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Storia del PSI

Paolo Mattera

Storia del PSI

1892-1994

Edizione: 2010

Collana: Quality paperbacks (306)

ISBN: 9788843053346

  • Pagine: 240
  • Prezzo:17,00 14,45
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In breve

La storia del Partito socialista italiano, fondato per dare voce alle masse popolari, accompagna la storia dell’Italia contemporanea. Per raccontarne le vicende si è scelto di integrare storia politica e sociale. Nella narrazione si intrecciano così le dinamiche organizzative e di base con le scelte politico-ideologiche del vertice: ne emerge il cammino di un partito che interagisce con i profondi mutamenti della società italiana, da paese rurale e povero a opulenta società dei consumi. In questa trasformazione sono cambiati i linguaggi e le forme della politica: dai circoli alla grande organizzazione burocratica, dai volantini alla televisione e al marketing. Storia di un partito, dunque, ma soprattutto degli uomini e delle donne che, animati da passioni ideali e da interessi materiali, hanno scelto la militanza e lasciato un segno nella vicenda politica del paese.

Indice

1. La fondazione
Le origini e la nascita del partito/Un partito di integrazione di massa: quale modello per il PSI?/La difficile istituzionalizzazione/Democrazia e autoritarismo: la sfida della crisi di fine secolo
2. Le sfide della società di massa: il PSI in età giolittiana
L’alba del nuovo secolo: società di massa e proletariato/Un partito di massa? La "nuova politica": organizzazione, propaganda e identità/Riforme e rivoluzione: dibattito ideologico e lotta politica/L’apogeo del riformismo
3. Una nuova fase: l’avvento della sinistra intransigente e la Grande Guerra
Cambia il clima: la crisi dei riformisti e l’ascesa della sinistra rivoluzionaria/Colpo di scena: Mussolini e il "mussolinismo"/In mezzo al guado: tra la crisi del sistema giolittiano e la "Settimana Rossa"/Mutamento di scenario: Grande Guerra, neutralismo e interventismo/"Né aderire, né sabotare": il PSI e la guerra
4. Ascesa e disfatta: biennio "rosso" e avvento del fascismo
Una società di massa in fermento/Un partito diviso/L’ascesa: un biennio "rosso"? La speranza della rivoluzione/Dal trionfo apparente al crollo imminente/La caduta. Il biennio "nero": squadrismo fascista e scissioni/La disfatta: dalla marcia su Roma alle leggi eccezionali
5. L’antifascismo: esilio e clandestinità
L’esilio: l’“autocritica socialista" e l’unificazione/Vivere da antifascisti/La svolta degli anni trenta: il patto PSI-PCd’I/La clandestinità: il Centro interno socialista/I Fronti popolari e la guerra di Spagna/Il "secondo esilio": il patto Hitler-Stalin e la Seconda guerra mondiale
6. La rifondazione: democrazia e Guerra Fredda
La "prima rifondazione": il PSIUP e la Resistenza/Società divisa e democrazia difficile: verso la "Repubblica dei partiti"/Il PSIUP: un partito di massa "leggero" e “plurale"/Un grande successo: la Repubblica/La tempesta: Guerra Fredda e scissione/Una grave sconfitta: il Fronte democratico popolare
7.Dal "gelo" della Guerra Fredda alla destalinizzazione
La "seconda rifondazione" e il "frontismo"/Il PSI "morandiano": un partito "pesante" e centralizzato/La ricerca di nuovi spazi e l’“apertura a sinistra"/Il trauma: la destalinizzazione/La tragedia: l’invasione dell’Ungheria e la rottura con il PCI
8. Governare la "Grande Trasformazione": ascesa e declino del centro-sinistra
Una fase di transizione/Il "miracolo economico" e la "Grande Trasformazione"/Il mutamento interno: la difficile vittoria degli "autonomisti"/Il mutamento esterno: il centro-sinistra "programmatico"/Il centro-sinistra "organico": quali contenuti per la formula?/L’unificazione socialista/La ricerca di "equilibri più avanzati"
9. La parabola: il PSI di Craxi
La svolta del Midas/La scommessa duplice: partito e sistema politico/Il consolidamento/L’apogeo: un socialista a Palazzo Chigi/Il "partito del leader"/Segnali di crisi: il PSI nel declino della "Repubblica dei partiti"/La scommessa perduta: il crollo del partito e del sistema politico
Bibliografia
Indice dei nomi

