Carocci editore - Socrate

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Socrate

Louis-Andr√© Dorion

Socrate

Edizione: 2010

Collana: Quality paperbacks (308)

ISBN: 9788843053360

  • Pagine: 116
  • Prezzo:12,00 10,20
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In breve

Socrate non ha scritto nulla; eppure la sua fama non si è mai affievolita da ben 25 secoli. Chi era dunque quest’uomo che non smette di affascinarci e che viene qualificato da molti «il fondatore della filosofia» nonché il suo primo martire? Perché la sua filosofia e il suo insegnamento di vita sono ancora attuali nel mondo contemporaneo? Louis-André Dorion ci guida attraverso le testimonianze antiche che hanno edificato il mito di Socrate: Aristofane che ne fa oggetto di satira nelle sue commedie, Platone che lo rende il protagonista di quasi tutti i suoi splendidi dialoghi, Senofonte che lo innalza a modello vivente di saggezza e rettitudine morale, Aristotele che lo battezza come il padre del ragionamento induttivo. Nella consapevolezza dell’impossibilità di risolvere la cosiddetta questione socratica, ovvero di giungere a ritrovare il Socrate storico, Dorion ci mostra i quattro ritratti antichi che ne hanno fatto una delle figure più influenti di tutta la storia del pensiero filosofico occidentale.

Indice

Introduzione
1. Vita e morte di Socrate
2. Il problema delle fonti e la "questione socratica"
3. Il Socrate di Aristofane
4. Il Socrate di Platone
L’origine della vita filosofica di Socrate: l’oracolo di Delfi
La dichiarazione d’ignoranza
La confutazione (élenchos), la conoscenza di sé e la cura dell’anima
Socrate "ostetrico": la maieutica
Socrate al servizio della divinità
I paradossi socratici
Socrate seduttore e "vero amante"
5. Il Socrate di Senofonte
6. Il Socrate di Aristotele
Conclusioni
Note
Riferimenti bibliografici
Indice dei nomi

Recensioni

, Left, 23-04-2010

L'ambivalenza di Socrate ha radici anche nell molte versioni del suo sapere orale trasmessoci da Platone, Aristotele ma anche da tanti suoi discepoli. In molti, in primis Platone, non hanno esitato a piegarlo alla propria ideologia.

, Il Foglio, 04-06-2010
È noto - e Louis-André Dorion, docente di filosofia antica neIl’Università di Montreal, lo conferma appieno - che non potremo mai definire con precisione la figura e il messaggio di Socrate: il grande filosofo ateniese non scrisse nulla e le principali testimonianze su di lui, quelle di Platone, Aristofane, Senofonte e Aristotele, ce ne presentano quattro volti significativamente diversi. Non a torto Sant’Agostino, nell’ottavo libro del De civitate Dei, sottolinea come sia stato possibile che da un medesimo insegnamento – quello socratico appunto - abbiano avuto origine molteplici e diverse linee di pensiero. Tuttavia, nonostante ciò, Socrate rimane Socrate, il padre nobile della filosofia occidentale, una personalità tra le più affascinanti ed eminenti di tutti i tempi. Chi mai potrà dimenticare che egli mostrò a tutti che soltanto una vita spesa nella ricerca del vero e del bene è degna di essere vissuta? Chi mai potrà dimenticare che fu lui a porre la virtù al vertice dei valori da perseguire, considerandola l’unica vera fonte della felicità? D’altra parte, non appare casuale che sia condivisa dalla maggioranza degli studiosi la tesi secondo la quale Socrate rappresenta una netta censura nello sviluppo del pensiero, tanto che gli storici sono soliti ricorrere alla definizione di "presocratici" per indicare i pensatori che hanno filosofato prima dell’Ateniese. La novità socratica – ricorda Dorion – consistette nello spostare il centro dell’attenzione dallo studio del la natura a quello dell’uomo, facendo venire in primo piano la dimensione etica e quella politica. Scrive l’autore: "Convertendo la filosofia a un nuovo oggetto, ovvero le condizioni per una vita buona sul piano individuale e politico, Socrate presiedette in qualche modo a una seconda nascita della filosofia: da qui il titolo di padre della Filosofia. Ma c’è di più il disinteresse per lo studio della natura poggia sulla convinzione che non si possa dedurre un’etica dalla fisica, ovvero che la riflessione etica obbedisca alle proprie esigenze e non abbia quasi nulla da imparare dallo studio della natura". Condannato a morte dalla "sua" Atene, Socrate bevve serenamente la cicuta. A duemilaquattrocento anni di distanza da quel processo e da quell’esecuzione capitale, anche a noi, come a Platone, rimane la convinzione che ai danni del grande maestro sia stata consumata un’enorme, tragica ingiustizia.