Carocci editore - Geopolitica dell'acqua

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Geopolitica dell'acqua

Margherita  Ciervo

Geopolitica dell'acqua

Nuova edizione

Edizione: 2010

Ristampa: 1^, 2011

Collana: Quality paperbacks (334)

ISBN: 9788843056538

  • Pagine: 192
  • Prezzo:16,00 13,60
  • Acquista

In breve

L’acqua è un bene comune o un bene economico? Perché, pur essendo la risorsa più abbondante, è sempre più scarsa? Qual è la relazione fra scarsità e sistema produttivo e stili di vita? Esiste una connessione fra la mancanza di accesso all’acqua potabile e le multinazionali? È un caso che le guerre dell’acqua aumentino in maniera esponenziale? Quali sono le ragioni e gli effetti della privatizzazione? Quali le responsabilità dei governi? Chi decide realmente sulle risorse? A nome di chi? Sulla base di quale legittimità? Il libro propone spunti di riflessione su queste e altre domande, esplorando anche i luoghi della resistenza alla mercificazione dell’acqua, le reti e i percorsi di ripubblicizzazione dei servizi idrici e dell’immaginario collettivo. La nuova edizione approfondisce il caso italiano – al quale è dedicato un intero capitolo – le importanti evoluzioni sociopolitiche verificatesi dall’ottobre 2009 e le modalità con cui si sono realizzate.

Indice

Prefazione di Riccardo Petrella
1. L’acqua: da dono della terra a bene da privatizzare
La percezione dell’acqua nello spazio e nel tempo/L’acqua come bene comune/L’acqua come bene economico/Il governo dell’acqua nello spazio e nel tempo
2. L’acqua: la più abbondante fra le risorse scarse
Disponibilità, distribuzione e accesso all’acqua/Dalla scarsità allo stress idrico/Dallo stress idrico allo stress ecologico/Tensioni, conflitti e guerre per l’acqua
3. L’acqua: sorgente di profitti, canale di potere
Gli attori della privatizzazione dei servizi idrici/La privatizzazione dei servizi idrici/Gli effetti della privatizzazione dei servizi idrici/L’acqua in bottiglia
4. L’acqua: fonte comune, canale di relazioni
Opposizione alla privatizzazione dei servizi idrici/La ripubblicizzazione dei servizi idrici/La ripubblicizzazione dell’immaginario collettivo/Reti di relazioni per l’acqua bene comune
5. Focus sull’Italia: partecipazione vs mistificazione
Acqua la mistificazione del potere/Acqua. La ripubblicizzazione sociale/Il referendum per l’acqua pubblica/La Puglia verso la ripubblicizzazione
Riflessioni finali
Bibliografia
 

Recensioni

, Europa, 28-07-2009

L'acqua è alla base della vita del pianeta. Perché pur essendo una risorsa abbondante sulla nostra Terra, è sempre più scarsa? Geopolitica dell'acqua di Margherita Ciervo (Carocci).

Federico Tulli, Terra, 30-07-2009
«Il mercato mondiale dell’acqua in bottiglia è regolato da norme molto blande e chi dovrebbe garantirne il controllo, cioè i governi, non sempre ci mette l’impegno necessario. In più il marketing dei produttori privati è sempre più abile a far credere ai consumatori che l’acqua minerale in bottiglia sia migliore e più naturale di quella del rubinetto». Da presidente del comitato internazionale per il Contratto mondiale dell’acqua (CMA) il professore emerito Riccardo Petrella spiegava così «l’inquietante fenomeno che ha trasformato l’Italia, tra i Paesi con il patrimonio idrico potabile più ampio, diversificato e pregiato, in uno dei maggiori mercati mondiali di acqua in bottiglia». Acqua, cioè, che invece di sgorgare dal rubinetto al costo di pochi centesimi al litro, «finisce in contenitori di plastica Pet rivenduta a prezzi anche 1.000 volte maggiori del suo costo alla fonte». Il caso italiano è emblematico per "leggere" il fenomeno a livello mondiale, osserva Petrella che ha curato l’introduzione a Geopolitica dell’acqua (Carocci editore, 143 pp., 10 euro) di Margherita Ciervo, a sua volta nel comitato italiano del CMA. Nel saggio Ciervo, a partire dalla considerazione che l’acqua è alla base della vita del pianeta, propone una serie di spunti di riflessione. Verificando se esiste una connessione fra la mancanza di accesso all’acqua potabile di circa un quarto della popolazione mondiale e il controllo delle fonti e dei servizi idrici da parte delle multinazionali. E quali sono le ragioni e gli effetti della privatizzazione, nonché le responsabilità dei governi. Esplorando, infine, anche i luoghi della resistenza alla mercificazione dell’acqua, che troviamo in ogni angolo del globo. Da Cochabamba in Bolivia a Gualdo Tadino in Umbria.
, Gea, 26-02-2010

