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Oltre il secolo americano?

Raffaella Baritono, Elisabetta Vezzosi

Oltre il secolo americano?

Gli Stati Uniti prima e dopo l'11 settembre

Edizione: 2011

Collana: Sfere (61)

ISBN: 9788843059980

  • Pagine: 304
  • Prezzo:22,10 18,79
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In breve

Attacco all’America, trauma, lacerazione, vulnerabilità, l’Orrore: sono solo alcune delle espressioni usate per evocare l’attentato alle Torri gemelle, l’11 settembre 2001. A dieci anni da quel tragico evento, si può azzardare una riflessione sul suo significato, sulla storia e sulla politica statunitense? Si può considerare l’11 settembre uno spartiacque, una data che segna un prima e un dopo? I contributi di diversi studiosi intendono rispondere a questo interrogativo attraverso un’analisi degli anni compresi tra la presidenza Clinton e la presidenza Obama, affrontando temi centrali della storia e della realtà statunitense. Considerazioni sugli ultimi venti anni – a cavallo del grande trauma del settembre 2011 – si intrecciano con ipotesi sugli scenari di medio e lungo termine di un paese che, stupendo il mondo, è riuscito a mostrare capacità di rigenerazione profonda anche nei momenti più difficili della sua storia.

Indice

Introduzione di Raffaella Baritono e Elisabetta Vezzosi
1. Solitudine americana di Federico Romero
L’ebbrezza della sommità
"Potenza indispensabile"
Il diktat conservatore: "o con noi o contro di noi"
Rottura... e fallimento
L’autoisolamento dell’eccezionalismo
2. La retorica della liberta da George W. Bush a Barack Obama di Marilyn Young
Passaggi di significato
L’esportazione di democrazia e liberta
La liberta di Obama
3. Guerra! Religione e nazione nell’America contemporanea di Tiziano Bonazzi
L’America e la liberta
Il Cristo di ognuno, la libertà dei singoli e la nazione
L’America e una favola che ha finito per diventar vera
Fra realismo politico e nazionalismo: il righteous empire e la giustizia
4. Riprendersi l’America: il patriottismo americano dopo l’11 settembre di Arnaldo Testi
Sondaggi
Take Back America: il patriottismo progressista
Take Back America: il nuovo patriottismo conservatore
La struttura del discorso patriottico
5. Da "unica tradizione" a "L-word". La strana morte del liberalismo americano di Marco Mariano
L’età dell’oro dell’America liberal
Il paradosso contemporaneo
Le ragioni della "strana morte": dal crollo del muro di Berlino all’11 settembre
Le ragioni della "strana morte": dopo l’11 settembre
6. La politica estera prima e dopo l’11 settembre di Mario Del Pero
La fine della Guerra fredda e le contraddizioni dell’egemonia statunitense
L’11 settembre e il momento unilaterale
Il fallimento iracheno e la crisi dell’egemonia americana
7. La democrazia americana in un mondo post-americano di Sergio Fabbrini
Premessa
Il mondo post-americano
Polarizzazione politica e governo diviso
Il rafforzamento dei partiti
Polarizzazione senza basi elettorali
Conclusione
8. La comunicazione politica di Fabrizio Tonello e Marco Morini
Tendenze strutturali
La televisione resta il mezzo dominante
Il ruolo di internet dopo il 2001
Le spese elettorali
9. Un nuovo protagonismo delle donne? Dall’Anno delle Donne al Tea Party Movement di Raffaella Baritono
Un decennio cruciale: gli anni novanta
11 settembre: la retorica della sicurezza
Elezioni 2008: una crepa nel soffitto di cristallo
10. Una nuova Gilded Age? Grande impresa e democrazia negli Stati Uniti contemporanei di Ferdinando Fasce
La prima età dorata
Una svolta epocale?
La tribù delle talpe
11. Ancora sospesa tra dominio e declino. L’economia statunitense all’inizio del XXI secolo di Duccio Basosi
Introduzione
Declinisti e antideclinisti
I "ruggenti" anni novanta
Dagli equivoci del 2001 alla grande recessione del 2007
Tra cambiamento e continuità
Considerazioni conclusive
12. La sostenibilità ambientale: interessi economico-politici e diritti dei cittadini di Dolores Greenberg
Sviluppo sostenibile: realtà e retorica
L’11 settembre e la geopolitica dello sviluppo sostenibile
La vita in equilibrio
Conclusioni
13. Le riforme sanitarie di Clinton e Obama: precedenti storici, diritti sociali e linguaggi pubblici di Maurizio Vaudagna
Origini e significato del diritto sociale di cittadinanza
Cittadinanza sociale e diritti umani negli Stati Uniti
La critica all’interdipendenza delle liberta e dei diritti umani
Il contesto delle riforme sanitarie tra Clinton e Obama
Il linguaggio pubblico delle riforme sanitarie di Clinton e Obama
Conclusione
14. Il mito degli Stati Uniti post-razziali di Elisabetta Vezzosi
Un paese post-razziale?
La povertà afroamericana e le "responsabilità" della famiglia
Le afroamericane tra stereotipi e realtà
Il "silenzio" di Obama
Conclusioni
15. Sigillare la frontiera: immigrazione, sicurezza e integrazione di Stefano Luconi
Una storia che si ripete
I prodromi degli anni novanta
Le conseguenze dell’11 settembre
L’immigrazione illegale
Una connotazione longeva
16. Non è un paese per vecchi: identità, paura e futuro nella cultura statunitense contemporanea di Daniele Fiorentino
Le paure degli americani
Raccontare il disastro
Il villaggio non e più globale
Le frontiere della generazione di internet
Bibliografia
Indice dei nomi
Le autrici e gli autori

