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Società o comunità

Lelio Demichelis

Società o comunità

L'individuo, la libertà, il conflitto, l'empatia, la rete

Edizione: 2011

Collana: Biblioteca di testi e studi (625)

ISBN: 9788843057474

  • Pagine: 248
  • Prezzo:24,50 20,83
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In breve

Cosa accade se muore o si indebolisce la società, tendenzialmente aperta, e trionfa la comunità, tendenzialmente chiusa? Se, in particolare, trionfa un comunitarismo tecnico? L’individuo perde la sua libertà e la sua privacy, la società si spacca in frammenti comunitari, viene uccisa la società civile quale critica dell’esistente e viene marginalizzato se non represso il conflitto di idee e di progettualità, moltiplicando al contrario gli scontri sociali. Su tutto, cresce il potere di connessione, di convergenza, di collaborazione indotta tra gli individui, imposto dalla nuova comunità tecnica. L’egemonia – in senso gramsciano – è oggi della tecnica, dei suoi modi di organizzare la vita (tecnica come biopotere) e di orientare i pensieri, i comportamenti e le azioni degli uomini (mediante apposite biopolitiche). È nato un nuovo "stato di minorità" (Kant) degli uomini, per loro pigrizia e per loro viltà. Con la rete quale nuovo "girello per bambini" (ancora Kant) che aiuta gli uomini a muoversi, ma anche a non crescere mai, avendone sempre bisogno per fare e per pensare, per dire e per comunicare. Sempre più dentro ad una condizione di minorità tecnica. Il volume parte da dove terminava Bio-Tecnica (2008) e propone una lettura critica dei saperi e dei poteri che oggi organizzano, dirigono, governamentalizzano la vita. Partendo da Foucault e dalla sua analisi su biopolitica e biopotere; e da Anders e dalla sua filosofia della tecnica. Cercando una via per far uscire gli uomini dall’ultima minorità in cui hanno scelto di rinchiudersi.

Indice

Introduzione (o la morte dell’Utopia)
1. La de-socializzazione e la ri-socializzazione
De-socializzare per ri-socializzare/Comunità solide, comunità liquide/Comunità d’impresa/Il punk capitalismo/I produttori della ri-socializzazione/Capitalismo e tecnica/L’autonomia o l’eteronomia/Poteri, saperi e pastorato/Rivolte, scontri, insurrezioni/L’egocrazia, l’egofilia, l’egopatia
2. La morte del conflitto
L’integrazione nell’apparato/De-ideologizzare per re-ideologizzare/L’emozione e i desideri: nuove parole chiave/Governamentalità mediante desideri ed emozioni/La “retificazione? per la comunità tecnica/L’armonia della tecnica/L’empatia verso la tecnica/Dal sabato fascista ai neuroni specchio/Società e/o comunità/Liberalismo e non libertà
3. L’utilità e la docilità
Il conflitto individuo/società-comunità-rete/Il quarto omicidio: la società civile/La cura di sé o la cura del corpo/Conosci te stesso o ri-conosciti negli altri/Il quinto omicidio: la democrazia/L’agorà e la polis/La pedofilia della tecnica/Il consumismo dei nemici
4. L’egemonia della tecnica
Comunanza di destini?/Il governo dei conflitti sociali/Taylorismo globale e lavoratori collettivi territoriali/Dalla lotta di classe alla superclasse/Conflitto, scontro, rivolta, rivoluzione/Dialogo, conflitto, confronto. O monologo/Dalle ideologie alle icone/Gramsci o l’egemonia della tecnica
5. Bringing together e connecting people
Biopolitiche per l’egemonia/Social network o community network/Qualcosa di nuovo, anzi di antico/Rete-crazia e net-populismo/Homo faber, homo sapiens/Conclusioni
Bibliografia

