Carocci editore - Anarchici, governo, magistrati in Italia 1876-1892

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Anarchici, governo, magistrati in Italia 1876-1892

Susanna Di Corato Tarchetti

Anarchici, governo, magistrati in Italia 1876-1892

Edizione: 2010

Collana: Comitato di Torino per la Storia del Risorgimento Italiano (32)

ISBN: 9788843052936

  • Pagine: 320
  • Prezzo:49,00 46,55
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In breve

Il libro ripercorre sulla base di un’ampia documentazione, in gran parte inedita, l’intreccio tra la storia del movimento anarchico italiano e l’azione repressiva dei vari governi e della magistratura negli anni della Sinistra storica al potere, dal tentativo insurrezionale nel Matese fino alla svolta rappresentata dalla fondazione del partito socialista. Accanto al variegato operare degli anarchici, sono di particolare interesse pure l’illustrazione di come agiva nella prassi quotidiana il controllo politico sulla magistratura giudicante e come, in poco più di un quindicennio, il reato politico fu trasformato in atto di criminalità comune, perseguibile con molta più discrezionalità dal potere esecutivo.

Recensioni

Giuseppe Civile, Il mestiere dello storico, 01-01-1980
Il moto di San Lupo e le vicende processuali che lo seguirono segnano l’inizio di una fase di vivace attività del movimento anarchico in Italia, e dell’altrettanto vivace azione repressiva che lo colpisce. Nel 1891 il congresso di Capolago, con la nascita del Partito socialista anarchico rivoluzionario, segna invece un punto d’arrivo del movimento sul piano strettamente politico, mentre i fatti del primo maggio dello stesso anno a Roma, e l’imponente processo che li segue, ne arrestano per parecchio tempo l’iniziativa.
Per tutto il periodo compreso fra questi due estremi l’a., sulla base di una ricca documentazione d’archivio e di una altrettanto ampia pubblicistica, segue lo sviluppo del movimento anarchico in un periodo cruciale dell’800 italiano, ricostruendone sia le dinamiche interne che il confronto con le altre forze politiche alternative. Ne risultano con evidenza lo sviluppo di una posizione strategicamente e tatticamente più consapevole e avveduta, e l’originalità di una scelta, contraria all’individualismo prevalente a fine secolo nel movimento a livello europeo, che molto deve alla riflessione e all’impegno diretto di Errico Malatesta. In parallelo si analizza una strategia repressiva che è facile trovare riproposta in altri periodi e altri contesti: il ricorso alla via giudiziaria, e quindi alla magistratura, come strumento di lotta politica, e la ricerca di strumenti che, consentendo di incriminare gli anarchici per reati comuni, ne facilitino la repressione dando vita alla figura, poi giustamente e retoricamente rivendicata, dell’anarchico «malfattore». Su questo piano cruciale è il passaggio di decennio, con le sentenze delle Cassazioni di Roma e Firenze del 1879, che facevano del militante anarchico un potenziale criminale nei confronti della proprietà, e con quella dell’anno successivo con cui di nuovo la Cassazione romana equiparava l’associarsi di cinque o più persone del movimento a una associazione a delinquere. Le nuove leggi di pubblica sicurezza, dovute a Crispi, rendevano in seguito ancora più efficace la macchina repressiva.
Il volume ricostruisce con attenzione spesso minuziosa le vicende del periodo su entrambi i fronti, e forse fa credito troppo generosamente agli anarchici di una loro preveggenza sui futuri guasti di una visione rigidamente classista della rivoluzione, e della forma partito che l’avrebbe accompagnata. Sul piano delle istituzioni sembra invece di non poco interesse il dato evidente che in un paese di scarsa tradizione liberale, e in cui nella stretta di fine secolo la classe politica è incline a un autoritarismo sempre più esplicito, almeno una parte della magistratura si schieri, e si esponga in prima persona, a tutela del garantismo, mandando a vuoto non pochi dei tentativi di repressione indiscriminata spesso progettati e sostenuti direttamente a livello ministeriale.