Carocci editore - L'Iran contemporaneo

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L'Iran contemporaneo

Riccardo Redaelli

L'Iran contemporaneo

Nuova edizione

Edizione: 2011

Ristampa: 2^, 2015

Collana: Quality paperbacks (338)

ISBN: 9788843057139

  • Pagine: 184
  • Prezzo:14,50 12,33
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In breve

A trent’anni dalla tumultuosa nascita della repubblica islamica, l’Iran rappresenta ancora oggi un puzzle complesso e difficilmente decifrabile. Nonostante tutte le contraddizioni interne, l’ostilità statunitense e la grave crisi economica che lo attanaglia, il paese è tornato a essere in questi anni una delle più importanti potenze regionali, anche per via del suo ambiguo programma nucleare che inquieta la comunità internazionale. Il libro ricostruisce le intricate vicende storiche e politiche che hanno portato alla creazione della repubblica islamica, con il predominio del clero sciita militante, e alle successive trasformazioni della società iraniana, giungendo – in questa nuova edizione – fino alle manipolazioni dei risultati elettorali che hanno riconfermato il leader ultraradicale Mahmud Ahmadinejad alla presidenza della repubblica nell’estate del 2009.

Indice

Introduzione
1. L’Iran dei Pahlavi (1925-1979)
Nazionalismo e unicita identitaria
La Rivoluzione costituzionale (1905-1908)
I Pahlavi e il ritorno dell’Iran
La crisi del 1953
Crescita economica, modernizzazione sociale e involuzione politica
Gli anni settanta e la crisi economico-politica
2. Le opposizioni al regime dei Pahlavi e l’elaborazione del pensiero khomeynista
Un regime autoritario, molte opposizioni
L’elaborazione dell’ideologia khomeynista durante il periodo Pahlavi
La progressiva crescita di Khomeyni quale leader dell’opposizione
La caduta della monarchia Pahlavi
3. Il decennio khomeynista (1979-1989)
Dalla rivoluzione popolare alla creazione di una repubblica islamica
La presa dell’Ambasciata statunitense a Teheran e lo Stato duale
L’aggressione militare irachena e la radicalizzazione della rivoluzione
L’evoluzione politica interna durante la guerra con l’Iraq (1980-1988)
La fine della guerra e la morte di Khomeyni
4. L’ascesa di Khamene’i e le presidenze Rafsanjani (1989-1997)
La cosiddetta seconda repubblica
La marginalizzazione dei radicali
I risultati delle presidenze Rafsanjani e la rivalità con Khamene’i
La complessa architettura del potere in Iran
Il movimento intellettuale post-islamista
5. Il tentativo riformista (1997-2005)
Iran immaginato, Iran percepito: un problema storiografico
La vittoria elettorale di Mohammad Khatami
La fase espansiva del riformismo iraniano
La reazione antiriformista e la crisi del Dovvom-e khordad
Un bilancio dell’esperienza riformista
Una democratizzazione impossibile
6. L’avvento degli ultraradicali nel 2005
La vittoria di Mahmud Ahmadinejad
L’assalto al potere degli ultraradicali
La securitizzazione della politica estera e la crescita del soft power iraniano
I limiti del radicalismo e la sfida della governabilità
Il programma nucleare iraniano e il confronto con la comunità internazionale
7. Inganno e repressione
La scelta dei candidati alle elezioni presidenziali
La riconferma di Ahmadinejad e l’esplodere della protesta popolare
Le scelte di Khamene’i e il tradimento degli ideali rivoluzionari
La fine dello Stato duale?
L’atteggiamento prudente della comunità internazionale e il nuovo governo Ahmadinejad
La ripresa delle proteste e la radicalizzazione della repressione
Il tempo e con o contro Ahmadinejad?
Conclusioni
Cronologia
Glossario
Bibliografia

Indice dei nomi

Recensioni

, Terra, 13-06-2009

A 30 anni dal ritorno di Khomeyni e dalla nascita della Repubblica islamica, Riccardo Redaelli, docente di Storia delle civiltà alla Cattolica di Milano, si interroga sui motivi per cui nel 2009 il potere in Iran sia ancora saldamente in mano agli sciiti. Nel suo agile e ficcante L’Iran contemporaneo (Carocci, 155 pp.13,80 euro) dice anche che si è assistito all’ascesa di leader ultraconservatori come Ahmadinejad disposti a truccare le elezioni a proprio vantaggio. Ma ricorda anche che «fra le caratteristiche dell’Iran vi sono la complessità e l’imprevedibilità» e che «le elezioni negli ultimi 12 anni hanno sempre riservato qualche sorpresa». Come, aggiungiamo noi, l’eccezionale partecipazione al voto di ieri. Che speriamo sia foriera di cambiamento.

