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La comunicazione politica

Michele Sorice

La comunicazione politica

Edizione: 2011

Ristampa: 2^, 2014

Collana: Bussole (416)

ISBN: 9788843057191

In breve

Quali sono i meccanismi e le dinamiche che governano la comunicazione politica contemporanea? Che rapporto c’è tra quest’ultima e la comunicazione elettorale? Si tratta solo di una tecnica di propaganda per costruire il consenso? Il libro affronta in maniera chiara e semplice i temi più importanti della comunicazione politica: dalla sua definizione agli elementi che la compongono, dall’analisi del media management al ruolo degli spin doctor, fino al marketing elettorale e alle nuove forme di comunicazione politica nel web 2.0.

Indice

1. Che cos’è la comunicazione politica
Definizioni generali/Dall’era premoderna alla postmodernità/Gli elementi della comunicazione politica/I modelli della comunicazione politica
2. La politica al tempo della mediatizzazion
Media, democrazia e mediatizzazione/Comunicazione politica e comunicazione elettorale/Media, politica ed effetti sociali
3. Comunicare la politica
Media management/Spin doctoring e campagne/Effetti del media management/Il marketing politico
4. Le nuove forme della comunicazione politica
La comunicazione politica oltre i partiti/Prepolitica, subpolitica, antipolitica/Media e partecipazione politica/Comunicazione politica e Web 2.0
Glossario
Bibliografia

Recensioni

Rosanna De Rosa, Rivista italiana di scienza politica, 01-12-2009
L'americanizzazione della politica è generalmente intesa come il trasferimento statunitense ad un contesto geografico diverso. Questi disegnano un quadro molto complesso, talvolta cristallizzato in etichette dotate di forte valore evocativo, anche se non costituiscono però modelli o regole comunicative. Estremamente variabili sono, quindi, sia il modello predominante che le più o meno illustri variazioni sul tema. L'americanizzazione della politica è, quindi, più correttamente, contaminazione fra modelli dove le culture politiche conservano una propria capacità di influenza. Questa la tesi del libro di Cristian Vaccari qui recensito. Il testo descrive la comunicazione politica come un insolito «territorio di mezzo», con aree attrezzate a pic-nic, percorsi ad ostacolo e sabbie mobili. In questo contesto fare campaigning - con la consapevolezza che l'unica vera regola è che non esistono regole - implica la riduzione della politica ad un gioco di ruolo. Così la politica finisce con il diventare prigioniera di tre parametri: il voto, il dato di sondaggio, lo share. Le strategie di campaigning hanno il compito di tradurre dati di sondaggio e di share in consenso e popolarità e, questi ultimi, in voti lungo un percorso che non può subire intoppi, pena il ritorno alla prima casella del gioco. Lo smarrimento del senso della realtà è un rischio da mettere in conto. Le vicende di questi anni ricostruite da Vaccari sono significative e testimoniano come la competizione politico-elettorale si giochi, appunto, su più piani contemporaneamente e senza esclusione di colpi pur di acquisire capitale mediatico da spendere in altre arene. Se si intreccia la storia della comunicazione politica con la storia dei partiti, si può intravedere la parabola che lega a doppio filo il destino dei partiti al destino dei media dove la crisi dei primi è causa ed effetto della centralità dei secondi. Fino a quando, per necessità elettorale, si richiama in gioco l'identificazione di partito e si ri-ideologizza il dibattito politico e si ritorna ad una retorica più tipicamente pre-moderna. Ecco, se forse un punto va contestato nella letteratura scientifica è l'aver classificato con troppa fretta la fase attuale come post-moderna, subendo la tentazione - un po'fin de siecle - della linearità del progresso. Cosi la lettura della storia politica di un paese sembra tagliata un po' troppo con la scure ed i cambiamenti sembrano più drammatici di quelli che in realtà sono stati. In realtà numerosi sono gli indizi che testimoniano il perdurare di una tarda epoca della modernità, soprattutto in Europa dove riemergono forme di rappresentanza populistica che si manifestano come pulsione a superare, per via carismatica, la rappresentanza istituzionale. In America ritorna invece la radio parlata e tornano pure le vecchie strategie di comunicazione interpersonale e le logiche di microtargeting. In accordo con l'A,, si può ipotizzare perfino il ritorno dei partiti: infatti «la rinnovata centralità del contatto diretto, della mobilitazione elettorale, della costruzione di network relazionali e della ricerca di base sui comportamenti di voto richiedono investimenti di lungo periodo che i partiti, in quanto istituzioni permanenti, possono svolgere meglio dei consulenti e delle organizzazioni temporanee dei candidati. Sono tuttavia anche necessarie competenze tecniche avanzate di cui i partiti dovranno dotarsi, probabilmente assumendo professionisti specializzati in queste funzioni* (p. 53). Magari, diremmo noi, attingendo alle enormi risorse culturali ed alle competenze tecnologiche che esistono in rete in varia forma o istituzionalizzando le nuove pratiche online nei propri repertori d'azione politica. Decidere se Obama è moderno, tardo moderno o post-moderno sarà poi un esercizio di stile: il sincretismo con cui ha condotto la sua campagna, e che caratterizza anche la sua amministrazione, è talmente lontano dai modelli di riferimento del passato che alcuni osservatori hanno pensato fosse iniziata l'epoca della post-politica. La complementarietà degli strumenti utilizzati nel corso della campagna, la convergenza di formati e stili di comunicazione, l'impronta high tech della sua comunicazione, il gioco di rimandi continui fra media di massa e di nicchia hanno contribuito a darne una lettura per certi versi deterministica. Eppure nulla avrebbero potuto fare le strategie di comunicazione o l'uso delle nuove tecnologie da sole se Obama non fosse diventato - mi si passi un po' di retorica - media e messaggio. Il testo di Vaccari è un'agevole lettura dei cambiamenti avvenuti nel corso di poco più di mezzo secolo nelle modalità di fare campagna in America. Può essere considerato un manuale ad uso e consumo degli studenti che possono lì rintracciare l'intera disciplina per parole-chiave corredate da esempi chiari e ben illustrati. Può essere inquadrato anche come un approfondimento specifico delle tecniche di campagna permanente - vero cuore del libro - dove è possibile ricostruire le strategie di comunicazione relative ad alcune policies considerate strategiche per il posizionamento del Presidente nell'arena mediatica e politica. La riforma sanitaria di Bill Clinton si ascrive così nell'ambito di un fallimento determinato in larga parte dalla sua stessa tempistica, cioè quando ormai la luna di miele con i media era finita ed i gruppi di pressione avevano già organizzato e predisposto la loro contro-campagna. Il sollievo fiscale di George W. Bush segnò invece una sua decisiva vittoria grazie al framing della restituzione ai cittadini di un surplus di entrate che, quindi, appartenevano già loro. Non fu altrettanto fortunato invece sulla politica delle pensioni a riprova che la politica non si dissolve completamente nella comunicazione né si risolve nella strategia di going public, ma lascia uno spazio importante di decisione all'interesse (ed alle scelte) degli elettori. Fra un capitolo e l'altro si dipana il paradigma della centralità dei media, attraverso i cambiamenti più o meno strutturali del sistema mediatico e delle modalità di fare giornalismo: mediatizzazione, disintermediazione e rimediazione sono le componenti chiave di un'analisi che Vaccari - insieme a cinquant'anni di ricerca - ci consegna. Parafrasando la conclusione del libro, «da qui converrà proseguire» (p. 170).

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