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Banchetti letterari

Gian Mario Anselmi

Banchetti letterari

Cibi, pietanze e ricette nella letteratura italiana da Dante a Camilleri

a cura di: Gino Ruozzi

Edizione: 2011

Ristampa: 1^, 2017

Collana: Sfere (66)

ISBN: 9788843062386

  • Pagine: 412
  • Prezzo:30,50 28,98
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In breve

Il libro raccoglie circa cinquanta voci dedicate ai cibi nella letteratura italiana, in cui vengono raccontati alimenti, piatti e ricette che hanno una presenza significativa nella nostra letteratura, dal pane di Dante e di Manzoni al risotto di Gadda, dalle salsicce e formaggi del paese di Bengodi del Decameron di Boccaccio al timballo di maccheroni del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Alcune voci approfondiscono particolari aspetti e momenti storici e gastronomici, come i cibi di guerra e i cibi dietetici, i cibi dei migranti e quelli polizieschi, la cucina kasher e quella futurista, legando il cibo alla cultura del tempo e all’evoluzione dei costumi. Nella ricorrenza del centenario, a sovrintendere e siglare questi banchetti letterari sono la figura di Pellegrino Artusi e la sua magistrale Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene.

Indice

Introduzione di Gian Mario Anselmi e Gino Ruozzi
Abbuffata (Carlo Varotti)
Acqua (Fabio Giunta)
Aglio (Rossana Vanelli Coralli)
Birra (Francesco Benozzo)
Bistecche e braciole (Alberto Sebastiani)
Burro (Barbara Troise Rioda)
Cacciagione (Andrea Gazzoni)
Caffè, tè, cioccolata e biscotti (Nicolò Maldina)
Cassate, gelatine, sorbetti e gelati (Elisa Curti)
Castagne (Elisa Curti)
Cibi d’inferno (Giuseppe Ledda)
Cibi dei migranti (Fulvio Pezzarossa)
Cibi di guerra (Cinzia Ruozzi)
Cibi di paradiso (Giuseppe Ledda)
Cibi dietetici (Lucia Rodler)
Cibi magici (Sarah Cruso)
Cibi polizieschi (Michele Righini)
Colazione (Gian Mario Anselmi)
Cucina ebraica e cibo kasher (Eleonora Conti)
Cucina futurista (Daniela Baroncini)
Dolci e torte (Eleonora Conti)
Formaggi (Alberto Natale)
Frutta e verdura (Gino Ruozzi)
Latte (Irene Palladini)
Legumi (Stefano Colangelo)
Liquori (Denise Aricò)
«Magnagat», mangiauomini e altri gourmet (Silvia Tomasi)
Merendine (Marco Marangoni)
Minestre e zuppe (Gino Ruozzi)
Olio, olive (Giulio Iacoli)
Pane (Maria Rosa Panté)
Pasta e maccheroni (Bruno Capaci)
Patate (Stefano Scioli)
Pesci (Francesca Ricci)
Piada (Stefano Pavarini)
Pizza (Fabio Giunta)
Polenta (Andrea Severi)
Polpette (Giovanni Baffetti)
Pomodoro (Francesca Florimbii)
Pranzi e cene (Noemi Billi)
Risotti (Giovanna Mosconi)
Sale, pepe, peperoncino e spezie (Nicolò Maldina)
Salumi e insaccati (Nicola Bonazzi)
Tartufi e funghi (Loredana Chines)
Uova e frittate (Cinzia Ruozzi)
Vino (Marco Veglia)
Zucchero (Denise Aricò)
Bibliografia
Indice dei nomi

Recensioni

Alberto Sebastiani, la Repubblica ed. Bologna, 28-12-2011

Metti quattro Italiani attorno a un tavolo a mangiare. Tempo 5 minuti parleranno di cibo, tempo 10 minuti litigheranno sulle ricette. «Nel ‘500 i Francesi dicevano che noi parliamo di cibo come delle cose importanti», spiega Massimo Montanari, storico attento al discorso alimentare. «Pensate che nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, due ufficiali italiani in carcere scrivono un diario con le loro ricette. E Cavour descrisse al suo ambasciatore a Parigi la conquista della Sicilia e l’avvicinarsi a Napoli di Garibaldi così: “le arance sono sulla nostra tavola, ma i maccheroni non sono ancora cotti”. Difficile pensare a Bismark che parla della presa di Parigi come di un’abbuffata di baguette». Montanari è «in un covo di italianisti»: con Emilio Pasquini sta presentando Banchetti letterari. Cibi, pietanze e ricette nella letteratura italiana da Dante a Camilleri, volume curato da Gian Mario Anselmi e Gino Ruozzi. È inizio dicembre, da Feltrinelli la sala è gremita. Molti sono gli autori (una trentina) dei saggi ospitati dal libro, che indaga appunto come nei testi letterari italiani si parli di cibo, di bevande, di primi, secondi e contorni, formaggi e salumi, pane, pizza e così via. Gli elementi gastronomici diventano voci con una storia narrativa e poetica, «un gioco tra uso metaforico e letterale, una storia nei termini concreti e nella simbologia dei cibi – dice Pasquini – che rivela ad esempio un Carducci amante delle ostriche». Docenti, ricercatori e studiosi che a vario titolo gravitano attorno all’Alma Mater hanno contribuito a questo volume, una lettura piacevole che «ha il pregio – dice Anselmi – di riscoprire testi non necessariamente nel canone, che ci riconsegnano una vicinanza al corpo e al cibo che, come il sesso, altro istinto primario, pulsano nella letteratura italiana». «D’altronde – interviene Montanari – la cucina ha un ruolo straordinario nella costruzione dell’identità del nostro paese, la cui unione culturale, non politica, è data da arte, letteratura, musica e cibo. Esiste una cultura gastronomica italiana, con diversi dialetti locali che interagiscono e costruiscono una rete comune: una lingua gastronomica. Ma la letteratura dà qualcosa di più di altre fonti, perché dà il valore simbolico, il cibo come strumento di linguaggio». E in questi giorni di abbuffate, è forse meglio pensare ai valori simbolici del cibo, non alla concretezza delle diete…

, Civiltà letteraria, 01-09-2012Marcello Conti, Andrea Piazza, Monte Rosa, 09-11-2012
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