Come noto, il tema dell’acqua si è imposto nella geografia sociale e nella società civile da alcuni anni. Esplorando i luoghi della resistenza alla mercificazione dell’acqua, questo libro si propone di fornire spunti di riflessione su temi quali l’acqua come bene comune e come bene economico, l’abbondanza e la scarsità delle risorse idriche, la relazione fra tale scarsità, sistema produttivo e stili di vita, le ragioni e gli effetti delle privatizzazioni. La prefazione è di Riccardo Petrella.

, Carta Geografica, 12-03-2010

È arrivato da poco in libreria il volume Geopolitica dell'acqua, scritto da Margherita Ciervo (Carocci, 143 pagine, 10 euro). La formazione geografica dell'autrice consente di intrecciare in un discorso scorrevole e approfondito, diverse dimensioni della "questione acqua". Per comodità di esposizione, il discorso è articolato in tre passaggi che evidenziano la parabola dell'acqua: da dono (in alcuni casi con un valore sacro) a bene da privatizzare, che poi diventa una risorsa "scarsa" e dunque redditizia, e quindi fonte di  potere economico e controllo politico. Il ragionamento di Ciervo è saldamente poggiato sullo studio dei casi concreti di privatizzazione, soprattutto in Europa e in America Latina, intrecciato con l'analisi dell'impatto politico e culturale dei movimenti che si sono opposti a questa deriva. Ne viene fuori una conclusione semplicemente dirompente: la velocità di privatizzare l'acqua, contro ogni evidenza economica e sociale, è una scelta ideologica che non ha nulla a che vedere con la presunta superiore efficacia del privato rispetto al pubblico.