Recensioni

, Left, 26-08-2011
A dieci anni dall'attentato alle Twin Towers, un bilancio di come è cambiata l'America in seguito all'unico attacco mai subito sul proprio territorio. L'11 settembre segna uno spartiacque, una data oltre la quale il confronto globale diventa quello tra Occidente e terrorismo. Ma secondo alcuni la politica statunitense di oggi non è che la continuazione di quella del secolo scorso. l saggi contenuti in questa pubblicazione offrono alcune risposte attraverso l'analisi degli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi vent'anni, dalla presidenza Clinton a quella Obama.
, l'Unione Sarda, 03-09-2011

A dieci anni dall'11 settembre 2001, Oltre il secolo americano! tenta di fare una riflessione su quanto accaduto prima e dopo l'attacco alle torri gemelle a New York. Nel libro sono inseriti i contributi di diversi studiosi che elaborano un'analisi del periodo compreso tra la presidenza di Bill Clinton e quella di Barack Obama e passano in rassegna i più importanti avvenirnenti storici e sociali che hanno inciso non solo sugli Stati Uniti ma anche, di riflesso, sul mondo intero.
lnfine, spiegano come gli Usa hanno saputo superare quel grave attentato guardando ancora, e più di prima, al futuro.

Filippo Senesi, Europa, 10-09-2011
Il magnete degli anniversari serve, di solito, a cercare di dare senso alle polveri depositate, figurarsi se l’undici settembre possa fare eccezione a un simile esercizio ermeneutico. Così, tra paginate di quotidiani e ore di documentari ed omaggi televisivi, non può mancare lo sforzo di orientamento compiuto da un gruppo di americanisti italiani, riuniti in un interessante volume collettaneo edito da Carocci (Oltre il secolo americano? Gli Stati Uniti prima e dopo l’11 settembre, a cura di Raffaella Baritono e Elisabetta Vezzosi). Dalla scheggia di quella mattina viene, intanto, per studiosi che spaziano dalla storia alle scienze politiche, l’opportunità di una riflessione fuori dall’urgenza di «capire per elaborare e superare». Il lutto lungo un decennio consegna agli autori del volume una possibilità, quella di una “aufhebung” della concezione, prevalente in questo intervallo, dell’11 settembre come “evento periodizzante”, come spartiacque ideologico tra un prima e un dopo, come temporalità assiale che inaugura e ordina, redime e danna. Piuttosto, come scrivono Baritono e Vezzosi, nella loro densa introduzione, un «momento di concentrazione delle aporie e delle contraddizioni che la Guerra Fredda e l’ideologia dell’eccezionalismo americano avevano tenuto in subordine». L’11 settembre, dunque, come faglia più che “trennung”, piega di una storia che viene da più lontano della missione suicida di Al Qaeda. Lo spiega in maniera brillante l’ultimo saggio del libro, quello di Daniele Fiorentino sulla cultura statunitense contemporanea, che affronta proprio il tema della frontiera, spostandone il peso semantico da «luogo liminale di violenza e rigenerazione», secondo uno dei miti fondativi più resistenti dell’identità americana, a «spazio limitato in cui la speranza per il futuro è il riconoscimento delle differenze e delle vulnerabilità individuale». Questa esperienza della fragilità è la chiave di una ridefinizione radicale delle categorie con cui abbiamo finora letto la storia a stelle strisce, compresa quella dell’happy ending cui ancora consegniamo le attese, ad esempio, relative alla circolarità che porta, in un decennio, da Osama a Obama. La stessa peraltro che l’attuale amministrazione continua ad utilizzare come narrazione funzionale all’appuntamento elettorale del prossimo anno. Se, insomma, l’11 settembre insegna l’epokhé da qualsiasi periodizzazione che spieghi e concili, pacifichi e restituisca senso, ecco che l’interrogazione