Massimiliano Panarari, la Repubblica, 27-06-2009
Un'analisi della Repubblica sciita degli ayatollah, un Paese complesso e strategicamente decisivo, oggi al centro dell'attenzione.
Vittorio Emanuele Parsi, TTL, 11-07-2009
«Questo governo è incompatibile con la democrazia perché nella Repubblica islamica la volontà del leader supremo ha sempre la meglio su quella del popolo, nonostante qui vengano convocate elezioni a raffica. L'Iran forse è il Paese musulmano dove si vota di più e si cambia di meno». Non si tratta di parole a commento delle ultime fraudolente elezioni presidenziali e della sanguinaria repressione che ne è seguita da parte di Ahmadinejad. Si tratta invece delle lucide e spietate considerazioni dell'hojatoleslam Moshen Kadivar, tra gli studenti che nel 1979 occuparono l'ambasciata americana a Teheran, poi consigliere del presidente riformista Khatami, divenuto negli anni uno dei più duri critici del regime iraniano: una testimonianza raccolta, insieme ad innumerevoli altre, in un volume di Alberto Negri uscito qualche mese prima delle elezioni presidenziali, Il Turbante e la corona. Iran, trent'anni dopo. Uno di quei libri la cui lettura, oggi, assume un valore particolare. Negri ha viaggiato per lungo tempo in tutto il Medio Oriente e da oltre trent'anni è un frequentatore assiduo dell' Iran. Ciò che non ha potuto osservare in maniera diretta, da cronista, se l'è andato a studiare, offrendocene poi un resoconto e una spiegazione mai banale, spesso sotto la veste del racconto e della riflessione da parte dei testimoni o degli analisti di eventi precedenti quegli anni: dalla rivoluzione khomeinista, giù fino all'avvento dei Pahlavi, o al declino della dinasta dei Qajari. Il libro fornisce al lettore anche non esperto dei fatti iraniani una messe di informazioni e di spunti che lo aiutano a comprendere meglio quella realtà politica. Ecco allora illustrato il crescere di ruolo dei Pasdaran, a partire dal controllo esercitato sulle potentissime fondazioni (Bonyad) che controllano enormi ed opachi patrimoni economici, cresciuto proprio negli anni in cui il presidente riformatore Khatami sembrava dovesse imprimere una svolta «liberale» al regime. Attraverso le memorie degli incontri di trent'anni, il libro di Negri consente di meglio articolare il rapporto tra società civile e potere politico in un Iran, dove, accanto al clero, spicca il ceto dei bazarì, vero e proprio pilastro del regime, dalle cui fila provengono molti degli stessi mullah di alto rango, come il ricchissimo Rafsanjani, a lungo vertice sostanziale del potere ierocratico, oggi forse caduto in disgrazia. Un libro diverso, per molti aspetti complementare, è L'Iran contemporaneo di Riccardo Redaelli, un giovane studioso della politica e della società iraniana tra i più fini e accreditati. Grazie al suo fluente farsi – che gli consente di accedere a documenti di prima mano e al dibattito politico corrente del paese – oltre che per la solidità scientifica della sua preparazione, Redaelli riesce a condurci all'interno del meandro delle istituzioni politiche iraniane e alla loro doppia legittimazione (sapienziale ed elettorale), evidenziandone tutti i potenziali punti di attrito e anche le possibili fonti di pluralismo. Alla luce dei fatti odierni, è spontaneo chiedersi quanto resti ancora effettivamente in vita di tale pluralismo, ovvero di un sistema costituzionale che cercava di cristallizzare nel principiodel Velayat-e faqih (il primato del giurista religioso) l'ossimoro di una «democrazia islamista», affidandosi a un sistema di checks and balance più apparente che reale. La ricostruzione delle diversefasi di vita della Repubblicaislamica si accompagna a un'analisisistematica, ma scevra dainutili accademismi, dei protagonistie dei principali moventi dellarivoluzione e poi del regime. Un regime, quello iraniano, che proprio nel suo trentesimo anniversario, sembra scosso daun malessere che neppure la brutalerepressione di questi giornipuò mascherare. Con rigore, Redaelli descrive il tentativo fallito di autoriforma liberale sostenuto dall'ayatollah Khatami nel suo primo mandato presidenziale. E spiega come, al di là della sua nota eccessiva «prudenza», proprio il suo essere comunque un insider del regime abbia costituito il limite principale al vigore e alla credibilità di un'azione autenticamente riformatrice, provocando disaffezione nei confronti del movimento riformista e apatia politica nei giovani, fattori entrambi decisivi per il primo successo elettorale di Ahmadinehad. Gli eventi di queste settimane, purtroppo, sembrano confermare che il riformismo iraniano abbia finora seguito due strade comunque infauste: quello dell'irrilevanza e del fallimento politico o quello del tributo di sangue e della criminalizzazione dei suoi sostenitori più coraggiosi e sinceri. Un destino tanto drammatico quanto immeritato. Ma gli stessi eventi ci rammentano anche che al regime, spogliato dell'autorità per le violazioni costituzionali perpetrate dai suoi più alti esponenti, rimane ormai il solo nudo potere, esercitato attraverso i bastoni e le pistole dei basiji. Dal punto di vista del sistema, è il fallimento pratico del tentativo operato da Khomeini di far sì che la rivoluzione sopravvivesse al suo regista, che l'enorme vuoto lasciato dalla scomparsa del leader carismatico potesse essere rimpiazzato da un nuovo tipo di costituzionalizzazione della trasmissione del carisma, in un impossibile equilibrio tra l'autorità burocratico-razionale e quella religiosa-tradizionale.
Martina Mazzotti, Gli Speciali di Milano Finanza, 26-09-2016