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Mariuccia Salvati

Passaggi

Italiani dal fascismo alla Repubblica

Edizione: 2016

Collana: Frecce (229)

ISBN: 9788843085132

In breve

Una storia degli italiani alle prese con la guerra, la caduta del fascismo e la divisione del paese, tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Il libro si concentra in particolare sui mutamenti del linguaggio pubblico (letterario, giornalistico, politico), che rivelano le difficoltà del passaggio da un uso massiccio della propaganda da parte degli intellettuali del ventennio – emblematico il caso di Longanesi – al ritorno alla realtà del 1944-46. La nascita della Repubblica, pur con le sue difficoltà a riportare giustizia in un territorio diviso da una guerra civile, segna il recupero di un linguaggio di verità, concretezza, realismo (morte, fame, suicidi), che si manifesta anche sui rinati quotidiani di informazione, attraverso la penna di grandi scrittori: Alvaro, Savinio, Bontempelli, De Ruggiero, Moravia, Brancati. È la guerra il grande motore del cambiamento di tutto il paese: per coloro che l’hanno subita e, soprattutto, per coloro che l’hanno “scelta” come passaggio necessario per il costituirsi di una nuova classe politica, democratica e antifascista.


I passaggi a cui si fa riferimento nel titolo sono quelli affrontati dagli italiani in un arco temporale che va dal primo Novecento al secondo dopoguerra, con particolare attenzione al loro rapporto con il fascismo, la guerra, il crollo del regime, la Resistenza e la scelta della Repubblica: si parla di organizzazione sociale, di lavoro, di politica e, soprattutto, di vita e di morte.

Sono passaggi collettivi, di massa, ma anche individuali, soggettivi: ne danno testimonianza i giornali, la stampa, i documenti di polizia, le statistiche, così come – e, in questo caso, soprattutto – gli scrittori, le riviste (numerosissime nel 1945-46), i diari, le corrispondenze. […]

La serie dei capitoli [che compongono il volume] non pretende di dare risposte definitive a domande che spetta a ogni generazione porre al passato in maniera di volta in volta differente. Il mosaico di pezzi che ne risulta costituisce, tuttavia, un modo di scrivere la storia del nostro paese tra fascismo e antifascismo che tiene conto del venir meno, dagli anni Novanta, della grande narrazione dei partiti politici nati dalla Resistenza, di quel disegno coerente, fortemente positivo e senza ombre. Quello attuale è dunque, si ritiene, anche un passaggio metodologico, nell’approccio a quel periodo storico: da un interesse a lungo prevalente per una problematica di tipo economico-istituzionale e partitica all’apertura ai temi sociali e istituzionali, con un significativo avvicinamento alla storia culturale.

Raccogliendo questi interventi, mi sono anche resa conto che non si tratta di un percorso solo personale, ma che la scelta di guardare alle storie di vita, ai singoli episodi biografici, costituisce una risposta a cui si ricorre oggi con maggiore frequenza, una volta venuta meno, appunto, la storiografia imperniata sulla grande narrazione dei partiti politici antifascisti e democratici. Quella narrazione (penso in particolare alle storie della Repubblica, pur molto diverse tra loro, di Pietro Scoppola e Silvio Lanaro, rispettivamente del 1991 e 1992) ha saputo raccontare il paese durante il processo di trasformazione che l’ha completamente cambiato nel trentennio postbellico, sulla base del riferimento ai partiti, che ne hanno fornito la trama di lettura, le fonti stesse di una storia nazionale condivisa: il tessuto fatto di uomini e di luoghi, di memorie e di azioni concrete, che ha retto, al di là dei contrasti ideologici, fino agli anni Novanta. Ma che lì finisce, con la crisi del sistema politico nato dalla Resistenza. Con una proiezione, tuttavia, ancora nel primo decennio del nuovo secolo: il crollo del Muro di Berlino, l’allargarsi dell’Europa, l’impegno nella scrittura di una Costituzione europea (anche se alla fine non approvata) offrirono una prospettiva nuova e un valido sostituto al protagonismo dei partiti nel racconto del dopoguerra, spostando l’attenzione sul patto costituente (e sulle culture politiche che l’hanno ispirato) come parte di una narrazione, nazionale ed europea, imperniata sui diritti “universali” della persona umana, sul rifiuto della guerra, sulla giustizia sociale.

