva traducendo, in uno scavo continuo di parole e frasi, nella ricerca della sfumatura e della sottigliezza del senso.

Lo stile prodotto da un grande talento narrativo, raffinato da un artigianato umile e orgoglioso.

Indice

Introduzione

1. Gli studi e la divisa (i Diari giovanili)
Tra Grosseto e Pisa / La guerra e la laurea

2. La stagione dell’impegno
Il rientro a Grosseto / La forza attrattiva del PCI / La provincia tra mito e realtà / La biblioteca e il cinema

3. Tra minatori e badilanti
«Provocare una vastissima serie di inchieste approfondite» / I minatori della Maremma

4. Il mito rivisitato: Il lavoro culturale
L’occasione milanese / Tra autobiografia, autofinzionalità e pamphlet / Il luogo e l’epoca: il prius e il post / L’intellettualità provinciale / L’addetto culturale e la sua parodia / La provincia vista da Milano / Ždanov, Stalin, De Sica

5. L’intellettuale dis-integrato: L’integrazione
Dalla provincia al centro / La complessità metropolitana / Storia di una integrazione e di una ribellione / Aziendalismo e produttività / Il falso miracolo / L’insostenibile confusione dei fatti: «piazza Ungheria», 1956  / Riuso e parodia: human relations e marketing / Il giornalista, il narratore e la metropoli alienata

6. La vita agra
Tra Einaudi e Rizzoli / «... in prima persona singolare» / L’esile vicenda del romanzo / La città alienata / L’uomo a una dimensione / L’impossibile utopia / Il carnevale della carne / Il “Miller italiano”: gli intrecci fra traduzione e scrittura / Palinsesti: «Tutto sommato io darei ragione all’Adelung» / L’oltranzismo stilistico della Vita agra / La Babele del traduttore / Lo spaesamento dell’intellettuale

7. Una lunga fedeltà: il Risorgimento
Divulgare il Risorgimento / La battaglia soda

8. Fra televisione e costume: il pubblicista negli anni Sessanta
Le parole della tribù: Pescaparole e “Avanti!” / Il mito del gran rifiuto: gli articoli per “Il Giorno” / La televisione / Anticonformismo e libertà: da “ABC” a “Playmen”

9. Storie brevi e meno brevi: i racconti e Viaggio in Barberia
Varietà e consumo / I racconti erotici / Viaggio in Barberia

10. Ultimi bagliori: Aprire il fuoco
Il grigio esilio di Nesci / Tra Storia e storia / Anacronie sessantottesche / L’ultima Milano / L’oltranzismo stilistico / Il gioco infinito della “seconda mano” / Un’etica del lettore?

Note
Bibliografia
Indice dei nomi