Carocci editore - Poesie

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Poesie

Aimeric de Peguillan

Poesie

a cura di: Antonella Negri

Edizione: 2013

Collana: Biblioteca Medievale Testi (139)

ISBN: 9788843067633

  • Pagine: 156
  • Prezzo:18,00 17,10
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In breve

Ricordato da Dante e da Petrarca come uno dei trovatori più illustri del XIII secolo, Aimeric de Peguillan, protagonista dell'"internationalisme vécu" di area europea, approda nell'Italia settentrionale, dove frequenta i casati dei Monferrato, dei Malaspina e degli Estensi. La scelta antologica offre una campionatura della sua produzione letteraria, attraversata da una "clamorosa dicotomia": un côté di tipo giullaresco con testi di registro quotidiano e basso, nei quali l'autore dialoga con Sordello o con Guillem Figueira, e un versante più elevato, in cui l'esaltazione della follia amorosa e l'inutile guerra contro la passione diventano le note caratterizzanti di un'elezione aristocratica di matrice cortese. L'ars retorica del tolosano trova una vasta eco di riprese, non solo in ambito trobadorico, ma anche italiano, dai siciliani ai siculo-toscani, fino a Guittone d'Arezzo. Nel costruire un ponte fra Aimeric e il pubblico di oggi, si è dunque cercato di rendere "leggibile" una produzione lontana dalla nostra sensibilità, e di sottrarre il lettore a una sorta di "atrophie sentimentale", proprio come voleva Aimeric de Peguillan.

Indice

Introduzione
Nota al testo
Abbreviazioni
Riferimenti bibliografici
Poesie

1. Anc al temps d’Artus ni d’ara

2. Anc tan bella espazada

3. N’Aimeric, qe·us par del pro Bertram d’Aurel?

4. Li fol e·il put e·il filol

5. En aquelh temps que·l reys mori, N’Amfos

6. Atressi·m pren quom fai al joguador

7. Cel qui s’irais ni guerreia ab Amor

8. Chantar vuilh. – Per qe? – Ja·m pladz

9. De so dont hom a longuamen

10. D’avinen sap enganar e trahir

11. De fin’amor comenson mas chansos

12. Destretz, cochatz, desamatz, amoros

13. Per razo natural

14. Si cum l’arbres que per sobrecargar

15. Anc que·m fezes vers ni canzo

Note alle poesie

Recensioni

Massimo Bertoldi, l'Alto Adige, 05-07-2011

Oggi Oswald von Wolkenstein mantiene intatta la sua celebrità: a lui sono dedicate vie, piazze e osterie. Il suo nome compare nelle etichette di formaggi e vini. C’è anche una «Cavalcata di Oswald von Wolkenstein» con tornei cavallereschi a Castelrotto, Siusi, Fiè e Castel Presule. È quanto nota Peter Waentig nell’introduzione alla traduzione delle «Poesie e canzoni» di Oswald von Wolkenstein da poco pubblicata da Carocci (p. 119, euro 14). In poche e illuminanti pagine lo studioso ripercorre la vita di questo misterioso personaggio, probabilmente nato nel Castello di Schöneck in val Pusteria tra il 1376 e il 1378, che raccontò molto di sé, in modo ora fantastico ora reale, con un linguaggio poetico moderno e assai efficace, come dimostra la selezioni di materiali poetici curata e tradotta da Waentig. Scrisse Oswald nella celebre poesia «Es fuegt sich»: «E’ accaduto che all’età di dieci anni / Volevo vedere com’era fatto il mondo. / In miseria, vissi in terre calde, in terre fredde, / con cattolici, ortodossi, maomettani». Esaurita la formazione scolastica nell’abbazia di Novacella o forse presso il Duomo di Bressanone, l’inquieto personaggio è assunto da principi e vescovi, successivamente entra al servizio di re Roberto del Palatinato e dell’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, che accompagnò al Concilio di Costanza (1414-1418) per poi ottenere importanti incarichi diplomatici in Gran Bretagna e Portogallo. Spesso in contrasto con i fratelli e i feudatari locali per il possesso di terre e masi sull’Alpe di Siusi, il litigioso e violento Oswald fu protagonista di furti e rapine, culminati in processi, prigionie e torture, che terminarono nel 1427 quando ottenne l’intero castello di Hauenstein, vicino alla Sciliar, dove visse con la moglie, la nobile sveva Margarethe von Schwangrau. Tuttavia la quiete montana non calmò Oswald: se rimpiangeva le avventure giovanili - dai pellegrinaggi in Terrasanta alle spedizioni militati nelle zone balcaniche e in Asia Minore - ben volentieri partecipò alle continue faide interne alla nobiltà sudtirolese. Morì il 2 agosto 1945 a Merano e fu sepolto Novacella: oggi si può osservare la lapide a lui dedicata nel cimitero del Duomo brissinese. Oltre che nobile riottoso e avventuriero, Oswald von Wolkenstein fu soprattutto un poeta assai raffinato, «uno dei poeti più produttivi di lingua tedesca tra Medioevo e l’epoca moderna», come sottolinea Waentig. Compose esclusivamente per diletto e sperimentò i generi letterari in voga all’epoca, dalla poesia popolare, sicuramente recitata con accompagnamento musicale nelle osterie al cospetto di una platea sorseggiante birra e vino, alla poesia cortese, concepita per un auditorio raffinato e aristocratico. Ricche di elementi autobiografici, in cui situazioni reali e fatti fantastici si intrecciano con maestria creativa, esse rivelano l’anima di un cantore moderno, manifestano «verve più vicina al poeta cantimbanco e al vaudeville che non al trovatore della lirica d’amore cavalleresca». La valutazione critica di Waentig diventa la chiave di lettura per assaporare le dodici poesie pubblicate in antologia (la prima in italiano) e scelte tra le centoventiquattro complessivamente composte. Battaglie, viaggi, avventure, situazioni amorose ed erotiche, denaro, risse, tristezza, gioie, paesaggi naturali costituiscono il mondo poetico di questo cavaliere vagante e raffinato scrittore-cantore, che attende la sua definitiva consacrazione letteraria, magari prossima se troverà il giusto tributo scientifico e divulgativo nell’ambito della mostra a lui dedicata e prossima all’apertura negli ambienti di Castel Tirolo.