, La gazzetta del mezzogiorno, 20-03-2010
Ma chi l’avrebbe mai detto? L’acqua è diventato un problema. Di più: un paradigma di democrazia. È finito nell’agenda politica, spacca l’Italia in due, quasi più dell’immigrazione. Oggi a Roma è in programma una manifestazione nazionale (lunedì 22 la giornata internazionale) voluta per ricordare che assieme a terra, aria, salute, educazione, foreste, energia, trasporti urbani, l’acqua è un bene comune. L’accesso ad essa è e deve restare un diritto umano universale, indivisibile e imperscrittibile e non può essere ridotto a bisogno vitale. La differenza? Abissale: il diritto universale va concesso a tutti e il suo costo deve essere ripartito tra tutti. Il bisogno è per definizione individuale, cambia a secondo le società, lo spazio e nel tempo. Lo si può ridurre, mercificando, imbottigliando. Dunque, il costo va modulato a seconda della capacità reddituale. Risultato: no-soldi, no-bevi, oppure acqua di pessima qualità. Mica poco se si considera che sono 1,6 miliardi le persone al mondo che non hanno accesso all’acqua potabile, e che l’85% dell’acqua è utilizzato solo dal 12% della popolazione mondiale. La solita storia: la minoranza ricca del Nord del mondo si pappa la maggioranza delle risorse del Sud del mondo povero. Temi questi tenuti assieme, senza imperfezione e in una cornice di documenti e dati, da Margherita Ciervo, nel suo Geopolitica dell’Acqua ( Carocci ed., euro 10). La Ciervo, ricercatrice barese, ecologista della prima ora, ha avuto un ruolo di primo piano assieme a Riccardo Petrella, nel Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua. Il punto all’attivo più evidente del Forum sono le 406mila firme, 30mila delle quali solo in Puglia (ne bastavano 50mila) depositate in parlamento il 10 luglio del 2007 a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare che rende il servizio idrico privo di rilevanza economica proprio in virtù dell’acqua come «diritto universale». La proposta si è arenata nei cassetti della commissione Ambiente della Camera, già dai tempi del governo Prodi. Ma il governo Berlusconi ha riesumato il decreto Ronchi e convertito in legge a colpi di fiducia la privatizzazione degli acquedotti. Il «no» alla privatizzazione è facile da
spiegare per la Ciervo: «La gestione pubblica dell’acqua non può essere garantita da una società disciplinata dal diritto privato (art. 2247 c.c.), anche se a capitale pubblico (come l’Acquedotto pugliese che dal 1999 è una SpA della Regione Puglia, 87%, e Basilicata, 13%), poiché la finalità del profitto produce politiche volte all’aumento dei ricavi (e, dunque, di tariffe e consumi) e alla diminuzione dei costi del lavoro (precarizzazione e conseguente peggioramento della qualità dei servizi)». E dire che la proposta di ripubblicizzazione dei servizi idrici è sostenuta anche da un Coordinamento degli Enti Locali e dal Cnel, organo di rilevanza costituzionale. Eppure il governo ha inserito nel decreto legge 135/2009 l’art. 15 che, di fatto, privatizza i servizi sottraendo la decisione al dibattito parlamentare. A chi ha giovato? La Ciervo è senza indugi: «Dopo la conversione del decreto, il valore delle azioni delle società del settore idrico è salito sensibilmente. In effetti, l’apertura del settore idrico ai privati è un affare per le grandi imprese se si pensa che il mercato, in forte espansione, si basa sull’aumento della domanda e sulla decrescente disponibilità della risorsa, sulle quali si “innestano? due situazioni differenti: la carenza di infrastrutture nei Paesi del “Sud? che richiede la costruzione di strutture di captazione, potabilizzazione e distribuzione; e la presenza di acquedotti deteriorati nei Paesi industrializzati che necessitano di essere riparati. A questo va aggiunto il problema comune dell’inquinamento che rappresenta un grande business per le imprese di “disinquinamento? e della depurazione». La Puglia ha invertito al rotta. Il 20 ottobre 2009 ha approvato una delibera con la quale l’Acquedotto si avvia a tornare in mano pubblica. Un’inversione di rotta che la Ciervo spiega così: «Nel caso pugliese, gli effetti negativi sono talmente evidenti che anche quei lavoratori e sindacati, che avevano sostenuto la privatizzazione, si sono dovuti ricredere e attivarsi per difendere i propri diritti (nel 2008 sono stati organizzati scioperi e avviati procedimenti giudiziari per comportamenti antisindacali). Tuttavia, l’opposizione alla privatizzazione va ben oltre il fatto di usufruire di un servizio di buona qualità e a basso prezzo, e investe la sfera etica e sociale. La gente è contraria al fatto che l’acqua possa essere considerata una merce».
Adriana Farenga, http://www.ambienteambienti.com/, 01-05-2010

Nel 1999, in Bolivia, il dittatore Banzar decise di privatizzare l’acqua, affidandone la concessione alla multinazionale statunitense Bechtel e all’italiana Edison. Questa legge venne cancellata il 10 aprile 2000, dopo una dura battaglia del popolo boliviano : l’acqua rimase un bene comune. Eppure da allora i conflitti per l’acqua sono aumentati sempre più. Il problema è che noi pensiamo all’acqua come la risorsa più abbondante del nostro pianeta, senza renderci conto che in realtà è sempre più scarsa: così, mentre i servizi idrici sono sempre più controllati da multinazionali e aziende private, ancora un quarto della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile. C’è una relazione tra questi due fattori? Qual è in questo la parte di responsabilità spettante ai governi? Ma quali sono le ragioni della privatizzazione, e quali i suoi effetti. Queste e altre domande sono alla base del libro di Margherita Ciervo; nel suo lavoro, l’autrice -  ricercatrice presso il dipartimento di Scienze geografiche e merceologiche dell’Università di Bari, collaboratrice del "Bollettino della Società Geografica Italiana" e membro del Comitato italiano del Contratto mondiale sull’acqua -  propone spunti di riflessione su questo tema, che ci riguarda molto più di quanto possiamo immaginare, e invita implicitamente ad immaginare un futuro dominato dalla mercificazione di quell’ "oro blu"  (quindi più che appetibile per molti), che però è e deve rimanere un "bene comune".