L’accenno a una possibile narrazione a partire dalla cultura dei diritti ci rimanda infine al rapporto con la storia nazionale, con il Risorgimento. Possiamo chiederci se – come fu cinquant’anni fa, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia e del ventennale della Resistenza – vi sia qualche consapevole collegamento tra le nuove riflessioni sul 1945-46 e le recenti celebrazioni per il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia. In teoria, l’anniversario dell’unificazione italiana (che ha avuto un significativo successo mediatico) of riva l’occasione per ripensare insieme il momento fondativo dell’Unità nazionale e il progetto di costruzione della nazione italiana nel suo complesso. In realtà, come è stato lamentato dalla sede del Centro Gobetti di Torino, la Resistenza non ha avuto quel ruolo da protagonista nelle celebrazioni del centocinquantesimo, con l’eccezione del bel volume a cura di Aldo Agosti e Chiara Colombini, Resistenza e autobiografia della nazione. Il fatto è che Risorgimento e Resistenza – come scrivono i curatori nell’introduzione a quel volume –, anche se assunti a fondamento della costituzione formale e materiale rispettivamente del Regno e della Repubblica, «sono stati introiettati nel dna della nazione senza essere metabolizzati completamente, mentre sopravvive la carica di tensione e di antagonismo di due “Italie” che si vivono reciprocamente come estranee». Il che è vero, ma proprio questa costante della nostra storia nazionale ci può aiutare in una riflessione di lungo periodo, anche sul terreno metodologico.[...]

Per concludere si può dire che agli storici della nazione Italia, nel venir meno – per fattori interni (la crisi dei partiti) e internazionali (la globalizzazione) – di una prima narrazione lungamente (e allora giustamente) condivisa, non resti che tornare alla fonte di ogni racconto storico, cioè (secondo l’insegnamento di Bloch) al fattore umano. E questo spiega anche l’interesse oggi di un pubblico vasto per la pluralità delle vite, per la varietà dei singoli episodi, per la ricchezza degli esempi che si addensano attorno al grande evento spartiacque a metà del Novecento: la guerra. Una guerra subita per gran parte degli italiani, ma anche eroicamente scelta da parte di molti di loro: un banco di prova per chi vi partecipa, ma anche per chi ne è travolto senza averlo scelto. Si scoprirà così come dalla chiusura nazionalistica degli anni Trenta la “massa” si apra a un risveglio (è un’immagine questa che ricorre spesso) che costringe ciascuno a fare i conti con sé stesso e con la storia.


Indice

Introduzione

1. Tra due dopoguerra: comunicazione e linguaggio politico
Crisi del liberalismo e avvento del fascismo / Dalla letteratura alla politica / Intellettuali e fascismo / Gli intellettuali si organizzano / Tra dopoguerra e regime

2. Di fronte al fascismo: illusioni e delusioni dell’Italiano medio
L’Italiano e le élite politiche / Le illusioni / Le delusioni

3. Gli italiani e il fascismo in guerra (a proposito di un articolo di Nicola Chiaromonte)

4. “Tempo umano”: a Roma dopo la dittatura
Premessa / Libertà di morire / Libertà dalla fame: il pane quotidiano/ Libertà di pensare / Eredità politica e crisi morale / Tra passato e futuro / L’attesa / La svolta / Le generazioni del fascismo

5. Mutamenti del linguaggio politico tra fascismo e Repubblica
Il fascismo: la maschera e il volto / Gli intellettuali e il mimetismo del modello ducesco / Mascherare/ smascherare / Intellettuali e letteratucoli / Mito e ideali / La violenza e la pietà / La maschera caduta e la necessità di una cronaca / Conclusione. Il ritorno alla ragione

6. Amnistia e amnesia nell’Italia del 1946
Epurazione e ricerca storica / Come muore una patria? / Esiste una colpa? Cronache dal territorio nel 1946 / Chi sono i colpevoli? / Giustizia e nazione / Amnistia, oblio, ricostruzione

7. Ruggero Zangrandi dopo il Lungo viaggio
Da “giovani” a “generazione” / “Generazione” come categoria sociologica / Zangrandi: una generazione unica ma divisa/ Generazione come categoria storiografica e sociologica / La nuova edizione in una nuova epoca

8. 1943-46: itinerari di formazione della nuova classe politica
Resistenza e storia d’Italia / Roma, 25 luglio-8 settembre 1943 / Piemonte, 8 settembre 1943-25 aprile 1945 / Il Sud è lontano / L’antifascismo verso il 2 giugno 1946 / La nascita della Repubblica

Note
Indice dei nomi