della “solitudine americana”, come si intitola il poderoso intervento di Federico Romero che apre il volume, diventa il non-luogo attorno al quale si attraggono e respingono, mantenendosi in tensione, due concezioni diverse dell’America e del suo posto nel mondo. Che, solo per comodità, stringiamo nel binomio tra unilateralismo e multilateralismo, come se fossero sistole e diastole di un solo movimento. Attraverso questo prisma, scheggiato lo ripetiamo, il libro curato da Baritono e Vezzosi azzarda sguardi diversi, non solo sulla vocazione globale del gigante americano, ma anche sugli elementi che ne connotano l’identità profonda. In particolare, il tema del patriottismo, analizzato con cura da Arnaldo Testi nella sua struttura linguistica e narratologica. L’11 settembre riavviluppa, dunque, le retoriche dell’intransigenza e della tolleranza che costituiscono, a sinistra come a destra, tra i liberal e i conservatori, il modo in cui gli americani individuano e riconoscono il proprio posto nel mondo. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello del protagonismo femminile, dalla questione dell’economia produttiva alla cronistoria delle riforme sanitarie, da Clinton a Obama, dall’immigrazione alla issue della “razza”, i saggi di cui si compone Oltre il secolo americano? offrono altrettanti squarci interpretativi, resi possibili e liberati dall’abbandono di una ed una sola ermeneutica americana. È interessante notare, anzi, come ognuno di essi dia spunto a un corpo a corpo testuale con le dicotomie che hanno fatto la storiografia moderna degli Stati Uniti: “dominio” e “declino”, “interessi” e “diritti”, “potenza” e “libertà”.
Endiadi messe in discussione anche dalla diffusione delle nuove tecnologie informatiche, su cui si concentrano alcuni contributi, come quello ad esempio di Fabrizio Tonello e Marco Morini, sulla trasformazione della comunicazione politica nell’era di Facebook e Twitter, e si appuntano, forse, anche alcune – illusorie? – speranze. Racchiuse, paradossalmente, nell’esergo di Don DeLillo, «il futuro c’è appena stato» del suo Uomo che cade, con cui l’America ha creduto di poter fare una volta per tutte i conti con la catastrofe, da cui, dieci anni dopo, possiamo cominciare a prendere congedo nella forma del ricordo. Già, il racconto: che sia questa l’unica responsabilità dello storico di fronte al futuro anteriore dell’11 settembre?
, http://www.nonsololibriweb.it, 13-09-2011
Attacco all’America, trauma, lacerazione, vulnerabilità, l’orrore: sono solo alcune delle espressioni usate per evocare l’attentato alle Torri gemelle, l’11 settembre 2001. A dieci anni da quel tragico evento, si può azzardare una riflessione sul suo significato, sulla storia e sulla politica statunitense? Si può considerare l’11 settembre uno spartiacque, una data che segna un prima e un dopo? I contributi di diversi studiosi intendono rispondere a questo interrogativo attraverso un’analisi degli anni compresi tra la presidenza Clinton e la presidenza Obama, affrontando temi centrali della storia e della realtà statunitense. Considerazioni sugli ultimi venti anni – a cavallo del grande trauma del settembre 2011 – si intrecciano con ipotesi sugli scenari di medio e lungo termine di un paese che, stupendo il mondo, è riuscito a mostrare capacità di rigenerazione profonda anche nei momenti più difficili della sua storia
Giuliano Milani, www.internazionale.it, 14-09-2011