Elisa Ragusa, www.tvprogress.net, 14-05-2010

Giorno 12 aprile presso, via principe Amedeo n.56 a Vittoria, è stato  presentato il libro "Geopolitica dell'acqua" della Dottoressa Margherita Ciervo, prefazione  di Riccardo Petrella  edito dalla Carocci Editore (collana "Le Bussole"). La presentazione ha riscosso grande successo, testimoniato dai continui interventi dei presenti. Il libro indica un  percorso scientifico, un impegno sociale. Permette al lettore di riflettere sull’importanza dell’acqua e  risponde a diversi quesiti. L’acqua è', dunque, un bene comune o economico? L'acqua è la risorsa più abbondante sul nostro pianeta, eppure è sempre più scarsa. Perché? Qual è la relazione fra scarsità,  sistema produttivo e stili di vita? Esiste una connessione fra la mancanza di accesso all'acqua potabile di circa un quarto della popolazione mondiale e il controllo delle fonti e dei servizi idrici da parte delle multinazionali? Quali sono le ragioni e gli effetti della privatizzazione? Quali le responsabilità dei governi? E' un caso che i conflitti idrici aumentino in maniera esponenziale e che il nuovo millennio si sia aperto con "la guerra dell'acqua" di Cochabamba?  Questo libro - frutto di un percorso scientifico e di impegno sociale di diversi anni -si propone di fornire spunti di riflessione a queste ed altre domande e, nell'ultimo capitolo, esplora i luoghi della resistenza alla mercificazione dell'acqua e i percorsi di ripubblicizzazione dei servizi idrici e anche dell'immaginario collettivo. “Si tratta di un libro agevole  ed essenziale,- dice Margherita Ciervo -pensato come testo introduttivo alla tematica, problematica dell'acqua e come strumento di servizio finalizzato a coloro i quali si pongono tante domande?. In Italia per contrastare la privatizzazione dell’acqua, sono nati centinaia di comitati popolari portati avanti da diversi governi e dalle scelte di molti enti locali. Tante le  iniziative di sensibilizzazione, le proposte concrete per difendere quello che è forse tra i beni comuni  più essenziale  oltre  l’aria e al cibo. Quattro anni fa hanno deciso di mettere in comune le proprie esperienze e i propri saperi costituendo il Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Questa rete oggi da sola raccoglie oltre settanta associazioni e reti nazionali e quasi settecento comitati territoriali. Insieme hanno scritto una legge d’iniziativa popolare e l’hanno consegnata,nel luglio 2007 al parlamento, corredata di oltre 406 mila firme di cittadini. Insieme hanno realizzato la prima manifestazione nazionale per l’acqua, svoltasi a  Roma  il1dicembre 2007. Quest’anno si è ripetuto appuntamento a Roma con oltre 100 mila persone  presenti con l’obiettivo di ribadire  la forte contrarietà  alla privatizzazione dei servizi idrici, attuati  dal governo nazionale con il decreto Conchi. Presenti all'evento, il rappresentante del comitato pugliese Acqua bene comune Giovanni Zaffarana, il rappresentante del forum Acqua pubblica di Ragusa  Aurelio Mezzasalma. L'evento è stato organizzato  da Enzo Cilia, coordinatore provinciale del SEED di Ragusa, (sinistra ecologica e libertà). Il 24 aprile, partirà la raccolta di firme per un referendum su scala nazionale che toccherà anche la Sicilia.

