Carocci editore - Didattica e conoscenza

Password dimenticata?

Registrazione

Didattica e conoscenza

Didattica e conoscenza

Riflessioni e proposte sull’apprendere e l’insegnare

a cura di: Pietro Lucisano, Anna Salerni, Patrizia Sposetti

Edizione: 2013

Ristampa: 1^, 2015

Collana: Studi Superiori (879)

ISBN: 9788843068029

  • Pagine: 280
  • Prezzo:27,00 25,65
  • Acquista

In breve

Il libro traccia un percorso attraverso i temi e i problemi dell’apprendimento-insegnamento, a partire dall’analisi del senso e significato della didattica e di come costruire, programmare, realizzare, valutare e documentare esperienze educative, anche alla luce delle diverse strategie di apprendimento. La parte teorica si conclude con due interventi esemplificativi, che raccontano esperienze attivate in ambito museale e illustrano come sia possibile fare degli allievi i protagonisti di un processo di apprendimento spontaneo, autonomo e gratificante. Il volume si rivolge agli studenti dei corsi di laurea in Scienze dell’educazione, ma può essere utile anche a quanti operano nei diversi campi educativi e sono interessati all’analisi della relazione tra apprendimento, insegnamento ed esperienza.

Indice

Introduzione

1. Costruire esperienze educative di Pietro Lucisano

L’educazione come fabbricazione/Che cos’e la conoscenza che stiamo costruendo/Natura dell’educazione/Esperienza ed educazione/Le cose da insegnare/Il ruolo dell’esperto/Esperienza e disciplina/Valutazione o comprensione/Misurare e valutare/Educazione e scienza dell’educazione/Domande di un docente educatore

2. Didattica: sensi e significato di Anna Salerni

Significato del termine e struttura della disciplina/Evoluzione storica della didattica/La didattica come relazione virtuosa tra teoria e pratica/Insegnare e apprendere: un paradosso pedagogico/I modi e i campi dell’apprendere/Le competenze richieste a chi insegna/Per una didattica senza barriere disciplinari/Irrinunciabile ludicità della didattica/Per una didattica democratica

3. Teorie dell’apprendimento e modelli di istruzione di Vera Marzi

Apprendimento e comportamento/Lo studio dell’apprendimento/Il comportamentismo/La teoria della Gestalt/Il cognitivismo/Il costruttivismo/La prospettiva attuale

4. Comunicare in contesti di apprendimento di Patrizia Sposetti

Didattica e comunicazione, un intreccio complesso/Il linguaggio per la costruzione della conoscenza/L’interazione comunicativa nelle situazioni

di apprendimento-insegnamento: un approccio sociolinguistico/Provenienza sociale, linguaggio e successo scolastico/Il linguaggio dei docenti/Migliorare la comunicazione in contesti di apprendimento/La competenza comunicativa, un concetto complesso/Le abilità linguistiche di base e integrate/Percorsi di educazione linguistica

5. Modelli e strategie didattiche di Anna Salerni

Gli elementi che caratterizzano il processo didattico/I modelli di insegnamento: dai modelli diretti a quelli impliciti/Le strategie didattiche: dalla lezione monologo alle tecniche attive/L’organizzazione degli spazi per un apprendimento/insegnamento efficace

6. Progettare interventi didattici di Anna Salerni e Patrizia Sposetti

Dalla situazione problematica alla realizzazionedell’intervento/Analisi del contesto/Definizione dei traguardi formativi, scelta e operazionalizzazione degli obiettivi/Dall’organizzazione alla riflessione

7. Documentare la didattica di Patrizia Sposetti

Documentare in contesti educativi/La documentazione scritta: le ragioni di una scelta/La documentazione didattica: una forma di scrittura professionale/Formare alla documentazione didattica

8. Un esempio di trasposizione didattica: la didattica museale di Martina De Luca

L’evoluzione del ruolo educativo del museo/Divulgazione, mediazione culturale, didattica museale: qualche precisazione preliminare/Da Dewey al costruttivismo: le teorie pedagogiche per l’educazione museale/Pensare, progettare e valutare l’educazione museale/ La figura e le competenze dell’educatore museale

9. “Arte tra le mani”: un’esperienza di laboratorio di Paolo Marabotto

Organizzazione del laboratorio/Alcune considerazioni/Concludendo

Bibliografia

Recensioni

Vittoria Gallina, /www.educationduepuntozero.it, 21-11-2013
“Mi dispiace signore, credo di non aver nulla di ciò che lei cerca. Lei vuole qualcosa che sia adatto a far lavorare i ragazzi, mentre tutto ciò che abbiamo è pensato per farli ascoltare”, questa, la risposta di un commesso a J. Dewey, che cercava elementi di arredo adatti alla sua scuola. Gli autori del volume “Didattica e conoscenza” affrontano il problema del complesso rapporto insegnamento-apprendimento collocandolo in una corretta dimensione scientifica; in un momento in cui spesso si discute di didattica – e talora si interviene – in un’ottica da bar dello sport, dove chiunque, per il solo fatto di aver imparato a leggere e a scrivere, si sente in grado di dire la sua.



