Carocci editore - Storia del teatro arabo

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Storia del teatro arabo

Monica Ruocco

Storia del teatro arabo

Dalla nahdah a oggi

Edizione: 2010

Collana: Quality paperbacks (332)

ISBN: 9788843055746

  • Pagine: 328
  • Prezzo:20,00 19,00
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In breve

Il teatro arabo moderno fa la sua comparsa soltanto alla metà del XIX secolo in un contesto caratterizzato da grandi cambiamenti politici, sociali e culturali. A partire dal 1847, data di quella che viene considerata la prima rappresentazione teatrale moderna, le città arabe si animano di sale in cui inizialmente vengono messi in scena adattamenti dei capolavori del teatro europeo. A ciò si affianca ben presto un costante lavoro di ricerca con il recupero di forme spettacolari e di testi appartenenti al patrimonio tradizionale. Il volume, che rappresenta il primo tentativo di sintesi di una storia del teatro arabo moderno, ne ripercorre le tappe dagli inizi fino alle più recenti tendenze.

Indice

Presentazione di Isabella Camera d’Afflitto
Premessa
1. La nascita del teatro arabo contemporaneo
La cultura teatrale nel mondo arabo-islamico/Le forme tradizionali di spettacolo nel mondo arabo/Il mondo arabo alla scoperta del teatro europeo/La nascita della moderna drammaturgia araba/La creazione delle compagnie professionali e il teatro cantato/L’elaborazione del testo drammatico: dall’adattamento alla creazione originale/Il ruolo delle istituzioni religiose e scolastiche nell’evoluzione del teatro arabo
2. L’evoluzione del teatro arabo: il modello del teatro egiziano
Teatro musicale e teatro in prosa tra le due guerre/L’intervento dello Stato e la nascita del Teatro nazionale/Alla ricerca di una drammaturgia egiziana/La drammaturgia di Tawfiq al-Hakim/Il teatro in Egitto e la rivoluzione del 1952
3. Il teatro arabo tra Maghreb e Mashreq
Il contributo delle compagnie straniere alla nascita del teatro nel Maghreb/L’evoluzione del teatro nel Maghreb: la sfida al colonialismo/Il teatro maghrebino indipendente/L’evoluzione del teatro nel Mashreq dalla fine dell’Impero Ottomano al 1948/La maturità dei teatri nazionali nel Mashreq/Le esperienze teatrali delle minoranze del mondo arabo/Nascita ed evoluzione del teatro negli altri paesi arabi
4. Gli sviluppi del teatro arabo dopo il 1965
La nascita della sperimentazione e le avanguardie teatrali/Il teatro arabo e la svolta del 67/Le nuove forme del teatro arabo: la riscoperta della tradizione/Il teatro palestinese /La maturità della drammaturgia araba nell’opera di Sa‘d Allah Wannus/Recenti tendenze del teatro arabo
Note
Bibliografia

Recensioni

Renata Pepicelli, Il Manifesto, 24-04-2011

Quando, il 4 aprile scorso, l’attore e regista teatrale e cinematografico Juliano Mer Khamis, noto a livello internazionale per il film Arna’s children, è stato ucciso con cinque colpi di pistola, è apparso tragicamente evidente il potere del teatro, non solo nel raccontare la realtà, ma nel trasformarla. Figlio di un arabo cristiano e di un’ebrea, Juliano, che si sentiva al 100% palestinese e al 100% israeliano, era inviso a molti per la sua attività di animatore di una delle più interessanti esperienze teatrali arabe degli ultimi tempi: The Freedom Theater. Situato nel campo profughi palestinese di Jenin, il Teatro della libertà era «uno spazio rivolto soprattutto ai giovani per offrire un modello sociale diverso», scrive Monica Ruocco, docente di lingua e letteratura araba all’università di Palermo, nella sua Storia del teatro arabo. Dalla nahdah a oggi da poco uscita per Carocci. Un testo importante per la scena culturale italiana, perché contribuisce a sfatare il mito di un mondo arabo rozzo e involuto, aprioristicamente tacciato di ostilità verso qualsiasi forma di innovazione. Già nell’Ottocento, infatti - nota la studiosa - si andava sviluppando nel mondo arabo, una significativa produzione artistica, che ricalcava sì quella europea, ma innovandola e legandola alla propria tradizione.
Frutto di vent’anni di ricerche, il bel libro di Monica Ruocco colma una grave lacuna rispetto alla conoscenza di quel mondo arabo che le rivoluzioni di queste settimane ci hanno reso ancor più vicino, e che pure resta così poco conosciuto. In circa trecento pagine di narrazioni, aneddoti, biografie, Ruocco svela la storia, le idee, il coraggio di drammaturghi, attori e registi arabi (uomini e donne), che hanno raccontato le trasformazioni dei propri paesi, sperimentando forme artistiche innovative e spesso rappresentando una spina nel fianco di dittatori, tiranni, forze occupanti. Scrive Ruocco: «Fin dai suoi inizi il teatro arabo esprime un forte legame con quei movimenti di contestazione politica e sociale che si stavano sviluppando nei grandi centri urbani di Beirut, Il Cairo e Alessandria. Inoltre, molti tra i protagonisti delle scene teatrali vicini ad ambienti riformisti, nazionalisti o socialisti, concepiranno il teatro come mezzo per diffondere le proprie idee e come strumento di denuncia e di educazione della società». Un approccio, questo, che si è mantenuto nel tempo: si pensi al teatro palestinese di autori come Ghassan Kanafani e Mohammad Bakri (di cui anche in Italia abbiamo potuto saggiare la forza e la bellezza) o al teatro nordafricano, sfortunatamente da noi meno noto, che pure da tempo preannunciava i fermenti sociali oggi sotto gli occhi di tutti.
Non deve infatti sorprendere che il ruolo della società civile e dell’opposizione in Tunisia, ignorato da gran parte dei media italiani fino a poche settimane fa, fosse già raccontato nell’opera di Jalila Bakkar, messa in scena per la prima volta nel 2006 a Parigi da Fadhel Jaïbi, con il titolo Khamsun/Corps otages. Un lavoro che in Tunisia è stato censurato per oltre un anno a causa dei riferimenti al terrorismo islamico, all’opposizione comunista e sindacale, all’autoritarismo dello stato. Similmente in Egitto - paese che ha avuto un’importantissima tradizione teatrale, ispirando anche gli altri paesi del mondo arabo (non a caso Ruocco gli dedica uno dei quattro capitoli del suo libro) - nuove compagnie indipendenti, sin dagli anni ’80 hanno cercato di spezzare il monopolio di stato sulla produzione artistica, partecipando a progetti internazionali e facendosi portatori di ansie, paure e istanze di cambiamento.
D’altronde (come ha scritto sul «manifesto» di domenica 16 aprile la stessa Ruocco in un articolo sulla letteratura marocchina), l’arte nelle sue diverse espressioni da tempo racconta i semi delle rivoluzioni in corso, che non sono nate dal nulla, ma sono il prodotto di profondi malcontenti e aneliti di libertà da lungo serpeggianti nel mondo arabo. C’è dunque da sperare che in futuro questo libro abbia un seguito in cui si racconti di quelle nuove produzioni teatrali che presto (ma probabilmente hanno già cominciato a farlo) porteranno in scena i sogni e le paure di coloro che cercano di cambiare il corso della loro storia. E c’è da sperare anche di poter vedere queste opere nei nostri teatri, affinché gli «scambi culturali» diventino pratiche reali e non rimangano mera retorica.