Corrado Augias, il venerdì, 14-08-2010
Una fascetta rossa attraversa la copertina di questa nuova edizione del libro. Chiede: «Di chi è l’acqua?». L’acqua, che sarà il petrolio del futuro, è un bene sul quale si sono dirette le mire di molti. Sono legittime? Ciervo (ricercatrice in Geografia economica) dà tutte le risposte necessarie a capire un problema che avrà sempre più importanza.
, Left, 30-10-2010
Per la collana Le Bussole, un’utile guida che aiuta a orientarsi su tutti i problemi legati all’uso e al commercio di un bene comune. Margherita Ciervo, ricercatrice universitaria e membro del Comitato italiano del Contratto mondiale sull’acqua, ci spiega come mai, pur essendo originariamente la risorsa più abbondante sul nostro pianeta, quella idrica si sta progressivamente esaurendo. Una scarsità che dipende da stili di vita e sistema produttivo. In particolare, ci si interroga sugli effetti della privatizzazione dell’acqua e sull’aumento dei conflitti legati allo sfruttamento dell’oro blu.
Alessio Calabro, www.ilrecensore.com, 13-11-2010

In questo piccolo ma profondo libro “Geopolitica dell’acqua? (Carocci, 2010), Margherita Ciervo analizza lucidamente e rigorosamente le ultime evoluzioni del concetto di acqua, maturati all’interno del sistema di valori capitalistici. Proprio nel primo capitolo viene infatti descritta la parabola concettuale che sta trasformando la percezione dell’acqua da dono della terra a bene da privatizzare. Al servizio degli interessi capitalistici delle multinazionali dell’acqua (veri e propri imperi), la privatizzazione dell’acqua non può che comportare varie tipologie di problematiche: a) innanzitutto la mancanza di equità socio-spaziale e sociale nella distribuzione, che si orienterebbe a soddisfare le esigenze solo di chi può pagare meglio, tralasciando le esigenze dei più poveri; b) in un contesto di vendita privata dell’acqua mancherebbe un qualsiasi interesse nel ridurre e responsabilizzare i consumi; c) il problema dell’aumento del prezzo da parte di società che non prevedono deroghe o azioni di carattere sociale. Nella seconda parte di questo pregevole volumetto, l’autrice racconta gli effetti dell’intenso ed irresponsabile sfruttamento delle acque dolci sull’assetto idrogeologico mondiale; impressionanti risultano alcuni esempi riportati di sconvolgimenti che per estensione e rapidità hanno del catastrofico, basti pensare che la metà dei 500 maggiori fiumi al mondo è in via di prosciugamento e, attualmente, non arrivano più al mare. Negli USA i casi più eclatanti sono il Colorado ed il RioGrande, entrambi esauriti dai forti prelievi delle città di LasVegas ed ElPaso. In Oriente la situazione pare addirittura peggiore, in particolare in Cina, dove il fiume Yangtze (il 4° più lungo del pianeta) è asciutto nel tratto inferiore; mentre il fiume Huang Hu (il 6° fiume più lungo al mondo) negli ultimi 35 anni è arrivato di rado al mare. Anche l’Indo e il Nilo hanno perso il 90% delle proprie acque secondo le stime utilizzate della Ciervo. Preoccupante viene giudicata anche la situazione in Italia dove Tevere, Adige, Arno e Po hanno dimezzato al loro portata nell’ultimo decennio. Per quanto riguarda i laghi esistono casi, come quelli del lago Ciad e d’Aral, di quasi completa scomparsa con conseguenze economiche, sociali ed ambientali inimmaginabili. Evidentemente l’utilizzo intensivo di tali quantità d’acqua, rendendo la stessa un bene limitato, crea le premesse per conflitti, anche militari, tanto che nel solo XX secolo ci sono state più guerre per l’appropriazione di risorse idriche che in tutti i secoli precedenti. La geopolitica dell’acqua si chiude con una duplice riflessione dell’autrice sull’acqua come diritto dell’umanità, bene comune inalienabile, e sull’acqua come canale di relazione storiche, culturali, sociali e politiche; interessantissimo infine è il Focus sull’Italia dove vengono affrontati le prospettive del mercato idrico italiano.