Recensioni

Gianluca Scroccu, Unione sarda, 11-10-2010
A gosto 1892, Genova. Mentre tantissimi sono i turisti accorsi nel capoluogo ligure attratti dalle celebrazioni del quarto centenario colombiano, contemporaneamente si tiene una riunione politica che porterà alla fondazione del Partito socialista italiano. Una storia lunga, durata cent'anni e terminata nella tempesta di Tangentopoli. Eppure si tratta di vicende dove le lotte di operai e contadini, piccoli impiegati e intellettuali si sono intrecciate all'impegno per la realizzazione di una società dove la giustizia sociale e la libertà fossero valori concretamente realizzati. Nel momento in cui l'ex segretario del Pd Veltroni dichiara che “il socialismo in Europa è morto?, smentito clamorosamente dalla ripresa dei socialisti europei, capaci di portare un quarantenne come Ed Miliband al vertice del Labour, è importante tornare a riflettere sulla storia del Psi per capire quell'anomalia tutta nostrana che ancora impedisce la formazione di un grande partito socialista sul modello affermatosi in quasi tutti i paesi dell'Unione europea tra Ottocento e Novecento. Due libri, in particolare, si segnalano per la profondità e l'acutezza. Il primo l'ha scritto Paolo Mattera, Storia del Psi 1892-1994 (Carocci, pp. 240, € 17). Ricercatore di storia contemporanea all'Università di Roma Tre, autore di saggi importanti sulla storia politica dell'Italia del Novecento tra cui proprio un lavoro sul Psi dalla Resistenza agli anni Cinquanta, l'autore traccia un ritratto che mette in connessione le vicende centenarie del partito di Turati dalla fondazione alla sua fine nel 1994, con un'attenzione particolare all'analisi della realtà organizzativa interna e al rapporto tra i gruppi dirigenti e i militanti. Dalla propaganda e gli scioperi di inizio secolo, passando per l'opposizione antifascista e l'alleanza con il Pci sino al 1956, per arrivare ai governi di centro-sinistra e all'ascesa di Craxi tra spregiudicatezza, leaderismo e nuovi media sino alla valanga di Mani Pulite. […]
Giuseppe Moscati, Avanti!, 21-10-2010
Che bella la nostra storia! Il Partito socialista italiano, letteralmente passato ai raggi X dallo storico e politologo Paolo Mattera (dell’Università degli Studi Roma 3) in un saggio che è tra le più interessanti novità editoriali della Carocci e che s’intitola appunto “Storia del Psi (1892-1994)", mostra tutta la poliedricità della propria storia. Una storia seguita da vicino dall’origine – quasi centoventi anni fa, “prima dello sviluppo della classe operaia, […] insieme e accanto alle organizzazioni sindacali" (p. 31) – fino ai suoi diversificati sviluppi, passando attraverso correnti, scissioni, lacerazioni e forme di autolesionismo politico, ma anche attraverso svariati risultati importanti, progressi, esperienze di governo, prospettive e figure significative. Non a caso “dall’origine fino ai suoi diversificati sviluppi", perché non sarebbe rispondente al vero dire “dall’origine fino alla sua fine": nel 1994, anno con il quale s’interrompe la storia ben narrata da Mattera, succede qualcosa di decisivo e per le sorti del Psi e per quelle del nostro Paese e per la storia della democrazia in generale, ma non finisce il Partito socialista nostrano. Che continua a vivere magari senza più un corpo organico, ma comunque con una miriade di testimonianze che inevitabilmente oscillano tra la nostalgia e la progettualità. Tali testimonianze hanno un senso (anche e forse) soprattutto alla luce della storia che rileggiamo in queste pagine intense, dove la fondazione di questo straordinario partito equivale anche a una vera e propria sfida: quella della crisi che ha caratterizzato la fine dell’Ottocento; dove i primi passi corrispondono all’arduo compito, al contempo, di rappresentare le fasce più deboli di una società piena di contraddizioni e di costruire una vera e propria identità in chiave riformista e non solo; dove, ancora, un nodo cruciale è costituito dal confronto con la questione dell’interventismo/neutralismo/opposizione al ricorso alla guerra. L’autore ci porta poi all’interno di un profondo cambiamento che ha scosso la vita del Psi: l’ascesa al potere di Benito Mussolini, con tutte le tristi conseguenze dell’affermazione del fascismo (e dei metodi fascisti), delitto Matteotti compreso. L’urgenza della riunificazione di "un partito diviso" si fa sentire per tramite delle esperienze di antifascismo (va assolutamente letto il paragrafo "Vivere da antifascisti"), agito e anche teorizzato: ecco gli anni dell’esilio e della clandestinità, ecco i fronti popolari, ecco gli scritti del socialismo liberale del riformista Carlo Rosselli e quelli del socialismo massimalista di Pietro Nenni solo per richiamare due differenti punti di vista. Giocoforza, per problemi di spazio, siamo costretti a mettere tra parentesi tante tematiche, peraltro interessanti, affrontate nel volume, ma non possiamo non sottolineare almeno come la ricostruzione storica di Mattera sia particolarmente efficace e puntuale quando chiarisce i passaggi fondamentali della vita democratica, della nascita e della non facile difesa del pluralismo, dell’atteggiamento critico – avviato nel 1956 dopo i fatti d’Ungheria – nei confronti dell’Unione sovietica. Un capitolo a parte merita la vicenda di Bettino Craxi, sulla cui figura c’è ancora molto da dire e da riconquistare a una certa "storia con l’accetta"; qui forse Mattera tradisce un eccesso di pessimismo parlando di "scommessa perduta" (cfr. pp. 220-228) e lasciando al lettore il dovere di interrogarsi sul significato, in storia come in politica, di ciò che è vittoria e di ciò che è sconfitta. Ma che bella la nostra storia!
Giuseppe Aragno, Il Mestiere di storico, 01-12-2011
Mattera ha un gran merito: ricostruisce per la prima volta con intenti divulgativi la storia del Psi. Per dirla in termini crociani, il suo lavoro affronta un «problema storico»: una vicenda lunga cent’anni, spesso nobile, sempre complessa, non di rado decisiva per la vita del paese, non si misura, come spesso accade, sul suo triste epilogo. Il Psi muore snaturato e non nasce certo il 3 luglio del 1992, quando Craxi giustifica condotte scellerate, pretendendo l’impunità per un sistema che, «sarebbe […] criminale solo se valutato sul metro di un’etica della politica» (p. 227).
Il saggio non ha introduzione critica ed è un peccato, perché l’ampio percorso – dall’Italia crispina alla «seconda repubblica» – ha imposto all’a. scelte difficili, legate alle dimensioni del lavoro e alle ragioni di una «sintesi» rivolta non solo agli «addetti ai lavori». Due dati si segnalano: la scrittura scorrevole e l’impianto agile, che talora, però, va a scapito dell’approfondimento. Sarebbe ingeneroso leggere da «specialista», ma alcuni dubbi sono legittimi: è possibile «narrare» il Psi chiudendo in venticinque pagine il dibattito ideologico e le lotte che ne accompagnano la nascita? Quanto costa questa scelta, in fatto di comprensione dei limiti di partenza di un partito che, «da romagnolo, lombardo o padano, diventava nazionale» (p. 16) ma, di lì a poco, adottava la formula turatiana per cui lo sviluppo del Nord avrebbe trainato l’emancipazione del Sud? Forse non è un caso se nel testo ci siano Lerner e Funari e non trovi posto Stefano Merli, neanche in una bibliografia esile, anche per chi indica «solo alcuni lavori di orientamento generale» (p. 229). Su Merli pesa forse il giudizio di Cortesi – l’amore per l’autonomia socialista lo condusse al craxismo – ma se lo ignori, rinunci a un prezioso contributo di ricerca, analisi e lavoro sulle fonti che ti aiuta a collocare il Partito nell’articolato contesto del movimento operaio. Di qui, forse, le disparità di «peso» tra alcune parti del saggio, che dà il meglio di sé dove si giova del lavoro di scavo servito a Mattera per il suo «partito inquieto».
Mancano le note, in linea col taglio divulgativo, sicché c’è maggior spazio per il tentativo, questo sì riuscito, di tenere assieme la storia politica con quella dei mutamenti sociali di tempo lungo. Mutamenti che, tuttavia, sembrano tappe obbligate dell’evoluzione storica, sicché il saggio a volte si esaurisce nella «cronaca» e si impoverisce quando occorre collegare agire politico e trasformazione sociale, quasi che i fatti siano autonomi dal ruolo storico del Partito. È una lettura per cui l’esito drammatico della vicenda socialista si separa dal ruolo di un partito che, nato da un’idea di società alternativa al modello borghese, finisce con l’assecondare i mutamenti anche quando conducono nelle trincee del capitale. Eppure, della scelta di «integrarsi» nascono la fine del Psi e una sinistra che, partita da Marx e dalla lotta di classe, non riesce a proporre neanche un modello di società ispirato ai valori della socialdemocrazia. Il saggio apre un via. Occorrerà esplorarla.