Recensioni

Mario Galzigna, Tuttolibri, 23-07-2011
Il bel libro di Lelio Demichelis Società o  comunità riprende e approfondisce le indagini già avviate in Bio-Tecnica (2008), proponendo un approccio critico ai saperi e ai poteri che oggi dirigono, gestiscono e «governamentalizzano» (come avrebbe detto Foucault) le nostre vite. Il titolo ci pone subito di fronte ad una secca alternativa: difendere e potenziare la «società» - è ciò che si propone l'autore – considerata a priori come struttura tendenzialmente aperta, oppure lavorare al rafforzamento della «comunità», considerata a priori come struttura tendenzialmente chiusa? Proprio questi due a priori dovrebbero essere rivisitati criticamente, in maniera non manichea, non sottovalutando né i fattori che chiudono, isteriliscono, bloccano la fatidica open society (cavallo di battaglia della pubblicistica neo-liberale), né le istanze che danno al cosiddetto «comunitarismo tecnico», veicolato dalla rete, dal «virtuale» un respiro sociale, collettivo, libertario o addirittura utopico. L'opzione dell'autore riccamente argomentata e documentata, è drastica, utile anche a chi, come lo scrivente, non è disposto a considerare «la rete» come «l'ultima versione delle utopie chiuse della modernità» .Una citazione sintetizza con efficacia tale opzione: «E se agli inizi della sua vita tecnica la rete era davvero libera, open, autonoma, volontaria, se era una comunità di uomini liberi, oggi è dominata dal mercato, dalla pubblicità, dalle oligarchie dei motori di ricerca e dei software, dalle comunità organizzate e indotte come Facebook, quindi sempre meno libera e sempre meno open, sempre più eterodiretta» .E ancora: «Azzeratala società, esaltata la comunità. Perché la rete (apparato tecnico all'ennesima potenza) produce
comunità, ma la comunità è la negazione della società». Una critica utile, poiché mette inevidenza chiusure corporative, dinamiche autoreferenziali,dipendenze spesso invisibili daprecisi assetti di potere. E' però anche vero che esiste un rovescio della medaglia: una costitutiva ambivalenza delle nuove tecnologie virtuali. La critica severa e motivata di Demichelis dovrebbe aiutarci a combattere la dimensione etero diretta del virtuale e a valorizzare la sua utilizzabilità, la sua possibile fruizione autonoma, autodiretta, aperta e massificata. Come è stato già sostenuto con forza (si veda ora, di M.M.Mapelli, Genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook, Mimesis), ènecessario – ed è possibile - utilizzare proficuamente le aggregazioni online, virtuali, per potenziare e inventare le aggregazioni off line: giocare l'on, come è stato detto, per costruire e rafforzare l'off. I grandi movimenti di massa dell'Africa nordoccidentale - nei quali la rete ha costituito uno strumento di apertura, un fattore aggregativo, trasformativo e dinamico - mostrano chiaramente la stringente attualità del nostro approccio. Su questi aspetti, la discussione è più che mai aperta. Il punto di vista critico di Demichelis trova oggi forti riscontri anche in autori che hanno studiato la rete in chiave psicosociologica e antropologica: penso a Sherry Turkle, docente all'MIT di Boston. Dopo aver valorizzato la rete come strumento di un possibile arricchimento identitario - in libri come La vita sullo schermo (Apogeo) - , ne vedono oggi anche i limiti e i pericoli, soprattutto per le schiere di giovani navigatori che appunto praticano la «vita sullo schermo» e usano i social network, come Facebook: «Soli insieme» è il significativo titolo del nuovo libro di Sherry Turkle (Alone Together, Basic Books, New York , uscirà in Italia da Codice).Distanziamento dalla realtà, chiusura autistica, caduta depressiva, deriva suicidarla: ecco il volto negativo e distruttivo che si contrappone radicalmente all'uso creativo e aggregativo delle tecnologie virtuali messo in evidenza nella primavera maghrebina. Alla luce di tali considerazioni, direi che il seguito di Società o comunità potrebbe forse essere «Società e comunità».