Carocci editore - Il genio compreso

Password dimenticata?

Registrazione

TFA e formazione

Banner

crediti formativi

Banner

Promo del mese

Banner
Banner
Il genio compreso

Andrea Borghini, Christopher Hughes, Marco Santambrogio, Achille C. Varzi

Il genio compreso

La filosofia di Saul Kripke

Edizione: 2010

Collana: Frecce (94)

ISBN: 9788843054022

  • Pagine: 208
  • Prezzo:18,00 15,30
  • Acquista

In breve

Accompagnata fin dal precoce esordio accademico da un’aura di genialità, la figura di Saul Kripke è una delle più aneddotiche, affascinanti e discusse della filosofia contemporanea di orientamento analitico. A partire dai primi anni sessanta, le sue idee hanno segnato una svolta, portando alla ribalta nuovi temi e problemi. Allo stesso tempo, l’opera di Kripke risulta spesso ostica per i non addetti ai lavori perché si avvale di argomenti mirati sottili e profondi, contenuti in un numero esiguo di testi, e si snoda lungo alcuni passaggi tecnici. In questo volume vengono presentati per la prima volta al pubblico italiano, in modo introduttivo e sistematico, i principali risultati filosofici degli scritti di Kripke, suddivisi per aree tematiche: logica, filosofia del linguaggio, metafisica.

Indice

Introduzione di Andrea Borghini
1. Prima di mettersi in viaggio...
2. Una leggenda vivente
3. Saul Kripke
4. Biografia intellettuale
1. Modalità e verità di Achille C. Varzi
La logica modale/La teoria della verità
2. Riferimento, credenze, regole di Marco Santambrogio
Analiticità, a priori, necessità/Il puzzle della credenza/Kripke e Wittgenstein
3. Identità ed essenze di Christopher Hughes
L’essenzialità dell’identità/Implicazioni dell’essenzialità dell’identità/L’essenzialità delle origini materiali e della costituzione materiale originale/L’essenzialità dell’appartenenza ai generi naturali e artificiali
Letture consigliate
Bibliografia delle opere edite di Kripke
Indice analitico