Oggi moltissime persone, soprattutto i più giovani, sono convinte che l’evento storico più significativo a cui hanno assistito sia l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001. A dieci anni di distanza molti storici si chiedono se, come fu detto allora, quel giorno ha cambiato il mondo. Ovviamente la risposta è controversa. Alcuni sottolineano che senza l’11 settembre non avremmo avuto le guerre in Afghanistan e in Iraq; altri fanno notare che lo scontro di civiltà allora profetizzato non è più così attuale e che il terrorismo islamico preoccupa gli occidentali meno della crisi economica. Questo libro ha l’obiettivo più circoscritto di spiegare come siano mutati gli Stati Uniti passando in rassegna aspetti diversi: la politica interna ed estera, l’economia e la società, la retorica pubblica. L’impressione complessiva che si ricava dalla lettura di questi contributi di studiosi italiani e americani è quella di un paese più debole, più isolato e soprattutto più diviso al suo interno, un paese in cui la tendenza di Obama al compromesso è inevitabile ma poco efficace.
Da questo punto di vista, l’11 settembre (e soprattutto la reazione che ha suscitato) più che un punto di svolta appare “un momento di concentrazione delle aporie e delle contraddizioni che la guerra fredda e l’ideologia dell’eccezionalismo americano avevano tenuto in subordine”.
Carlo Muzzi, Il giornale di Brescia, 17-09-2011
Gli Stati Uniti sono entrati nella loro fase di declino dopo l'attentato dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle? La domanda è complicata e forse banalizzante rispetto alla dimensione del problema dell'ascesa e del declino di una potenza egemone. I processi vanno analizzati nella loro complessità, così come le tante facce di uno Stato come gli Usa. Raffaella Baritono, docente di Storia e Istituzioni dell'America del Nord all'Università di Bologna, ed Elisabetta Vezzosi che ha la stessa cattedra all'Università di Trieste hanno curato un volume che prova ad analizzare appunto le tante facce degli Stati Uniti, in chiave interna ed esterna. L'opera «Oltre il secolo americano?» raccoglie gli esponenti più autorevoli della storiografia italiana che si occupa di questioni statunitensi. Il quadro che ne esce è decisamente completo e pur non avanzando ipotesi su come gli Stati Uniti saranno tra qualche anno, ci offre una fotografia ricca di particolari e suggestioni sull'America di oggi. Nessuno può sapere se davvero l'America sia entrata in una parabola discendente che inesorabilmente la condurrà a non ricoprire più il ruolo di potenza guida del sistema internazionale. Non lo sanno nemmeno gli storici che hanno partecipato alla pubblicazione. Certo l'America è cambiata sia nelle dinamiche di politica interna così come rispetto alla politica estera (ed è inconfutabile il dato per cui il ruolo stesso degli Usa sia mutato nell'arena politica internazionale anche indipendentemente dalla volontà di Washington). Un cambiamento che si è verificato, innanzitutto all'interno della società, nella comunicazione politica, nell'economia dopo la crisi del 2007, nelle dinamiche sociali di un'America che per certi versi resta magmatica per le tante comunità che la compongono (e davvero il presidente Barack Obama ne è l'emblema). Un cambiamento nel segno della continuità si è verificato in politica estera: dal doppio unilateralismo di Bush al soft power applicato nel multilateralismo dell'amministrazione Obama, la costante resta il mantenimento dell'egemonia in un mondo sempre più multipolare. Dalle pagine emerge chiaramente come ogni analisi, lasciando da parte le tendenze dei futurologi, anche oggi si presenta come un'eterna tensione tra i concetti di «dominio» e «declino». Ma tornando alla domanda iniziale. È finito il secolo americano? Siamo andati oltre l'egemonia di Washington? La risposta non può che essere parziale o relativa. Di certo gli Stati Uniti non sono più quelli che hanno dominato il secolo scorso. Ma prima di essere condannati al declino, di certo gli Usa metteranno in campo tutto per contrastare questa tendenza.