Carocci editore - L'ultimo Beethoven

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L'ultimo Beethoven

Maynard Solomon

L'ultimo Beethoven

Musica, pensiero, immaginazione

Edizione: 2010

Collana: Saggi (54)

ISBN: 9788843053469

In breve

Quali sono le scaturigini letterarie e filosofiche della Nona Sinfonia? Quali letture accompagnarono gli ultimi quindici anni di vita di Beethoven? In sostanza: quale fu il clima culturale ed emotivo in cui visse e operò il compositore tedesco nell’ultima fase della sua esistenza? Attraverso l’epistolario, i diari e i quaderni di conversazione del maestro di Bonn, Maynard Solomon ci guida alla scoperta di uno dei momenti più intensi ed enigmatici della produzione beethoveniana. Quello – per intenderci – delle Variazioni Diabelli e delle ultime cinque sonate per pianoforte, degli ultimi sei quartetti, delle ultime tre sinfonie e della Missa solemnis. E delinea così un mondo interiore in cui si mescolano filosofia romantica ed esoterismo, mitologia pagana e massoneria, estetica classica e religioni orientali. L’ultimo Beethoven rappresenta un contributo decisivo alla conoscenza di quello straordinario "sviluppo spirituale" che rese possibili alcune fra le opere immortali del grande musicista tedesco.

Indice

Ringraziamenti
Prologo. Un’inversione di rotta
1. La fine di un inizio: le Variazioni Diabelli
2. Oltre il Classicismo
3. Alcune immagini romantiche
4. Stile pastorale, retorica, struttura: la Sonata per violino in sol maggiore op. 96
5. Ragione e immaginazione: la dimensione estetica
6. La Settima Sinfonia e il ritmo dell’antichità
7. Il filo conduttore massonico
8. L’immaginazione massonica
9. La forma di un viaggio: le Variazioni Diabelli
10. Gli indizi della sacralità
11. Il senso di una fine: la Nona Sinfonia
12. Il potere curativo della musica
Abbreviazioni
Note
Indice delle composizioni
Indice analitico

Recensioni

Benedetta Saglietti, Il giornale della musica, 01-01-2010
A 12 anni dalla prima raccolta di scritti Su Beethoven (Einaudi) eccone un’altra dello stesso autore dedicata al terzo periodo. Solomon da un lato affronta alcune composizioni capitali come le Variazioni Diabelli (cui dedica due saggi), la Settima e la Nona Sinfonia, la Sonata per violino e pianoforte Op. 96, e dall’altro discute di altri argomenti noti della ricerca beethoveniana come il rapporto con la massoneria; indaga in senso storico come, quando e da chi Beethoven sia stato associato al romanticismo; esamina gli indizi della sacralità a partire dalla Missa solemnis (e qui è interessante vedere la lettura che l’autore fa degli studi sullo stesso argomento che lo precedono). In particolare, Solomon dà il meglio di sé puntualizzando alcune immagini romantiche (gli alberi parlanti, la brezza metaforica, il velo di Iside etc.. .) e nell’originale saggio dedicato al potere curativo della musica. Tuttavia sovente l’interpretazione sembra eccessiva mente influenzata dalla sua Formazione psicoanalitica, Note a fondo pagina (e non a fine libro) e una bibliografia dei testi citati avrebbero reso più agevole lo studio di questo lavoro. Buona la traduzione.
Cesare Guzzardella, www.corrierebit.com/recensionimusicali.htm, 21-06-2010

È finalmente uscita l’edizione italiana per Carocci editore del libro di Maynard Solomon intitolato L’ultimo Beethoven - Musica, pensiero, immaginazione. Pubblicato per la prima volta nel 2003 e ora tradotto da Nicola Bizzaro, il corposo volume è strutturato in dodici capitoli e descrive l’operato compositivo e il pensiero del grande genio di Bonn nel decennio ultimo della sua vita, periodo nel quale Beethoven conclude la sua straordinaria parabola artistica operando cambiamenti nei suoi modi compositivi tali da proiettarlo in un futuro artistico che anche oggi lo rende infinitamente moderno. Dalle Variazioni Diabelli agli ultimi quartetti, dalle ultime Sonate pianistiche alla Nona Sinfonia, Solomon -  professore universitario statunitense e musicologo autore di importanti saggi su Mozart e Beethoven - restituisce un’analisi attenta, documentata e ricca di esempi musicali sull’operato del musicista. Conclude il libro un interessante saggio dedicato a Edward W.Said dal titolo Il potere curativo della musica. Un volume che non deve assolutamente mancare nella biblioteca di ogni amante della musica più alta.