Recensioni

Stefano Cazzato, Conquiste del lavoro, 13-11-2010
"Perché Kripke è così noto tra i filosofi? E per quali ragioni, se vi occupate di un tema su cui ha pubblicato almeno un articolo, si tratterà probabilmente di un testo fondamentale per la vostra ricerca? Kripke ha profondamente trasformato la filosofia analitica contemporanea, inaugurando, innovando e rinvigorendo la discussione su temi e problemi che erano stati posti ai margini del dibattito della filosofia analitica". Così scrive nell’introduzione del libro Andrea Borghini mettendo subito in luce la forza e l’originalità di questo singolare filosofo americano, ribattezzato anche Kripkenstein per via di alcune analogie con il pensiero di Wittgenstein. Ma forse l’importanza di Kripke va ben al di là del movimento analitico, dal momento che la sua riflessione rivela anche caratteri e suggestioni continentali. Certo è che quando si pensa a Saul Kripke due parole, al di là delle appartenenze filosofiche, vengono immediatamente in mente: genio e leggenda. Genio perché a soli trent’anni ha già detto e scritto quanto di fondamentale c’è nel suo pensiero (tra cui l’affascinante Nomi e necessità); leggenda perché nel pieno della sua attività filosofica, non ancora sessantenne, si ritira dalla carriera accademica, peraltro intrapresa in modo insolito senza aver svolto un dottorato. È il 1998 e da allora Kripke continua insegnare in maniera irregolare (ma non più, come in passato, a Harvard e a Princeton) e a scrivere pubblicando però pochi scritti e non particolarmente innovativi. Più che sugli aspetti geniali e leggendari della biografia, il libro si sofferma però sull’opera di Kripke e sull’influenza che ha avuto sulla comunità filosofica. Kripke non è un filosofo facile, si è occupato di logica, di filosofia del linguaggio, di metafisica, i suoi interessi, che vanno dalla modalità ai descrittori all’identità, e le sue argomentazioni, tecniche e raffinate, sono, tranne qualche eccezione, materiale spinoso per addetti ai lavori. Date queste premesse, Il genio compreso poteva restare incompreso. Era dunque necessario colmare una lacuna divulgativa e tentare l’impresa, in larga parte riuscita, di portare a un pubblico più vasto alcune delicate riflessioni kripkiane: innanzitutto quella sui mondi possibili, sui nomi propri e sul battesimo iniziale. Non tre teorie distinte ma tre aspetti di un’unica intuizione antidescrittivista che, come mostra Marco Santambrogio, spiega in modo originale uno dei problemi che più hanno assillato i filosofi dall’antichità ai nostri giorni: il problema del riferimento. Immaginiamo di spostarci dal mondo reale, nel quale le cose vanno come vanno, a un mondo possibile, nel quale le cose potrebbero andare diversamente. In questo mondo possibile, un individuo, ad esempio Napoleone, avrebbe anche potuto non avere quelle proprietà che gli riferiamo nella realtà (essere imperatore dei francesi, essere sconfitto a Waterloo) ma non per questo avrebbe cessato di essere Napoleone. Cos’è allora che ci consente di identificarlo come Napoleone se non la descrizione delle sue proprietà, visto che queste sono del tutto occasionali e inessenziali? Per risolvere questo problema dovremmo secondo Kripke abbandonare le nozioni tradizionali di oggetto, di riferimento, di descrizione e abbracciare quelle di parlante e di comunità di parlanti. Scrive infatti: "Nasce qualcuno, un bambino; i suoi genitori lo chiamano con un certo nome. Ne parlano ai loro amici. Altre persone lo incontrano. Attraverso discorsi di vario tipo, il nome si diffonde come in una catena, di anello in anello." Tramite un battesimo pubblico, e non una cerimonia privata, a Napoleone è stato attribuito un nome che si è propagato socialmente da individuo a individuo fino a diventare patrimonio di una comunità sempre più estesa. E l’inizio della catena non sta in una corrispondenza necessaria tra nome e oggetto, ma in un accordo intersoggettivo su come nominare qualcuno. Un accordo che viene rinnovato ogni volta che si usa quel nome: in famiglia, al lavoro, al mercato, in piazza o in altri luoghi pubblici. Ancora Kripke: "Il nostro riferimento dipende non solo da quanto pensiamo noi stessi, ma anche dalle altre persone nella comunità, dalla storia di come un nome è giunto fino a noi. E’ seguendo una storia del genere che arriviamo al riferimento". Queste considerazioni ricordano indubbiamente Austin,Wittgenstein e il mondo dell’analisi, ma fanno pensare anche a Nietzsche e alle sue ipotesi genealogiche sull’origine dei nomi e dei concetti, tanto più che per capire il riferimento Kripke consiglia di non aprire il dizionario ma di consultare "la tradizione".
Armando Massarenti, Il sole 24 ore, 21-11-2010
«Il genio compreso» è un bel titolo per un libro su «La filosofia di Saul Kripke» (Carocci, a cura di Andrea Borghini, con saggi di Achille Varzi, Marco Santambrogio, Christopher Hughes). Nato nel 1940, professore emerito a Princeton, Kripke è dagli anni60 al centro del dibattito logico, con i suoi risultati rivoluzionari su logica modale e mondi possibili. Ci sono modi di riferirsi alle cose che cambiano da mondo a mondo. Per esempio se uso quella che Russell chiamava una «descrizione difinita», come «il presidente degli Stati Uniti», nel nostro mondo attuale sappiamo che è Obama, ma nel mondo di solo qualche anno fa avrebbe designato Bush. E possiamo immaginare altri mondi, letterari o cinematografci, in cui è, per esempio, Pinco Pallo. Mase usiamo invece il nome proprio, Obama, riferendoci proprio a quell'Obama lì, allora in tutti i mondi possibili ci riferiremo sempre alla medesima entità. È possibile dimostrare che l'identità tra nome e oggetto è necessariamente vera. Kripke ha ridato vita all'idea metafisica di Leibniz (a lungo abbandonata) «vero in tutti i mondi possibili». Non solo. Ciò vale anche per i generi naturali. Se io scopro che l'acqua è H20, necessariamente lo sarà in ogni possibile mondo. Ci sono cioè verità necessarie «a posteriori». «Necessità» e «a priori» di Kant non coincidono. Ciò che scopriamo sul mondo ha spesso la potenza di un nome proprio. Quest'assunto però riguarda anche la finzione letteraria che, benché sia finta, è da considerarsi vera. Alcune tesi neurobiologiche sottolineano l'importanza, a livello evolutivo, della letteratura e della narratività in quanto attività che rendono il lettore capace di simulare infiniti mondi possibili in cui confrontarsi con l'esperienza del vivere. Quando si legge non si fugge dalla realtà, il cervello ne costruisce una nuova. Un pensiero in più da proporre ai nostri lettori che, partecipando al nostro gioco, si stanno scoprendo Oulipiani, cioè letterati potenziali. E metafisici.