“Didattica e conoscenza” (a cura di P. Lucisano, A. Salerni, P. Sposetti, Carocci, Roma, 2013) la scelta di disporre in questo modo le due parole che compongono il titolo, ripreso poi come “riflessioni e proposte sull’apprendere e l’insegnare”, costringe immediatamente il lettore a misurarsi con la scelta operata dagli autori: la mediazione didattica è strumento essenziale di produzione di conoscenza in chi apprende.
La semplice inversione dei due termini, “conoscenza e didattica”, modificherebbe infatti, e molto, il senso del lavoro, perché porterebbe l’attenzione sui contenuti della conoscenza, come prodotti da trasmettere, piuttosto che sulla responsabilità di provocare l’azione dell’apprendere, produrre conoscenza come risultato di un’esperienza consapevole in chi, bambino, adolescente o adulto che impara.

Costruire esperienze educative è il tema che è affrontato in modo esplicito nei primi due capitoli più teorici dagli autori P. Lucisano e A. Salerni e che ritorna nei contributi successivi (V. Marzi e P. Sposetti), i quali contestualizzano ambienti, modelli e strumenti della comunicazione didattica, collocandola nelle condizioni reali della scuola. Così viene posta in modo chiaro ed evidente la necessità di interpretare la realtà concreta in cui, nell’istituzione formativa, si fronteggiano realtà sociali di diverso peso, che condizionano la costruzione dell’esperienza di chi apprende, e la/le abilità di chi agisce come mediatore, capace di liberare curiosità, potenzialità e bisogni di conoscere.
Il testo, di dimensioni abbastanza contenute, se misurato in relazione alla quantità di utili rifermenti e approfondimenti proposti, è nello stesso tempo un po’ meno e un po’ più di un agile manuale d’introduzione al mestiere di chi lavora sui temi della “costruzione” di esperienze consapevoli di conoscenza. Da un lato, infatti, i vari contributi sono molto precisi nel presentare lo stato dell’arte delle “scienze pedagogiche” (mi si passi l’espressione), negli aspetti vivi e significativi rispetto alla situazione attuale, e nello stesso tempo, dall’altro, propongono strategie didattiche e modelli di lavoro (ancora A. Salerni), finalizzati a produrre interventi efficaci.
Il lettore è così accompagnato in una riflessione su modalità di lavoro tradizionali e innovative e sugli strumenti concreti atti a definire ambienti centrati sul soggetto che apprende.
Il racconto di J. Dewey che si aggira nel negozio di arredamento scolastico e che viene liquidato dal commesso con un “mi dispiace signore, credo di non aver nulla di ciò che lei cerca. Lei vuole qualcosa che sia adatto a far lavorare i ragazzi, mentre tutto ciò che abbiamo è pensato per farli ascoltare”, appare una metafora ancora, purtroppo, valida sul funzionamento della nostra scuola.

Come si può operare in concreto per cambiare qualcosa in modo non episodico?
A questa domanda, ormai da anni si risponde con molti e diversi progetti.
Ma il problema sta proprio qui, si può costruire un progetto, una serie di progetti utili, in modo non episodico ed estemporaneo, se non si possiedono solidi riferimenti teorici e se non si sperimentano precise opzioni, che orientino la scelta di strumenti, di strategie e di modalità di valutazione?
Per questa ragione, si può dire che il testo è “più” di un manuale; in nessuna parte infatti si esplicita una critica ai progettifici (scorciatoie spesso inutili per rispondere a questioni che meriterebbero ben altri interventi), ma si fornisce tutta l’attrezzatura necessaria per distinguere un progetto meritevole da interventi, spesso anche lodevoli, ma scarsamente significativi.
Molto opportuna appare la parte dedicata alla importanza della documentazione di quanto si fa nel lavoro didattico e quella che fornisce indicazioni per valutazioni continue in itinere e finali. Infine, nella parte conclusiva dei due saggi (M. De Luca e P. Marabotto) viene posto il problema di preservare, dai rischi di estemporaneità e di episodicità, le attività di apprendimento, che avvengono in contesti non usuali, e che descrivono due situazioni di “trasposizione didattica” nel contesto del museo e di un laboratorio, in cui si esplora l’arte con le mani per “un uso giocoso dei sensi” e finalizzato a produrre conoscenza.