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Specchio del mondo

Hans Belting

Specchio del mondo

L’invenzione del quadro nell’arte fiamminga

Edizione: 2016

Collana: Sfere (118)

ISBN: 9788843074013

In breve

Il quadro come genere autonomo nasce all’inizio del Quattrocento in Italia e in Olanda. Al Sud, è il risultato di un costrutto matematico elaborato sulla base delle regole della prospettiva centrale; al Nord, mira a restituire una percezione immediata. In Italia, deve raccontare una favola; in Olanda, serve a descrivere le cose. Inventato come uno specchio del mondo da pittori quali Jan van Eyck, Robert Campin e Rogier van der Weyden, il quadro ambisce a rappresentare la realtà nella sua interezza su una piccola superficie simbolica; ambizione che ha finito per caratterizzarne tutta la storia successiva. In questo libro  - riccamente illustrato - Hans Belting racconta la grande rivoluzione che allora significò la nascita del nuovo dipinto, individuandone le origini a partire dalla pittura su cavalletto e dai grandi altari dell’epoca.


Parlare di “invenzione del quadro” attorno al 1430 potrà sembrare un  po’ esagerato, dato che i pannelli dipinti esistevano già prima di quella  data. Tuttavia, per i pittori di quella generazione, il quadro si presenta  con un aspetto così radicalmente nuovo che si può parlare di una vera e  propria “reinvenzione”, che si presenta come uno “specchio del mondo”.  Per comprendere questa svolta, è opportuno ricordare quello che ne ha  costituito la preistoria negli ambienti di corte: le preziose opere di oreficeria e i manoscritti miniati hanno un’estetica del tutto diversa, un’estetica  materiale anziché un’estetica della rappresentazione mimetica. In Italia la  svolta avviene all’incirca nello stesso periodo, ma in modo diverso: qui si  disponeva anche di una letteratura d’arte che nei Paesi Bassi comparirà  soltanto in seguito. Anche nel Nord Europa è possibile riconoscere un’arte “rinascente”  nel lavoro dei pittori: contratti e iscrizioni testimoniano dell’esistenza di  un nuovo concetto di arte. 

Ma per meglio comprendere tale concetto è  necessario premettere una spiegazione terminologica. Se si parla di “arte”  si intende l’artigianato o il mestiere del pittore; con “scienza” (science) si  designa certo la scienza, ma anche, nel nostro contesto, l’arte nell’opera  del pittore. È un’arte che va ben oltre l’artigianato, ma che si realizza con le  competenze dell’artigiano. In quest’ottica, il termine “invenzione” assume  il suo effettivo significato: è logico dunque che Jan van Eyck si presenti  come l’inventore dell’arte quando rivendica, con la firma delle sue opere o  con il suo motto «Alsichchan» (“Del mio meglio”), il proprio statuto di  artista e la propria idea di arte.

Ma quest’arte esigeva anche un nuovo osservatore che potesse apprezzar- la, insomma che si scoprisse soggetto capace di percepire il mondo. In questo  senso, la novità del quadro consistette nel riprodurre lo sguardo dell’osservatore, facendo di lui un individuo e invitandolo a prendere alla lettera il riflesso del proprio sguardo nell’immagine dipinta. Fu così che nelle Fiandre,  il quadro costituì presto un’“antropologia dipinta dello sguardo”, alla quale  è stato dedicato un capitolo: uno dei suoi tratti caratteristici era che i pittori  concepivano lo sguardo come duplice e lo dirigevano sia al mondo interiore  sia a quello esteriore. Così essi riconoscevano la duplice natura dell’uomo in  quanto fatto di corpo e di anima e dotato di percezione e di immaginazione.  I fiamminghi hanno anche inventato il ritratto come lo conosciamo  ancora oggi. Era un genere fra tanti, ma è in esso che l’invenzione del quadro si lascia cogliere senza sforzo in tutta la sua portata. Il ritratto implica  inoltre un messaggio sociale poiché ha saputo risolvere il conflitto tra idea- le cortese e realtà borghese legandoli in una visione più ampia dell’essere  umano.

Un ritratto era un documento pittorico che l’artista autenticava  con nome e data e che aveva un titolo giuridico, quello del diritto alla  rappresentazione. La somiglianza non è la causa, ma la conseguenza del- la rappresentazione in quanto compito, tuttavia tale somiglianza era una  convenzione che dipendeva dai pittori cui toccava elaborarla. L’esigenza  di realismo è vieppiù accresciuta nel ritratto dei coniugi Arnolfini, dove  viene sancito un contratto, al quale il pittore riflesso nello specchio afferma di esser stato presente in qualità di testimone.

Indice

1. L’invenzione del quadro
2. La preistoria cortese
3. Il ritratto nel conflitto tra corte e borghesia
4. Il ritratto e lo stemma
5. Leal Souvenir: il ritratto come ricordo
6. Un’antropologia dipinta dello sguardo
7. Fuori e dentro: la duplice visione del quadro
8. La nascita del concetto di arte
9. Spazio reale e spazio simbolico
10. Un notaio allo specchio
11. Il quadro come fi nestra e specchio
12. Luoghi nel quadro e quadro in quanto luogo
13. Jan van Eyck: un panorama della pittura
14. Hugo van der Goes: uno spettacolo dipinto
15. Hieronymus Bosch: la crisi del quadro

Postfazione
Note
Bibliografia
Indice di nomi
Referenze iconografiche