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Mollezza della carne e sottigliezza dell’ingegno

Sandra Plastina

Mollezza della carne e sottigliezza dell’ingegno

La natura della donna nel Rinascimento europeo

Edizione: 2017

Collana: Biblioteca di testi e studi (1132)

ISBN: 9788843084944

  • Pagine: 192
  • Prezzo:19,00 16,15
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In breve

Una lunga e inveterata tradizione ha fatto pesare sulle donne una duplice  condanna biblica e biologica e tanta letteratura misogina ha attribuito  loro le caratteristiche di irrazionalità, mollezza, lussuria, frivolezza,  suggestionabilità, incostanza, loquacità ecc. considerate come  certezze assiomatiche: conseguenze naturali, e quindi inappellabili,  di una costituzione fisica imperfetta e di un temperamento umorale  a dominanza freddo-umida.  Ma fin dal tardo Quattrocento si assiste nelle corti di Ferrara  e di Mantova a un vero e proprio processo di consapevole ridefinizione  del genere, messo in moto dalla forte personalità di Eleonora d’Aragona, confutazione vivente delle idee aristoteliche sulla donna. Il libro esamina alcuni sorprendenti e originali trattati rinascimentali  che rivalutano la donna sulla base degli effetti positivi che conseguono proprio dalla sua natura. Con un audace rovesciamento del paradigma  aristotelico dell’inferiorità femminile, queste opere attribuiscono, infatti,  alle donne una maggiore e migliore disposizione all’esercizio delle capacità  intellettuali, anche perché «quelli che sono di carne più molle sono  più atti di mente», come aveva affermato lo stesso Aristotele. Ancora poco noti e in gran parte mai pubblicati in edizione moderna,  questi primi tentativi compiuti in Italia per ribaltare i presupposti misogini  della tradizione aristotelica e scolastica gettano una luce nuova sull’annoso  dibattito che aveva riguardato la “natura” della donna.


Lo studio sulla natura della donna nel Rinascimento, che presentiamo in queste pagine, prende le mosse dalla nota definizione aristotelica: «Le femmine sono per natura più deboli e più fredde e si deve considerare la natura femminile come un’innata menomazione», e si propone di analizzare il pregiudizio anatomico e fisiologico connesso all’interpretazione tradizionale che ha legittimato per secoli l’inferiorità biologica della donna. Un pregiudizio in grado di sopravvivere alla teoria stessa. L’analisi del corpo femminile, delle sue parti, delle sue operazioni, delle sue infermità, nei testi medico-scientifici cinquecenteschi, infatti, è tutt’altro che obiettiva e neutra. Essa non dipende dall’osservazione della realtà, ma dall’adesione ad una tradizione filosofica ricca di sedimenti antropologici, religiosi, rituali, di tensioni magiche e superstiziose.

Richiamandosi all’autorità di Aristotele e alla testimonianza di autorevoli fonti antiche, come il De usu partium di Galeno, i trattatisti del Rinascimento continuarono ad attribuire l’inferiorità fisica ed intellettuale della donna alla mancanza di calore, considerato l’unico strumento naturale in grado di conferire perfezione alla complessione dell’essere vivente. Una lunga e inveterata tradizione ha fatto pesare sulle donne una duplice condanna biblica e biologica, e tutta una letteratura misogina ha attribuito loro le caratteristiche di irrazionalità, passionalità, mollezza, lussuria, frivolezza, suggestionabilità, incostanza, loquacità ecc., considerate come certezze assiomatiche: conseguenze naturali e quindi inappellabili di una costituzione fisica imperfetta e di un temperamento umorale a dominanza freddo-umida. La questione della temperatura dei corpi e le gerarchie stabilite dal linguaggio dell’umoralismo sono componenti importanti per capire il dibattito sul genere nel Rinascimento. L’inferiorità biologica, infatti, è il risultato di un difetto termico: l’argomento del calore resta, dunque, centrale, svolgendo un ruolo fondamentale e su di esso si concentrarono anche gli sforzi interpretativi degli apologeti del sesso femminile.

Il tema della mollezza della carne e della conseguente sottigliezza dell’ingegno era già stato trattato in un sorprendente testo dal titolo De laudibus mulierum scritto intorno al 1487 da Bartolomeo Goggio erudito e notaio alla corte di Ferrara, che costituisce il primo compiuto tentativo, in Italia, di mettere in discussione i presupposti aristotelici, sostenendo dichiaratamente la superiorità della donna. L’opera, dal titolo latino ma in realtà scritta in volgare, tutt’ora manoscritta e poco conosciuta testimonia, tra l’altro, la circolazione di nuove idee alla corte ferrarese, in cui il ruolo preminente assunto nella vita pubblica da Eleonora d’Aragona, a fianco del marito Ercole d’Este, favorì senz’altro la discussione sul tema delle virtù e del sapere delle donne. Goggio, che dedica la sua opera alla duchessa Eleonora, rovescia la tesi dell’inferiorità femminile, perché «la forza contra l’inzegno pocho vale; el quale e piu perspicace ne le donne, che negl’homini, et questo e naturale, perche “moles carne aptos ingenio”, dice el philosofo, et Quintiliano nel primo institutionis oratorie: “Quanto la carne e piu mole, et delicata, tanto l’inzegno e piu prestante”».

È dunque tra Quattro e Cinquecento che si assiste ad un processo di rivalutazione. Ancora nella direzione di una riflessione originale si muove anche l’opuscolo De mulieribus, scritto nel 1501 da Mario Equicola per Margherita Cantelmo. La tesi sostenuta nell’opera è che le donne siano per natura uguali agli uomini, che le disuguaglianze sociali siano pertanto ingiuste e l’autore, richiamandosi variamente alla medicina antica e alla fisiologia galenica, in particolare, torna sulla questione della diversità dei temperamenti, fornendone una lettura straordinariamente moderna.

Indice

Introduzione

1. La sopravvivenza di un pregiudizio
Il divorzio tra donna e intelligenza  / La natura umida e fredda della donna  / Le differenze di genere sono anche questione di temperatura  / Il linguaggio dell’umoralismo  / I testi di ginecologia nel Rinascimento e la querelle des femmes

2. L’esemplarità delle donne celebri
Il “seme” delle clarae mulieres / Una res publica al femminile  / «Un chemin de longue étude»  / Tre straordinari trattati sulle donne

3. La libertà del paradosso
L’utopia delle donne al potere  / Il De laudibus mulierum di Bartolomeo Goggio  / I meriti delle donne  / Sull’eccellenza delle donne  / Essortatione agli uomini «superati dalle donne»

4. Le Amazzoni “veneziane”
Dalla virgo alla virago / Il Cinquecento, secolo femminile

Appendice. Un brieve trattato dell’eccellentia delle donne (1545) di Vincenzo Maggi

Bibliografia