Carocci editore - L'invenzione di un impero

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L'invenzione di un impero

Giuseppe Marcocci

L'invenzione di un impero

Politica e cultura nel mondo portoghese (1450-1600)

Edizione: 2011

Collana: Frecce (116)

ISBN: 9788843060030

  • Pagine: 192
  • Prezzo:16,00 13,60
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In breve

Le navigazioni atlantiche dei portoghesi gettarono le basi del colonialismo europeo. Grazie alle conquiste in Africa, Asia e America, il piccolo regno di Portogallo si trasformò nel primo impero coloniale di età moderna, un modello destinato a grande fortuna. Guerre agli infedeli, tratta degli schiavi, sovranità sui mari, monopoli commerciali: con lo stile di un racconto il libro ripercorre le reazioni dei portoghesi di fronte ai dubbi aperti da un inaudito dominio su terre e uomini, con particolare riguardo per la circolazione delle idee tra regno e colonie. Perché in Portogallo non vi fu un dibattito sulle conquiste analogo a quello che infiammò la vicina Castiglia? Qual era il rapporto tra religione e commercio in una cultura che descriveva le spezie come sacre? Come si fuse l’impero portoghese nel grandioso processo della mondializzazione iberica che si realizzò sotto il potere degli Asburgo tra Cinque e Seicento?

Indice

Avvertenza
Introduzione
Parte prima
Prove di impero
1. Fondamenti legali
Oltre la guerra santa: conquista, schiavitù, conversione
Titoli di acquisizione, cerimonie di possesso
Sfida e risposta: l’eredità di Colombo
2. La coscienza di un impero
La fondazione dell’impero in Asia
Domini controversi: dalle Molucche al Brasile
Il nuovo ordine di una cultura imperiale
Parte seconda
Per governare un impero
3. Un impero in discussione
Guerra e teologia: intorno a Francisco de Vitoria
La tratta degli schiavi: dubbi e proteste
Il nomos della terra, il dominio sui mari
4. I limiti di un’impresa commerciale
Leggi di mercato, obblighi di coscienza
La disputa sui monopoli portoghesi
Il commercio con gli infedeli
Parte terza
Ripensare un impero
5. Sguardi sulla società coloniale
Battesimo e statuto civile: un’integrazione condizionata
Gli indios del Brasile: un’altra umanità?
I missionari e le prime strategie di adattamento
6. Un impero senza corona
La lunga dominazione spagnola
Mondializzazione e impero
La disputa sulla liberta dei mari
Conclusione
Note
Bibliografia essenziale
Indice delle tavole
Indice dei nomi e dei luoghi

Recensioni

Giuseppe Galasso, Corriere della sera, 01-08-2011

Nella cultura e nell' immaginario corrente la prima espansione extraeuropea degli europei si identifica con gli spagnoli, ai quali ne sono, perciò, attribuiti di solito sia i fasti (sempre meno ammessi) che i nefasti (diventati sempre più numerosi e cospicui). È giusto. La Spagna costruì e conservò a lungo il primo impero davvero mondiale della storia, lo colonizzò e popolò largamente con la prima grande emigrazione europea oltreoceano, lo impregnò a fondo della sua lingua e del suo spirito, e con esso mantiene tuttora, dopo la fine di quell' impero, legami molto forti. Sono, inoltre, anche spagnole le prime grandi discussioni, critiche e severi giudizi sulla conquista europea e sul genocidio etnico e culturale ad essa imputato (si pensi, ma non sono affatto i soli, a Bartolomé de las Casas e a Garcilaso de la Vega). Quasi non si ricorda, invece, che parallelo e contemporaneo di quello spagnolo fu anche un altro impero di non minore rilievo nella storia mondiale, frutto di una lunga e più intensa ed estesa attività di esplorazioni e di scoperte geografiche, e con caratteri affini, ma anche diversi. In una puntuale sintesi delle sue vicende Giuseppe Marcocci ( L' invenzione di un impero. Politica e cultura nel mondo portoghese. 1450-1600 , Carocci, pagine 192, 16) si sofferma in specie sui dibattiti politici e culturali che la loro inaudita espansione in Africa, Asia e America provocò anche fra i portoghesi, così come fra gli spagnoli e, in generale, fra gli europei. Erano dibattiti intensi e approfonditi, come esigevano le questioni in discussione: guerre giuste e ingiuste, rapporti fra cristiani e infedeli, personalità giuridica e civile e diritti dei popoli ai quali non era giunta la predicazione cristiana, rapporti della Chiesa e del papato coi principi cristiani circa la sovranità e il suo esercizio sui popoli scoperti e sottomessi, sul battesimo da imporre agli indios, sull' appartenenza o non degli stessi indios alla comune umanità, sul rapporto fra religione e commercio (in una cultura che considerava sacre le spezie), per finire alle più profane, ma non minori, né meno sentite questioni del dominio dei mari, della tratta degli schiavi e del monopolio dei commerci transoceanici. Anche presso i portoghesi si confermano, così, gli effetti profondi del primo grande imperialismo europeo nella vita morale e nella cultura dell' Europa, ben prima che alla fine si formasse il quadro delle autoaccuse formulate (con relative, ormai rituali e, invero, ridicole, scuse) nel «processo all' Europa» dalla metà del ' 900 in poi. La conquista, i suoi modi, i suoi sviluppi turbarono la coscienza europea già appena il dominio europeo si instaurò oltreoceano. I dibattiti che ne nacquero fra i portoghesi ed esposti da Marcocci rafforzano non poco l' idea e l' immagine di quell' Europa audace, avventurosa, prepotente e spicciativa nel suo espandersi nel mondo, come si suol dire, ma anche riflessiva e perplessa su ciò che faceva o doveva fare, coraggiosa nell' interrogarsi sui diritti propri e altrui. Nello stesso tempo ne esce fuori un contributo portoghese, di solito insospettato o ignorato, alla formazione, come dice Marcocci, della moderna «cultura coloniale» europea. Non si tratta, però, solo di «cultura coloniale». Attraverso la discussione sulla conquista e le connesse e accennate questioni dottrinarie e morali si formò, infatti, una parte cospicua delle idee moderne sui diritti dei popoli e della loro personalità storica e culturale, sullo Stato laico, sulle relazioni internazionali e sul libero commercio (specie marittimo), sul rapporto fra giustizia e guerra, sui limiti storici delle religioni e, per esse, del cristianesimo, sull' Europa quale «cuore del mondo», sulla natura della civiltà e sul rapporto fra civiltà e inciviltà (o pre-civiltà): insomma, sull' intera trama dello spirito moderno. La parte della «cultura coloniale» nel formarsi di questa trama non è affatto ignota alla storiografia europea, ma è come relegata in secondo piano, mentre ne sarebbe opportuna una più complessiva e approfondita ricostruzione e valutazione, nel cui quadro anche il contributo portoghese troverebbe la dovuta considerazione. Per Marcocci questo contributo rimase poi offuscato dall' unione delle Corone di Portogallo e di Spagna sotto Filippo II nel 1580, che determinò nei pochi decenni di tale unione una certa comunanza anche ideologica fra le due culture, e ciò anche per le comuni esigenze imposte dalla spinta offensiva di francesi, inglesi, olandesi contro i due imperi iberici. È vero, ma, per noi, ancor più dové contare un certo ripiegamento del Portogallo su se stesso, una volta recuperata, con la rivolta del 1640, la propria indipendenza, e poi durato a lungo, malgrado fasi, come nel Settecento, di più stretto rapporto con la vita e la cultura europea.