Marco Maugeri, Conquiste del lavoro, 11-09-2010
Trattandosi nientepopodimeno che di Beethoven, le critiche di allora potranno forse far sorridere, ma non è infrequente che il classico sia per i contemporanei spesso un barbaro, e che insomma ci pensi la storia etc. Che è poi più o meno quanto aveva previsto il discepolo Shubert. "Egli sa tutto, ma non possiamo ancora capire tutto e passerà ancora molta acqua sotto i ponti del Danubio prima che tutto ciò che quell'uomo ha creato sia compreso dal mondo. " Tacciamo naturalmente per carità di discepolo che lo stesso Schubert ebbe in altri momenti pensieri molto meno lusinghieri. Gli si rimproverava per lo più la nonima mancanza di uno spirito di unità. Secondo il compositore Spohr mancava l'intero "classico", più benevolo Weber che suggeriva all'uomo di porre "un freno alla sua esuberante fantasia". Non si sa allora che con una qualche ironia, dopo un'esecuzione della Quinta fatta da Mendelsshon – cose che capitavano – Goethe paragonava Beethoven all'abisso. Mi fa quasi temere che la casa crolli". Il compositore allora suonava, e non se ne faceva scorno. Suonava Chopin, lo parodiava Listz, suonava Schumann fino ad ammalarsene, i maligni sostenevano che sposò Clara Wieck solo per sostituire le sue mani, logorate dalla tendinite. Cattiveria che fa torto alla bellezza che i due - vuoi o non vuoi – sfornarono fra un concerto e l'altro. Goethe poi non sciolse tutti i dubbi, se a parziale ammenda sostenne di non avere mai incontrato un artista di cotale concentrazione, a dispetto però di una "personalità del tutto sfrenata", "che se non ha certamente torto nel trovare detestabile il mondo, non si rende così gradevole a sé e agli altri". Negli anni del beato tradimento perfino Schubert - ben prima dell'orazione funebre - rimproverava al maestro "l'eccentricità che unisce e confonde il tragico e il comico, il piacevole con il repellente, l'eroismo con il baccano e la santità più elevata con le burle, senza distinzione". Oggi diremmo l'eclettismo. In pieno neoclassicismo, il disordine. E l'ordinato Hegel infatti neanche lui apprezzava, senza citarlo parlava di "furia bacchica" dei compositori moderni, tirando lunghi sospiri in direzione di Mozart e Haydn, laddove "il dolore viene sempre dissolto; la giusta proporzione non si disperde in lacun estremo, tutto rimane in forme contenute e salde". Si dice allora eclettismo, nessuno del resto si sognerebbe un Beethoven chino a sfogliare i suoi bei volumoni esoterici, fine conoscitore di culti egizi, saitici, osiriani, per non dire di quelli orfici eleusini, cabirici-samotraci, e perfino l'India della dea Kalì e giù di lì fino alla Bhagavad-Gita. Come un volenteroso studentello di Lettere. Si dice tanto per esorcizzare la morte: lo spavento supremo, che senza dubbio più volte visitò il compositore negli ultimi quindici anni di vita, Fino alla scrittura di piccole suppliche a chi di dovere, perché vivesse il giusto per finire di scrivere quello che aveva in mente. Ma forse bisognerebbe aggiungere molto meno di quello che aveva in mente. Perché se l'uomo scrisse tanto, non sono certo poche, e di poco interesse le cose che non scrisse. Consumati i miti della gioventù, il napoleonismo, i miti repubblicani, neanche a dirlo la massoneria, deposto una volta per tutte il sogno impossibile di una felicità familiare. Perché la paura lo visitò davvero, e incontrollabile, e i potenti esorcismi dell'arte non poterono a un certo punto nulla. Sono gli anni in cui vagheggia opere totali, cicli allegorici che chiudano la meravigliosa china del cerchio. Ebbro di scienze, impaurito dal poco che aveva imparato, compilò una qualche supplica agli dei ulteriori. Perché - se proprio dovevano - lo risparmiassero il tanto che gli era necessario. Se proprio si doveva morire s'intende. Ma per farlo si capisce doveva tagliare, mettere da parte opere eccelse che la morte insolente sentiva non gli avrebbe concesso. Cosa che fra l'altro succede di continuo, Verdi accantonò i Promessi sposi, Webern venne centrato da un proiettile uscito accidentalmente dalla canna di una pattuglia austriaca di passaggio. Tutto solo per riattizzare elegantissimo la brace del sigaro, senza impuzzolire il salotto. Beethoven allora si fece destino, tedescamente si capisce. La Prima fu la decima sinfonia, accantonò poi ben due opere da Goethe fra cui un Faust. Due oratori, uno su Saul, un requiem promesso al mecenate Wolfmayer, un quintetto per archi, un ultimo concerto per pianoforte e orchestra, e chissà, un'overture orchestrale ispirata all'acronimo B.a.c.h. Dalla sua insindacabile e oscura selezione sopravvissero la Nona, le variazioni Diabelli, i sublimi quartetti. E dio solo sa cosa fini giù per la sua glottide. Un sacrificio immane bisogna riconoscerlo, dell'uomo che non scrive per non dover poi bruciare. Immaginate il Kafka che inghiotta lo scarafaggio Gregory, Virgilio che trovi le fiamme di un camino. Con poca impressione fra i contemporanei. Perfino il compositore Grillparzer ancora umido della commovente sua estrema orazione, già pochi giorni dopo nel suo diario maligno lamentava "l'infausta influenza" di Beethoven ", "le frequenti infrazioni delle regole", l'imperdonabile subordinazione della bellezza al "poderoso, violento" al "velenoso". Ignaz Moscheles ammoniva letteralmente della pericolosità dei suoi modelli. Fu forse allora il solo Schopenauer, "una sinfonia di Beethoven ci offre la più grande confusione alla base della quale c'è però l'ordine più perfetto, la lotta più violenta che, l'istante successivo, si trasforma nella concordia più bella: è la rerum concordia discors, un'immagine fedele e completa dell'essenza del mondo, il quale ruota in un immenso groviglio di forme senza numero e si conserva continuando a distruggere". Certo, la Decima di Beethoven.
, www.agoranews.it, 29-09-2010
Quali sono le fonti letterarie e filosofiche della Nona sinfonia? Quali letture accompagnarono gli ultimi quindici anni di vita di Beethoven? In sostanza: quale fu il clima culturale ed emotivo in cui visse e lavorò il grande compositore tedesco nell'ultima fase della sua esistenza?
 
Servendosi prevalentemente dell'epistolario, dei diari e dei quaderni di conversazione, Maynard Solomon ricostruisce uno dei periodi più intensi ed enigmatici della produzione beethoveniana, quello, per intenderci, delle Variazioni Diabelli e delle ultime cinque sonate per pianoforte, degli ultimi sei quartetti, delle ultime tre sinfonie e della Missa solemnis. Si profila così un mondo interiore in cui si mescolano filosofia ed esoterismo, mitologia pagana e massoneria, estetica classica e religioni orientali... L'ultimo Beethoven rappresenta un contributo sostanziale alla conoscenza di quello straordinario "sviluppo spirituale" che rese possibili alcune fra le opere immortali del grande musicista tedesco.
Fabio Bardelli, www.operaclick.com, 01-09-2011
Maynard Solomon  (critico musicale, saggista e anche produttore discografico) con questo volume entra nel vivo degli ultimi anni di vita di Ludwig van Beethoven, dal 1817 in poi, certo il periodo più difficile per il musicista e per chi deve analizzarlo in una prospettiva storica. Sono gli anni, spesso romanzati ed assai cari ad una certa agiografia beethoveniana, in cui il Maestro di Bonn compose le sue opere più problematiche e che talora sfuggono ad ogni esegesi, come le ultime Sonate, gli ultimi Quartetti, la Missa Solemnis, le ultime tre Sinfonie.
Solomon ne fa una analisi molto acuta ed accurata in questo libro della Carocci Editore a partire dal Prologo del volume (intitolato in modo quanto mai indicativo "Un'inversione di rotta"), e ricerca i collegamenti letterari e filosofici che fecero da substrato alle composizioni degli ultimi anni. Alcuni articoli sono già stati pubblicati in riviste e volumi, da qui l'impressione di una "summa" dell'autore sull'argomento.
Le radici letterarie fanno da fondamento agli ultimi contrastati capolavori che sono esaminati da Solomon in stimolanti capitoli alcuni dei quali sono dedicati all'esame di una sola composizione (le Variazioni Diabelli addirittura beneficiano di due capitoli, come pure due capitoli sono dedicati ai rapporti - non troppo chiari, forse, o solo semplicemnte indiretti - di Beethoven con la Massoneria), altri invece gli offrono il destro per considerazioni meno legate a questa o quest'altra pagina, come quello assai interessante ove esamina i problemi del passaggio da Classicismo a Romanticismo con dovizia di citazioni di esegeti beethoveniani e di concetti suoi personali.
Questo volume infatti tiene anche conto di posizioni di altri critici, sia dell'epoca di Beethoven che successivi, che permettono all'autore di creare un quadro piuttosto esauriente dell'evoluzione della visione della figura del Maestro di Bonn nel corso degli anni.
Inoltre Solomon si serve per la sua ricca esposizione di citazioni e di estratti dai diari beethoveniani, dalle lettere, dai quaderni di conversazione, con notizie di prima mano sulla genesi e sulle caratteristiche precipue delle ultime opere, come pure della temperie estetico-letteraria che ne è alla base e ne accompagna la nascita.
Il volume in veste elegante della Carocci Editore è stato stampato nel 2010, ed è la prima edizione in italiano.